Arte e femme fatale

Arte e femme fatale è una pagina che raccoglie opere, dipinti e sculture che ritraggono famose donne fatali, vamp e seduttrici irresistibili.

Pagina aggiornata il: 15 novembre 2020. – Anna Nosotti contribuisce all’audience di questa pagina, ai testi e agli approfondimenti sulle schede. Torna a visitarci e troverai nuovi contenuti.

Arte e femme fatale. Autoritratto sulla Bugatti verde di Tamara de Lempicka

Autoritratto sulla Bugatti verde di Tamara de Lempicka
Autoritratto sulla Bugatti verde di Tamara de Lempicka

Tamara de Lempicka, Autoritratto sulla Bugatti verde, 1929, olio su tela, 35 x 27 cm. Svizzera, Collezione privata

Tamara de Lempicka dipinse questo Autoritratto per la rivista di moda tedesca Die Dame. L’artista, consapevole del suo peso sociale inventò così una immagine che celebra la donna moderna di inizio Novecento. Tamara è fredda, bella e indipendente, ricca e inaccessibile.

Il bello dell’essere donna

La strada che ha portato (o che forse sta ancora portando…) all’emancipazione femminile passa anche per Tamara de Lempicka. Pittrice polacca (forse russa?…) dalla biografia a tratti misteriosa a tratti trasgressiva, cattiva ragazza dell’art Deco. Anticonformista e scandalosa, dichiaratamente bisessuale, ma perfettamente capace di resistere alle avances dell’immaginifico D’Annunzio. All’inizio del secolo scorso Tamara ha rappresentato la perfetta immagine della donna indipendente nella vita e libera dai pregiudizi. Tamara fu in grado di prendere autonomamente le proprie decisioni e di stravolgere i condizionamenti della sua epoca.

Eccola mentre, per la copertina delle rivista “Die Dame”, si autocelebra , elegante come una diva (come non pensare a Greta Garbo?), mentre guida una Bugatti verde, quasi ad inneggiare alla liberazione della donna. Se il Futurismo aveva celebrato la velocità, la smania di distruzione del passato, il desiderio assoluto di modernità, la De Lempicka riporta tutti questi concetti al femminile, in un modo completamente nuovo e rivoluzionario. Si narra che lo stesso Marinetti una sera, a Parigi, le propose di andare ad incendiare il Louvre, in perfetto stile futurista… E con lei la “Famme fatale” non smette di essere seduttrice diabolica e a tratti perversa, anzi, ma diviene consapevole del proprio potere, cimentandosi in azioni ritenute squisitamente maschili (lavorare, guidare, fumare) senza mai perdere il suo fascino.

Arte e femme fatale. L’americana di Giovanni Boldini

L'americana di Giovanni BoldiniL'americana di Giovanni Boldini
L’americana di Giovanni Boldini

Giovanni BoldiniL’americana, 1903, pastello su carta applicata su tela, 161 x 181 cm. Milano, Galleria d’Arte Moderna

L’immagine di una donna moderna, spregiudicata e sicura di se. Giovanni Boldini prese ispirazione dai magazine di moda e a Parigi creò l’immagine della donna contemporanea europea. Importanti donne dell’alta società e giovani debuttanti furono le sue modelle incontrate nei salotti più in voga della capitale francese.

Consulta la scheda dell’opera.

Cappellino e calze nere

Scrivi Boldini e leggi Belle Epoque. Ferrarese di nascita, fiorentino di adozione, fu però a Londra, ma soprattutto nella cosmopolita Parigi di fine ‘800, che il pittore trovò la sua patria di elezione. La Ville Lumière, i caffè, i teatri, gli artisti rivoluzionari stimolarono la sua creatività, che si espresse fondamentalmente attraverso la tecnica del ritratto. E molte furono le donne immortalate nei suoi quadri: donne forti o languide, sensuali o raffinate, spesso vere e proprie Femmes fatales. Donne moderne, consce del proprio fascino e indipendenti. E una giovane americana non poteva che incarnare questo modello femminile. Qui la ragazza posa con indosso alcuni strumenti della seduzione muliebre: cappellino, abito frusciante, sottile ombrellino. Si intravedono inoltre peccaminose calze nere…Ma sono gli occhi a stregare gli uomini, sia quelli che hanno avuto la fortuna di incontrare questa giovane americana sia tutti quelli che ancora oggi restano ammaliati dal suo sguardo.

Arte e femme fatale. Il peccato (Die Sünde) di Franz von Stuck

Il peccato (Die Sünde) di Franz von Stuck del 1893 di Monaco
Il peccato (Die Sünde) di Franz von Stuck del 1893 di Monaco

Franz von Stuck, Il peccato (Die Sünde), 1893, olio su tela, 124,5 x 95,5 cm. Monaco. Neue Pinakothek

Franz von Stuck dipinse dodici versioni dell’opera dal 1891 al 1912. Alcune di esse variano solamente per impercettibili dettagli stilistici. Una versione invece è decisamente diversa anche nella concezione della figura. Il dipinto fece molta impressione ai contemporanei a causa del nudo diretto e provocante.

Il peccato di Franz von Stuck del 1899
Il peccato di Franz von Stuck del 1899

L’opera esordì al pubblico alla prima mostra della Secessione di Monaco nel 1893. Gli storici considerano così questo dipinto una icona del movimento artistico simbolista. Le diverse versioni dell’opera sono conservate in importanti musei del mondo. Una è incastonata nel Künstleraltar (altare ddell’arte) custodito presso lo studio dell’artista a Villa Stuck a Monaco di Baviera. L’artista progettò direttamente tutto il design della sua casa che incarna il suo ideale, Gesamtkunstwerk, o opera d’arte totale.

Il peccato di Franz von Stuck pastello del 1893/1895
Il peccato di Franz von Stuck pastello del 1893/1895

Il dipinto di Franz von Stuck propone una interpretazione di Eva torbida e contemporanea. Infatti il tema biblico è solamente un pretesto per dipingere l’immagine di una donna peccaminosa e irresistibile. La figura di Eva è quella di una tentatrice contemporanea che sarà ripresa e reinterpretata dal cinema e dalle rockstar.

Arte e femme fatale. Cleopatra di Gustave Moreau

Cleopatra di Gustave Moreau
Cleopatra di Gustave Moreau

Gustave Moreau, Cleopatra, 1887, acquerello, guazzo e matita su carta, 39.5 x 25 cm. Parigi, musée du Louvre

Gustave Moreau fu un artista di Parigi, nato nel 1826, che con le sue visioni anticipò il Simbolismo e il Surrealismo. L’artista infatti si dichiarò interessato a rappresentare un’idea attraverso l’immagine e quindi creò un immaginario di simboli. Tali riferimenti riguardano spesso l’antico, i miti e la religione. Attraverso i miti così Gustave Moreau indagò le profondità dell’animo umano, le sue pulsioni e le sue paure. Le celebri protagoniste femminili del passato furono i suoi temi preferiti. Cleopatra è una di loro mentre un’altra fu Salomè.

Cleopatra, donna del destino

Alla morte di Cleopatra, regina d’Egitto, Orazio scrive ”Ora bisogna bere, ora bisogna ballare… è morto il fatale monstrum” e Dante, ponendola all’Inferno, nel I cerchio, la chiamerà “Cleopatras luxuriosa”. Secondo Boccaccio “… «fu conosciuta per tutto il mondo per avarizia, crudeltà e lussuria», anche se l’autore le riconosce singolare bellezza e incredibile eloquenza; inoltre, per Shakespeare è fondamentalmente l’amore per Antonio che la spinge ad uccidersi. Ma se leggiamo Plutarco, egli ne parla come di una donna di piacevole aspetto, ma non bellissima, bensì dotata di fascino, intelligenza, cultura e capacità politiche. Una donna disposta a tutto pur di salvare l’indipendenza del proprio paese.

Allora perché questi giudizi negativi ? Forse una buona dose di maschilismo che attraversa i secoli ha preferito parlarne come di un’avventuriera, facile all’innamoramento, piuttosto che come l’ultima, grande regina d’Egitto, decisa a non sottomettersi a Roma e ad usare il proprio fascino per convincere Cesare prima e Marcantonio in seguito a rispettare l’autonomia del suo regno.

E si uccise soprattutto per non essere portata a Roma, trascinata come un trofeo di guerra durante il trionfo di Ottaviano: e questo lo racconta lo stesso Orazio, concludendo la sua Ode con una vera e propria attestazione di stima per il “fatale monstrum”, definendola di stirpe regale e non una donna qualsiasi. Non dimentichiamolo mai: ”fatale non vuol dire solo “letale”, ma anche protagonista e padrona del proprio destino.

Arte e femme fatale. Giaele e Sisara di Artemisia Gentileschi

Giaele e Sisara di Artemisia Gentileschi
Giaele e Sisara di Artemisia Gentileschi

Artemisia Gentileschi, Giaele e Sisara, 1620, olio su tela, 86 x 125 cm. Budapest, Szépművészeti Múzeum

La “maschia” Giaele

La Bibbia abbonda di personaggi femminili: Sara, Ester, Debora, Tamar, l’anonima sposa del “Cantico dei Cantici”, Susanna….ma quelle che hanno maggiormente colpito la fantasia di scrittori e pittori sono sicuramente due donne di incredibile coraggio: Giuditta e Giaele.

Giuditta è universalmente conosciuta e importanti sono infatti le numerose tele a lei dedicate. La stessa Artemisia Gentileschi ha realizzato diverse versioni di Giuditta che uccide Oloferne. Di Giale però sappiamo molto poco. Narra il libro dei Giudici che Sisara, generale nemico degli Israeliti, fosse battuto dall’ebreo Barac, come vaticinato dalla profetessa Debora. Scampato alla disfatta, credette di trovare asilo nella tenda di Eber, alleato del suo sovrano. Ma qui Giaele, moglie di Eber, dopo averlo fatto bere, finse di lasciarlo dormire e, venendo meno a qualsiasi dovere di ospitalità, lo uccise nel sonno, conficcandogli un picchetto in una tempia.

Coraggiosa, impavida , incurante delle tradizioni, dimostrò una freddezza incredibile, come ci ricorda Alessandro Manzoni ne “Marzo 1821”:

“Quel (Dio) che in pugno alla maschia

Giaele pose il maglio ed il colpo guidò”

Capito? Per definirla coraggiosa, il nostro la definisce “Maschia”, come se a una donna alcune doti di coraggio fossero precluse… E invece di coraggio era armata anche Artemisia Gentileschi, che nei suoi quadri fa rivivere eroine del passato capaci di vendicare non solo il proprio popolo, ma tutto il genere femminile. E forse anche se stessa, vittima di abusi in età giovanile.

Per terminare, interessante vedere come anche la musica abbia apprezzato Giaele. Un consiglio: ricercare l’opera del 1921 di Ildebrando Pizzetti “ Debora e Jaele”, composta per celebrare le eroine bibliche e rappresentata per la prima volta alla Scala in quell’anno.

Salomè di Giovanni Battista Caracciolo detto il Battistello

Salomè di Giovanni Battista Caracciolo detto il Battistello
Salomè di Giovanni Battista Caracciolo detto il Battistello

Battistello, Salomè, 1615-1620, olio su tela. Firenze, Galleria degli Uffizi

Se l’espressione “Famme Fatale” ci rimanda immediatamente all’epoca decadente, alla donna vampiro, alla dominatrice, il concetto invece può essere fatto risalire a molto tempo prima, ai primi anni dopo la nascita di Cristo e ai vangeli di Marco e Matteo. Salomè, infatti, rappresenta sicuramente l’archetipo di questa tipologia femminile. Secondo la leggenda, il re Erode, che ne ammirava la bellezza, le chiese di danzare per lui, promettendole qualsiasi dono in cambio. Incitata dalla madre Erodiade, che odiava Giovanni Battista, Salomè danzò per il patrigno e come ricompensa chiese appunto la testa di Giovanni.

Il re non poté rifiutarsi di accontentarla e gliela porse su un vassoio d’argento. Una storia così perversa ha spinto, in tutte le epoche, numerosissimi pittori a rappresentarla: da Caravaggio ad Artemisia Gentileschi, da Klimt a G. Moreau, ognuno di loro ha sottolineato un aspetto diverso della tragedia o della personalità della protagonista. Ma la consacrazione a “Femme Fatale” la dobbiamo sicuramente ad Oscar Wilde, che nel suo atto unico “Salomè” ce la presenta come la sola vera artefice della morte del Battista, di cui, secondo l’autore, era innamorata. “Bacerò la tua testa Yokaan”, e “Dammi la testa di Iokaan” sussurra danzando; poi, quando si china sul vassoio contenente il capo mozzato di Giovanni :“Ho baciato le labbra di Yokaan”.. Se non fa paura una donna come questa…

Consulta la scheda dell’opera.

Link esterni

Consulta la pagina dedicata al dipinto di BattistelloSalomè, sul sito della Galleria degli Uffizi di Firenze.

L’autrice dei contributi

Anna Maria Nosotti. Nata a Piacenza, dopo il diploma di maturità classica si trasferisce a Torino, dove si laurea in lettere a indirizzo archeologico. Ha insegnato per quasi 40 anni italiano e latino in alcuni licei della città e per due decenni è stata presidente dell’Associazione “internoquattro”, occupandosi di promozione culturale. Da sempre interessata al cinema e al teatro (ha diretto brevi film e spettacoli teatrali), felicemente in pensione da un anno, ha recentemente seguito i corsi di regia di Carlo Roncaglia (Accademia dei folli, Torino).

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