I libri utili alla lettura dell’opera d’arte

La lettura dell’opera d’arte

Per analizzare un’opera d’arte occorre, inizialmente, sapere cosa leggere in essa. La lettura dell’opera d’arte si può condurre a più livelli, dalla semplice osservazione allo studio approfondito. Poi è necessario valutare i dati raccolti. Infine si può procedere alla sua interpretazione.

Il primo livello della lettura dell’opera d’arte. Riconoscere il soggetto

Analisidellopera - riconoscere il soggetto

La prima modalità di fruizione di un’opera d’arte è di tipo spontaneo. Di fronte ad un dipinto, ad una scultura o ad una immagine che riproduce l’opera siamo attratti inizialmente dalla figure che riconosciamo. Nel caso di un quadro figurativo la nostra comprensione è immediata. Possiamo riconoscere I Girasoli di Vincent van Gogh senza aver letto nulla del loro autore. Non ci occorre sapere quale evoluzione stilistica ha guidato Vincent van Gogh nel realizzare la sua opera.

Per Approfondire

  • Daniel Arasse, Il dettaglio. La pittura vista da vicino, Il Saggiatore, 2007
  • Horst Bredekamp, Immagini che ci guardano. Teoria dell’atto iconico, Cortina Raffaello, 2015
  • Gian Carlo SciollaStudiare l’arte. Metodo, analisi e interpretazione delle opere e degli artisti, UTET 2010
  • Maurizio Chelli, Leggere un’opera d’arte. Guida per l’analisi e la comprensione della pittura EdUP, 2008
  • Franco Speroni, Sotto il nostro sguardo. Per una lettura mediale dell’opera d’arte,Costa & Nolan, 2005. L’importanza del luogo espositivo e la collocazione nello spazio fisico dell’opera d’arte. L’osservatore, con la sua attività e il suo vissuto, contribuisce alla creazione dal significato.

Lo stile dell’artista e le premesse teoriche

Analisidellopera - Cubismo

La situazione si complica osservando Les Demoiselles d’Avignon di Pablo Picasso. Le figure che osserviamo nel dipinto risultano strane al nostro sguardo. Non corrispondono alla nostra esperienza nella visione di tutti i giorni. La prima reazione che sorge spontanea è di rifiuto e si applica velocemente la categoria del brutto. Lasciamo però da parte qualsiasi giudizio sul valore estetico del dipinto. Ci rendiamo conto che la lettura di primo livello non è sufficiente per fruire di un’opera cubista. La lettura dell’opera d’arte deve così fare un passo avanti e occorre conoscere le premesse stilistiche dell’artista.

La letteratura teorica e i manifesti stilistici

Sono molto utili le letture dei testi scritti da artisti. In questi libri è possibile approfondire le idee che hanno contribuito all’evoluzione creativa dell’autore. Inoltre sono spesso elencate le teorie estetiche che consentono una corretta lettura dell’opera d’arte.

Saggi teorici

Eugène Delacroix, Scritti sull’arte, SE 2005.
Delacroix scrisse questi saggi durante la sua maturità. L’artista illustrò il suo pensiero, la sua poetica le sue idee su realismo e natura.

Vasilij Kandinsky, Lo spirituale nell’arte, 1912; SE 2005.
Il colore, oltre che un effetto fisico, possiede anche un effetto spirituale. Ogni colore ha una tipicità che lo rende mobile nello spazio. Sulla tela, così, arretra o avanza. Kandinsky, inoltre, spiegò come i colori risvegliano i nostri sensi attraverso il meccanismo della sinestesia. L’artista creò, quindi, partendo da basi concrete, un elaborato linguaggio del colore.

Vasilij Kandinsky, Punto, linea, superficie, 1912; Adelphi 1968.
L’autore analizzò tre semplici elementi del linguaggio grafico, il punto, la linea e la superficie. Ognuno di essi possiede proprietà specifiche, statiche, dinamiche, che permettono di utilizzarli nella creazione di un testo figurativo astratto.

Vasilij Kandinsky, Franz Marc, Il cavaliere azzurro, 1912; SE 1999.
L’Almanacco illustrato e scioccante scritto dai due artsti.

Per approfondire

  • Josef Albers, Interazione del colore. Esercizi per imparare a vedere, Il Saggiatore, 2013
  • Lucio Fontana, Manifesto bianco, Henry Beyle, 2014
  • Lucio Fontana, Manifesti scritti interviste, Abscondita, 2015
  • Johannes Itten, Arte del colore. Ediz. ridotta, Il Saggiatore, 2010
  • Paul Klee, Confessione creatrice e altri scritti, Abscondita, 2004;2016
  • Paul Klee, Teoria della forma e della figurazione. Vol. 1: Il pensiero immaginale., Mimesis, 2009
  • Edvard Munch, Frammenti sull’arte, Abscondita, 2007
  • Piet Mondrian, Il Neoplasticismo, Abscondita, 2008; 2014
  • Piet Mondrian, L’ arte nuova, la nuova vita, Abscondita, 2013
  • Mario Sironi, Scritti e pensieri, Abscondita, 2002; 2014
  • Arnold Schönberg,Vasilij Kandinskij, Musica e pittura, Abscondita, 2012

Il linguaggio figurativo

Analisidellopera arte moderna

Durante la nostra visita virtuale ci imbattiamo in altri capolavori dell’arte occidentale. Siamo di fronte a Improvvisazione 7 di Vasilij Kandinskij oppure a Piccolo quadro di pino di Paul Klee. Osserviamo un insieme di macchie e linee nel dipinto di Kandinskij. Il dipinto di Paul Klee sembra poi realizzato da un bambino. Che dire di fronte a Composizione con rosso, giallo e blu di Piet Mondrian? Sulla tela sono presenti solamente forme geometriche di colori primari e spesse linee nere. Possiamo fermarci qui e valutare la piacevolezza o meno dei dipinti. Oppure approfondiamo la lettura dell’opera d’arte che abbiamo di fronte e ci informiamo sul linguaggio utilizzato dall’artista.

La semiotica

La semiotica analizza e studia i segni prodotti o assunti dalle culture umane. Per segno si intende un qualcosa di fisicamente presente che rinvia al suo significato, un concetto. Il segno è quindi una entità a due facce. Il significante (il supporto percettivo di natura fisica) e il significato (il concetto al quale rimanda il significante). La disciplina semiotica nacque con le intuizioni del filosofo statunitense Charles Sanders Peirce (1839-1914) e del linguista Ferdinand de Saussure (1857 – 1913). De Saussure diede una definizione ripresa in seguito da Umberto Eco: La semiotica è “la scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale”.

Umberto Eco nel 1975 scrisse il trattato di semiotica generale per fare il punto sulle ricerche che interessavano ormai letteratura, teatro, arte, cinema e ogni aspetto della cultura umana. Nel campo dell’arte da anni si pratica la lettura dell’opera d’arte principalmente con strumenti forniti dalla semiotica. Rientrano in questo campo le teorie dei colori, le tecniche e i materiali utilizzati dagli artisti.

Semiotica e arte

Roland Barthes, La camera chiara, Cahier du cinéma/Gallimard/Éd. du Seuil, Paris 1980; Einaudi, Torino 1980, 1992.
Riflessioni e considerazioni sulla fotografia. Barthes parla della fotografia partendo da esempi concreti.

Roland Barthes, L’ovvio e l’ottuso. Saggi critici III, Éd. du Seuil, Paris 1982, 1992; Einaudi, Torino 1985, 1986.
Raccolta di saggi sulle arti figurative, su musica e teatro. L’ovvio è ciò che ci comunica l’autore, l’ottuso il senso che va oltre.

Omar Calabrese, Il linguaggio dell’arte, 1985.
Con questo libro, Omar Calabrese, ripercorre la storia delle teorie della comunicazione e le correnti filosofiche che considerano l’arte come un linguaggio.

Omar Calabrese, L’arte dell’autoritratto. Storia e teoria di un genere pittorico, Volo, 2010.
La storia dell’autoritratto. La sua funzione dal medioevo fino ai giorni nostri. Calabrese affronta il tema con strumenti teorici derivati dalla narratologia, dalla semiotica, dall’antropologia e dalla psicologia cognitiva.

Le basi della semiotica

Gian Paolo Caprettini, Aspetti della semiotica, 1980.
Caprettini è un accademico italiano di formazione filologica e linguistica. Dal 1974 ha insegnato semiologia all’Università di Torino. Dal 1994 insegnò Semiotica e poi, semiologia del film, presso il DAMS di Torino.

Ferdinand de Saussure, Corso di linguistica generale, 1916; Laterza 1997.
Con questo testo, frutto di appunti del corso tenuto dal linguista svizzero, si posero le basi della attuale linguistica. Vennero creati termini fondamentali quali arbitrarietà e segno linguistico, sincronia e diacronia e langue e parole. I termini significato e significante saranno alla base delle future teorie della comunicazione. Per De Saussure la linguistica fa parte di una scienza più ampi che tratta lo studio dei segni, la semiologia.

Umberto Eco, Trattato di semiotica generale, Bompiani, 1975; La nave di Teseo, 2016.
Il tentativo di fare il punto sugli studi riguardanti la semiotica in vari ambiti e l’ipotesi di elaborazione di una teoria unificata.

L’opera d’arte come un testo da decifrare

Umberto Eco, Opera aperta. Forma e indeterminazione nelle poetiche contemporanee, Milano, Bompiani, 1962; 1967; 2000.
Il tentativo di spiegare le sperimentazioni della creatività contemporanea come la pittura informale e l’arte cinetica. Quindi, una lettura semiotica e antiumanistica delle Avanguardie storiche.

Umberto Eco, La struttura assente, Milano, Bompiani, 1968; 1980; La nave di Teseo, 2016.
Con La struttura assente, pubblicato nel 1968, Umberto Eco avanzò la necessità di elaborare una teoria semiotica unificata. In particolare lo studioso entrò nel merito delle teorie dello Strutturalismo nel quadro di una teoria semiotica generale.

Umberto Eco, La definizione dell’arte, Bompiani, 1968; 2000.
Raccolta di saggi.

Umberto Eco, Il segno, Milano, Isedi, 1973; Milano, A. Mondadori, 1980, 1985.
Umberto Eco definisce la natura e le tipologie del segno. La cultura è concepita come un sistema di segni. Comprendere la loro natura significa comprendere i fenomeni culturali.

Meyer Shapiro, Parole e immagini. La lettera e il simbolo nell’illustrazione di un testo, 1973; Pratiche, 1985.
Meyer Shapiro, fu noto per il suo approccio marxista ai temi della storia dell’arte.

Per approfondire

  • Omar Calabrese, La macchina della pittura. Pratiche teoriche della rappresentazione figurativa tra Rinascimento e Barocco, La Casa Usher, 2012
  • L. Corrain (a cura di), Semiotiche della pittura. I classici. Le ricerche, Booklet Milano, 2004
  • Ruggero Eugeni, Analisi semiotica dell’immagine. Pittura, illustrazione, fotografia, EDUCatt Università Cattolica, 2004
  • Tarcisio Lancioni, Il senso e la forma. Semiotica e teoria dell’immagine, editrice, anno
  • Louis Marin, Della rappresentazione, Mimesis, 2014
  • Meyer Schapiro, Per una semiotica del linguaggio visivo, Booklet Milano, 2002
  • Filippo Sciacca, L’immagine come messaggio: i significati dell’opera d’arte e la comunicazione iconica : I ciclo di seminari, ottobre-dicembre 2009, Edizioni Lussografica, 2012
  • Ugo Volli, Manuale di semiotica, Laterza, 2005

La struttura dell’opera

Analisidellopera - Mondrian

La progettazione della struttura di un’opera d’arte si può considerare un aspetto del linguaggio dell’artista. Anche in questo caso la sua conoscenza ci permette di approfondire la lettura dell’opera d’arte e comprendere meglio il suo valore.

Il dipinto ha una forma, rettangolare, quadrata, tonda. L’artista dipinge la sua opera sul piano pittorico rappresentato dalla superficie della tela o della tavola. L’artista, quindi, prima di procedere con il disegno o il dipinto, stabilisce dove posizionare il soggetto principale o le varie parti dell’opera, figurative o astratte.

Gli studi sulla struttura dell’opera

Osservando la Flagellazione di Piero della Francesca o Composizione n°10 (molo e oceano) di Piet Mondrian si comprende come le varie parti non siano state disposte a caso. La struttura compositiva dell’opera è quindi un aspetto da considerare per diversi motivi. Nel caso di opere rinascimentali la struttura assume un vero e proprio valore simbolico come ha dimostrato Erwin Panowsky (1961). Nel caso delle opere astratte la composizione è una importante chiave di interpretazione come appunto nel caso di Mondrian. L’artista fu spinto da una sincera necessità spirituale. Cercò così si creare un nuovo linguaggio essenziale ed equilibrato.

Rudolf Arnheim, Il potere del centro. Psicologia della composizione nelle arti visive, Einaudi 1982; Abscondita, 2011, 2016.
Arnheim in questo testo affrontò diversi argomenti riguardanti la composizione delle opere d’arte in chiave Gestaltica. In particolare trattò la struttura di un dipinto e le relazioni presenti tra gli oggetti di una immagine. Inoltre l’autore si soffermò sulle scelte compositive degli artisti e sui meccanismi che permettono di mettere in evidenza i soggetti principali.

Charles Bouleau, La geometrie secrete des peintres, Seuil, 1963.
Studi sulle strutture compositive geometriche utilizzate in molte opere del Rinascimento e delle epoche successive.

Erwin Panofsky, La prospettiva come forma simbolica e altri scritti, 1927, Campi Del Sapere, Feltrinelli, 1961, 1991; Abscondita, 2013.
L’importanza della concezione prospettica dello spazio nell’arte religiosa. Panofsky ne traccia i limiti e le potenzialità. Testo fondamentale.

La lettura dell’opera d’arte applicata alla scultura

Analisidellopera - scultura

Ci troviamo poi di fronte a una scultura classica quale Il Doriforo di Policleto. Proseguiamo e possiamo ammirare Il David di Michelangelo. Andiamo oltre e abbiamo di fronte Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni. Ci accoglie infine Regalo, Ferro da stiro con chiodi (Cadeau) di Man Ray. Il giudizio spontaneo che sorgerà osservando tali sculture è quasi scontato. Se però vogliamo procedere nella lettura dell’opera d’arte, o ci è richiesto di farlo, non possiamo rimanere in superficie.

Oltre ad informazioni circa lo stile, il linguaggio e le relazioni storiche che legano le opere tra di esse occorre osservare la statua in modo adeguato. L’opera tridimensionale ha un rapporto con lo spazio diverso rispetto a quello di un dipinto. La scultura ha infatti una oggettività e condivide lo spazio fisico dell’osservatore. Inoltre lo spazio che la ospita ha spesso caratteristiche particolari che influiscono sulla lettura dell’opera d’arte.

Maurizio Chelli, Manuale per leggere una scultura: guida per l’analisi e la comprensione delle opere d’arte, Editore, EdUP, 2011
Una scultura classica e una scultura contemporanea sono analizzabili con lo stesso metodo. Maurizio Chelli affronta lo studio dell’articolazione dei volumi plastici nello spazio e la volontà dell’autore di dare vita alla materia. L’autore analizza alcune opere importanti della storia dell’arte sottolineando le modalità adottate dagli artisti per rendere verosimili le loro opere.

Il contenuto narrativo che emerge dalla Lettura dell’opera d’arte

Analisidellopera Michelangelo mani

Cosa ci raccontano La Volta della Cappella Sistina di Michelangelo, Il Cenacolo di Leonardo da Vinci e La Sacra Allegoria di Giovanni Bellini? Sono immagini che appartengono alla storia occidentale e che diamo per scontate. Però l’identità dei personaggi rappresentati e le storie che vengono narrate non sono di facile comprensione. Anche in questo caso è necessario approfondire la lettura dell’opera d’arte attraverso la consultazione di fonti iconologiche e iconografiche.

Iconografia e Iconologia

L’Iconologia è la scienza che studia il significato di immagini e simboli e quindi fornisce l’interpretazione di figure. L’Iconografia invece si occupa della descrizione dei temi ricorrenti nelle varie immagini.

Erwin Panofsky, Studi di iconologia. I temi umanistici nell’arte del Rinascimento, 1939; Torino, Einaudi, 1975; Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie, 2009.
Dalla sua prima pubblicazione, nel 1939, il testo si presentò come un valido tentativo di divulgazione per il grande pubblico. Panofsky raccontò l’Iconologia come un modo per interpretare le opere al di la delle teorie storico-artistiche dominanti al tempo, come quella di Benedetto Croce in Italia. Le opere secondo il pensiero dell’autore sono da considerarsi in quanto veicoli ed espressione di contenuti storici, sociali, religiosi, filosofici e culturali.

Cesare Ripa, Iconologia, a cura di Piero Buscaroli, due voll., Fogola Editore (collana La Torre d’Avorio), Torino, 1986.
compendio di iconologia

La mitologia

Le storie raccontate nei dipinti furono ispirate da testi e racconti di varie culture di diverse epoche. Se visitiamo la Galleria degli Uffizi di Firenze e ci troviamo di fronte a La Primavera di Sandro Botticelli ci servirà conoscere il nome dei personaggi appartenenti alla mitologia greca, le loro caratteristiche e le loro storie. Lo studio della mitologia ci fornisce tutte le informazioni necessarie per la lettura dell’opera d’arte basata su concetti che rimandano al mondo classico.

Per approfondire

  • André Chastel, Il gesto nell’arte, Laterza, 2008
  • Ino Chisesi, Dizionario iconografico. Immaginario di simboli, icone, miti, eroi, araldica, segni, forme, allegorie, emblemi, colori, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2000
  • Jutta Dresken-Weiland, Immagine e parola: alle origini dell’iconografia cristiana, Libreria Editrice Vaticana, 2012
  • Paolo Furia, Segni, simboli & allegorie nell’arte sacra, Ares, 2005
  • James Hall, Nello Forti Grazzini, Mary Archer, Dizionario dei soggetti e dei simboli nell’arte, Longanesi, 2007
  • Gerd Heinz-Mohr, Lessico di iconografia cristiana, Istituto di Propaganda Libraria, 1995
  • Antonio Maria Sicari, Atlante storico dei grandi santi e dei fondatori, Jaca Book, 2006
  • Paul Zanker, Björn C. Ewald, Vivere con i miti. L’iconografia dei sarcofagi romani, Bollati Boringhieri, 2008

I meccanismi percettivi che permettono la lettura dell’opera d’arte e della realtà

Analisidellopera - Optical Illusion

Osserviamo le opere d’arte spontaneamente come osserviamo la realtà ogni giorno. I meccanismi della percezione visiva che ci permettono di vedere la realtà sono gli stessi che utilizziamo guardando un dipinto o una scultura. La conoscenza delle regole che sottendono alla percezione visiva ci aiuta ad apprezzare l’operato degli artisti. Spesso, il pittore utilizza sapientemente tali meccanismi per creare effetti illusionistici di grande effetto come ne Il trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona.

La Psicologia della Gestalt

Psicologia della Gestalt è la traduzione del termine tedesco Gestaltpsychologie (Teoria della Forma). Questa corrente psicologica si sviluppò agli inizi del XX secolo, tra gli anni Dieci e gli anni Trenta. In seguito all’avvento del nazismo, i fondatori, di origine ebraica, furono poi costretti a trasferirsi negli Stati Uniti dove proseguirono i loro studi presso le Università più prestigiose. I fondatori della Psicologia della Gestalt furono Max Wertheimer Kurt Koffka Wolfgang Köhler, suoi allievi.

Gli studiosi, con la loro teoria, si opposero ai modelli dello strutturalismo nato sul finire dell’Ottocento. In particolare l’assunto principale fu che “il tutto è più che la somma delle singole parti”. Inoltre, i principi della Psicologia della Gestalt andavano contro le teorie comportamentali. In alternativa a semplici meccanismi di gratificazione sociale i teorici della Gestalt proposero così una più ampia gamma di spinte culturali. In Italia i principali studiosi della Psicologia della Gestalt furono Fabio Metelli, Gaetano Kanizsa, Paolo Bozzi e Giovanni Bruno.

Le regole della percezione visiva

Per quanto riguarda l’ambito della percezione visiva furono stabilite le regole principali attraverso le quali viene organizzata la visione:

  • Buona Forma
  • Prossimità
  • Somiglianza
  • Buona continuità
  • Destino comune
  • Figura-sfondo
  • Movimento indotto
  • Pregnanza

La teoria della Gestalt applicata all’arte

Rudolf Arnheim, Arte e percezione visiva, 1946; Feltrinelli, 2008.
La teoria di Rudolf Arnheim parte dal presupposto che vedere è un atto creativo. Il giudizio che si da sull’opera è quindi un ingrediente dell’osservazione, non derivante dalle elaborazioni intellettuali successive. L’autore inoltre racconta la difficoltà di comprendere visivamente un’opera e verbalizzare ciò che si osserva. Secondo Arnheim occorre poi essere estremamente consapevoli del processo che che sta alla base della visione di una immagine. Le sue tesi derivano quindi dallo studio dei principi della psicologia della Gestalt.

Rudolf Arnheim, Il pensiero visivo. La percezione visiva come attività conoscitiva, 1969; Einaudi, 1997.
L’atto di vedere, il mondo e un’opera d’arte, è già un atto conoscitivo della realtà. Le leggi della psicologia della Gestalt ci permettono così di analizzare i meccanismi attraverso i quali lo sguardo analizza e apprende prima ancora che intervenga l’intelletto.

Rudolf Arnheim, Verso una psicologia dell’arte. Espressione visiva, simboli e interpretazione. 1966; Einaudi, 1969; Ghibli, 2018.
Dopo vent’anni di ricerche Arnheim pubblicò il risultato finale della sua teoria che coniuga percezione visiva dell’arte figurativa e il modello gestaltico della psicologia. L’autore trattò così l’analisi dell’espressività mediante la psicologia della forma. Inoltre, affrontò l’astrazione percettiva, il simbolismo nella forma figurativa e il concetto di ispirazione. Infine, la psicologia, secondo Arnheim, è connessa all’arte e tale considerazione favorisce la comprensione della percezione visiva.

Il linguaggio visivo

Gaetano Kanizsa, Grammatica del vedere. Saggi su percezione e Gestalt, Bologna, Il Mulino, (1980-1997).
L’autore spiega dettagliatamente i meccanismi della percezione visiva attraverso disegni e schemi esplicativi.

Gaetano Kanizsa, Nicoletta Caramelli, L’eredità della psicologia della Gestalt, Bologna, Il Mulino, 1989.
La nascita e gli sviluppi della Psicologia della Gestalt.

Ernst H. Gombrich, Il senso dell’ordine. Phaidon, 2010.
Una panoramica storica sull’arte decorativa. Il suo ruolo nella vita quotidiana. I meccanismi percettivi e psicologici, e forse genetici, che regolano e, quindi, favoriscono schemi regolari e ordinati nella creatività umana.

Ernst H. Gombrich, A cavallo di un manico di scopa. Saggi di teoria dell’arte. Leonardo Arte, (1963-2001)
Scritti che raccontano l’evoluzione dell’arte attraverso i meccanismi della percezione visiva.

Per approfondire

  • Alessia Anello, Psicologia dell’arte e della percezione. Per un nuovo modello di analisi della fruizione estetica, libreriauniversitaria.it, 2016 
  • Giuseppe Di Napoli, I principi della forma. Natura, percezione, arte, Einaudi, 2011
  • Clemente Francavilla, Teoria della percezione visiva e psicologia della forma, Schena Editore, 1997;2014
  • Richard L. Gregory, Occhio e cervello. La psicologia del vedere, Cortina Raffaello, 1998
  • Lamberto Maffei, Adriana Fiorentini, Arte e cervello, Zanichelli, 2008
  • Stefano Mastandrea, Psicologia della percezione, Carocci, 2017
  • Stefano Mastandrea, Psicologia dell’arte, Carocci, 2015

Arte e psicanalisi

  • Ernst H. Gombrich, Freud e la psicologia dell’arte, Einaudi, 2001
  • Massimo Recalcati, Il miracolo della forma. Per un’estetica psicoanalitica, Mondadori Bruno, 2011
  • Jean-Tristan Richard, Le strutture inconsce del segno pittorico. Pittura e psicoanalisi, surrealismo e semio-analisi, Magi Edizioni, 2006

La lettura dell’opera d’arte e la storiografia artistica

Analisidellopera - Leonardo da Vinci, La Gioconda

La storia dell’arte è una disciplina che affronta lo studio delle opere, mettendo in evidenza la loro l’evoluzione stilistica durante il corso della storia delle civiltà. I linguaggi visuali, nel tempo sono, quindi, cambiati in funzione delle esigenze della comunità umana. Anche le condizioni economiche sono state determinanti nel condizionare le scelte degli artisti e dei committenti. Infine la storia personale dell’artista è sicuramente un importante elemento di approfondimento utile alla corretta lettura dell’opera d’arte.

Una storiografia alternativa

Ernst H. Gombrich, La storia dell’arte. Phaidon, (1950-2008).
La storia dell’Arte è il testo più noto di Gombrich. L’autore traccia la storia delle immagini dipinte dalla Preistoria all’arte contemporanea utilizzando gli strumenti della psicologia dell’Arte. Le opere di ogni epoca sono così collegate fra esse e contribuiscono a creare le forme artistiche del futuro.

Ernst H. Gombrich, Arte e illusione. Leonardo Arte, (1957-2002).
Gombrich tratta diversi aspetti che rappresentano importanti questioni di approfondimento storico. L’autore scrive, così, sul significato della tradizione. Propone poi un approccio alla questione dell’astrazione. Inoltre, indaga il ruolo della prospettiva e la corretta interpretazione dell’espressione.

Ernst H. Gombrich, Norma e Forma. Studi sull’arte nel Rinascimento, 1971; Mondadori – Electa, 2003.
11 capitoli sulla cultura artistica del Rinascimento. Tra gli altri Gombrich affronta lo stile, la committenza, il gusto, le metodologie e, infine, le teorie artistiche.

Ernst H. Gombrich, Ombre. La rappresentazione dell’ombra portata nell’arte occidentale. Einaudi, (1995-2017).
La realtà delle ombre nell’arte spiegata con la teoria della psicologia della percezione visiva. L’evoluzione della loro rappresentazione nel corso del tempo. Inoltre, la scientificità di Masaccio. Poi, il genio sottile ed elegante di Leonardo. Ancora, le ombre teatrali di Rembrandt o Caravaggio. Infine, le inquietanti rappresentazioni di De Chirico.

Ernst H. Gombrich, Arte e progresso. Laterza, (1985-2002).
Due conferenze che Gombrich tenne nel 1971. Metodi e teorie sul progresso nell’arte. L’autore analizza il lavoro critico di J.J. Winckelmann e Emile Zola. Gombrich sostenne, così, che il progresso artistico è un’idea superata. Invece, in ogni epoca gli artisti utilizzarono stili e tecniche opportune alle necessità del momento storico.

Una indagine rigorosa

Erwin Panofsky, Il problema dello stile nelle arti figurative. Abscondita, 2016.
La definizione dello stile, nell’arte, affrontato con i metodi di una indagine rigorosa. Panofsky indicò, così, due dimensioni di indagine. La dimensione storica, il contesto temporale nel quale l’opera viene realizzata, e poi la dimensione atemporale, l’opera d’arte come valore assoluto al di là della sua contingenza.

Erwin Panofsky, Il significato delle arti visive. Einaudi, 2010.
Nell’opera d’arte forma e contenuto sono indissolubili. Il linguaggio dei colori, la costruzione dello spazio, la composizione sono, infatti, elementi legati al contesto culturale nel quale nasce l’opera.

Per approfondire

  • Daniel Arasse, Storie di pitture, Einaudi, 2014
  • Hans Belting, I canoni dello sguardo. Storia della cultura visiva tra Oriente e Occidente, Bollati Boringhieri, 2010
  • Hans Belting, Antropologia delle immagini, Carocci, 2013
  • Manlio Brusatin, Storia delle immagini, Einaudi, 2002
  • Georges Didi-Huberman, L’immagine aperta. Motivi dell’incarnazione nelle arti visive, Mondadori Bruno, 2008. Il corpo e la carne nella rappresentazione dell’arte occidentale, tra paganesimo e cristianesimo.
  • Vittorio Sgarbi, Piene di grazia. I volti della donna nell’arte. Ediz. illustrata, Bompiani, 2011
  • Victor I. Stoichita, Breve storia dell’ombra. Dalle origini della pittura alla pop art, Il Saggiatore, 2015
  • Heinrich Wölfflin, Concetti fondamentali della storia dell’arte, Abscondita, 2012

Gli autori

Rudolf Arnheim

Analisidellopera-autori-Rudolf Arnheim

Rudolf Arnheim (1904-2007) si formò presso la scuola della Psicologia della Gestalt fondata da Max Wertheimer. Inizialmente, Arnheim applicò le teorie al cinema. Fuggì, poi, dalla Germania nazista a causa delle sue origini ebree. Si rifugiò, così, a Roma dove lavorò presso l’Istituto Internazionale per la Cinematografia Educativa. Inoltre, fu docente presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Arnheim fuggì nuovamente in seguito alle leggi razziali promulgate in Italia dal 1938. Si rifugiò, quindi, a Londra e nel 1940 a New York. Lavorò per le fondazioni Rockefeller e Guggenheim e come ricercatore per l’Office of Radio Research della Columbia University. Arnheim fu inoltre professore di psicologia dell’arte al Sarah Lawrence College, alla School for Social Research e alla Columbia. Nel 1968 si trasferì alla Harvard University. Infine, per dieci anni, dal 1974, insegnò psicologia dell’arte presso l’University of Michigan.

Roland Barthes

Analisidellopera, Roland Barthes

Roland Barthes ( 1915 – 1980) frequentò il liceo Louis-le-Grand dal 1930 al 1934 dove si avvicinò ai principali scrittori francesi tra i quali Marcel Proust, il suo autore di riferimento. Si iscrisse a lettere classiche presso La Sorbona nel 1935 e fondò il “Gruppo di teatro antico”. Si laureò nel 1939. Esonerato dal servizio militare, durante la Seconda Guerra mondiale fu professore incaricato presso il nuovo liceo di Biarritz fino al 1940. Terminata la guerra la famiglia tornò a Parigi e Barthes fu assunto presso i licei Voltaire e Carnot.

Nel 1948 fu professore di francese a Bucarest e in seguito lettore presso l’Università. Fu lettore all’Università di Alessandria d’Egitto dal 1949 al 1950. Da questa data al 1952 fu impiegato alla Direzione generale delle Relazioni culturali. In questo periodo iniziò a pubblicare su riviste di settore. Dal 1952 al 1954 svolse attività come ricercatore al CNRS (lessicologia) come borsista. Per due anni, fino al 1955 fu consulente letterario alle Éditions de l’Arche. Tornò poi al CNRS, dal 1955 al 1959, come ricercatore di sociologia. Divenne responsabile di ricerca alla VI sezione dell’Ècole pratique des Hautes Études, scienze economiche e sociali nel 1960 e in seguito direttore degli studi. Ottenne infine la cattedra di Semiologia letteraria presso il Collège de France.

Umberto Eco

Analisidellopera autori - Umberto Eco

Umberto Eco (1932 – 2016) si laureò all’università di Torino con Luigi Pereyson. Nel 1954 entrò a far parte di un gruppo di nuovi funzionari alla RAI insieme a Furio Colombo e Gianni Vattimo. Dal 1959 al 1975 ricoprì il ruolo di condirettore editoriale presso la casa Editrice Bompiani. Eco iniziò ad insegnare presso le Università italiane dal 1961. Tenne corsi a Torino, Milano Firenze e Bologna. Nel 1971 fu tra i fondatori del DAMS di Bologna. Negli anni Ottanta del Novecento fondò il corso di laurea in Scienze della comunicazione nella stessa cttà. Inoltre, nel 1988 creò il Dipartimento della Comunicazione dell’Università di San Marino. Eco divenne professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna dal 2008. Infine il 12 novembre 2010 fu socio dell’Accademia dei Lincei, per la classe di Scienze Morali, Storiche e Filosofiche. Eco fu ospite di numerose Università nel mondo.

Ernst Gombrich

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Sir Ernst Hans Josef Gombrich (1909 – 2001) nacque a Vienna da una agiata famiglia ebraica. Fu allievo dello storico dell’arte Julius von Schlosser. Con un testo sulla caricatura scritto insieme a Ernst Kris si avvicinò allo studio dei problemi di psicologia sperimentale e alla questione della percezione visiva. Fuggì a Londra in seguito alle persecuzioni naziste e lavorò presso la biblioteca del Warburg Institute, che diresse dal 1951 al 1976.

Dal 1959 al 1974 insegnò storia dell’arte presso l’Università di Oxford e storia all’Università di Londra. Nel 1960 fu nominato commendatore dell’ordine dell’Impero britannico, cavaliere nel 1972 e insignito dell’ordine al merito nel 1988. Gombrich vinse il premio Balzan nel 1985 per la storia dell’arte occidentale. Gli furono consegnati numerosi riconoscimenti da parte di enti e Università internazionali. I suoi studi diedero importanti contributi alla storia dell’arte. Lo studioso si soffermò su concetti quali tradizione e imitazione, e sulle categorie di norma e forma.

Gaetano Kanizsa

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Gaetano Kanizsa (1913 – 1993) nacque da padre ebreo ungherese e madre cattolica slovena. Frequentò i corsi di psicologia di Cesare Musatti presso la facoltà di filosofia dell’Università di Padova. Kanitzsa si laureò con una tesi sulle immagini eidetiche nel 1938. Vittima delle leggi razziali venne confinato a Buttrio. In seguito all’armistizio riparò a Roma e aderì alla Resistenza. Divenne così ricercatore presso l’Istituto di Psicologia del CNR. In seguito Cesare Musatti invitò Gaetano Kanitzsa presso il Laboratorio di psicologia della Olivetti dove rimase fino al 1947. Ricoprì il ruolo di assistente all’Università di Firenze e divenne dopo poco tempo assistente di Cesare Musatti all’Università di Milano. Divenne professore ordinario all’Università di Trieste nel 1953 e fondò l’Istituto di Psicologia. Gaetano Kanitzsa è considerato uno dei protagonisti della psicologia sperimentale italiana e della psicologia della Gestalt.

Erwin Panofsky

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Erwin Panofsky (1892-1968) studiò a Berlino presso lo Joachimsthalsches Gymnasium. Gli studi Universitari li compì presso le Università di Friburgo in Brisgovia, Monaco e Berlino. Si laureò a Friburgo con una tesi riguardante gli scritti teorici di Dürer. Dal 1921 al 1933 fu professore di Storia dell’arte ad Amburgo. In questa occasione collaborò con con Aby Warburg, fondatore dell’omonimo istituto, e Fritz Saxl direttore della medesima istituzione. Con l’avvento del nazismo, Panofsky fu costretto a lasciare la Germania. Nel 1933 si stabilì negli Stati Uniti dove insegnò presso l’Università di New York. Fu poi docente, dal 1935, presso l’Institute for Advanced Study di Princeton.