Salomè di Giovanni Battista Caracciolo detto il Battistello

Salomè di Giovanni Battista Caracciolo detto il Battistello racconta il raccapricciante episodio della decapitazione del Battista voluta dalla bella figliastra di Erode.

Battistello (1578–1635), Salomè, 1615-1620, olio su tela. Firenze, Galleria degli Uffizi

Indice

Descrizione di Salomè di Giovanni Battista Caracciolo detto il Battistello

Salomè tiene fra le mani, ben saldo, il grande piatto d’argento, cesellato ai bordi, sul quale gli viene consegnata la testa del Battista. Un giovane dipinto di schiena e a torso nudo, con addosso solo un ampio paio di pantaloni, tiene la testa decapitata afferrando i capelli con la mano sinistra. Con la destra, invece, stringe ancora la spada usata per la decapitazione. Tra le due figure una anziana donna, vestita in abiti seicenteschi, osserva sofferente la testa del Battista. A sinistra, tagliato parzialmente dal bordo del dipinto, è raffigurato un uomo di mezza età. Il suo viso è incorniciato da una folta barba scura. I suoi abiti sono eleganti e indossa un cappello con piume.

Interpretazioni e simbologia di Salomè di Giovanni Battista Caracciolo detto il Battistello

La vicenda di Salomè

La vicenda di Salomè è narrata nei vangeli di Marco e Matteo. La giovane principessa giudaica era figlia di Erodiade e di Erode Filippo I. La madre, Erodiade, lasciò il marito per unirsi ad Erode Antipa. Il re accolse madre e figlia e dimostrò una forte attrazione per la giovane. Intanto, Giovanni Battista, durante le sue prediche pubbliche condannò il comportamento amorale del re che lo fece, per questo, imprigionare. Erodiade era molto infastidita, preoccupata dall’influenza del Battista sul popolo, colse l’occasione per eliminarlo per sempre.

Durante un banchetto, Salomè si esibì in una danza provocante al cospetto di Erode Antipa. Al temine, il re ammirato chiese alla giovane di scegliere qualunque dono volesse. Dietro suggerimento della madre Erodiade, la ragazza chiese la testa del Battista. Erode Antipa, pur temendo la riprovazione del popolo, fece eseguire la sentenza e consegnò la testa del Santo su di un piatto d’argento alla figliastra.

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L’artista e la società. La storia dell’opera Salomè di Giovanni Battista Caracciolo detto il Battistello

Il dipinto di Battistello Caracciolo intitolato Salomè risale al 1615-1620 e quindi l’artista lo realizzò tra i 37 e i 42 anni.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.

Lo stile del dipinto Salomè del Battistello

Il Battistello si formò a Napoli nell’ambito del Manierismo Controriformista rappresentato da alcuni maestri locali quali Belisario Coducci, Fabrizio Santafede e Francesco Imparato. Fu, però, in seguito alla presenza di Caravaggio a Napoli, dal 1607 e alle opere presenti nella città del maestro, che aderì al nuovo linguaggio. Lo sfondo della scena della Salomè è scuro e profondo e da esso emergono illuminate direzionalment le figure.

La luce, quasi radente, mette in risalto i corpi ed i volti e contribuisce a narrare l’avvenimento. La testa del Battista, infatti, è in ombra come anche il volto del suo esecutore. Questo scelta si ritrova anche nella Crocifissione di San Pietro del Caravaggio. Salomè, invece, è illuminata, quasi, interamente. Anche il suo abito è descritto con grande attenzione. Il tessuto, che crea un elaborato panneggio sulla spalla sinistra, infatti, è illuminato con una luce molto descrittiva. Questa maggiore attenzione nei confronti della figura della giovane trasforma, inoltre, la sua figura in un ritratto a sé stante, isolato, quasi, dal resto della scena.

La tecnica

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Il colore e l’illuminazione

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Lo spazio

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La composizione e l’inquadratura

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Approfondimento. Bacerò la tua testa, Yokaan

di Anna Maria Nosotti

Se l’espressione “Famme Fatale” ci rimanda immediatamente all’epoca decadente, alla donna vampiro, alla dominatrice, il concetto invece può essere fatto risalire a molto tempo prima, ai primi anni dopo la nascita di Cristo e ai vangeli di Marco e Matteo. Salomè, infatti, rappresenta sicuramente l’archetipo di questa tipologia femminile. Secondo la leggenda, il re Erode, che ne ammirava la bellezza, le chiese di danzare per lui, promettendole qualsiasi dono in cambio. Incitata dalla madre Erodiade, che odiava Giovanni Battista, Salomè danzò per il patrigno e come ricompensa chiese appunto la testa di Giovanni.

Il re non poté rifiutarsi di accontentarla e gliela porse su un vassoio d’argento. Una storia così perversa ha spinto, in tutte le epoche, numerosissimi pittori a rappresentarla: da Caravaggio ad Artemisia Gentileschi, da Klimt a Gustave Moreau, ognuno di loro ha sottolineato un aspetto diverso della tragedia o della personalità della protagonista. Ma la consacrazione a “Femme Fatale” la dobbiamo sicuramente ad Oscar Wilde, che nel suo atto unico “Salomè” ce la presenta come la sola vera artefice della morte del Battista, di cui, secondo l’autore, era innamorata. “Bacerò la tua testa Yokaan”, e “Dammi la testa di Iokaan” sussurra danzando; poi, quando si china sul vassoio contenente il capo mozzato di Giovanni :“Ho baciato le labbra di Yokaan”.. Se non fa paura una donna come questa…

Consulta anche le pagine: Arte e teatro, Arte e femme fatale, Arte e eros, Arte e amore, Arte e letteratura, Le streghe nell’arte, Arte e bellezza femminile, La Bibbia nell’arte

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Leggi gli altri contributi di Anna Maria Nosotti: Arte e femme fatale, Arte e teatro, La Divina Commedia nell’arte, Ritratti di Dante Alighieri, Il diavolo nell’arte

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