Martirio di San Filippo di Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto

Il pittore Jusepe de Ribera dipinse opere dal crudo realismo. Il Martirio di San Filippo racconta l’esecuzione a morte del Santo mediante una rappresentazione estremamente violenta unita ad una efficace macchina compositiva.

Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, Martirio di San Filippo, 1639, olio su tela, cm 234×234. Madrid, Museo del Prado

Descrizione. Il Martirio di San Filippo si consuma nell’indifferenza del popolo

San Filippo è ancorato con i polsi alla trave orizzontale, tenuta in alto da due uomini che tirano una pesante fune. Il suo corpo, nudo, è esposto senza alcuna pietà alla folla che assiste indifferente e annoiata al martirio. Dietro al palo verticale, due esecutori tirano con forza la fune per sollevare il corpo dell’anziano San Filippo. Il Santo sofferente, infatti, è abbandonato sul terreno e un altro esecutore cerca di sollevarlo afferrandolo per una gamba. A destra, in alto, si intravedono, inoltre, due fusti di colonna scanalati dietro ad un piccolo gruppo di uomini che assiste all’esecuzione. Infine, il cielo, che copre la scena è traversato da striscianti nubi grigie.

Lo stile del dipinto Martirio di San Filippo dello Spagnoletto

Jusepe de Ribera fu artefice di una pittura realistica e dalle atmosfere crude, in alcuni casi, violente. Nel Martirio di San Filippo, conservato presso il museo del Prado a Madrid, infatti, l’esecuzione è rappresentata con crudo realismo. Il Santo è rappresentato nudo ed esposto senza alcuna pietà. La sua posizione è violentemente scomposta, il suo corpo è umiliato. Gli esecutori sollevano la trave, tirando la fune, trattandolo come fosse un animale da macellare.

Il pube viene coperto senza alcuna umanità, quasi, gettandovi sopra uno straccio. Il corpo del Santo è svilito, maltrattato e il suo martirio viene osservato dalla folla senza partecipazione emotiva. Una madre guarda indifferente, a sinistra, con in braccio il figlio che dorme, mentre, a destra alcuni uomini attendono annoiati la fine del supplizio.

Il colore nel Martirio di San Filippo è steso con una pennellata grassa e materica che pare posta sulla tela in modo veloce e non troppo sfumato. La masse dei personaggi risultano, quindi, molto vibranti e realistiche come nel corpo martoriato del Santo e nelle braccia vigorose dell’esecutore.

La composizione. Una efficace macchina scenica

La composizione è molto elaborata e crea una scena intensa e funzionale al racconto del martirio. Il Santo, infatti, illuminato dalla luce ambientale e divina è disposto su una linea obliqua che sale da destra in basso. La stessa direttrice viene esaltata dalla inclinazione del busto dell’esecutore di sinistra e da quello che solleva la sua gamba. Una obliqua contraria, che unisce i due gruppi di persone che assistono, incrocia la principale sul torace di San Filippo. In alto, si forma una grande curva compositiva, convessa verso il basso, che imprime forza alla scena e la carica di energia verso l’alto.

Approfondimenti

Jusepe de Ribera dominò la scena della pittura napoletana durante la prima metà del Seicento. Jusepe de Ribera nacque a Jativa di Valenza nel 1591 e morì a Napoli intorno al 1652. L’artista giunse, poi, a Napoli verso il 1616 dopo essersi formato presso il Ribalta, dallo stile italianizzante. Furono i viceré spagnoli di Napoli che favorirono il suo successo nell’ambiente religioso della città. Il suo crudo realismo, tipico di certa pittura spagnola dell’epoca, ha un significato diverso da quello lirico di Caravaggio. Jusepe de Ribera creò, in alcuni dipinti, immagini volutamente raccapriccianti che secondo alcuni critici sembrano ostentare il crudo realismo come nel dipinto Lo Storpio.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, Martirio di San Filippo, sul sito del Museo del Prado di Madrid.