San Sebastiano di Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto

Il dipinto religioso che ritrae il martirio di San Sebastiano rappresenta una deriva classica di Jusepe de Ribera. L’artista, infatti, è famoso per le sue rappresentazioni violentemente realistiche di martiri e di scene popolari.

Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, San Sebastiano, 1651, olio su tela, cm 121 × 100. Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte

Descrizione. Un martirio classico e privo di tragedia

San Sebastiano è disteso, in primo piano, contro il tronco di un grande albero. Il Santo affronta il supplizio nudo, coperto, solamente da un panno stretto intorno alle reni. Il suo braccio sinistro è alzato, con il polso stretto da una fune e ancorato, in alto, sopra il capo, al tronco. L’arto è stirato oltre il corpo di San Sebastiano e pare, quasi, disarticolato. Il braccio destro, invece, è abbassato con la mano aperta e il palmo rivolto verso il cielo. Con il gesto, il Santo, si pone nelle mani di Cristo.

Il gesto della mano è sottolineato dal viso, rivolto in alto, e dell’espressione che trapela dallo sguardo. Gli occhi, infatti sono aperti, puntati verso l’infinito e le labbra socchiuse. Non traspare, comunque, un’espressione di sofferenza. Piuttosto si coglie l’estasi del Santo che si sente, già, tra le mani del Signore e non prova dolore fisico. Una freccia, conficcata nel fianco sinistra, ha provocato una ferita dalla quale esce un getto di sangue. L’altra freccia si intravede nel profilo di destra.

Il grande tronco ospita il corpo trafitto di San Sebastiano, racchiuso ulteriormente a destra un ceppo spezzato. In alto un esile ramo con qualche foglia anticipa la chioma dell’albero che rimane oltre il bordo del dipinto. A sinistra, poi, un piccolissimo brano di paesaggio chiude l’orizzonte mentre il cielo è quasi interamente coperto da una grande nuvola grigia. Su masso di sinistra è apposta la firma dell’artista.

Lo stile del dipinto San Sebastiano di Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto

Nel San Sebastiano, la visione realistica e cruda presente nel Martirio di San Filippo del Prado, lascia il posto ad un pietismo che ricorda Guido Reni. Gli storici, infatti, indicano nel dipinto una componente classica, influenzata dal classicismo di ambiente bolognese. Il corpo del Santo è realizzato con grande attenzione alla resa anatomica. La superficie del corpo non è martoriata o coperta da segni di abbruttimento. Piuttosto, è realisticamente rappresentata grazie a dettagli come la leggera peluria sul petto e l’incavatura naturale dell’addome. La tensione muscolare è corretta e non eccessivamente tesa. Se si esclude la presenza delle frecce e delle corde potrebbe trattarsi di un corpo appoggiato in riposo. Anche il viso non è vilipeso e stravolto dalla violenza del martirio.

La luce esterna e naturale ritaglia la figura di San Sebastiano dallo sfondo. Anzi, il suo busto sembra emanare una luce divina. La disposizione del corpo, poi, segue e crea una direttrice diagonale che sale da sinistra verso destra in alto. Infine, la nudità esposta e indifesa di San Sebastiano, offerta a Cristo nel martirio, sembra incorruttibile. Perfino le frecce creano delle ferite pulite e simboliche che non sembrano scalfire la perfezione del corpo del giovane Santo.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, San Sebastiano, sul sito della Galleria Nazionale di Capodimonte di Napoli.