I miei balli plastici di Fortunato Depero

I miei balli plastici di Fortunato Depero rappresenta un tentativo dell’artista di proporre musica e spettacolo in chiave futurista.

Fortunato Depero, I miei balli plastici, 1918, olio su tela, misure. Rovereto, MART

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Interpretazioni e simbologia de I miei balli plastici di Fortunato Depero

In Italia non si sviluppò una sperimentazione futurista in ambito musicale. Piuttosto gli artisti futuristi sperimentarono loro stessi sonorità che possono essere definite suoni futuristi.

Tra queste sperimentazioni si colloca lo spettacolo dell’artista Fortunato Depero intitolato Balli plastici messo in scena il 14 aprile 1918 a Roma al Teatro dei Piccoli di Podrecca.

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L’artista e la società. La storia dell’opera I miei balli plastici di Fortunato Depero

Il compositore Casella assicurò la pubblicità dello spettacolo sulla sua rivista intitolata Ars Nova. L’anno successivo all’uscita dello spettacolo però lo stesso Casella scrisse un editoriale contrario alla Futurismo. Il compositore infatti ne criticò pesantemente l’estetica e la volgarità nelle azioni di propaganda. Con questa pesante critica venne così meno la possibilità di sperimentare una corrente musicale italiana futurista.

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Approfondimento. Depero e il teatro

Fortunato Depero si occupò diverse volte di musica. Insieme all’artista futurista Giacomo Balla, nel 1915 pubblicò il manifesto intitolato Ricostruzione futurista dell’universo. In questa occasione l’artista scrisse poesie visive e sculture-macchine in moto che producevano rumori.

Sempre nel 1915, Depero pubblicò la sintesi teatrale astratta intitolata Colori, azione cromatico-rumorista di quattro solidi geometrici. L’anno seguente, nel 1916, l’artista collaborò con il celebre impresario dei balletti russi Diaghilev realizzando scene e costumi per Le chant du rossignol di Stravinskij.

Depero nel 1917 lavorò poi alla preparazione di Parade sempre dell’impresario russo. Diaghilev aveva già discusso del progetto a Roma con Picasso, Cocteau e Massine. Il futurista italiano confezionò i costumi disegnati da Picasso ma Cocteau non li apprezzò e li definì carcasses mal construites par un futuriste. Depero partì dall’idea di uomini sandwich di Picasso per arrivare a costumi a forma di grattacieli di New York annullando la presenza dei ballerini. L’artista elaborò così la soppressione dell’elemento umano e della psicologia arrivando così alla marionetta teatrale.

Depero utilizzò la musica del compositore italiano Alfredo Casella che era rientrato da poco da Parigi.

Approfondimento. Futurismo, Campari e teatro

di Anna Maria Nosotti

Il Futurismo vuole trasformare il teatro di varietà in teatro dello stupore, del record, della fisicofollia”. Così affermava, all’inizio del secolo scorso, Filippo Tommaso Marinetti, a favore di un teatro antiborghese, rivoluzionario, veloce, anticommerciale. I Futuristi volevano sconvolgere il pubblico, dissacrare la scena, uccidere la sintassi, a costo di essere fischiati e ricoperti di insulti. E sulla rivista “Avvenimenti” pubblica i suoi lavori teatrali anche Fortunato Depero, che da pittore e grafico di successo (sue le fantastiche pubblicità del Campari) diventa drammaturgo, costumista, scenografo d’avanguardia.

Le sue opere (“Colori” e “Minismagia”) non vennero quasi mai rappresentate: restano però i bozzetti per i costumi e per le scene. Anche per lui gli attori dovevano essere sostituiti da ”entità astratte” che, anziché parlare, dovevano emettere suoni.

Proprio per la sua creatività gli vennero persino commissionate scene e costumi per il “Canto dell’usignolo” di I. Stravinsky, lavoro che fu poi ultimato da Henry Matisse.

Il teatro plastico

Ma fu a Roma, nel 1918, in collaborazione con Gilbert Clavel, che realizzò il suo “Teatro Plastico”, in cui marionette di legno si esprimevano attraverso la mimica, evitando le parole: la tecnologia doveva letteralmente soppiantare l’uomo, l’attore, in perfetta linea con l’idea dell’arte del movimento futurista. Anche la musica era rivoluzionaria, grazie ad autori quali Casella e Bela Bartok (che firmò gli spartiti con uno pseudonimo).

Ci restano 11 quadri che rappresentano ciò che Depero immaginava dovesse svolgersi sulla scena, ma questo è il più complesso, quello maggiormente articolato, il più dinamico. Su diversi piani, le marionette si muovono, vivono, rivendicano il loro essere macchine, automi, più moderni e reali di ogni essere umano (almeno, questo pensavano i Futuristi).

Consulta anche le pagine: Arte e teatro, Arte e femme fatale, Arte e eros, Arte e amore, Arte e letteratura, Le streghe nell’arte, Arte e bellezza femminile, La Bibbia nell’arte

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Bibliografia

  • Fortunato Depero, Un futurista a New York, Tozzuolo, Collana: Futurista, 2017, EAN: 9788895229393
  • Maurizio Scudiero, Depero. Ediz. illustrata, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, 2009, EAN: 9788809064522
  • Fortunato Depero, Ricostruire e meccanizzare l’universo, Giovanni Lista, Abscondita, Collana: Carte d’artisti, 2019, EAN: 9788884168078

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