Le mani del violinista di Giacomo Balla

Le mani del violinista è uno dei tre dipinti che Balla progettò dopo una meticolosa indagine sul movimento organico.

Giacomo Balla, Le mani del violinista, 1912, olio su tela, 56 cm × 78.3 cm. Londra, The Estorick Collection of Modern Italian Art

Descrizione

Nel dipinto sono rappresentate più volte le mani di un violinista che stringono il manico di un violino. Si nota che la ripetizione delle immagini è ritmicamente regolare e procede dall’alto in basso. Le diverse rappresentazioni della mani che agiscono sulle corde dello strumento si susseguono e si sfumano le une nelle altre. Si intravede inoltre la manica dell’abito nero del violinista. Lo sfondo infine è rappresentato dalla boiserie che si integra con le diverse istantanee delle mani per creare la sensazione del movimento.

Interpretazioni e simbologia

La mano del violinista è un dipinto nel quale Balla ha rappresentato la mano di un musicista che impugna il manico di un violino. La rappresentazione futurista illustra un movimento organico, oggetto di una prima indagine del maestro. Balla, inoltre, realizzò tre importanti dipinti con questo intento, Dinamismo di un cane al guinzaglio, Bambina che corre sul balcone e appunto Le mani del violinista. Successivamente si dedicò poi al movimento meccanico.

Lo stile del dipinto Le mani del violinista di Giacomo Balla

Le immagini che si susseguono della mano del violinista sono la registrazione del movimento compiuto. Giacomo Balla indagò attentamente la dinamica dell’azione determinata dalle articolazioni della spalla, del gomito e della mano. In seguito il maestro futurista si dedicò allo studio del movimento meccanico. Infine rappresentò la dissoluzione delle forme sottoposte al moto veloce.

Nel condurre la sua ricerca, Balla, lontano ormai dal periodo del Realismo, si interessò essenzialmente alla ricerca tecnico-rappresentativa. Infatti in seguito all’adesione al Futurismo, nel 1910, l’artista fu completamente assorbito dalla sua poetica. Insieme ad altri artisti e a due dei suoi studenti, Umberto Boccioni e Gino Severini, si impegnò nella dimostrazione che la realtà andava indagata nel movimento. Nella quotidianità di Giacomo Balla rientravano quindi la figlia Luce, un cane accompagnato da una signora e l’esibizione di un violinista. La tecnica utilizzata da Balla per rappresentare le forme in movimento fu ispirata dalle sperimentazioni fotografiche di Eadweard Muybridge e Étienne-Jules Marey.

Il colore e l’illuminazione

La boiserie dello sfondo è luminosa, colorata in ocra arancione. Anche le mani sono chiare e luminose con un viraggio verso il rosa. Il violino e la manica dell’abito del violinista sono invece quasi neri. Si crea così il necessario contrasto per mettere in evidenza il movimento nelle diverse immagini dell’azione.

Lo studio futurista intitolato Le mani del violinista di Giacomo Balla è dipinto con toni caldi, bruni e ocra. I colori sono applicati sulla tela con tecnica divisionista della quale Balla fu un esponente prima di diventare Futurista. Inoltre tale trattamento della materia pittorica permette di agire sulle forme scomponendo la superficie di ognuna e integrandola con quelle adiacenti. L’illuminazione è funzionale alla rappresentazione del movimento. La mano è illuminata frontalmente e la luce viene frammentata per creare l’impressione di moto.

Lo spazio

Lo sfondo del dipinto contribuisce a rendere l’impressione di movimento. Come avviene anche nel dipinto Bambina che corre sul balcone, Balla scelse di integrare nella scomposizione della figura anche alcuni elementi ambientali. La figura della bambina venne integrata con le inferriate del balcone. Nel caso de Le mani del violinista invece è la boiserie della stanza ad essere utilizzata per enfatizzare la resa dinamica.

La Composizione e l’inquadratura

Le istantanee delle mani si sovrappongono parzialmente. Inoltre si osserva un progressivo, seppur debole, dissolvimento formale verso il basso. Si crea così un senso dinamico verso l’alto, la zona più definita, che guida verso tale direzione lo sguardo dell’osservatore.

Il formato dell’opera è trapezoidale con la base minore in basso. Questo taglio favorisce lo slancio verso l’alto, dove si trova la superficie più ampia. L’immagine si espande e lo sguardo si sofferma maggiormente sulla mano più definita e le dita che arpeggiano sulle corde del violino. La composizione è centrale e lo sviluppo progressivo delle immagini parte da destra in basso per arrivare nella zona superiore a sinistra. Il primissimo piano è poi occupato dal braccio, dalla mano e dallo strumento. In secondo piano è rappresentato il fondo con la decorazione in alto.

Gli equilibri compositivi

La struttura del dipinto non si basa sulla simmetria centrale verticale. Infatti le mani e il violino occupano la parte inferiore del dipinto, molto limitata nella sua larghezza. Il centro del trapezio rovesciato corrisponde alle due immagini centrali della mano in movimento ascendente. L’equilibrio tra le masse di volume, le forme e le masse cromatiche è poi spostato verso sinistra. Comunque l’ampio triangolo chiaro della parete crea un certo peso a destra. A sinistra, in basso, invece predomina la massa scura della manica dell’abito del violinista. La parte del dipinto occupata dalla figura in movimento è racchiusa all’interno di un rettangolo posto in obliquo. In alto invece si crea una potente orizzontale che stabilizza l’immagine attraverso la decorazione in chiaroscuro.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Giacomo Balla, Le mani del violinista, sul sito del The Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra.