La belle Angèle di Paul Gauguin

La belle Angèle è il ritratto che Paul Gauguin realizzò per l’albergatrice presso la quale risiedeva a Pont-Aven.

Paul Gauguin, La belle Angèle, 1889, olio su tela, 92 x 73,2 cm. Parigi, Musée d’Orsay

Descrizione

Angélique-Marie Satre è dipinta all’interno di un semicerchio sulla destra del piano pittorico. La donna è posta frontalmente, con lo sguardo leggermente rivolto a sinistra. Sul viso non si coglie una particolare espressione e le labbra sono serrate. Angélique-Marie Satre indossa il costume tradizionale delle donne bretoni con il tipico copricapo bianco. Al di fuori del semicerchio, sullo sfondo, Gauguin pone un vaso di ceramica. Il manufatto ha un aspetto antropomorfo e si ispira alla tradizione etnica peruviana. L’idolo è posato su di un mobile colorato di giallo e arancio mentre il cielo è puramente simbolico e decorato con foglie e fiori.

I committenti, le collezioni e la storia espositiva

Il ritratto intitolato La belle Angèle fu dipinto da Paul Gauguin per Angélique-Marie Satre che però rifiutò l’opera. Nel 1891 il dipinto fu così venduto tramite la casa d’aste Hôtel Drouot e fu acquistato da Edgar Degas che lo cedette a sua volta nel 1918 tramite Hôtel Drouot ad Ambroise Vollard che lo conservò fino al 1927. Il gallerista lo donò così allo Stato francese e La belle Angèle fu destinato al Louvre di Parigi. Fu però esposta presso il musée du Luxembourg dal 1927 al 1929. Da questa data al 1947 fu poi nuovamente visibile al Louvre. Passò in seguito alle galerie du Jeu de Paume dal 1947 al 1977, quindi presso il musée national d’Art moderne fino al 1986 quando fu riassegnato alle galerie du Jeu de Paume e al neonato musée d’Orsay di Parigi.

La storia dell’opera

Il dipinto di Paul Gauguin ritrae Marie-Angélique Satre, l’albergatrice di Pont-Aven presso la quale l’artista soggiornava. La donna era ritenuta una delle più belle del posto e Gauguin decise di ritrarla comunicandolo al marito. Però, quando Marie-Angélique Satre vide l’opera fu sconcertata tanto da commentare: “Che orrore!”. Gauguin quindi tenne per se il dipinto pur con molta delusione in quanto era convinto di aver realizzato il miglior ritratto fino ad allora.

Edgar Degas, nel 1891, da sempre sostenitore di Gauguin, acquistò La belle Angèle considerandolo un capolavoro.

Consulta anche le opere di Paul Gauguin realizzate nel periodo bretone intitolate: Calvario bretone, Autoritratto con Cristo giallo, Fanciullo nudo, Buongiorno, signor Gauguin, Il Cristo Giallo, La visione dopo il sermone.

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Lo stile del dipinto La belle Angèle di Paul Gauguin

Il linguaggio figurativo utilizzato da Paul Gauguin per dipingere La belle Angèle deriva dalla tecnica definita Cloisonnisme. Fu durante il 1888 a Pont-Aven che l’artista si avvicinò ad un modo di dipingere ispirato alle immagini delle vetrate medievali. Lo utilizzava già il giovane, Émile Bernard che conobbe proprio nell’estate insieme a Charles Laval. Una linea di contorno marcata, sinuosa ed essenziale circonda le forme e ne chiarisce i dettagli. Le figure sono poi costruite mediante campiture di riempimento bidimensionali. I colori sono stesi inoltre con pennellate sovrapposte a tratteggio. Il dipinto fu ispirato alle stampe giapponesi. Infatti il ritratto di Marie-Angélique Satre è ritragliato all’interno di un semicerchio. Al di fuori compare poi uno sfondo di carattere decorativo. La postura della donna infine è piuttosto rigida e acquista un connotato di solennità.

Paul Gauguin fece a meno di chiaroscuro, illuminazione ambientale e prospettiva lineare. Le figure infatti si rivelano grazie a contrasti di toni, di luminosità e delle linee di contorno. Questo linguaggio semplice ed immediato secondo Gauguin era adeguato a descrivere la forza primitiva della natura e le manifestazioni della religiosità tradizionale dei contadini bretoni. Inoltre nel dipinto si ritrova il gusto di Gauguin per assemblare figure di diversa provenienza culturale ed etnica.

Il colore e l’illuminazione

Nel ritratto di Marie-Angélique Satre, Paul Gauguin utilizzò colori brillanti stesi in campiture uniformi. Nonostante si noti l’assenza di chiaroscuro sul viso della donna l’artista utilizzò un accenno di ombra come sull’abito e sul piano. Infatti il tono arancione utilizzato per la parte superiore permette di percepire un certo volume. In assenza di un modellato deciso sono i contrasti di luminosità e di tonalità che permettono di riconoscere le forme e costruire le figure. Nel dipinto La belle Angèle è presente infine un netto contrasto di complementarietà tra il cielo blu e il piano giallo arancio. Inoltre anche la figura di Marie è sottolineata da un contrasto di temperatura cromatica che si crea tra l’abito blu e il grembiule rosso.

Approfondisci con le altre opere di Paul Gauguin del periodo tahitiano intitolate: La Orana Maria, Da dove veniamo? Chi siamo? dove andiamo?, Arearea.

Lo spazio

La belle Angèle è un ritratto ispirato alla grafica giapponese dell’epoca. Le due parti del dipinto che Gauguin disegnò per rappresentare la bella albergatrice di Pont-Aven non sono immerse in un ambiente interno o esterno individuabile.  Gauguin utilizzò la prospettiva geometrica in modo molto elementare per costruire il volume del piano. Così, l’interazione tra piano e vaso crea l’ombra che si proietta a sinistra che permette di interpretare la profondità, almeno in primo piano. Lo sfondo blu è da intendersi piuttosto come un fondale decorativo. Infine dietro a Marie compare solamente una campitura azzurra bidimensionale.

La composizione e l’inquadratura

Marie-Angélique Satre è dipinta all’interno di un formato rettangolare. L’inquadratura del dipinto è quella tipica di un ritratto e permette la rappresentazione della mezza figura della protagonista. La particolare composizione, però, riserva a Marie poco meno della metà della superficie. Inoltre la sua figura compare lateralmente, a destra, dipinta all’interno di un cerchio parzialmente tagliato dal bordo.

Si tratta quindi di una scelta compositiva che si potrebbe definire quasi illustrativa, comunque molto vicina alla grafica. Il settore circolare nel quale compare Marie è quindi la parte più importante dell’opera e viene sottolineata dal bordo chiaro. All’esterno e in secondo piano compaiono il mobile e il vaso peruviano. Inoltre l’inquadratura del ritratto è interrotta dal bordo del dipinto e ricorda il taglio compositivo di una immagine fotografica.

Gli equilibri compositivi

Non è presente simmetria nel ritratto e la composizione risulta sbilanciata sulla destra. Il ritratto di Marie infatti crea un centro di interesse forte verso la sua posizione. Inoltre le masse dei volumi sono nettamente più importanti dal suo lato. Le masse cromatiche invece sono più evidenti sul piano colorato con un brillante giallo-arancio. Anche il vaso peruviano compensa parzialmente il peso del ritratto. Lo sguardo di Marie è diretto verso sinistra ma le pupille sono appena percepibili. Considerato quindi che il volto è orientato leggermente a destra le direttrici puntano verso quella direzione e all’esterno, in avanti, del piano pittorico.

L’impianto compositivo è evidentemente articolato tra il cerchio che contiene il ritratto e lo sfondo con il vaso. Esternamente la composizione è suddivisa su due fasce orizzontali. Il cielo in alto comprende poco meno di due terzi dell’altezza. Il piano, invece, occupa in basso il rimanente spazio.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Paul Gauguin, La belle Angèle, sul sito del Musée d’Orsay di Parigi.