Lampada ad arco di Giacomo Balla

Lampada ad arco è un’opera di Giacomo Balla realizzata con l’intento di indagare la natura della radiazione luminosa artificiale.

Giacomo Balla, Lampada ad arco, 1909-1911, olio su tela, cm 174,7 x 114,7. New York, Museum of Modern Art (MoMa)

Descrizione

Una lampada brilla nella notte. Dal vetro che protegge il filamento si sprigiona una intensa luminosità che si propaga a raggiera. La lampada è sorretta da una alta struttura metallica e si trova nella parte superiore del dipinto. A destra oltre l’alone creato dai tratti di colori puri, si intravede una falce di luna. Il colore della luna e quello della lampada ad arco sono gli stessi ma la lampada brilla in modo più intenso. La luce elettrica si frammenta in una serie di colori che coprono in parte la luna ponendola in secondo piano. L’alone luminoso è circoscritto da una cornice scura simmetrica ma irregolare.

Interpretazioni e simbologia

L’utilizzo di un soggetto banale e comune come una lampada elettrica fu una scelta teorica di Giacomo Balla. Era infatti sua intenzione esaltare l’utilizzo dell’energia elettrica e dimostrare che vi era della bellezza anche nell’emissione luminosa di una lampada industriale. Lo stesso artista dichiarò che era sua intenzione dimostrare la superiorità di un bagliore elettrico rispetto all’ispirazione prodotta da un chiaro di luna romantico. Le precisazioni di Balla furono scritte in una lettera indirizzata a Alfred Barr jr, nel 1954, in seguito all’acquisizione dell’opera da parte del MoMA.

In questa dichiarazione si colgono gli intenti della poetica modernista che verranno pubblicati nel Manifesto del Futurismo sul quotidiano Le Figaro di Parigi il 20 febbraio 1909 da Filippo Tommaso Marinetti. Giacomo Balla scelse infatti di dimostrare le sue teorie con situazioni quotidiane anche nei dipinti seguenti ormai pienamente futuristi quali Dinamismo di un cane al guinzaglio, Bambina che corre sul balcone e Le mani del violinista.

I Committenti e la storia espositiva

Nel 1912, Lampada ad arco fu pubblicata sul catalogo della galleria Bernheim-Jeune nel 1912 per poi scomparire nei successivi cataloghi. Probabilmente non venne ritenuta coerente con le altre opere proposte.

Il dipinto intitolato Lampada ad arco divenne così proprietà del Museum of Modern Art di New York tramite acquisto diretto dall’artista nell’aprile 1954. Giacomo Balla inviò quindi una lettera ad Alfred Barr jr per spiegare l’importanza del dipinto. Secondo il maestro, infatti, l’opera anticipò la poetica modernista propagandata dal futurismo.

La storia dell’opera

Lampada ad arco, come le altre opere di Giacomo Balla, fu progettata in modo meticoloso dal maestro. Presso il MoMA di New York sono infatti conservati alcuni disegni preparatori. L’opera risale al periodo divisionista di Giacomo Balla, dal 1900 al 1910.

Sul dipinto è riportata la data dell’anno 1909. Gli storici però non sono unanimemente concordi sul fatto che si tratti della corretta datazione. Coloro che non considerano reale la data scritta sul dipinto ritengono invece si possa considerare il 1911 come anno di esecuzione. Viene infatti ipotizzato che Balla abbia modificato la data del suo dipinto in occasione della mostra del 1928.

Lo stile del dipinto Lampada ad arco di Giacomo Balla

Giacomo Balla dichiarò di aver perseguito un intento scientifico nel realizzare la tela. Infatti la sua intenzione era quella di creare una scomposizione della luce utilizzando piccoli tratti di colori saturi accostati. La luce viene così rappresentata mediante la scomposizione dei colori che la compongono.

Il colore e l’illuminazione

Nel dipinto Lampada ad arco è rappresentato il bagliore luminoso emesso da una lampada nella notte. La sua luce, scomposta attraverso piccoli tocchi di colori saturi, sovrasta la luminosità dello spicchio di luna.

La particolare superficie brillante che descrive la luce emessa dalla lampada fu ottenuta da Balla grazie all’accostamento di colori puri. Il dipinto fu infatti realizzato negli anni delle sperimentazioni divisioniste. I colori vennero posti sulla tela senza fusione tra le pennellate. Si osservano così i colori nella loro saturazione originaria. La luna e la lampada sono realizzate con un chiarissimo giallo che si scurisce ai bordi. I tratti ricurvi e colorati di colori saturi sono distribuiti a raggiera, a partire dalla lampada. In centro i colori sono chiari e si identificano gialli e verdi. Man mano che l’alone si espande infine i colori diventano rossi, arancio e indaco.

Amplia la ricerca con alcune opere appartenenti al Futurismo intitolate: Autoritratto di Umberto Boccioni, Forme uniche della continuità nello spazio, La città che sale di Umberto Boccioni, Mare = ballerina di Gino Severini.

Lo spazio

La rappresentazione della lampada che emette il suo alone di luce elettrica è posta in uno spazio privo di riferimenti prospettici. La struttura della lampada è costruita mediante una corretta prospettiva ma nello sfondo è rappresentata la luna che si nota in alto e si intuisce essere alta nel cielo notturno.

La Composizione e l’inquadratura

Lampada ad arco di Giacomo Balla ha un formato verticale che asseconda la forma della struttura che la sostiene. La composizione è centrale e la superficie del piano pittorico è per la maggior parte occupata dall’alone luminoso che circonda la lampada. Intorno alla rappresentazione è presente una cornice irregolare e curviforme che circoscrive simmetricamente l’illuminazione.

Gli equilibri compositivi

La simmetria verticale dell’immagine è creata dalla posizione centrale della lampada  e gli equilibri tra le masse di volume e le masse cromatiche sono determinati da tale simmetria. Solo la falce di luna determina un peso maggiore verso la metà di destra.

Approfondimenti

Giacomo Balla nacque a Torino il 18 luglio 1871. Da adolescente si dedicò allo studio del violino e, in seguito, si iscrisse all’Accademia Albertina di Belle Arti. Inizialmente Balla sperimentò una pittura divisionista. Dal 1895 si trasferì a Roma e continuò a sperimentare nuovi modi di rappresentare la luce sulla tela. Con Lampada ad arco, realizzata tra il 1909 e il 1911, l’artista utilizzò nello stesso dipinto Divisionismo e Futurismo al fine di dimostrare la superiorità del progresso rispetto all’idea romantica del chiaro di luna.

Giacomo Balla aderì al movimento futurista nel 1910. L’anno precedente, il 20 febbraio 1909, Filippo Tommaso Marinetti aveva pubblicato il Manifesto sul quotidiano parigino Le Figaro. Alcuni artisti decisero di far sentire la propria voce con l’intenzione di svecchiare la cultura italiana ufficiale. Il clima culturale, anche in una città come Milano, era infatti chiuso e conservatore.

Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo, 11 marzo 1915

Dopo aver aderito al manifesto della pittura futurista, Balla, nel 1915, insieme a Fortunato Depero firmò la Ricostruzione futurista dell’universo. Con questo ulteriore documento la pratica artistica futurista si estese ad ogni ambito della cultura. Gli artisti si impegnarono così a diffondere la modernità nel teatro, nella moda, nel cinema, nella cucina, nell’arredamento. Ogni persona doveva essere investita da questa rivoluzione colorata e innovativa. Contemporaneamente alla produzione di opere con soggetti in movimento, Balla promosse anche una letteratura futurista.

Terminata l’avventura futurista, nel primo dopoguerra Balla si avvicinò alle esperienze condivise con il gruppo Novecento di Margherita Sarfatti. Durante gli anni Venti e Trenta del Novecento divenne amico di Mussolini al quale donò alcune opere. Con la fine della Seconda Guerra Mondiale mutò anche il suo slancio modernista e Balla tornò su temi tradizionali. L’artista morì a Roma il 1° marzo 1958 all’età di 87 anni.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Giacomo Balla, Lampada ad arco, sul sito del Museum of Modern Art di New York.