Trionfo di Galatea di Raffaello

Il Trionfo di Galatea di Raffaello è considerata dagli storici dell’arte una delle opere più importanti del Maestro di Urbino.

Raffaello, Trionfo di Galatea, 1511, affresco, 295 x 225 cm, Roma, Palazzo della Farnesina

Indice

Descrizione del Trionfo di Galatea di Raffaello

Galatea è in piedi sopra ad un cocchio formato da una capasanta e trainato da due delfini guidati da piccolo Palemone. Intorno alla ninfa assistono al suo trionfo le divinità marine, tritoni e nereidi. Tre amorini aleggiano in alto e incordano le frecce nei loro archi. Galatea guarda verso un altro amorino nasconde un fascio di frecce in una nuvola.

Interpretazioni e simbologia del Trionfo di Galatea di Raffaello

Baldassarre Castiglione ammirato dalla figura di Galatea chiese a Raffaello chi fosse la modella. Il Maestro rispose nessuna, dichiarando quindi di aver creato le fattezze della ninfa con la propria immaginazione.

Le fonti letterarie che probabilmente Raffaello tenne in considerazione per progettare il suo affresco sono gli Idilli di Teocrito e le Metamorfosi di Ovidio nella rivisitazione di Poliziano. Inoltre il maestro potrebbe aver considerato l’Asino d’oro di Apuleio.

L’amorino verso il quale Galatea osserva nasconde le frecce per simboleggiare la castità dell’amore platonico. Secondo le indagini storiche il viso di Galatea ricorda il ritratto di Margherita Luti, amante e musa di Raffaello ritratta ne la Fornarina.

Tritoni, amorini e nereidi accompagnano Galatea nel suo trionfo.

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I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

Il Trionfo di Galatea dipinto da Raffaello Sanzio è uno degli affreschi che decorano la Loggia di Amore e Psiche presso la villa Farnesina.

Gli storici del passato considerarono l’intervento di aiuti nella realizzazione di alcune parti meno importanti dell’opera. Tradizionalmente infatti l’affresco era indicato come opera di Raffaello e di Giulio Romano, il suo allievo più noto. Nel corso del Novecento, però, gli interventi di restauro hanno aiutato ad individuare le ridipinture del Seicento e hanno permesso di attribuire interamente il lavoro al Maestro di Urbino.

L’artista e la società. La storia dell’opera Trionfo di Galatea di Raffaello

Il Trionfo di Galatea è un dipinto realizzato da Raffaello all’età 28 anni, nel 1511. Raffaello nei primi anni del Cinquecento era impegnato nella decorazione della Stanza della Segnatura e Stanza di Eliodoro nei Palazzi Vaticani su commissione di Papa Giulio II.

Galatea è un’opera di Raffaello che si trova a Roma nel palazzo della Farnesina. È una grande opera di tipo mitologico e classicheggiante. Il dipinto di Raffaello è considerato come l’inizio della grande pittura di tema mitologico in Europa.

Le indagini sull’affresco Trionfo di Galatea di Raffaello

Il restauro del 2020 è stato condotto da Enea, Iret-Cnr, Laboratorio di diagnostica per i Beni Culturali di Spoleto, XgLab-Brucker. Antonio Sgamellotti dell’Accademia Nazionale dei Lincei ha coordinato i lavori.

In occasione di una grande mostra del 2021 intitolata Raffaello in Villa Farnesina. Galatea e Psiche sono state condotte indagini diagnostiche dell’affresco. I tecnici hanno rivelato la natura dei pigmenti che Raffaello utilizzò nel rispetto filologico del tema classico.

I committenti del restauro hanno rivelato l’utilizzo di nuove tecniche non invasive. Inoltre è stata organizzato un momento di esposizione al pubblico con l’evento intitolato Raffaello in Villa Farnesina: Galatea e Psiche.

I ricercatori dell’ENEA iniziarono a operare sull’affresco di Raffaello nei primi mesi del 2020 e a luglio del 2021 ottennero la conferma che il pigmento utilizzato nell’affresco era proprio il blu egizio

Le opere riscoperte dietro l’affresco di Raffaello

Durante l’intervento del 2020 i tecnici, dietro i pannelli della Galatea, hanno esaminato con attenzione altri intonaci disegnati rivelati nel 1972. All’epoca infatti fu condotto un restauro sulla parete e gli intonaci furono di conseguenza coperti. Secondo una prima ipotesi storica, Sebastiano del Piombo fu l’autore di questi disegni. Gli storici però non sono concordi e hanno dichiarato che l’attribuzione risulta complessa e necessita di ulteriore approfondimento. Gli studiosi si sono concentrati su uno in particolare, una sanguigna, che raffigura una testa che osserva verso l’alto. Sotto questa figura si trova il volto di un ragazzo con capelli fluenti che guarda frontalmente verso destra, realizzato in cinabro.

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Lo stile del Trionfo di Galatea di Raffaello

Raffaello nel progettare con rigore filologico la scena dimostrò di conoscere bene la pittura romana antica.

La ninfa Galatea assume una torsione del busto che ricorda la posizione di Santa Caterina d’Alessandria, nel dipinto di Raffaello del 1508 circa. Secondo gli storici del Rinascimento l’anatomia dei corpi e le torsioni che assumono sono stati ispirati a Raffaello dalle figure di Michelangelo. Si coglie però la moderazione muscolare tipica dell’artista di Urbino unita all’eleganza delle pose.

L’assoluta fedeltà verso l’antico di Raffaello oltre che nelle forme si conferma anche nella scelta accurata dei materiali e nella loro stesura. Il Maestro fece riferimento al trattato De Architectura di Vitruvio per trovare il modo di produrre il blu egizio.

La tecnica del Trionfo di Galatea di Raffaello

Il Trionfo di Galatea è un affresco di Raffaello di 295 per 225 cm di grandezza.

Raffaello utilizzò il blu egizio per colorare il cielo, il mare e gli occhi di Galatea. Invece Sebastiano dal Piombo nell’affresco dedicato a Polifemo, che affianca Galatea, utilizzò il lapislazzulo. Il confronto dei due affreschi permette si valutare la delicatezza del blu egizio.

Il blu egizio

I latini definivano il blu egizio ceruleo. Questo pigmento artificiale era stato creato circa tremila anni prima di Cristo ad Alessandria d’Egitto. Una bottega di Pozzuoli lo introdusse poi sul territorio italico e da lì, il prezioso pigmento si diffuse in tutto l’Impero romano. Con il declino della civiltà classica anche del blu egizio sparì la memoria.

Il blu egizio è un pigmento che si ottiene dalla trasformazione chimica del rame. La particolarità rispetto ad altri pigmenti artificiali è che se illuminato da una luce adeguata emette una particolare luminescenza. In antichità, la sua produzione era particolarmente complicata. Infatti occorreva mescolare sabbia e micro fondenti portando poi la miscela ad alte temperature. Nel tempo gli artisti preferirono altri pigmenti anche più costosi, ma naturali che permettevano una preparazione più semplice. Vitruvio descrisse il blu egizio nel suo trattato e Raffaello decise di riutilizzarlo nel Trionfo di Galatea. A fine Ottocento anche altri artisti riscoprirono il blu egizio e si basarono anche loro sulla fonte di Vitruvio.

Il blu di lapislazzulo utilizzato da Sebastiano del Piombo, veneziano, per l’affresco su Nettuno proveniva dall’Afghanistan ed era più reperibile a Venezia.

Gli altri pigmenti

Raffaello, oltre al blu egizio utilizzò gialli sintetici ottenuti da trasformazioni chimiche di piombo, stagno e antimonio. I gialli utilizzati da Raffaello presentano diverse tonalità perché sono destinati a frutti con gradi di maturazione diversi. Secondo gli esperti questi pigmenti erano già conosciuti nel Rinascimento e utilizzati per il vetro e la terracotta al tempo di Raffaello. Infatti solo un secolo più tardi gli artisti li utilizzarono comunemente per la pittura e gli affreschi. I primi artisti a sperimentare l’uso di tali pigmenti furono così Raffaello e Giovanni da Udine, che era un esperto botanico e di animali. L’artista realizzò una gran parte degli affreschi della loggia.

Il colore e l’illuminazione del Trionfo di Galatea di Raffaello

Galatea di Raffaello è un’opera nella quale prevalgono toni freddi del paesaggio. Le figure in primo piano invece presentano una colorazione più calda. Il mantello rosso e svolazzante indossato da Galatea è la parte più accesa del dipinto. I colori quindi esprimono un’ambientazione mediterranea. Si notano azzurri, rosa, grigi chiari e molto luminosi.

Il mantello dal vivo colore rosso spicca per contrasto di complementarietà sul verde del mare.

Lo spazio

La scena popolata dalle figure mitologiche si risolve interamente in primo piano. Infatti il mare assume un aspetto idealizzato e pare un fondale dipinto sullo sfondo al fine di ambientare l’evento in uno spazio marino.

La composizione e l’inquadratura

Il Trionfo di Galatea è di forma rettangolare e si adatta alla parete che decora. Le opere di Raffaello sono caratterizzate da un rigoroso equilibrio formale. Anche il Trionfo di Galatea quindi presenta i personaggi e le figure della scena attentamente disposte sul piano pittorico. Inoltre la figura avvitata della ninfa e le posizioni delle altre divinità producono un dinamismo compositivo che si ispira forse a rilievi dell’antichità classica romana.

I movimenti dei personaggi raffigurati contribuiscono a creare l’equilibrio formale e l’armonia della composizione. Così il profilo del mantello gonfiato dal vento e dei capelli di Galatea riecheggiano nel gesto della nereide di destra con il braccio sollevato nel tentativo di difendersi dall’aggressione del tritone.

Approfondimento. La villa Farnesina di Roma

Agostino Chigi, un ricco banchiere dell’epoca, commissionò all’architetto Baldassarre Peruzzi il progetto per una villa di delizie. L’edificio fu costruito tra il 1509 e il 1512 su un terreno circondato da giardini. La villa Farnesina si trova tra via della Lungara e il fiume Tevere che percorre Roma. Appena terminata la struttura architettonica gli artisti iniziarono a decorare le stanze. Peruzzi reclutò i migliori artisti presenti a Roma e tra loro vi furono Sebastiano del Piombo e il Sodoma. A Raffaello fu affidato l’affresco di del Trionfo di Galatea destinato al pianterreno della villa.

La loggia 

La Loggia di Galatea è caratterizzata dall’affresco di Raffaello anche se fu affrescata anche da altri artisti. La lunetta, dipinta da Sebastiano del Piombo nell’inverno 1511-1512, sovrasta il Trionfo di Galatea. Sono di questo artista quindi le scene mitologiche dipinte nelle nove lunette che raffigurano scene ispirate alle Metamorfosi di Ovidio. Baldassarre Peruzzi dipinse invece una decima lunetta con una grande testa di giovane. Accanto all’affresco si trova invece quello che raffigura Polifemo anche questo di Sebastiano del Piombo. L’architettura rappresentata e la decorazione del soffitto sono di Baldassarre Peruzzi che nel 1511 dipinse l’oroscopo di Agostino Chigi.

Il progetto probabilmente prevedeva decorazioni sulle pareti con scene tratte dalle storie della ninfa Galatea. Gli affreschi però non furono completati. Le scene mancanti dovevano rappresentare scene importanti della storia poiché quelle che rimangono non rappresentano scene decisive. Rimane quindi il Trionfo di Galatea che Polifemo in alto osserva impotente.

Di epoca successiva, Seicento, sono le decorazioni con paesaggi attribuito al Dughet.

Approfondimento. Raffaello e Margherita Luti

Margherita Luti fece da modella anche per la celebre Fornarina del 1519. Inoltre secondo gli esperti il suoi lineamenti si ritrovano nella Madonna Sistina del 1514 e nel ritratto intitolato La Velata del 1516. Considerando che il Trionfo di Galatea è del 1512, tale dipinto potrebbe essere la prima volta che Raffaello ritrasse la giovane.

Secondo un’ipotesi storica, l’artista e la giovane modella si conobbero proprio mentre Raffaello lavorava all’affresco. Infatti Margherita, per tradizione figlia di un fornaio di Trastevere, consegnava giornalmente il pane. Sembra che Raffaello si fosse talmente innamorato della giovane da chiedere a Agostino Chigi, il committente, di ospitare a Palazzo Margherita.

Approfondimento. La leggenda della visita di Michelangelo

Negli anni di realizzazione della decorazione della Loggia, Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti erano importanti personalità dell’ambiente artistico di Roma. Nel tempo quindi si sono tramandati aneddoti sul loro rapporto professionale. Secondo una leggenda, Michelangelo volle osservare in anticipo l’affresco che Raffaello stava dipingendo. Il maestro di Urbino, però, non permetteva a nessuno di vedere il suo lavoro.

Così, Michelangelo si travestì da mercante e riuscì a introdursi nel palazzo durante una pausa di lavoro. In assenza del maestro e dei suoi aiuti, Michelangelo disegnò sulla parete una grande testa con un pezzo di carbone. Al suo ritorno, Raffaello si accorse che il suo collega si era introdotto nella stanza grazie alla bellezza del disegno. Rispettoso dell’opera di Michelangelo, Raffaello ordinò di non cancellare il disegno.

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Bibliografia

  • Pierluigi De Vecchi, Raffaello, Rizzoli, Milano 1975
  • Sylvia Ferino Pagden, M. Antonietta Zancan, Raffaello. Catalogo completo, Firenze 1989.
  • John Shearman, Studi su Raffaello, edizione italiana a cura di Barbara Agosti e Vittoria Romani, Electa, Milano 2007
  • Paolo Franzese, Raffaello, Mondadori Arte, Milano 2008. ISBN 978-88-370-6437-2
  • Mario Dal Bello, Raffaello. Le madonne, Libreria Editrice Vaticana, 2012, EAN: 9788820987237
  • Antonio Forcellino, Raffaello. Una vita felice, 2 luglio 2009, Laterza, Collana: Economica Laterza, EAN: 9788842087472
  • Eugenio Gazzola, La Madonna Sistina di Raffaello. Storia e destino di un quadro, Quodlibet 2013
  • Claudio Strinati, Raffaello, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, 2016, EAN: 9788809994218
  • Claudio Strinati, Raffaello. Ediz. a colori, 2016, Scripta Maneant, EAN: 9788895847498

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 19 novembre 2021.

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