La Velata di Raffaello Sanzio

La Velata fu così intitolata per via del lungo velo che copre il capo e le spalle della protagonista del ritratto di Raffaello. L’opera non fu in passato attribuita al maestro. Attualmente però un restauro accurato ha permesso di accertare la mano dell’artista di Urbino.

Raffaello Sanzio, La Velata, 1512-1515 circa, olio su tavola, 85 x 64 cm. Firenze, Galleria Palatina

Descrizione. Una giovane con il velo nel ritratto leonardesco di Raffaello

La giovane indicata come La Velata è dipinta contro uno sfondo scuro e monocromatico. Non si individuano tracce di arredi o altri oggetti dietro la protagonista. La giovane indicata come La Velata è raffigurata a mezza figura, cioè dalla vita in su. Il volto è di tre quarti, orientato a sinistra ma lo sguardo è diretto verso il centro. Ha gli occhi  di un intenso colore scuro e la fisionomia di una giovane ventenne. Intorno al collo indossa una collana di perle ambrate.

Lo stato sociale della giovane è indicato oltre che dalla collana anche dai ricami dorati e dal diadema con pendente che indossa. Il gioiello incastonato è composto da un rubino tagliato con forma quadrata e uno zaffiro uniti ad una perla. La sua capigliatura scura e brillante è coperta dal velo che indossa. Il braccio sinistro della protagonista pare appoggiato ad un sostegno e traversa in modo parallelo il bordo inferiore del dipinto. La mano destra della velata è aperta e poggia sul corsetto che stringe la vita.

Interpretazioni e simbologia

Il termine Velata fa riferimento al velo che ricopre dalla testa in giù la protagonista del dipinto. Questo particolare ricorda poi vagamente l’iconografia cristiana della Vergine. Da ricordare che la testa coperta dal velo era tipica delle donne sposate con prole. Probabilmente il gioiello indossato dalla Velata è frutto del dono di finanziamento. Lo stesso oggetto prezioso si ritrova nel ritratto di Maddalena Strozzi Doni e nel dipinto intitolato Fornarina però con una diversa disposizione delle pietre.

I Committenti e la storia espositiva

L’opera fu probabilmente realizzata da Raffaello appena giunto a Roma da Firenze, nel 1512. Il ritratto definito come La Velata non è giudicato dagli storici un ritratto ufficiale. Pare invece l’immagine idealizzata di una giovane donna o la commissione di una nobildonna. Il dipinto si trovava in casa del mercante Matteo Botti a Firenze sul finire del Cinquecento. In tale residenza fu vista da Giorgio Vasari il celebre autore delle prime biografie di artisti. La Velata fu poi trasferita nel 1619 presso la collezione Medici conseguentemente al lascito dell’ultimo erede della famiglia Botti.  Nel 1622 il dipinto fu inventariato presso la galleria di Palazzo Pitti.

La storia dell’opera

La Velata non fu da sempre attribuita a Raffaello. L’ipotesi avanzata che fosse di sua mano fu presto scartata. Nel 1839 lo studioso Passavant attribuì poi il dipinto al maestro considerando la somiglianza della protagonista con la Vergine della Madonna Sistina. Inoltre lo studioso notò anche una certa affinità con una delle Sibille dipinta a Santa Maria della Pace. Sempre il Passavant ipotizzò che si potesse trattare di un ritratto dell’amante di Raffaello conosciuta come la Fornarina, Margherita Luti. I numerosi Restauri e le ridipinture crearono comunque alcuni dubbi negli studiosi dell’800. Si preferì quindi attribuire il dipinto alla Bottega di Raffaello Sanzio. In seguito ad un drastico restauro l’attribuzione al maestro di Urbino è comunemente riconosciuta.

Lo stile La Velata di Raffaello Sanzio

I volumi con i quali Raffaello ha costruito il volto il corpo della Fornarina sono ideali e semplificati. Inoltre il chiaroscuro intenso ma non eccessivamente contrastato enfatizza le forme morbide e volumetriche. La scelta è evidenziata in modo particolare nel gioco di pieghe e volumi della manica destra dell’abito della donna. La manica dell’abito elaborato e prezioso della Velata è stata riprodotta da Raffaello in modo dettagliato e partecipe. Il tessuto di seta è infatti rappresentato con un chiaroscuro che mette in risalto le varie pieghe e la lucentezza del materiale. Anche la camicetta increspata sullo scollo della velata è costruita in modo attento. L’abito presenta una importante scollatura tonda che lascia in vista le spalle e lo scollo della giovane. Nonostante questo il ritratto ha un carattere particolarmente riservato e rispettoso della figura ritratta.

Un ritratto dallo stile leonardesco

Il volto della donna presenta una costruzione formale ideale seppur chiaramente somigliante ad una giovane esistita. Si notano nella costruzione del viso e della capigliatura alcuni elementi stilistici che ricordano La Gioconda di Leonardo da Vinci. Soprattutto le sfumature degli occhi e quelle agli angoli della bocca ricordano gli sfumati del maestro.

Il velo incornicia il volto della protagonista come nelle immagini delle Madonne. Questo accorgimento permette di assegnare una maggiore intensità allo sguardo della giovane. Inoltre costringe l’osservatore a prestare più attenzione al volto della donna. Nel dipinto La Velata l’osservatore è attratto consapevolmente dal gioco del panneggio che riempie la manica sinistra. Questo particolare dell’abbigliamento ricorda lo stesso effetto presente nel ritratto di Baldassarre Castiglione sempre di Raffaello. Nel ritratto è invece la manica di pelliccia a creare un secondo centro di interesse a destra in basso.

Il colore e l’illuminazione

La forte plasticità dei ritratti realizzati da Raffaello prima de la Velata è superata grazie all’uso di una maggiore importanza della luce. La luminosità è infatti diffusa e il dipinto è realizzato con la libertà tecnica che lo rende meno rigido. La manica dell’abito è dipinta con un sottile impasto cromatico di bianchi di varia natura. La luce che illumina il ritratto è morbida e calda. Anche i colori sono armonizzati intorno ad un tono predominante di ocra molto chiaro. Il colore si intensifica nelle decorazioni dorate dell’abito e nell’incarnato tendente al rosa della giovane.

Approfondisci con le altre opere di Raffaello intitolate: Madonna col bambino e San Giovannino, Madona del Cardellino e Sposalizio della Vergine.

Lo spazio

La rappresentazione dello spazio nel dipinto di Raffaello è limitata. La giovane è dipinta contro uno sfondo scuro e privo di forme. La posa della Velata è di tre quarti e contribuisce comunque a modulare la profondità anche grazie alla gradazione luminosa.

La Composizione e l’inquadratura

L’inquadratura de La Velata sembra anch’essa tratta dal dipinto di Leonardo da Vinci.  Anche la posizione e l’orientamento verso sinistra della figura. Lo schema compositivo è triangolare ma l’ampia manica che si espande verso destra rende meno rigida la composizione. Per enfatizzare la linea compositiva ascendente le spalle della Velata sono molto spioventi e parallele alla linea sinuosa del velo.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Raffaello Sanzio, La Velata, sul sito della Galleria Palatina di Firenze.