Leda col cigno di Jacopo Tintoretto

Tintoretto ha dipinto la sua versione di Leda col cigno. Da alcuni critici questo dipinto è considerato una lettura bizzarra del mito considerando che l’ancella conduce il cigno da Leda, all’interno di una gabbia.

Jacopo Tintoretto, Leda col cigno, 1570-1575 circa, olio su tela, 162 x 218 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi

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Indice

Descrizione di Leda col cigno di Jacopo Tintoretto

Leda è nuda e distesa sopra il suo letto, si trova in primo piano, e occupa la parte destra del dipinto. Con il suo braccio sinistro trattiene il cigno che si trova a terra, verso l’angolo di destra in basso. Un cagnolino cerca di saltare sul letto ai suoi piedi. Leda è distesa sopra ad un telo che copre dei morbidi e voluminosi cuscini.

Sopra Leda cala una pesante tenda rossa dai vaporosi e ampi panneggi. Si tratta, forse, della cortina che ricopre come un baldacchino il letto. Leda indossa unicamente i suoi gioielli. Al collo porta una collana di perle, poi, degli orecchini e un Diadema sempre di perle e gioielli. Il suo volto è sereno e abbozza un sorriso malizioso. Alla sinistra si trova l’ancella che trattiene ancora la gabbia di legno con la quale ha portato il cigno alla sua padrona. Sul fondo della stanza si intravede una gabbia con un pappagallo e il muro, in ombra.

Interpretazioni e simbologia di Leda col cigno di Jacopo Tintoretto

Nell’arte del Rinascimento i nudi spesso vengono giustificati come rappresentazioni di miti e divinità. Famosa è la Venere di Urbino di Tiziano Vecellio.

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L’artista e la società. La storia dell’opera Leda col cigno di Jacopo Tintoretto

Leda col cigno di Tintoretto fu, forse, frutto della collaborazione con gli artisti di bottega. L’artista realizzò quest’opera nel periodo della sua maturità tarda. Infatti, il tema di questo dipinto era già stato affrontato da Tintoretto precedentemente.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.

Lo stile di Leda col cigno di Jacopo Tintoretto

La posizione dell’ancella è particolarmente innaturale e crea una torsione verso la figura di Leda. Questa posizione si può considerare manierista così come anche l’arte di Tintoretto. La Leda è rappresentata in modo molto plastico, sebbene non vi siano particolari rilevanze muscolari.

Anche i panneggi che sono posti sotto il corpo di Leda hanno lo stesso tipo di modellato sensuale. Sopra di lei, dall’alto a destra scende una tenda molto pesante di colore rosso scuro con ampie pieghe che cadono sul pavimento.

Il colore e l’illuminazione

Il colore di tutta la composizione tende al rosso e raggiunge la sua massima saturazione nella tenda e nel grembiule dell’ancella. Anche il corpo di Leda riceve, nelle parti in ombra bagliori di colore rosso. Le altre parti del dipinto sono colorate con toni tendenti al grigio verde, complementari al rosso, ma non di intensità tale da creare un forte contrasto.

L’illuminazione è diretta verso la figura di Leda che è completamente illuminata centralmente. Anche il cigno viene rivelato da questo raggio luminoso che scivola anche sulle pieghe del tendaggio. Una parte di luce lambisce anche la figura dell’ancella posta sulla sinistra. Sempre la luce modella la gabbia di legno tenuta dell’ancella punto in basso, in ombra, un gattino e un’anatra si confrontano tra le sbarre della gabbia. Intorno è più scuro e la stanza rimane avvolta dall’ombra che invade l’interno del baldacchino e lo sfondo.

Lo spazio

Lo spazio viene descritto attraverso la sovrapposizione dei piani e dei corpi. In primo piano si trova il cigno e arretrata, di poco, Leda che lo trattiene. Quindi sulla sinistra, poco prima della grande tenda che cade dall’alto, si trova in piedi l’ancella con la gabbia del cigno. A dimensionare la stanza, almeno in profondità è il muro sul fondo e di lato, a sinistra. La composizione è orizzontale e risente fortemente della linearità obliqua che crea il corpo di Leda. Questa diagonale corre poco sotto la diagonale del dipinto che va da destra in alto in basso a sinistra.

Una diagonale contraria corre lungo il cigno è lungo il torso dell’ancella chinata sulla gabbia verso sinistra. Nel dipinto si trovano poche linee orizzontali e verticali. Anche la gabbia è disegnata di traverso. Le sole verticali sono rappresentate dalle aste di legno di questa struttura, da qualche linea del fondo della porta e del muro. Tutto concorre a creare una composizione mossa e tendente alla linea obliqua. Una parabola curva viene costruita dal corpo dell’ancella chinata. Si può trovare una parabola opposta dal piede destro di Leda per comprendere tutto il profilo destro fino ad arrivare alla sua capigliatura.

Nel dipinto si vede Leda nuda, posta in diagonale verso la parte destra del dipinto. Nella parte sinistra l’ancella è chinata sulla gabbia che è servita per portare il cigno nella stanza di Leda.

Approfondimento. Una stravagante metamorfosi

di Anna Maria Nosotti

E’ ampiamente risaputo che Zeus avesse un debole per le belle donne, ma aveva altresì una moglie terribilmente gelosa. Perciò, per portare a termine le sue conquiste amorose, non esitava a travestirsi e addirittura a trasformarsi, come narra questo mito, di cui ci parla anche Ovidio nelle sue Metamorfosi ( VI, vv.109 sgg.)

Zeus, innamoratosi di Leda (figlia di Testio ed Euritemide, e moglie del re di Sparta Tindaro), si trasformò in un cigno per sedurla, mentre lei si trovava sulle rive del fiume Eurotae; una volta ottenuta la sua attenzione, si accoppiò con lei. Successivamente la donna depose un uovo, che schiudendosi lasciò uscire i figli Elena e Polluce; la stessa notte giacque anche con il marito Tindaro, per cui in seguito diede alla luce Castore e Clitennestra (e anche a proposito di questi 4 figli, i miti si sprecano…)

Esistono però alcune variazioni del mito, perché alcuni autori ritengono che solo Elena sia di origine divina, mentre Polluce, Castore e Clitennestra fossero figli di Tindaro. Altri tramandano che le uova deposte fossero due e che dalla prima nacquero Castore e Clitennestra come figli di Tindaro e di stirpe mortale, mentre dalla seconda Polluce ed Elena, figli di Zeus.

Invece, secondo alcuni pittori italiano del rinascimento ( come Francesco Melzi, 1505 circa) Leda depose subito quattro uova, da cui nacquero tutti i suoi figli.

Molti pittori e scrittori quindi illustrarono questo stravagante mito: fra i primi ricordiamo Leonardo, Michelangelo, Correggio, il Ghirlandaio, Géricault, Dalì, Lanteri e le opere letterarie di G.D’annunzio (la Leda senza cigno) ed Yeats.

La domus di Leda e il cigno
La domus di Leda e il cigno

Nel 2018, a Pompei è stata ritrovata una pittura muraria in una casa, detta appunto La domus di Leda e il cigno: la scena è fortemente sensuale e forse rimanda a miti precedenti ad Ovidio, in cui il cigno rappresenta la forza vivifica del sole e Leda l’essere femminile primordiale.

Consulta anche le pagine: Arte e teatro, Arte e femme fatale, Arte e eros, Arte e amore, Arte e letteratura, Le streghe nell’arte, Arte e bellezza femminile, La Bibbia nell’arte

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Leggi gli altri contributi di Anna Maria Nosotti: Arte e femme fatale, Arte e teatro, La Divina Commedia nell’arte, Ritratti di Dante Alighieri, Il diavolo nell’arte, Le Metamorfosi di Ovidio

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Bibliografia

  • Paola Rossi, Tintoretto, Giunti Editore, Dossier d’art, 2018, EAN: 9788809987937

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 30 luglio 2022.

Approfondisci la lettura consultando le schede delle altre opere di Tintoretto intitolate:

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