Chez la modiste di Edgar Degas documenta le visite dell’artista al famoso atelier di Parigi insieme all’amica pittrice Mary Cassat.
Edgar Degas, Chez la modiste, 1882, olio su tela, 67 x 52 cm. Parigi, museé d’Orsay
L’opera Chez la modiste (Dalla modista) di Edgar Degas è un dipinto a olio su tela realizzato tra il 1905 e il 1910, custodito presso il Musée d’Orsay di Parigi. Questo lavoro tardivo testimonia il profondo e duraturo interesse del maestro impressionista per il mondo del lavoro femminile e per la vita quotidiana della Parigi della Belle Époque, esplorati attraverso inquadrature audaci e una personalissima ricerca formale.
Indice
Descrizione di Chez la modiste di Edgar Degas
Il dipinto mostra l’interno di un negozio di cappelli, un atelier di modisterìa molto comune nella Parigi di fine Ottocento e inizio Novecento. In primo piano, lungo la diagonale del piano, che sale dall’angolo a destra, si osservano le creazioni del negozio: cappelli vistosi, pagliette decorate con nastri, piume e fiori artificiali. Nella parte superiore, una figura femminile, parzialmente tagliata fuori dall’inquadratura, si muove all’interno dell’ambiente. I lineamenti del volto non sono definiti chiaramente, ma i suoi gesti suggeriscono l’atto tipico del mestiere, come il sistemare i dettagli di una creazione. A sinistra, invece, una cliente vestita di rosa si specchia per provare un cappellino. L’intera scena appare come un’istantanea colta di sorpresa, priva di pose ufficiali, che restituisce il senso del movimento e della fugacità del momento.
Interpretazioni e simbologia di Chez la modiste di Edgar Degas
In quest’opera il soggetto della modista non è un semplice ritratto, ma diventa il pretesto per esplorare la condizione sociale delle donne lavoratrici e la futilità elegante della moda borghese. I cappelli esposti, con le loro forme stravaganti, simboleggiano la vanità e il gusto estetico di un’epoca, ma racchiudono anche il duro lavoro invisibile delle artigiane che li creavano. Degas non idealizza la scena; al contrario, analizza l’attività umana con l’occhio distaccato e analitico di un osservatore sociale. La scelta di nascondere o tagliare il volto della protagonista accentua il senso di alienazione e focalizza l’attenzione sulla natura ripetitiva e specializzata della sua occupazione. A sinistra, Degas ha dipinto la figura di una cliente che potrebbe essere la sua amica e pittrice Mary Cassatt.
I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione
L’opera fa parte della produzione tarda e privata di Degas, non legata a una committenza pubblica o ufficiale. È rimasta nello studio dell’artista fino alla sua morte ed è passata attraverso celebri collezioni private e gallerie (come quella di Ambroise Vollard) prima di entrare a far parte delle collezioni nazionali francesi. Destinato originariamente al Museo del Louvre, il dipinto è stato successivamente trasferito ed è oggi esposto in modo permanente al Musée d’Orsay di Parigi, integrandosi nel percorso dedicato ai grandi maestri della seconda metà dell’Ottocento.
L’artista e la società. La storia dell’opera Chez la modiste di Edgar Degas
Degas ha frequentato e ritratto i laboratori delle modiste a partire dagli anni ottanta dell’Ottocento, spesso accompagnato dall’amica e collega Mary Cassatt. Questa specifica tela, catalogata con il numero d’inventario RF 37073, è stata eseguita negli ultimi anni di attività del pittore, indicativamente tra il 1905 e il 1910. In questa fase avanzata della sua vita, l’artista stava progressivamente perdendo la vista, un fattore che lo spinse a modificare radicalmente il proprio approccio stilistico verso forme più sintetiche, contorni meno definiti e una materia pittorica più densa e pastosa.
Il parere dell’esperto
I critici d’arte evidenziano come la serie delle modiste esprima al massimo livello l’abilità di Degas nel combinare realismo documentario e astrazione geometrica. Gli storici dell’arte sottolineano che la commessa viene tagliata nell’inangolo della scena e il suo volto è reso quasi illeggibile, una scelta radicale che spezza le convenzioni del ritratto accademico e trasforma la figura umana in un elemento puramente compositivo. L’opera viene esaltata come un esempio di “pittura fotografica”, in cui lo spazio della tela risponde alle logiche dell’inquadratura moderna e dell’istantanea dinamica.
Contesto storico
La Parigi a cavallo tra i due secoli era la capitale mondiale della moda e del lusso. I negozi di modiste e le grandi boutique rappresentavano i nuovi templi del consumo borghese, celebrati dalla letteratura coeva (come nei romanzi di Émile Zola). Al contempo, questo sviluppo economico poggiava sul lavoro di una vasta classe operaia e artigianale femminile, le cui lunghe giornate lavorative e le cui tutele minime costituivano il retroscena meno visibile, ma costantemente osservato dagli artisti più attenti alle dinamiche sociali della modernità.
Contesto artistico
Pur essendo annoverato tra i fondatori dell’Impressionismo, Degas preferiva definirsi un “realista”. A differenza di Monet o Renoir, non amava dipingere en plein air e prediligeva gli spazi chiusi e illuminati artificialmente, come i teatri dell’opera, le sale da ballo, le stirerie e, appunto, i negozi di cappelli. Chez la modiste riflette questa urgenza di cogliere la vita moderna nel suo farsi, influenzata fortemente dallo sviluppo della fotografia e dalla diffusione delle stampe giapponesi ukiyo-e, note per i loro punti di vista asimmetrici e ribassati.
Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.
Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.
Lo stile di Chez la modiste di Edgar Degas
Lo stile di questa tela tarda si distacca dalla precisione grafica delle prime opere di Degas per abbracciare un linguaggio sintetico, espressionista e vibrante. Le forme perdono il loro contorno netto per fondersi con lo spazio circostante. La stesura del colore diventa secca e stratificata, quasi graffiata, risentendo della lunga sperimentazione dell’artista con la tecnica del pastello. L’opera emana un senso di non-finito (non-finito deliberato) che anticipa molte delle ricerche delle avanguardie storiche del Novecento.
La tecnica di Chez la modiste di Edgar Degas
Il dipinto è realizzato a olio su tela. Negli ultimi anni di produzione, Degas applicava i colori a olio in strati successivi, talvolta raschiandoli o sovrapponendoli in grumi densi per ottenere effetti materici unici. La scarsa visibilità da cui era affetto lo portava a lavorare molto sulla consistenza fisica del pigmento, stendendolo con pennellate rapide, larghe e corpose che lasciano visibile la trama della tela sottostante e la direzione del gesto impresso dalla mano.
Il colore e l’illuminazione
La tavolozza cromatica è dominata da un contrasto sofisticato tra tonalità calde e fredde, grigie e nere. Gli sfondi si assestano su toni neutri, bruni o ocra, studiati per far risaltare le macchie di colore acceso dei cappelli e dei tessuti in mostra. La luce non è diffusa e naturale, ma proviene frontalmente da una fonte interna e direzionata, tipica degli ambienti chiusi. Questa illuminazione non crea ombre profonde ma mette in evidenza i materiali dei nastri e delle paglie, strutturando l’atmosfera intima dell’atelier.
Lo spazio
Lo spazio interno è compresso e ridefinito attraverso una prospettiva schiacciata e un punto di vista insolito, fortemente ravvicinato. Degas elimina ogni senso di spazialità grandiosa o monumentale; l’osservatore si trova proiettato direttamente all’interno del negozio, quasi a ridosso del tavolo da esposizione. Questo espediente genera un forte senso di immediatezza e di coinvolgimento emotivo, facendo percepire l’ambiente come un luogo vivo, ristretto e saturo di oggetti.
La composizione e l’inquadratura
La struttura geometrica della composizione è rigorosa ma apparentemente casuale, basata su linee diagonali che tagliano la tela. Il tavolo curvo della modista e l’asta attorcigliata e verticale dell’espositore che guidano l’occhio del pubblico attraverso i diversi elementi esposti. La sagoma dei cappelli che sembrano fluttuare nello spazio. Il taglio asimmetrico e l’inquadratura che recide parzialmente il corpo della figura umana rompono l’equilibrio della pittura tradizionale, conferendo all’opera quel ritmo dinamico e quell’andamento da “scatto rubato” che rendono Degas uno dei più grandi innovatori della visione moderna.
Confronti: Chez la modiste del 1882, custodita al The Metropolitan Museum of Art di New York

Il confronto con la celebre versione di Chez la modiste (At the Milliner’s) del 1882, custodita al The Metropolitan Museum of Art, New York, evidenzia l’eccezionale evoluzione stilistica e formale intrapresa da Degas nell’arco di vent’anni. Se nel dipinto di Chicago la scena conserva un rigore grafico nitido, con una descrizione definita e un’inquadratura ravvicinata ma geometricamente controllata in cui la cliente (spesso identificata con Mary Cassatt) prova un cappello davanti a uno specchio, la tela tarda del Musée d’Orsay dissolve ogni traccia di precisione lineare.
Alla tavolozza luminosa e ai contrasti cromatici brillanti della versione americana si sostituisce a Parigi una stesura pastosa, quasi fusa, dove i contorni svaniscono a favore di una sintesi espressionista che rasenta l’astrazione. Mentre l’opera di Chicago cattura un momento di interazione mondana ed elegante della Parigi borghese ancora ancorato alla narrazione realista, la versione d’Orsay trasforma il medesimo soggetto in un’esplorazione intima, atmosferica e quasi spettrale dello spazio, in cui la figura e gli oggetti sembrano emergere e riassorbirsi nella densità stessa del colore.
Edgar Degas (Parigi 1834–1917), At the Milliner’s, 1882, 76,2 x 86,4 cm. New York, The Metropolitan Museum of Art, Object Number: 29.100.38, H. O. Havemeyer Collection, Bequest of Mrs. H. O. Havemeyer, 1929
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Bibliografia
- Paul Valéry, Degas danza disegno, Curatore: B. Dal Fabbro, SE, Collana: Testi e documenti, 2015, EAN: 9788867231461
- Alessandra Borgogelli, Degas, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, 2017, EAN: 9788809994294
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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 31 ottobre 2026.
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