L’assenzio di Edgar Degas

L’assenzio di Edgar Degas è un noto dipinto dell’artista francese conosciuto anche come I bevitori di assenzio che documenta una triste realtà dell’epoca.

Edgar Degas, L’assenzio (L’absinthe), 1875 – 1876, olio su tela, 92×68 cm. Parigi, Museo d’Orsay

Indice

Descrizione de L’assenzio di Edgar Degas

Due avventori sono seduti ai tavolini di un caffè. La protagonista è una giovane donna vestita con pesanti abiti che la coprono totalmente e un cappellino alla moda. Un paio di scarpette decorate con fiocchi bianchi spuntano poi dal bordo inferiore della gonna. Sul tavolino, di fronte alla protagonista, è posato un calice che contiene una bevanda di colore giallo chiaro. Nel tavolino di sinistra si trova poi una bottiglia trasparente e vuota posata su un vassoio di metallo. Accanto alla donna, a destra, un uomo in abiti scuri fuma da una pipa e guarda oltre il bordo del dipinto. Dietro i due personaggi si riflettono sullo specchio le loro ombre.

La bevitrice sembra persa nel vuoto e mostra un’espressione triste e sofferente. Anche la sua posizione suggerisce abbandono e depressione. Infatti il busto è leggermente piegato in avanti e le spalle sono cadenti.

Infine in primo piano sul tavolino di sinistra si legge la firma dell’artista scritta in prossimità dell’archetto di un violino. Inoltre un giornale arrotolato intorno ad un bastone di lettura è poggiato tra i piani dei due tavolini.

Interpretazioni e simbologia de L’assenzio di Edgar Degas

Edgar Degas non si limitò alla rappresentazione di natura e paesaggi come molti artisti impressionisti. L’artista infatti è noto per i suoi dipinti che ritraggono le ballerine nei teatri. Altra sua passione furono anche i cavalli che diventarono soggetto delle opere. Il dipinto intitolato L’assenzio, conosciuto anche come I bevitori di assenzio, ritrae invece gli avventori di un caffè parigino. L’artista inoltre dipinse la vita cittadina e molti interni di locali nei quali si svolgevano spettacoli e ritrovi mondani.

La vita sociale e mondana dei Parigini si svolgeva al chiuso di locali notturni o dei Cafè. Inoltre gli stessi artisti erano soliti ritrovarsi per discutere all’interno di questi locali dove si portava avanti quindi la vita artistica e culturale. Il locale rappresentato è il celebre “La Nouvelle Athènes”, situato in place Pigalle a Parigi molto frequentato dalla comunità bohème della città.

L’opera nella cultura del tempo

La critica ha avvicinato il dipinto di Degas all’opera letteraria di Emile Zola intitolata Assommoir (L’Ammazzatoio), scritta qualche anno dopo. Fu lo stesso scrittore a confessare all’artista di aver descritto nelle pagine alcuni suoi dipinti. Nel racconto Zola descrive la condizione degradata del proletariato di Parigi. La protagonista è Gervasia un donna vittima dell’alcol che frequenta l’Assommoir.

I due protagonisti del dipinto erano conoscenti di Degas. Si tratta infatti di Ellen André un’attrice e modella di artisti e di Marcellin Desboutin, pittore e incisore. I due personaggi si lamentarono con l’artista perchè tale ruolo intaccava la loro reputazione. Degas dichiarò così pubblicamente che i due non erano alcolisti.

L’assenzio

Il secondo titolo dato al dipinto indica i protagonisti come bevitori di assenzio, una sostanza alcolica molto diffusa alla fine dell’Ottocento. Il liquore ad alta gradazione era un macerato di varie erbe tra le quali l’assenzio maggiore (Artemisia absinthium). Il medico francese Pierre Ordinaire fu l’inventore della bevanda che divenne in seguito nota anche con il soprannome di Fée Verte (la Fata Verde) per via del suo colore. Ordinaire fuggì in Svizzera, a Couvet nel 1792 per via della Rivoluzione francese e in questa località si iniziò a produrre la bevanda come rimedio per vari mali.

Molte distillerie iniziarono così a distillare il macerato che divenne una bevanda alla moda sul finire dell’Ottocento. Infatti i consumatori erano soliti accompagnare il consumo con riti sociali e varie modalità. Normalmente si serviva con una zolletta di zucchero e acqua ghiacciata. Lo zucchero era posto sopra il calice e diluito lentamente con l’acqua. Questo metodo rendeva la bevanda bianca e lattiginosa sprigionando gli aromi dei componenti vegetali.

Il basso costo della sostanza ne favorì presto una grande consumazione e l’alcolismo diventò una piaga nazionale. Le preoccupazioni dei produttori di alcolici di qualità e delle amministrazioni pubbliche portarono così alla proibizione dell’uso di assenzio nel 1915.

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I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

Il dipinto partecipò alla seconda esposizione impressionista del 1876 con il titolo di Dans un café. Un capitano inglese di nome Henry Hill la acquistò esponendola nella sua abitazione a Brighton. Hill morì nel 1892 e la famosa casa d’aste Christie’s vendette il dipinto per 150 sterline. L’assenzio nel 1893 passò poi in altre collezioni, Arthur Kay di Glasgow, Martin et Camentron di Paris e di Alexandre Reid. Il conte Isaac de Camondo di Parigi acquistò poi l’opera nel 1893 e nel 1911 la donò al Comune di Parigi che la destinò al museo del Louvre fino al 1947. Passò poi alla galerie du Jeu de Paume. Infine nel 1986 l’opera giunse al Musée d’Orsay al momento della sua costituzione.

L’artista e la società. La storia dell’opera L’assenzio di Edgar Degas

Degas, nato nel 1834, realizzò la sua opera tra il 1875 – 1876, al’età di circa 41 – 42 anni. Espose quindi il dipinto alla seconda mostra impressionista con il nome di Dans un café. Nel 1892, in seguito alla vendita all’asta di Christie’s alcuni galleristi londinesi indicarono il dipinto come L’assenzio per sottolineare l’aspetto più crudo e realistico dell’opera. Infatti la dipendenza dalla bevanda aveva creato molti problemi a Parigi, soprattutto tra la gente del popolo.

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Lo stile de L’assenzio di Edgar Degas

Edgar Degas fece parte del gruppo impressionista. In questo dipinto inoltre si coglie una forte componente realista che descrive la cruda realtà dei bevitori di assenzio. Anche l’inquadratura fotografica e lo scorcio dei tavolini in primo piano crea l’illusione all’osservatore di essere inserito nella scena. Inoltre l’inquadratura decentrata si ispira alla composizione delle stampe giapponesi molto diffuse all’epoca a Parigi.

La tecnica

L’assenzio è un dipinto ad impasto di colori ad olio stesi su una tela di 92×68 cm.

Il colore e l’illuminazione

Degas utilizzò una tavolozza di colori grigi e più scuri sugli abiti dei personaggi. Inoltre la struttura cromatica dell’opera è organizzata su fasce oblique alternate. Dal basso si trova la zona chiara del tavolino in primo piano e del pavimento. Quindi, salendo, si trova la fascia più scura, sotto i piani di appoggio, con le ombre e gli abiti. Poi nuovamente i toni più chiari dei tavolini. Ancora i colori scuri della boiserie e del vestito dell’uomo. Infine la fascia superiore rappresentata dallo specchio che riflette le luci dell’ambiente. I forti contrasti di luminosità che organizzano la composizione si ritrovano nell’abito della donna contro lo schienale del sedile.

Lo spazio

La costruzione dello spazio ricorda una ripresa fotografica. Infatti sono soprattutto i piani dei tavolini fortemente in prospettiva a destra che proiettano l’osservatore nell’ambiente chiuso del caffè. Inoltre i tavoli ai quali siedono i bevitori sono rigorosamente prospettici e la loro obliquità crea una decisa profondità dello spazio. Degas però non ottenne questo risultato grazie all’osservazione dal vero ma progettò attentamente l’opera in atelier.

La composizione e l’inquadratura

Il dipinto di Degas presenta una forma rettangolare sviluppata in altezza. Inoltre l’inquadratura è decentrata e taglia la mano dell’uomo. La struttura compositiva fu attentamente equilibrata da Degas che considerò anche il peso degli spazi vuoti tra le figure. Infine la composizione presenta un andamento obliquo che sale da sinistra in basso e imprime una forte dinamicità all’opera.

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Bibliografia

  • Paul Valéry, Degas danza disegno, Curatore: B. Dal Fabbro, SE, Collana: Testi e documenti, 2015, EAN: 9788867231461
  • Alessandra Borgogelli, Degas, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, 2017, EAN: 9788809994294

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 2 luglio 2020.

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