Ritratto di Dante Alighieri di Sandro Botticelli

Il Ritratto di Dante Alighieri di Sandro Botticelli ci restituisce l’immagine del sommo poeta interpretata dal maestro del Rinascimento.

Sandro Botticelli, Dante Alighieri, tempera su tela, 1495, Ginevra, collezione privata, Dr. Bodmer

Indice

Descrizione del Ritratto di Dante Alighieri di Sandro Botticelli

Dante Alighieri è raffigurato di profilo e indossa gli abiti di colore rosso che solitamente lo identificano. Inoltre sul capo porta una corona di alloro.

Interpretazioni e simbologia del Ritratto di Dante Alighieri di Sandro Botticelli

La corona di foglie che indossa Dante Alighieri nel ritratto di Sandro Botticelli è realizzata con un rametto di alloro. Nel Medioevo questo attributo era considerato un simbolo di trionfo della poesia e quindi usato per incoronare i grandi poeti.

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L’opera si trova presso una collezione privata di Ginevra.

L’artista e la società. La storia del Ritratto di Dante Alighieri di Sandro Botticelli

Il Ritratto di Dante Alighieri di Sandro Botticelli risale al 1495.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.

Lo stile del Ritratto di Dante Alighieri di Sandro Botticelli

Sandro Botticelli fu un artista del primo Rinascimento che utilizzò la linea di contorno come prevalente mezzo espressivo. Le figure sono solitamente idealizzate come anche l’immagine di Dante Alighieri.

La tecnica del Ritratto di Dante Alighieri di Sandro Botticelli

Il Ritratto di Dante Alighieri è una tempera su tela.

Il colore e l’illuminazione

I colori del ritratto sono caldi e brillanti. Spicca inoltre il rosso degli abiti di Dante messo in risalto dalla corona di alloro scura e dalla cuffia bianca.

Lo spazio

Il profilo di Dante si staglia contro uno sfondo ideale e privo di dettagli.

La composizione e l’inquadratura

Il mezzo busto di Dante è raffigurato di profilo e ricorda le raffigurazioni degli imperatori raffigurati sulle medaglie antiche.

Approfondimento. Il volto di Dante

di Anna Maria Nosotti

Nel 1550, Giorgio Vasari racconta che “Poiché Botticelli era un uomo dotto, scrisse un commento su una parte del poema di Dante e, dopo aver illustrato l’Inferno, stampò l’opera“. Vasari ritiene che i disegni di Botticelli ornassero l’ edizione della”Divina Commedia” pubblicata a Firenze nel 1481 con il commento di Cristoforo Landino. L’artista dipinse anche questo ritratto del poeta, probabilmente per adornare la biblioteca di uno studioso. Questi due progetti riflettono la rinascita dell’interesse per Dante nella Firenze di fine Quattrocento.

Mentre gli artisti precedenti avevano decorato i manoscritti della Divina Commedia di solito con piccole immagini di alcune scene chiave che apparivano sulla stessa pagina del testo, Botticelli pensava di illustrare ogni canto. Inoltre, i disegni dovevano essere molto grandi, disposti orizzontalmente (a differenza della maggior parte dei libri) e riempire l’intero lato liscio della pergamena.

Inoltre, un autore anonimo, scrivendo intorno al 1540, ci informa che Botticelli “dipinse e illustrò un Dante su pelle di pecora per Lorenzo di Pierfrancesco de ‘Medici [che possedeva anche la Primavera], ritenuto qualcosa di meraviglioso”.

I modelli dell’iconografia tre-quattrocentesca

Ma torniamo al nostro ritratto: si tratta sicuramente della più nota immagine del poeta. E come ci appare Dante in quest’opera? Naso adunco, mento prominente, tratti spigolosi: il personaggio raffigurato in questo dipinto ha un profilo inconfondibile . Insomma, si tratta del Dante dei ricordi scolastici di tutti noi, anche se sicuramente nella raffigurazione del sommo poeta, Botticelli si ispira ai modelli tramandati dall’iconografia tre-quattrocentesca, a partire dall’affresco di scuola giottesca della cappella del Bargello.

Ma qual era l’esatto aspetto dell’Alighieri? Ecco come lo descrive Boccaccio, nel “Trattatello in laude di Dante”.

Fu adunque questo nostro poeta di mediocre statura, e, poi che alla matura età fu pervenuto, andò alquanto curvetto, e era il suo andare grave e mansueto, d’onestissimi panni sempre vestito in quell’abito che era alla sua maturità convenevole. Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso.

I due ritratti hanno certamente dei punti in comune. Ma il particolare più significativo dell’opera botticelliana è sicuramente la corona di alloro che simboleggia la gloria poetica di cui Dante auspica il conferimento in apertura al Paradiso.

O buono Appollo, a l’ultimo lavoro
fammi del tuo valor sì fatto vaso,
come dimandi a dar l’amato alloro.

Infino a qui l’un giogo di Parnaso
assai mi fu; ma or con amendue
m’è uopo intrar ne l’aringo rimaso.

Consulta anche la pagina: Ritratti di Dante Alighieri

Leggi gli altri contributi di Anna Maria Nosotti: Arte e femme fatale, Arte e teatro, La Divina Commedia nell’arte, Ritratti di Dante Alighieri, Il diavolo nell’arte

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Bibliografia

  • Aby Warburg, Botticelli, 2003, 2016, Abscondita Collana: Miniature, EAN: 9788884165770
  • Carlo Bo, Botticelli, 2003, Rizzoli Skira Corriere della Sera Collana: I classici dell’arte, EAN: 5000000159960
  • Guido Cornini, Botticelli, 2016, Giunti Editore Collana: Dossier d’art, EAN: 9788809994249

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 3 agosto 2021.

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