La Primavera di Sandro Botticelli. Una raffinata allegoria della bellezza neoplatonica

Il dipinto di Sandro Botticelli venne intitolato La Primavera da Vasari, autore delle prime biografie degli artisti italiani del Rinascimento.

Sandro Botticelli, La Primavera, 1475-1486, tempera su tavola, cm 203 x 314. Firenze, Galleria degli Uffizi

La primavera fu il titolo che diede vasari al dipinto di Botticelli

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Gli storici attribuiscono la commissione de La Primavera di Sandro Botticelli a Lorenzo di Pierfrancesco, cugino di Lorenzo il Magnifico. Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco erano proprietari della Villa di Castello.

Fu Vasari, lo storico del Cinquecento, che scrisse le biografie di molti artisti, a titolare quest’opera “La Primavera”.

colori brillanti e delicati contro un fondale naturale scurissimo

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La Primavera del Botticelli sembra mettere in scena dei personaggi, dipinti a tinte vive e chiarissime, contro un fondale e un palco scurissimi. Spicca il rosso delle vesti di Mercurio e Venere, ben chiaroscurato con ombre colorate e non annerite. Il resto dei toni, tranne i frutti arancione degli alberi e i fiori in basso, sono freddi e azzurrini. Zefiro, azzurro, sulla destra, è chiaroscurato con toni profondi in blu di prussia con luci turchesi e rosa nelle parti più chiare.

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La luce del paesaggio, rivelata dal cielo che si intravede tra il fogliame, è cristallina e fredda. Le figure in primo piano sono illuminate in modo frontale quasi prive di ombre, sembrano emanare una luce chiara dal loro superficie. La direzione dell’illuminazione si apprezza sui panneggi rossi di Mercurio e Venere che sono chiaroscurati con un’ombra colorata sulla destra. Zefiro, sulla destra, è il personaggio più volumetrico, dipinto con un discreto contrasto chiaroscurale. Anche i fiori spiccano contro il prato sicurissimo e sembrano fosforescenti.

le divinità raffigurate ne la primavera si mostrano davanti allo spettatore in pose eleganti e sofisticate

Botticelli, per la Primavera, crea una composizione orizzontale e distribuisce su di un unico piano le figure mitologiche. Si crea, così, una scansione ritmica, elegante e movimentata. Al centro del campo geometrico dell’opera non corrisponde alcun personaggio. La Venere si trova in posizione leggermente arretrata rispetto agli altri personaggi. È dipinta contro un frascame nero che si apre con un fondo merlettato formando una nicchia semicircolare che ricorda un abside. Questo espediente e lo sguardo della Venere, diretto verso l’osservatore, la rendono il centro psicologico della Primavera botticelliana.

Lo spazio della Primavera di Sandro Botticelli è fortemente contratto nel primo piano. Le figure sono disposte come su di un palcoscenico e sono distribuite nella profondità un metro. Infatti, la vicinanza dei personaggi e la mancanza di prospettiva di grandezza limitano lo spazio al primo piano della Primavera del Botticelli. L’ambiente è descritto da alberi e vegetazione in controluce  fortemente appiattita. In primo piano le erbe di fiori paiono decorazioni di una carta da parati.

i personaggi sono disegnati da una linea morbida che crea un contorno delicato

È evidente che Botticelli con la Primavera vuole celebrare un ideale di bellezza classico ed elegantemente lineare che, secondo storici e critici, deriva dalle ricerche di Filippo Lippi. Questo “linearismo” lo si trova espresso nel massimo delle sue possibilità nei veli delle tre grazie e nel velo di Flora. Le parti nude dei corpi sono dipinte con una sintesi morbida e dal colore quasi marmoreo. Anche Mercurio è modellato come un adolescente dalla muscolatura leggera e in riposo aggraziato. I corpi sembrano avere una consistenza gommosa privi di una struttura ossea. Le figure femminili hanno pose eleganti e il capo graziosamente declinato. La Venere, che pare una Madonna in attesa, assume una posa che si riassume nella elegante linea ad “S”.

L’Interpretazione contemporanea del dipinto di Sandro Botticelli, La Primavera, la considera un’allegoria. Il dipinto rappresenta il regno di Venere secondo iconografia neoplatonica del filosofo Marsilio Ficino. Intorno alla Corte dei Medici si erano raccolti alcuni intellettuali che condividevano le idee del filosofo e del poeta Poliziano.

In generale, la riscoperta del mondo classico, portò gli autori a interpretare i miti greci e romani con forme a loro contemporanee. La figura maschile di sinistra, secondo interpretazione neoplatonica, potrebbe essere il giovane Mercurio, dai calzari alati, che con il caduceo allontana le nubi. Al suo opposto, a destra, Zefiro insegue la ninfa Clori che si tramuta in Flora e sparge i fiori sul mondo. Quasi al centro del dipinto, in alto, si trova la Venus Humanitas che suscita passioni terrene nelle persone e trasforma in attività contemplativa. Le tre fanciulle danzanti sono le Tre Grazie. Cupido volteggia, bendato, sopra Venere.

Visita il sito della Galleria degli Uffizi di Firenze.

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