Narciso di Caravaggio

Narciso di Caravaggio raffigura il personaggio mitologico, figlio della ninfa Liriope e del dio fluviale Cefiso, condannato a un drammatico destino.

Caravaggio, Narciso, tra il 1597 e il 1599, olio su tela, 112 x 92 cm. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica.

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Interpretazioni e simbologia di Narciso di Caravaggio

La fonte letteraria del mito che racconta la vicenda di Narciso sono Le Metamosfosi di Ovidio, Libro III, vv. 339-510. Inoltre Caravaggio ebbe probabilmente modo di consultare le volgarizzazioni aggiunte nel Rinascimento.

Caravaggio interpretò il mito classico dipingendo il giovane con abiti del Seicento.

La postura di Narciso e la sua espressione esprimono il desiderio del giovane proiettato verso l’immagine riflessa sull’acqua.

Caravaggio rappresenta Narciso mentre si specchia in una superficie liquida. Nel testo di Ovidio la scena avviene in un luogo chiuso e ombroso.

L’artista scelse di rappresentare il momento in cui il giovane scopre la sua immagine riflessa e si innamora di essa condizionato dalla maledizione di cui è oggetto.

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Narciso di Caravaggio si trova alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma.

L’artista e la società. La storia dell’opera

Caravaggio dipinse Narciso intorno agli anni 1597 – 1599.

Alcuni critici non sono d’accordo ad attribuire il dipinto a Caravaggio, mentre sono convinti che sia un lavoro dello Sparaccini oppure di Orazio Gentileschi o Niccolò Tornioli.

Il naturalismo presente nel dipinto, invece spinge alcuni esperti a pensare che l’opera si possa attribuire a Caravaggio.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

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Lo stile Narciso di Caravaggio

Narciso assume una postura spontanea e naturale. Anche la sua espressione rivela il naturalismo presente in molte opere di Caravaggio.

La tecnica

L’opera di Caravaggio è un olio su tela di 112 centimetri di altezza e 92 cm. di larghezza.

La composizione e l’inquadratura

Il dipinto di Caravaggio è di forma rettangolare e formato verticale. L’inquadratura offre così la possibilità di raffigurare l’immagine di Narciso e il suo doppio riflesso in basso.

Le braccia di Narciso reggono il busto e assumono una disposizione ad arco che si adatta all’inquadratura.

Approfondimento. Il mito di Narciso

di Anna Maria Nosotti

Narciso, figlio di della ninfa Liriope e del dio fluviale Cefiso era dotato di una bellezza straordinaria. Era nato però in seguito ad uno stupro, in quanto Cefiso, innamorato della bella ninfa, la aveva avvolta con le sue acque, possedendola contro la sua volontà.

Liriope, quasi spaventata dall’eccessiva bellezza del figlio e temendo per lui, si recò dall’indovino Tiresia, che le profetizzò che Narciso avrebbe avuto una lunga vita se non avesse mai conosciuto se stesso. Narciso crebbe sempre più forte e sempre più bello e sebbene moltissime donne (e uomini) si innamorassero di lui, il giovane si ostinava a rifiutare qualsiasi profferta d’amore.

Eco e Narciso

Un giorno il bellissimo giovane andò a caccia e lungo il suo percorso incontrò una ninfa, Eco. Narciso la ignorò, ma ad un certo punto si perse nel bosco: Eco (che non poteva parlare, poiché punita da Giunone, che le aveva tolto l’uso della parola, condannandola a dover ripetere solo le ultime sillabe che le venivano rivolte o che udiva) si presentò per aiutarlo, ma il giovane continuò ad ignorarla, infastidito.

Lei, attratta dalla sua bellezza, provò a porgergli un dono, che lui disprezzò. A quel punto, gli dei decisero di punirlo per la sua crudeltà e inviarono la dea Nemesi (la vendetta), che escogitò un terribile stratagemma.

Infatti, mentre Narciso si chinava per abbeverarsi ad una fonte d’acqua, scorse il suo stesso riflesso e se ne innamorò. La vendetta di Nemesi era fatta: incurante del fatto che quello stesso riflesso riproducesse il suo volto, egli cercò per giorni e giorni di afferrare inutilmente quell’immagine riflessa nella fonte, di cui si era perdutamente innamorato.. E’ così che Narciso morì di stenti, nel tentativo di abbracciare il suo stesso riflesso.

La fonte più autorevole di questa leggenda è, ovviamente, Ovidio, anche se altre fonti greche ne modificano in parte il finale: e proprio ad Ovidio si ispira Caravaggio, che raffigura il giovane proprio nel momento dell’innamoramento di se stesso.

Narciso nella letteratura

Da questo mito è nata l’espressione “Narcisismo”. Oggi, però, spesso si utilizza il termine “Narcisismo” in modo inesatto, perché lo si confonde con quello che Leopardi chiamava “amor proprio”, ovvero con l’accettazione di se stessi, unita ad una buona dose di autostima e di rispetto degli altri. Una negazione dell’egoismo, una affermazione del “volersi bene”: un punto di arrivo per ognuno di noi.

Narciso nella psicanalisi

Il “narcisismo” invece in psicanalisi è sovente una vera a propria patologia: il Narciso prova un disturbo comportamentale che si riflette nei rapporti con gli altri e in una considerazione talmente alta di sé che può spingere anche a crudeltà e sopraffazione. Spesso chi ne è affetto rivela caratteristiche seduttive e manipolatorie, Un consiglio? Tenetevi lontani da questi individui: non possono che farvi del male!

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Bibliografia

  • Gianni Papi, Caravaggio, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, 2016; 2017, EAN: 9788809994270
  • M. C. Terzaghi, Caravaggio Napoli. Catalogo della mostra (Roma, 12 aprile-14 luglio 2019), 2019, M. C. Terzaghi Editore: Mondadori Electa, EAN: 9788891824004

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 12 gennaio 2022.

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Consulta la pagina dedicata al dipinto di Caravaggio, Narciso, sul sito della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Roma.

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