La morte della Vergine di Caravaggio

La morte della Vergine di Caravaggio è un esempio di poetica di santificazione del popolo poiché prende a modello una prostituta annegata nel Tevere.

Caravaggio, La morte della Vergine, 1605 circa, olio su tela, 369 x 245 cm. Parigi, Musée du Louvre

Indice

Descrizione de La morte della Vergine di Caravaggio

A destra si trova il corpo della Vergine disteso sopra al cataletto che lo ospita. Sopra di esso ricade un panneggio pesante dalle profonde pieghe. Sulla sinistra si trovano gli apostoli affollati e in gruppo.

Interpretazioni e simbologia de La morte della Vergine di Caravaggio

La leggenda che avvolge la Morte della Vergine di Caravaggio inizia dal rifiuto dei religiosi di esporre il dipinto. Caravaggio realizzò questo lavoro su commissione, per la chiesa di Santa Maria della Scala a Trastevere in Roma. Sembra che il rifiuto dei religiosi fosse dovuto all’estremo realismo col quale fu raffigurata la Vergine. Il dipinto venne considerato, quindi, blasfemo perché troppo crudo per la rappresentazione del cadavere femminile. Alcuni storici parlano addirittura di una prostituta morta annegata. Altri, invece, riconoscono nei tratti somatici della Vergine dipinta quelli di Lena, la celebre modella di Caravaggio.

Al posto della Morte della Vergine i monaci posero un dipinto di Carlo Saraceni che interpreta lo stesso episodio.

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I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

I religiosi committenti rifiutarono il dipinto di Caravaggio. Il noto pittore fiammingo Pieter Paul Rubens, al tempo al servizio di Vincenzo I Gonzaga, notò però l’opera. Una delle sue mansioni era quella di acquistare delle opere per il Duca di Mantova. Così Rubens suggerì al nobile di acquisire il dipinto. Tra il febbraio e l’aprile del 1607 l’artista ottenne quindi l’opera da Caravaggio per 300 scudi e la collocò nella quadreria dei Gonzaga.

Il duca Vincenzo II Gonzaga, figli di Vincenzo I, fu costretto a svendere la collezione d’arte di famiglia per problemi finanziari. Carlo I d’Inghilterra acquistò così alcune opere tra le quali La morte della Vergine di Caravaggio. Alla morte per decapitazione di Carlo I, il finanziere e collezionista Everhard Jabach acquistò le opere provenienti dai Gonzaga. In seguito Luigi XIV entrò in possesso della collezione e portò a Parigi l’opera di Caravaggio. Ad oggi il dipinto è esposto nella Galerie des Italiens del Musée du Louvre.

L’artista e la società. La storia dell’opera La morte della Vergine di Caravaggio

La morte della Vergine che Caravaggio dipinse con un realismo estremo, all’epoca, suscitò grandi entusiasmi. Furono gli artisti suoi colleghi che riconobbero la grande potenzialità espressiva di questo dipinto. Rubens fu personalmente impegnato nel trattare l’acquisto per la collezione del Duca di Mantova Vincenzo Gonzaga. L’opera venne così destinata a lasciare la città eterna. Prima che la Morte della Vergine di Caravaggio abbandonasse Roma gli artisti pretesero la sua esposizione al pubblico che avvenne il 7 aprile 1607.

Caravaggio realizzò un abbozzo con la figura della Maddalena addolorata ai piedi della Vergine.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

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Lo stile de La morte della Vergine di Caravaggio

L’opera, al momento della sua realizzazione fu immediatamente considerata un capolavoro di naturalismo e di innovazione artistica. Concorrono a determinare il suo successo diversi elementi linguistici. La disposizione dei personaggi, il realismo con i quali sono stati dipinti volti e abiti con una predominanza di rossi. Anche l’illuminazione contribuisce a portare lo sguardo sul corpo della Vergine in modo naturale e con una resa ambientale molto reale.

Il colore e illuminazione

Il cataletto, a sinistra accoglie il cadavere che viene illuminato con una luce cruda che esalta la rigidità del corpo e la compostezza delle membra che si intravedono sotto l’abito rosso. I gesti degli Apostoli sono realisticamente sofferenti e sembra di percepire il clima drammatico che aleggia sulla scena. L’abito della Vergine è rosso vivo per rappresentare la passione. La tenda appesa sopra il cataletto è dello stesso rosso e profondamente ombreggiata di scuro. Uniche note di colore blu sono le tuniche dei due piangenti a destra sopra il cadavere della Vergine. Il fondo è quasi completamente scuro e mette in profondo risalto i personaggi in primo piano.

Lo spazio

I personaggi sono rappresentate tutti in primo piano mentre il corpo della Vergine occupa la parte inferiore dello spazio. La profondità, quindi, è limitata a pochi metri è rappresentata dalla sovrapposizione dei corpi. In primo piano la Vergine e la prima fila di apostoli, in secondo piano altri dei quali si intravedono solo i volti. In primissimo piano, a terra al centro, si trova un bacile in metallo. A destra, in prossimità dell’angolo in basso, una giovane donna piange la morte di Maria. In alto si trova un soffitto a cassettoni che, insieme all’arco, che si legge in profondità, suggerisce lo spazio chiuso nel quale avviene la scena.

La composizione e l’inquadratura

Il centro psicologico e percettivo dell’opera è il corpo disteso della Vergine. Lo sguardo, infatti, si ferma sul suo viso e sulla mano posata sul suo addome. Si può identificare una parabola discendente che parte dalle teste degli apostoli a sinistra. Procede, quindi, attraverso le teste dei due apostoli centrali fino al volto della Vergine. La composizione pare divisa nettamente in due parti verticali. La parte inferiore è occupata dai personaggi mentre la metà superiore è occupata dal panneggio rosso appeso al soffitto a cassettoni.

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Bibliografia

  • Gianni Papi, Caravaggio, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, 2016; 2017, EAN: 9788809994270
  • M. C. Terzaghi, Caravaggio Napoli. Catalogo della mostra (Roma, 12 aprile-14 luglio 2019), 2019, M. C. Terzaghi Editore: Mondadori Electa, EAN: 9788891824004

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 05 aprile 2021.

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Consulta la pagina dedicata al dipinto di Caravaggio, La morte della Vergine, sul sito del Musée du Louvre di Parigi.

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