Conversione di San Paolo di Caravaggio

La Conversione di San Paolo di Caravaggio fu dipinta in due versioni a causa dell’improvvisa morte del committente Monsignore Tiberio Cerasi.

Caravaggio, Conversione di San Paolo (prima versione), 1600-1601, olio su tavola di cipresso, 237 x 189 cm. Roma, Collezione privata Odescalchi Balbi

Indice

Descrizione della Conversione di San Paolo di Caravaggio – Prima versione

San Paolo è caduto da cavallo ed è disteso al suolo. Paolo accecato dalla visione porta le mani agli occhi e mostra un’espressione atterrita. Il suo corpo è nudo e indossa solamente alcuni elementi della divisa militare romana. Sui fianchi porta gli pteruges, le frange che i milites indossavano sotto all’armatura. Intorno al busto poi una cinta di cuoio sostiene la spada che si intravede sul fianco sinistro. L’elmo con la piuma è a terra sulla sinistra. Paolo ha l’aspetto di un uomo anziano con capelli radi e una folta barba castana.

Sopra di lui un anziano soldato alza la lancia come per difendere il compagno dalla visone divina. Infatti in corrispondenza dell’angolo a destra in alto compaiono Gesù e un angelo che lo sostiene. Infine dietro i due uomini, il cavallo di Paolo volge il muso verso l’alto spaventato dall’evento miracoloso.

Interpretazioni e simbologia della Conversione di San Paolo di Caravaggio

La Conversione di san Paolo è anche detta Conversione di Saulo e fa riferimento al racconto narrato nei Vangeli cristiani. La scena raffigurata riprende il passo descritto negli Atti degli apostoli (Atti 26,12-18). Saulo procede sulla via di Damasco e gli appare Gesù avvolto da una luce accecante. Cristo chiede a Saulo di cessare le persecuzioni verso i suoi fedeli e diventare suo testimone.

Il fiume che Caravaggio ha rappresentato nel dipinto è l’Aniene che scorre nei pressi di Roma.

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I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

La prima versione della Conversione di San Paolo di Caravaggio è di proprietà della famiglia Odescalchi. Si tratta di una tra le poche opere di Caravaggio di proprietà di una collezione privata. La seconda versione si trova invece all’interno della cappella Cerasi della basilica di Santa Maria del Popolo a Roma.

La prima versione della Conversione di San Paolo di Caravaggio

Monsignore Tiberio Cerasi commissionò la prima versione della Conversione di San Paolo il 24 settembre 1600 insieme alla Crocifissione di San Paolo, oggi perduta. Il nobile era Tesoriere Generale della Camera Apostolica durante il papato di Clemente VIII. La destinazione delle due opere era di decorare la cappella che Cerasi aveva acquistato nella chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma. Carlo Maderno ottenne la commissione del restauro architettonico mentre Cerasi affidò a Annibale Carracci la realizzazione della pala d’altare con l’Assunzione della Vergine Maria.

Tiberio Cerasi morì il 4 maggio 1601. Al momento della morte del Monsignore le maestranze non avevano ancora iniziato la ristrutturazione della cappella. Caravaggio così non riuscì a consegnare le due opere commissionate. L’Ospedale della Consolazione però, destinatario dell’eredità di Cerasi, pagò Caravaggio il 10 novembre 1601 anche se con una somma inferiore a quella stabilita dal Monsignore. L’artista conservò così i due dipinti nel suo studio attendendo il completamento dei restauri.

Il cardinale Giacomo Sannesio acquistò le due opere originali e le rivendette poi a Giovanni Alfonso Enriquez de Cabrera. Il nobile spagnolo fu nono Almirante di Castiglia e viceré di Sicilia e di Napoli fino al 1646. De Cabrera le portò a Madrid nel 1647 quando tornò in patria. Il nobile di Genova Agostino Ayrolo acquistò così la prima versione della Conversione di san Paolo che passò in seguito al cognato Francesco Maria Balbi. La principessa Vittoria Odescalchi-Balbi di Piovera la ottenne infine per via ereditaria. La famiglia Odescalchi di Roma è così l’attuale proprietaria dell’opera. Invece la Crocifissione di san Pietro è documentata fino al 1691 nella collezione di Madrid. Dopo quella data non vi sono documenti che ne attestino l’esistenza. Il pittore Lionello Spada realizzò una copia dell’opera che si trova al Museo dell’Ermitage a San Pietroburgo.

L’artista e la società. La storia dell’opera Conversione di San Paolo di Caravaggio

La Conversione di San Paolo fu dipinta in due versioni da Caravaggio. La prima versione risale al periodo tra il 1600 e il 1601. Gli storici considerano la prima versione un’opera di grande valore e di sicura attribuzione.

Secondo gli storici del passato la prima versione della Conversione di San Paolo, fu rifiutata dai committenti. L’opera è dipinta su legno di cipresso ed era destinata alla Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo. Lo storico Luigi Spezzaferro è però convinto che gli eredi del committente, Tiberio Cerasi, abbiano stretto nuovi accordi con Caravaggio per sostituire la prima versione con quella attualmente in sede.

Il restauro e la mostra

Nel 2005 Valeria Merlini e Daniela Storti restaurarono la prima versione della Conversione di san Paolo di Caravaggio. Nel mese di novembre 2006 l’opera affiancò poi la seconda versione nella cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo. Il pubblico la vide così per la prima volta. Palazzo Marino a Milano ha poi ospitato l’opera di Caravaggio dal 16 novembre 2008 fino al 20 dicembre 2008. Invece il dipinto fu ammirato alle scuderie del Quirinale a Roma, in Italia, dal 20 febbraio al 13 giugno 2010 dove fu assicurata per 100 milioni di Euro.

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Lo stile della Conversione di San Paolo di Caravaggio

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La tecnica

La prima versione è realizzata con velature di colori ad olio su tavola di legno di cipresso di 237 di altezza per 189 cm di larghezza.

Il colore e l’illuminazione

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Lo spazio

Testo

La composizione e l’inquadratura

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La Conversione di San Paolo della Cappella Cerasi, nella Chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma

La Conversione di San Paolo della Cappella Cerasi, nella Chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma
La Conversione di San Paolo della Cappella Cerasi, nella Chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma

Caravaggio, Conversione di San Paolo (seconda versione), 1600-1601, olio su tela, 230 x 175 cm. Roma, Cappella Cerasi, Basilica di Santa Maria del Popolo

Saulo è a terra con le braccia rivolte verso l’alto mentre Gesù è in alto a destra sostenuto da un angelo. L’uomo si porta le mani agli occhi perché è accecato dalla luce divina che emana dalla visione. L’uomo che accompagna Saulo è un vecchio soldato. Il suo cavallo si trova sulla sinistra e tiene alzata una zampa per evitare di pestare il futuro Santo.

Interpretazioni e simbologia

La scena descrive la Conversione di San Paolo nel momento narrativo più importante come descritto nel libro Atti degli Apostoli (Atti 26,12-18). Saulo mentre percorre la via che lo conduce a Damasco viene investito da una luce intensa. All’uomo appare Gesù Cristo che gli ordina di cessare la persecuzione nei suoi confronti e di assumere l’incarico di ministro e testimone di Gesù.

Caravaggio interpreta l’episodio di Saulo utilizzando l’iconografia della luce accecante che rappresenta l’essenza di Cristo. Infatti nel dipinto non compare Gesù ma è evocato da un intenso bagliore. Gli storici hanno tentato di giustificare queste scelte con varie ipotesi. Secondo alcuni, Caravaggio soddisfò la richiesta del suo committente che chiedeva il rispetto del testo scritto negli Atti degli Apostoli. Secondo altre letture invece l’artista decise di non trasgredire al suo ideale di Naturalismo. Infatti al tempo della Conversione di Paolo, Gesù era già morto e risorto. Caravaggio quindi non volle dipingere una figura divina per evitare di intaccare il realismo dell’opera.

L’accecamento di Saulo colpito dal bagliore divino ha ispirato alcune letture interpretative. Già lo storico Roberto Longhi paragonò le pupille vuote del Santo a quelle dei busti romani. Lo storico Röttengen poi suggerì che tale cecità allude al dramma umano del protagonista.

I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

Caravaggio, dopo la morte del committente, strinse un accordo con gli eredi del Monsignore per realizzare una seconda versione delle due opere. L’accordo prevedeva la realizzazione di due dipinti su tela e non su tavola in legno di cipresso come erano le due prime versioni conservate nello studio di Caravaggio. Nel maggio del 1605 i due dipinti trovarono posto all’interno della cappella ormai ristrutturata. In realtà gli storici si basano su alcuni documenti dell’epoca per motivare la sostituzione delle due opere con le tele realizzate cinque anni dopo. Forse Caravaggio decise di sostituirle in seguito al risultato della ristrutturazione architettonica che riduceva lo spazio riservato ai dipinti. Invece secondo l’artista Giovanni Boglione, nemico di Caravaggio, la committenza non apprezzò le prime due opere.

La scena che rappresenta la conversione di San Paolo dipinta nel 1601 secondo recenti indagini nasconde una diversa impostazione, modificata in seguito da Caravaggio.

Lo stile

Il cavallo di Saulo occupa una gran parte della superficie del dipinto sulla sinistra. Questa scelta sottolinea ulteriormente le novità della pittura di Caravaggio che decise di mettere in evidenza l’animale. Infatti secondo le norme redatte dal cardinale Gabriele Paleotti al centro del dipinto non potevano essere dipinti animali o elementi secondari.

Il Cardinale tenne il Discorso intorno alle immagini sacre e profane nel 1582 nel contesto della Controriforma. Anche su questa scelta di Caravaggio gli storici si posero alcune domande. Maurizio Calvesi immagina che il cavallo simboleggi l’irrazionalità del peccato ricordando il Mito del carro e dell’auriga di Platone. Quindi il palafreniere che accompagna Saulo rappresenta invece la Ragione. La luce che si sprigiona dall’alto rappresenta poi la Grazia divina che irrompe nelle tenebre del Peccato.

Il fondo scuro nel dipinto è tipico delle opere di Caravaggio e mette in gran evidenza i personaggi in primo piano. Infatti la luce radente che proviene dall’alto e l’accentuato chiaroscuro evidenziano le anatomie dei personaggi e dell’animale. Questo uso del fondo scuro è definito dagli storici Tenebrismo.

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Bibliografia

  • Gianni Papi, Caravaggio, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, 2016; 2017, EAN: 9788809994270
  • M. C. Terzaghi, Caravaggio Napoli. Catalogo della mostra (Roma, 12 aprile-14 luglio 2019), 2019, M. C. Terzaghi Editore: Mondadori Electa, EAN: 9788891824004

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 24 aprile 2021.

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