Ofelia (Ophelia) di John Everett Millais

Ofelia (Ophelia) di John Everett Millais è un celebre dipinto realizzato da uno dei famosi esponenti della Confraternita Preraffaellita

John Everett Millais, Ofelia (Ophelia), 1851–2, olio su tela, 76,2 x 111,8 cm. Londra, Tate Britain

Descrizione. La giovane Ofelia si suicida impazzita d’amore e di dolore

Il corpo di Ofelia (Ophelia) galleggia sullo specchio d’acqua. La giovane è ancora viva. Ha le braccia aperte e nella mano destra stringe dei fiori. Lo sguardo è perso nel vuoto e diretto in alto. Le labbra sono semiaperte e sussurrano un canto. Intorno a lei, sull’acqua, galleggiano fiori di diverse specie. Il suo corpo è circondato, infine, da piante palustri e molta vegetazione che cresce sulla riva.

Interpretazioni

Ofelia (Ophelia) è un personaggio descritto in Amleto (Hamlet) di Shakespeare. L’intreccio dell’opera è una tragedia amorosa causata da intrighi di Palazzo. Ofelia infatti ama Amleto. Il giovane principe di Danimarca ricambia il sentimento ma vuole proteggere la giovane delle trame pericolose del potere. Apparentemente quindi nega il suo amore per lei. Inoltre nel tentativo di vendicare l’omicidio del padre uccide per errore Polonio, padre di Ofelia. La giovane già sofferente per la delusione amorosa impazzisce. Cantando canzoni amorose e distribuendo fiori la ragazza scivola nelle acque di un lago e si suicida annegando.

Nel dipinto sono distribuiti vari messaggi simbolici. Il pettirosso a sinistra è un simbolo del sacrificio e della passione di Cristo. Le margherite simboleggiano invece l’innocenza, le viole l’amore non corrisposto, i papaveri il sonno mortale e l’ortica il dolore. Il salice infine ricorda l’abbandono amoroso.

I committenti e la storia espositiva

Il dipinto intitolato Ofelia (Ophelia) di John Everett Millais fu donato alla Tate Gallery da Sir Henry Tate nel 1894.

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Lo stile del dipinto Ofelia (Ophelia) di John Everett Millais

John Everett Millais, Dante Gabriel Rossetti con altri giovani artisti fondarono nel 1848 la Confraternita Preraffaellita. Gli ideali artistici del gruppo si rifacevano agli artisti dell’arte gotica italiana e del primo rinascimento. Millais e i suoi compagni rifiutarono quindi gli ideali classici e la bellezza ideale di Raffaello.

Sul piano del contenuto i Preraffaelliti si ispirarono alla letteratura del Trecento come la Divina Commedia di Dante. Inoltre come nel caso di del dipinto tornarono ad interpretare la tragedia inglese. L’opera illustra infatti una scena di Amleto di Shakespeare del 1601-02.

Il dipinto fu realizzato con un intento estremamente realistico. La modella che posò per la figura di Ofelia è Elizabeth (Lizzie) Siddal futura moglie di Dante Gabriel Rossetti. La giovane venne messa in posa all’interno di una grande vasca piena d’acqua. La vegetazione invece fu attentamente studiata nella campagna inglese.

Approfondimento. Il segreto di Ofelia

di Anna Maria Nosotti

Ofelia non si è dibattuta troppo a lungo tra i dubbi, come ha fatto Amleto: ha scelto subito di “dormire”. Eccola qui, trasportata dall’acqua, in cui è nata, come tutti, e in cui ha deciso di ritornare, per sempre. “Nelle sue mani ghirlande di fiori e nei suoi capelli riflessi di sogni“: così la descrive il cantautore italiano Francesco Guccini (“Ophelia“), che nel comporre la canzone avrà sicuramente avuto presente questo quadro, in cui la fanciulla sembra aver accettato come inevitabili la pazzia e la morte.

Ripenso ad uno spettacolo cui ho assistito qualche anno fa al Teatro Astra di Torino: “L’amore segreto di Ofelia“, di S. Berkoff, con Michele Di Mauro e Carlotta Visco. Nel III atto dell'”Amleto” di Shakespeare, Ofelia restituisce al principe di Danimarca le lettere d’ amore che si erano scambiati. Ma cosa c’era scritto in quelle lettere? E così il drammaturgo moderno le fa parlare e queste raccontano dell’ amore profondo tra due anime destinate alla morte. E lei, nella calma dell’acqua, sembra aver portato con sé il segreto di quelle missive.

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Consulta la pagina dedicata al dipinto di John Everett Millais, Ofelia (Ophelia), sul sito della Tate Britain di Londra.