La bottega del pittore di Gustave Courbet

La bottega del pittore è un dipinto enigmatico di Gustave Courbet. Fu definito dall’artista un’allegoria reale per sottolineare la difficile comprensione di un’opera destinata a suscitare molteplici interpretazioni.

Gustave Courbet, La bottega del pittore (L’Atelier du peintre), 1854-1855, olio su tela, 361 x 598 cm. Parigi, Museo d’Orsay

Descrizione. Il mondo diviso tra amici e nemici dell’arte

A centro del dipinto si trova Gustave Courbet seduto di fronte ad una grande tela che raffigura un paesaggio di Ornans. Dietro di lui è in piedi una figura femminile nuda con un panno chiaro che scende dalle mani. A sinistra un gatto gioca a terra e un bambino osserva composto il dipinto.

Nel gruppo di persone di destra si riconosce il mecenate Alfred Bruyas, di profilo e con una folta barba. Poi il filosofo Proudhon, il critico Champfleury seduto su di uno sgabello e il poeta Baudelaire impegnato nella lettura. Sono presenti anche due estimatori dell’arte e una coppia di amanti accanto alla finestra.

Nella parte sinistra del dipinto vengono posti da Courbet coloro che disprezza. Si notano un prete, un bracconiere, un mercante che secondo i critici  è il ritratto di Napoleone III. Vi sono ancora un mendicante e un operaio senza lavoro.  A terra sono posati alcuni oggetti: una chitarra, una daga e un cappello in stile settecentesco.

Interpretazioni e simbologia

La grande tela intitolata La Bottega del pittore, allegoria reale che determina una fase di sette anni nella mia vita artistica e morale, è uno dei dipinto più enigmatici dell’artista. Gustave Courbet diede infatti all’opera un lungo titolo che invece di chiarire il suo significato lo nasconde. Dalle lettere e dalle sue testimonianze scritte sembra che il mistero fosse proprio il fine principale del suo grande lavoro. Comunque nei suoi scritti qualche indizio si può trovare. L’affermazione più nota è: “È il mondo che viene a farsi dipingere da me”.

La sua intenzione pare quindi essere quella di rappresentare il suo immaginario interiore, frutto della sua indagine reale, come si manifesta nel suo lavoro in atelier. Inoltre Courbet precisò che a destra si trovano le figure positive, amici, lavoratori e appassionati d’arte. A sinistra invece le persone banali, “il popolo, la miseria, la povertà, la ricchezza, gli sfruttati, gli sfruttatori, le persone che vivono della morte altrui”. Gli oggetti raffigurati a terra poi rappresentano l’arte accademica. La figura femminile che è in piedi accanto all’artista è la sua musa. Il Bambino e il gatto sono figure positive e rappresentano l’innocenza e la spontaneità. Courbet pose al centro del dipinto il suo gesto artistico. Fece questa scelta per sottolineare forse la funzione sociale e di mediazione tra universo e umano dell’artista.

I Committenti e la storia espositiva

Il dipinto venne rifiutato all’Esposizione Universale di Parigi del 1855. Per reazione Gustave Courbet fece costruire a sue  spese il “Padiglione del realismo” dove espose quaranta dipinti compreso Funerale ad Ornans.

Lo stile del dipinto La bottega del pittore di Gustave Courbet

Il tratto stilistico fondamentale che scandalizzò il mondo ufficiale dell’arte fu la grandezza dell’opera. Come nel caso di Funerale ad Ornans, Courbet utilizzò per l’opera le dimensioni riservate ad un dipinto di carattere storico e ufficiale. Il disappunto dell’Accademia nacque dal fatto di aver riservato tanta importanza a temi personali o popolari.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Gustave Courbet, La bottega del pittore (L’Atelier du peintre), sul sito del Museo d’Orsay di Parigi.