La lavanda dei piedi di Jacopo Robusti detto il Tintoretto

La Lavanda dei piedi del Tintoretto si trova ora al Museo del Prado di Madrid. Fu acquistata da Carlo I di Inghilterra e in seguito venne donata ad Enrico IV che la espose all’Escorial.

Jacopo Robusti detto il Tintoretto, La lavanda dei piedi, 1548 – 1549, olio su tela, 210 x 533 cm. Madrid, Museo del Prado

Descrizione. Gesù lava i piedi agli apostoli come esempio di umiltà

Cristo a destra è impegnato nella lavanda dei piedi dell’apostolo Pietro mentre un altro compagno lo aiuta versando l’acqua. In centro si trova il tavolo intorno al quale sono seduti alcuni apostoli che hanno già accolto il gesto di Cristo. A sinistra invece altri si stanno preparando. Uno di loro all’estrema sinistra del dipinto si slaccia i sandali. Un altro aiuta un compagno anziano a togliere gli stivali. Sul fondo, oltre la sala, si dispiega una veduta dell’esterno. Sul canale naviga una gondola e sui bordi si innalzano architetture classicheggianti. A destra invece il paesaggio che si intravede è di tipo naturale con rovine e vegetazione. A destra infine si intravede l’interno della stanza nella quale si svolge l’evento successivo, l’Ultima Cena.

Interpretazioni e simbologia

La Lavanda dei piedi è un episodio del Nuovo Testamento (Giovanni 13, 1-20). Poco prima dell’Ultima Cena Gesù lava i piedi agli apostoli in segno ed esempio di umiltà.

I Committenti e la storia espositiva

Il dipinto fu commissionato dalla Scuola del SS. Sacramento della Chiesa San Marcuola di Venezia nel 1547. L’opera era posta nel presbiterio di San Marcuola. La lavanda dei piedi del Tintoretto fu acquistato da Carlo I d’Inghilterra. Alla sua morte passò a Luis de Haro che lo donò a Filippo IV. L’opera fu così appesa nella sagrestia dell’Escorial passando poi al Museo del Prado nel 1936.

Lo stile del dipinto La lavanda dei piedi di Jacopo Robusti detto il Tintoretto

La composizione della Lavanda dei piedi del Tintoretto risulta a prima vista sbilanciata verso destra. Infatti i personaggi di Cristo e Pietro si trovano in questa metà del dipinto. La scelta compositiva fu necessaria per via dell’ubicazione nella parete di destra del presbiterio di San Marcuola. La figura di Gesù si trovava così più vicina alla congregazione e ricreava un corretto effetto illusionistico ambientale.

Se l’opera viene osservata da destra lo spazio risulta coerente. Inoltre si viene a formare una diagonale compositiva che inizia dalla figura di Cristo e San Pietro e si sposta lungo l’asse del tavolo con gli apostoli. La linea prosegue quindi in senso prospettico verso l’arco di fondo nel punto in cui si trova il punto di fuga della prospettiva geometrica.

A destra in alto è rappresentato l’ingresso che porta in un’altra stanza. Si intravede la celebrazione dell’Ultima Cena. Cristo e gli apostoli sono appena visibili frontalmente. Si tratta quindi dell’accenno all’evento successivo alla Lavanda dei piedi. Inoltre nello stesso spazio ma di fronte era posizionato il dipinto Ultima Cena sempre del Tintoretto.

Approfondimenti

Il dipinto fu ispirato ad una incisione presente nel trattato di Sebastiano Serlio intitolato “La scena Tragica” del 1545.

Tintoretto dipinse anche episodi legati alla mitologia come Leda col cigno. Realizzò inoltre una serie di sei dipinti a carattere decorativo con scene bibliche come Mosè salvato dalle acque.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Jacopo Robusti detto il Tintoretto, La lavanda dei piedi, sul sito del Museo del Prado di Madrid.