Les bains mystérieux di Giorgio De Chirico è un dipinto enigmatico che rivela la radice classica dell’ispirazione dell’artista metafisico.
di Marco Rabino
Giorgio De Chirico, Les bains mystérieux (I bagni misteriosi), 1923, Tempera e tecnica mista su cartone, misure?. Firenze, Museo Novecento, Raccolta Alberto Della Ragione
Lettura Evocativa de Les bains mystérieux di Giorgio De Chirico
Da bambino passavo le mie estati negli stabilimenti balneari dell’Adriatico. Sulle spiagge dei grandi centri marini italiani tutto mi sembrava grandioso. Ricordo il sole feroce, lo sciabordio delle piccole onde, gli annunci di bambini perduti tra la folla. L’eccitazione del gioco si accompagnava alla scoperta di spazi segreti. Le cabine sulla spiaggia erano un portale di scoperte e di misteri. Atmosfera ovattata, penombra, lame di luce che penetravano tra le fessure della porta, intenso profumo di crema solare al cocco. Il piccolo dipinto Les bains mystérieux di Giorgio De Chirico, del 1923, mi ha riportato alla mente ricordi sopiti. I bagnanti misteriosi, che si aggirano fra gli spogliatoi a forma di tempio classico, cercano un varco. Per Cocteau, amico di De Chirico, le cabine balneari sono elementi iniziatici, porte d’accesso a mondi paralleli.
Sarebbe riduttivo, e molto limitante, considerare questo dipinto di Giorgio de Chirico come una scenetta balneare in chiave Metafisica. Nelle grandi opere d’arte è nascosto molto sapere, e in questo caso le esperienze ermetiche ci offrono anche un supporto esistenziale. Una buona ragione, quindi, per non riservare la solita occhiatina veloce ma osservare con attenzione Les bains mystérieux di Giorgio De Chirico. Ci vengono in aiuto le ricerche di esperti e psicologi della visione che puoi trovare riassunte ne La visione evocativa dell’opera d’arte. Giorgio de Chirico compone un vero e proprio rebus visivo, fulgido esempio della pittura Metafisica.
Les bains mystérieux di Giorgio De Chirico come terapia esistenziale
Abbiamo tutti ferite aperte che fanno soffrire la nostra mente, o la nostra anima se volete. L’idea che l’osservazione attenta e attiva dell’opera d’arte possa essere utilizzata come una forma di terapia, è sviluppata nella teoria dello psicologo Alain de Botton. Vediamo come il dipinto di de Chirico può offrirci un valido supporto nei confronti dell’isolamento e dello spaesamento relazionale.
Quindi, abbandoniamo le formulette didascaliche che accompagnano le opere nei manuali di storia dell’arte del liceo. Invece, entriamo nell’opera come attraverso una porta misterica. Ci sarà un po’ di lavoro da fare, ma l’avventura conoscitiva ci porterà oltre la superficie dipinta e, rivelandoci i segreti di questo ciclo di opere ci aiuterà a guarire le nostre ferite collettive. Sì, avete capito bene il riferimento è alle teorie di Carl Gustav Jung.
Prima o poi ci sentiamo tutti un pesce fuor d’acqua: l’isolamento
Almeno una volta nella nostra vita abbiamo sofferto a causa di una sensazione d’isolamento. Prendiamo a questo proposito il dettaglio che compare in alcune immagini della serie e nella fontana del Parco Sempione a Milano, ispirate al tema dei Bagnanti misteriosi. De Chirico ha adagiato sul prato un pesce, accanto alla vasca. Si tratta di un ritratto psicologico dell’artista che si sente letteralmente: “un pesce fuor d’acqua“. De Chirico si sente un intellettuale isolato e incompreso dall’ambiente conformistico del suo tempo. Il particolare del pesce, in quanto artistico, nobilita l’emarginazione che diventa così esclusività. Così, rimandiamo al mittente le occhiate di superiorità, siamo originali e ne andiamo orgogliosi.
Lo spaesamento di fronte alle convenzioni sociali
I nuotatori immersi nella piscina, contrapposti ai borghesi vestiti che li osservano, ci descrivono una situazione molto comune. Questo contrasto visivo riproduce una precisa memoria corporea dell’infanzia dell’artista: i bagnanti nudi e le persone vestite sulla spiaggia. Possiamo interpretarlo come la rappresentazione di una “sensazione di spaesamento o disagio“, e della distanza che separa la vulnerabilità biologica della nudità dal rigore sociale dei benpensanti. De Chirico esibisce direttamente il suo anticonformismo, così anche noi dobbiamo superare il disagio di sentirci spaesati se non siamo allineati alle convenzioni della comunità.
Facciamo un lungo respiro e stabilizziamo il nostro umore
Alain De Bottom propone l’opera d’arte come una cura e il farmaco in questo caso è la semisfera colorata inserita nelle scene e nella vasca. La palla evoca il gioco e l’infanzia dell’artista, ma anche la nostra. Siamo nuovamente bambini: utilizziamo i bei ricordi di gioco come uno stabilizzatore emotivo. La palla, inoltre, è geometricamente regolare, immobile e priva di gravità, perché galleggia. Ferma il tempo e sospende l’ansia del divenire, siamo qui e ora di fronte alle immagini di De Chirico.
L’opera come una soglia magica
Permettetemi ancora un’incursione nell’esoterismo. Giorgio de Chirico, oltre ad aderire alle teorie del Ritorno all’Ordine, si aggirava nei territori dell’esoterismo. Proprio nella serie Mythologie del 1934, in accordo intellettuale con Jean Cocteau, trasforma il suo ricordo balneare in un vero e proprio percorso iniziatico. L’Ermetismo descrive l’arte come una soglia magica, un processo di trasmutazione in cui la realtà materiale viene decostruita per rivelare le leggi dell’Invisibile.
Ed ecco che abbiamo trovato l’ingresso iniziatico che andavamo cercando: de Chirico è stato un importante esponente del Realismo Magico. Le sue opere si offrono così come l’ingresso a una dimensione immateriale, partendo dalla realtà minerale del dipinto o delle sculture del parco Sempione. Da qui, il passo è breve verso un processo di crescita, metamorfosi, (la trasmutazione alchemica). Possiamo anche pensarla come un processo di trasformazione intellettuale o umana in seguito alla visione evocativa dell’opera di de Chirico.
La solidità dell’acqua nel dipinto di de Chirico
“L’idea mi venne una volta che mi trovavo in una casa ove il pavimento era stato molto lucidato con la cera… Ebbi l’impressione che egli potesse affondare in quel pavimento, come in una piscina…” (Giorgio de Chirico)
La trasmutazione della materia è rappresentata dal parquet-piscina, se osservi con attenzione, i piedi dei bagnanti affondano nel parquet a zig-zag. Questa è stata proprio l’ispirazione originaria, descritta dal pittore. Giorgio de Chirico un giorno fu folgorato osservando un pavimento di casa lucidato a cera. Ebbe l’impressione di poterci affondare dentro come in una piscina. Questa immagine crea nella nostra mente un cortocircuito: tentiamo di applicare uno schema predittivo che non funziona (Andy Clark, The Experience Machine, 2023). Le leggi della fisica sono sospese e dobbiamo interpretare la scena all’interno di uno scenario puramente mentale ed ermetico: ecco la Metafisica.
Le cabine custodi della soglia
Veniamo in ultimo ai particolari che caratterizzano il dipinto di Firenze: le Cabine-Tempietti. Ovviamente non sono semplici spogliatoi di uno stabilimento balneare. Infatti, già Cocteau li definiva come “vasi comunicanti” con la sua scrittura. Queste cabine diventano elementi iniziatici e porte d’accesso a mondi parallelli. Oltre al rimando al mondo classico, se osservate con attenzione gli oblò tondi sono occhi bui e profondi che rimandano alla via sacra di Delfi o i miti dell’infanzia greca a Volos. Le cabine sono i custodi della soglia tra conscio e inconscio.
La terapia sociale della scultura del Parco Sempione a Milano
Giunti alla fine abbiamo trovato il significato nascosto della visione magica ed ermetica di Giorgio de Chirico. Les bains mystérieux di Firenze e la scultura di Parco Sempione sono una macchina cognitiva ed ermetica.
Il pittore metafisico utilizza lo “scaffolding” (il sostegno cognitivo, Andy Clark, 1997), dei suoi ricordi d’infanzia in Grecia e i traumi dello spaesamento sociale. Costruisce con le sue opere un teatro geometrico per permetterci di spogliarci delle nostre convenzioni, e accettare di essere un “pesce fuor d’acqua“. Ossevando il dipinto affondiamo nel legno lucido della mente dove gli occhi-oblò dei templi-cabina, può finalmente curare la nostra anima attraverso l’incontro con il mito.
La dimensione ludica e protettiva è rappresentata dal cigno che emerge dall’acqua. Apparizione magica e fiabesca del divino, l’animale irrompe nella quotidianità della nostra visita al parco e ci riporta allo sguardo non ancora corrotto della nostra infanzia. Il nostro viaggio evocativo attraverso il dipinto di Giorgio de Chirico si chiude, abbiamo compiuto la nostra trasmutazione e l’opera è tornata a vivere. Come sosteneva Aby Warburg (1926-1929), le immagini sono accumulatori di energia psichica: se abbiamo la pazienza di interrogarle loro ci risponderanno.
Bibliografia
- Andy Clark, Mente Estesa (The Extended Mind), pubblicata insieme a David Chalmers, 1998
- Andy Clarck, The Experience Machine, 2023
- Paolo Baldacci, De Chirico, 1888-1919. La metafisica (1997)
- Massimo Bontempelli, Realismo magico e altri scritti sull’arte, a cura di Elena Pontiggia, Milano, Abscondita, 2006 (e successive riedizioni)
- Maurizio Calvesi, La Metafisica schiarita. Da de Chirico a Carrà, da Morandi a Savinio (1982)
- Wouter Hanegraaff, Western Esotericism: A Guide for the Perplexed, 2013
- Il grande metafisico. De Chirico e l’Ars regia – Rivista accademica Engramma
- Aby Warburg, Sandro Botticellis “Geburt der Venus” und “Frühling” (La Nascita di Venere e la Primavera di Sandro Botticelli – 1893
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