L’Ecopsicologia di James Hillman mi permette di ampliare il concetto di anima mundi e verificare il beneficio sociale dei murales urbani. di Marco Rabino
“Il sé più profondo Non può essere confinato nel “qui dentro”, perché non possiamo essere sicuri che esso non sia anche – o perfino interamente – “là fuori!” Se prestiamo ascolto a Roszak, e a Freud e Jung, il sé più profondamente collettivo e inconscio è il mondo naturale materiale.” (James Hillman, La politica della bellezza)
La riflessione di oggi mi porta nuovamente a considerare le idee del grande James Hillman, psicanalista che ha rinnovato la pratica analitica con idee veramente rivoluzionarie. Una di queste è quella che sintetizzo con il termine di ecopsicologia. La convinzione di James Hillman che la psicoanalisi, per evolversi, deve aprirsi all’ambiente cittadino rappresenta uno dei punti di rottura più radicali. Gli analisti, hanno rinchiuso la psiche dentro le mura dello studio medico. Per Hillman, invece, la mente non è confinata sotto il nostro cranio; noi camminiamo dentro la psiche, e la città stessa è un’estensione dell’inconscio collettivo.
La critica alle neuroscienze
A sostegno di questa idea, si possono chiamare in causa altre teorie di giovani filosofi e ricercatori che, nell’ambito delle neuroscienze, e avolte in polemica con esse, considerano l’idea della mente estesa. La mente estesa di Andy Clark, è uno dei concetti fondamentali di questi anni nel campo delle neuroscienze. La teoria dell’opera d’arte come strano strumento in grado di rivelare la nostra struttura conoscitiva mentale è una idea di Alva Noë che prosegue nella direzione di Hillman.
“Insomma, se la psicologia è lo studio del soggetto, e se i limiti di questo soggetto non possono essere definiti, allora, che lo voglia oppure no, la psicologia si fonde con l’ecologia.” (James Hillman, La politica della bellezza)
Per James Hillman, la mente non è confinata sotto il nostro cranio, come affermano i critici della neuroestetica, noi camminiamo dentro la psiche, e la città stessa è un’estensione dell’inconscio collettivo. Lo stesso pensiero, sulla necessità di considerare l’anima nell’arte, lo ha espresso Vittorio Sgarbi nel suo volumetto intitolato Dell’anima, del 2004.
La città brutale e tecnologia aggressiva
Un’architettura brutale, come spesso si realizza nelle grandi città, l’assenza di spazi di aggregazione, l’illuminazione al neon pervasiva e il trionfo del cemento armato feriscono l’anima. A questo riguardo leggete gli interventi del giovane filofoso italiano Federico Campagna che critica fortemente l’azione spersonalizzante della tecnica. Se intendono curare la nostra anima i nostri amministratori devono intervenire sul tessuto urbano. Al posto di operazioni di speculazione urbana devono nascere azioni di riqualificazione utilizzando i principi dell’ecopsicologia. Lo storico della cultura Theodore Roszak elabora il termine nel 1992, nel testo fondativo intitolato The voice of the Earth. Esiste anche la disciplina definita Psicologia ambientale, ma per parlare di arte urbana preferisco le idee dell’ecopsicologia, più spirituale e meno tecnica.
Il genius loci metropolitano
I luoghi fisici influenzano il destino delle persone. Una piazza desolata e senz’anima, la distruzione di un edificio storico per sostituirlo con un parcheggio, l’abbattimento degli alberi da un viale, senza sostituirli con altri vitali, è “atto di violenza psicologica” sulla comunità. I residenti hanno bisogno di zone d’ombra, di angoli segreti e di parchi (i giardini dell’anima) perché la loro psiche richiede spazi non regolamentati dal calcolo matematico per poter sognare e respirare. La psiche ha bisogno di magia, di spiritualità di bellezza e di arte per rigenerarsi.
Il murales urbano come incarnazione dell’anima nel luogo
Una delle operazioni, oggi, più utilizzate dalle amministrazioni comunali, è quella di riqualificare il cemento degradato con bei murales, spesso realizzati da studenti. Si tratta di un’operazione corale che coinvolge, a volte, anche la comunità del posto e concretizza le idee terapeutiche di James Hillman. I murales di grandi calciatori sportivi attivano un maggiore potenziale perché coinvolgono tantissime persone, ed evocano miti e archetipi dell’inconscio collettivo.
Vediamo un esempio di murales, che negli ultimi anni sono diventati estremamente famosi ed hanno contribuito a polarizzare l’attenzione di grandi comunità trasversali.
In questo articolo trovi un approfondimento sulle potenzialità di murales sportivi: Il significato nascosto dei Murales sportivi a Napoli.
Il Murale di Lionel Messi di Martín Ron
La domanda fondamentale sul murale
Nel caso del Murale di Lionel Messi di Martín Ron di Buenos Aires mi chiedo: perché è diventato un faro di riscatto per i tifosi argentini? Per rispondere a questa domanda utilizzo le idee dello psicologo svizzero Alain de Botton (Arte come terapia), che ha scritto un testo fondamentale sulle immagini che curano le nostre ferite contemporanee.
Perché il Murale di Messi ci aiuta a lottare ogni giorno?
Il Messi di Martín Ron non è colto nell’esultanza fragorosa, ma in un momento di silenzio. Guardate la precisione dei tratti: non è solo pittura, è un’anatomia della speranza. Uno dei compiti dell’arte è quello di proteggerci dallo scoraggiamento. Il Murale di Lionel Messi di Martín Ron non celebra il successo finale come un colpo di fortuna, ma come il risultato di una lunga tenuta psicologica, di una faticosa crescita professionale. Quando siamo schiacciati dalle aspettative o dal timore del fallimento, abbiamo bisogno di immagini che “nobilitino la fatica“.
Il murales è un supporto esistenziale
Non siamo qui per considerare i numeri, i palloni d’oro o le statistiche. Siamo qui perché quel volto, alto decine di metri, ci parla di qualcosa che appartiene a tutti noi: la gestione del peso dell’infinito. Vediamo, quindi, insieme, come la monumentalità di un volto sportivo possa trasformarsi in un “supporto esistenziale” per il pubblico unito nella vittoria sportiva. L’articolo esplora la capacità dell’arte di dare forma al peso delle responsabilità, offrendo al contempo una visione di riscatto che parla direttamente alle “finali” personali di ogni osservatore.
La magia del luogo: il quartiere di San Cristóbal a Buenos Aires
Immaginate di camminare tra le strade vibranti della città argentina. Il sole picchia forte sul cemento, l’aria è densa di vita e di attesa. Poi, alzate la testa. Davanti a voi, un gigante. Lionel Messi non vi guarda dall’alto verso il basso: il suo sguardo è rivolto altrove, verso un orizzonte che solo lui può vedere.
Gli occhi della riconoscenza
Guardate la precisione dei tratti: non è solo pittura, è un’anatomia della speranza. Le rughe sulla fronte, la barba curata, la maglia albiceleste che sembra muoversi con il vento della città. Ma fermatevi sui suoi occhi. Lì dentro non c’è la gioia boriosa del vincitore; c’è la sacralità di chi ha attraversato il deserto del dubbio prima di toccare la terra promessa. È un’immagine che trasforma un muro di periferia in un altare della perseveranza.
Oltrepassiamo la soglia del murales di Messi
Cosa rende questo murales un “supporto esistenziale“? Per anni, Messi è stato l’uomo che portava sulle spalle il silenzio di un popolo intero. In quest’opera, l’artista ha catturato il momento in cui quel silenzio si fa preghiera. Varcare la soglia di questo ritratto significa capire che la vera forza non sta nel grido, ma nella capacità di restare in piedi quando tutto il mondo aspetta che tu cada.
La nostra finale del cuore
L’utilità sociale di questo intervento artistico risiede nella sua capacità di connettersi con l’interiorità dell’osservatore. Ognuno di noi ha una “finale” da giocare nel proprio lavoro, nella famiglia o nei sogni privati. Il murale di Buenos Aires smette di essere il ritratto di un campione per diventare un “respiro comune“. La luce dipinta sul volto di Messi è la stessa che dobbiamo accendere in noi stessi quando decidiamo di non arrenderci.
Tutti noi abbiamo sentito, almeno una volta, il peso di occhi che guardano verso di noi aspettandosi un miracolo. Forse è nel vostro lavoro, nella vostra famiglia, o in un sogno che tenete nascosto nel cassetto.
La lentezza del sacrificio
La tecnica di Ron, la precisione delle rughe sulla fronte, la cura della barba, il movimento quasi percepibile della maglia albiceleste, non serve solo al realismo, ma alla sacralizzazione dello sforzo. In un’epoca che premia l’istantaneità, questo murale celebra la lentezza del sacrificio. Vedere Messi così grande, così presente, ricorda a chiunque passi sotto quel muro che la vera forza risiede nella capacità di restare in piedi, quando il mondo si aspetta la tua caduta. L’opera agisce come un “regolatore emotivo“: benedice la fatica che precede ogni successo.
La lettura filosofica: Arte come terapia della speranza
Veniamo adesso proprio alla lezione dello psicologo Alain de Botton. Se guardassimo quest’opera solo con gli occhi del tifoso, vedremmo un tributo a una vittoria sportiva. Ma se la guardiamo con gli occhi di chi cerca nell’arte una “terapia“, scopriamo un’anatomia della speranza.
Il murales di Messi ha cambiato il luogo
Guardando questo volto di cemento, provate a sentire la vostra connessione con questa immagine. Messi non è lì per essere adorato, ma per ricordarvi che non siete soli nella vostra lotta. Quella luce che l’artista ha dipinto sul suo volto è la stessa che brilla in voi ogni volta che decidete di non arrendervi. In questo incontro, l’opera d’arte smette di essere un’immagine e diventa un respiro comune, un battito che unisce Buenos Aires e casa vostra.
Pensiamo allora che il muro, di ben 40 metri di altezza, che ospita questa grande immagine di Messi un faro visibile da più punti della città, sia una sorta di punto di pellegrinaggio laico per milioni di tifosi e turisti. Il grande dipinto è diventato così subito un monumento alla memoria del grande calciatore argentino e un simbolo della gioia e del riscatto nazionale.
La bellezza che salva: la bellezza che nasce dalla resistenza
L’arte di Martín Ron ci insegna che non è la perfezione a rendere eterno un uomo, ma la sua umanità messa alla prova. In questo incontro tra il cemento e l’anima, l’opera d’arte assolve alla sua funzione più nobile: non essere solo guardata, ma essere vissuta come un supporto per il nostro viaggio esistenziale. Il silenzio di Messi, immortalato sulle pareti di San Cristóbal, diventa così un invito universale a scoprire la bellezza che nasce dalla resistenza.
Se vuoi approfondire la visione evocativa di altre opere d’arte vai alla sezione: Visione evocativa
Bibliografia
- Alain de Botton, John Armstrong, Art as therapy, 2013; L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013, ISBN-10:8823506360 ISBN-13:978-8823506367
- Federico Campagna, Magia e tecnica. La ricostruzione della realtà, Tlon, 2021, ISBN-10 8831498339 ISBN-13 978-8831498333
- Andy Clark, David Chalmers, La teoria della Mente Estesa (The Extended Mind) (1998)
- Marcella Danon, Ecopsicologia. Crescita personale e coscienza ambientale, Urra Edizioni, 2020, EAN13 9788855230414
- James Hillman, a cura di Francesco Donfrancesco, La politica della bellezza, Moretti & Vitali, Bergamo 1999; 2005
- James Hillman, Carlo Truppi, L’anima dei luoghi, Rizzoli, 2004, ISBN-10 881700197X ISBN-13 978-8817001977
- James Hillman, L’anima del mondo. Conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, 2000; 2004 ISBN 8817126063
- Carl Gustav Jung (Autore), Elena Schanzer (Traduttore), Antonio Vitolo (Traduttore), Gli archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, 1977, ISBN-10 8833902307 ISBN-13 978-8833902302
- Alva Noë, Strange Tools: Art and Human Nature, 2015; Strani strumenti. L’arte e la natura umana, Einaudi, 2022
- Vittorio Sgarbi, Davanti all’immagine, 1989
- Vittorio Sgarbi, Dell’anima, Bompiani, 2004, ISBN-10 9788845211256 ISBN-13 978-8845211256
- Theodore Roszak, The voice of the Earth, 1992
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