James Hillman e il giardino dell’anima, ci porta oltre l’apparenza estetica del giardino fiorito e ci conduce nel territorio dell’anima. di Marco Rabino
Perchè ci attrae così tanto lo spazio circoscritto e popolato di verde coltivato che chiamiamo giardino? Esiste un significato profondo, trascendente, che va oltre la pura ammirazione estetica di un’aiuola fiorita? James Hillman, psicoanalista, filosofo e saggista statunitense, ha elaborato l’affascinante teoria del giardino dell’anima. Secondo Hillman, il giardino rappresenta una metafora visiva e reale della psiche e dell’anima mundi. Nel giardino convivono spontaneità e forma, natura e cultura. L’interiorità umana incontra il mondo esterno. Quindi il giardino dell’anima non è un semplice spazio da controllare, ma un paesaggio interiore che dobbiamo ascoltare rispettando i suoi cicli.
Il Giardino dell’anima
“Non è l’anima a trovarsi dentro il corpo, ma è il corpo che passeggia in quel giardino che è l’anima.” (James Hillman, Politica della bellezza” Moretti & Vitali, 1999)1
Il giardino organizzato dall’attività umana, e quindi anche la rappresentazione artistica e figurativa di un giardino, per James Hillman permette di incarnare il processo dell’anima. Il filosofo americano paragona, infatti, i processi e i ritmi della natura (le stagioni, la fioritura, la quiescenza invernale, la rinascita primaverile), alle dinamiche e alle esperienze della nostra Psiche. Una prima formulazione di questa teoria si trova nel testo intitolato Nei giardini: un ricordo psicologico, pubblicato all’interno della raccolta di saggi “Politica della bellezza” (edita in Italia da Moretti & Vitali, 2005). Lo stesso concetto viene poi ripreso e ampliato come pensiero ecologico profondo e del legame con la natura anche nel volume L’anima del mondo e il pensiero del cuore (Rizzoli, 2000; 2004).
Curare il giardino e fare anima
“In quel giardino io ero nella Psiche, mi accorgevo che tutto era psicologia intorno a me, tutto parlava psicologicamente. Il mondo è come un giardino in quanto si manifesta; è un mondo di cose come alberi, sentieri, ponti; è anche un mondo di intuizioni, di metafore, di insegnamenti – a disposizione di ogni anima che passa – dati con la facilità dei riflessi sul lago: il giardino rende più intellegibile e più bella l’interiorità dell’anima.“
(James Hillman, Il senso della vita, Incontro con James Hillman, di Silvia Ronchey, regia di Aldo Vergine, Rai 2 il 29 novembre 1999, giardini dell’ambasciata russa di Villa Abamelek a Roma)1
Secondo James Hillman, curare il proprio giardino domestico o passeggiare consapevolmente nel verde urbano è un modo per fare anima. In questo modo compiamo degli atti di psicoterapia quotidiana: noi camminiamo nel giardino come il corpo passeggia dentro l’anima. Si tratta proprio della terapia green che oggi è molto consigliata, e da sempre è stata utilizzata nelle pratiche di recupero dalle dipendenze.
L’Anima Mundi nella psicologia immaginalista di James Hillman
Curiamo una pianta e contemporaneamente curiamo le nostre ferrite interiori. Rispettiamo i tempi della natura, della nostra guarigione, e non ricorriamo a un farmaco istantaneo. Se arriviamo a considerare che la società moderna esige da noi prestazioni rapide e guarigioni immediate, rivediamo così la concezione delle depressioni. Consideriamo questo male sociale come un inverno psichico che richiede azioni e tempi naturali per trasformarsi in rinascita.
Ascoltando la natura, superiamo il vizio dell’antropocentrismo, dell’io narcisista e isolato, che crea la nevrosi. Osservare gli insetti, la consistenza della terra o l’effetto del vento sulle foglie ci decentra e ci connette con l’Anima Mundi. Espandiamo la nostra identità e ci sentiamo parte di un organismo più grande e rassicurante. Infine, il nostro inconscio è a contatto con la bellezza della natura, compie un’esperienza estetica. Colori e forme armonizzati dalla natura offrono un equilibriio mentale e un’azione vitale sulla nostra psiche. Un ambiente brutto, asettico o cementificato, privo di vita, ammala la mente.
Il giardino di Lignorelles di Mario Tozzi interpretato come un giardino dell’anima
Uno spunto interessante, per interpretare il dipinto di Mario Tozzi, ci viene da James Hillman, fondatore della psicologia archetipica e immaginale. Hillman, come il suo maestro Carl Gustav Jung, considera fondamentali gli archetipi che operano, per cultura e tradizione, nella nostra mente profonda. Così, secondo il pensiero di Hillman, Il giardino di Lignorelles dipinto da Mario Tozzi, non è semplicemente una immagine che rimanda al luogo geografico in Borgogna. Rappresenta invece la realtà psichica stessa, l’archetipo, nella sua forma più pura. Il quadro, quindi, non va interpretato intellettualmente: va lasciato operare nella nostra mente. Questo concetto è oggi ripreso da molti studiosi della visione.
L’Hortus conclusus dove l’anima si rigenera
Seguiamo allora i consigli di James Hillman che scriveva proprio del Giardino come Temenos (Il Recinto Sacro), che diventa lo spazio del “Fare Anima“. Non si tratta di un concetto teologico o spiritualmente new age. Invece, il giardino di Tozzi è la manifestazione visiva dell’archetipo dell’Hortus Conclusus (il giardino recintato) medievale. È uno spazio protetto dove la psiche può raccogliersi e sottrarsi alla dittatura dell’Io letterale e pragmatico. Altri lo chiamano mente condizionata, il deposito di tutte le nozioni da manuale di storia dell’arte che appesantiscono la nostra relazione con l’opera.
Nel giardino, Mario Tozzi ha dipinto una figura femminile vestita di bianco, forse la moglie. Secondo l’archetipo di Hillman, questa figura evoca proprio la nostra anima che viene protetta e rigenerata nel giardino, lo spazio naturale reso puro dalla semplificazione formale di Tozzi. Curare un giardino, coltivare personalmente i fiori, o contemplare un’opera d’arte che lo ritrae, riporta la nostra psiche in un terreno umido, stratificato, parzialmente selvaggio e profondamente sacro. È il luogo dove l’Invisibile mette le radici nella terra.
Per completare questo articolo consulta l’analisi dell’opera: Il giardino di Lignorelles (Nel giardino fiorito) di Mario Tozzi
NOTA: (1) La citazione è utile per il nostro discorso, ma ti consiglio sempre di leggerla nel suo contesto di appartenenza, il testo dalla quale è tratta.
Bibliografia
- James Hillman, a cura di Francesco Donfrancesco, La politica della bellezza, Moretti & Vitali, Bergamo 1999; 2005
- James Hillman, L’anima del mondo. Conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, 2000; 2004 ISBN 8817126063
- James Hillman, Adriana Bottini (Traduttore), The Soul’s Code, 1997; Il codice dell’anima. Carattere, vocazione, destino, Adelphi, 2009, ISBN-10 8845923630 ISBN-13 978-8845923630
- James Hillman, Silvia Ronchey, L’ultima immagine, Rizzoli, 2021; 2023 ISBN-10 881717615X ISBN-13 978-8817176156
- Carl Gustav Jung (Autore), Sonu Shamdasani (a cura di), Il Libro Rosso, (Liber Novus), Bollati Boringhieri, 2012, ISBN-10 8833923614 ISBN-13 978-8833923611
- Carl Gustav Jung (Autore), Elena Schanzer (Traduttore), Antonio Vitolo (Traduttore), Gli archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, 1977, ISBN-10 8833902307 ISBN-13 978-8833902302
Videografia
- Il senso della vita, Incontro con James Hillman, di Silvia Ronchey, regia di Aldo Vergine, Rai 2 il 29 novembre 1999, giardini dell’ambasciata russa di Villa Abamelek a Roma LINK
- Silvia Ronchey. L’ ultima immagine, Il testamento di James Hillman, intervista del 28 maggio 2022. RAI Cultura nella sede dell’Accademia Vivarium Novum, in occasione del Convegno internazionale Il conoscitore di segreti: Il lascito intellettuale di Elémire Zolla (1926-2002). LINK
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