Il giardino di Lignorelles (Nel giardino fiorito) di Mario Tozzi

Il giardino di Lignorelles (Nel giardino fiorito) di Mario Tozzi è un dipinto realizzato dall’artista nell’anno della sua consacrazione a Parigi.

Mario Tozzi, Il giardino di Lignorelles (Nel giardino fiorito), 1920, olio su tela, 66 x 57 cm. Verbania, Museo del Paesaggio, dono di Arnaldo Tozzi

Descrizione de Il giardino di Lignorelles (Nel giardino fiorito) di Mario Tozzi

Una giovane donna vestita di bianco passeggia all’interno di un giardino fiorito. Piante e fiori di tante specie crescono in aiuole ordinate e ben curate. In primo piano, le fronde degli alberi proiettano al suole le loro ombre, crando arabeschi scuri sul terreno. Al limitare del giardino, le siepi anticipano e coprono la facciata della casa, rivelata da una finestra aperta. A sinistra, un piccolo edificio chiude l’orizzonte e offre la vista di un frammento di cielo azzurro.

Interpretazioni e simbologia de Il giardino di Lignorelles (Nel giardino fiorito) di Mario Tozzi

Mario Tozzi dipinge un poetico angolo di giardino, popolato da una natura ordinata, geometricamente comprensibile. I fiori e le pianti sono descritti con volumi semplici. La scena sembra immobile, il tempo si è fermato. Tozzi ha dipinto una scena filtrata, priva di realismo fotografico. I fiori, le piante, la giovane donna, dialogano spazialmente all’interno di una composizione equilibrata ma non statica, animata dalla linee oblique delle aiuole. Il giardino raffigurato è probabilmente quello dell’abitazione della moglie Marie-Thérèse. Si tratta di uno spazio domestico di gran valore affettivo.

Visione evocativa de Il giardino di Lignorelles (Nel giardino fiorito) di Mario Tozzi

Se cogliamo i suggerimenti dello psicologo Alain de Botton, osserviamo questo dipinto con attenzione e focalizziamoci su un particolare che ci attrae. Sicuramente rievoca un nostro ricordo o una sensazione del nostro passato. Questo è il punto di accesso all’opera che la visione evocativa considera come una porta verso l’invisibile. Possiamo accedere ai significati nascosti del dipinto applicando le teorie di molti studiosi che sostengono questa modalità di fruizione. Per Alain De Botton, l’opera d’arte è come un farmaco che contribuisce a curare le nostre ferite interiori. Se ci concentriamo con sufficiente attenzione su Il giardino di Lignorelles ci coglie un senso di pace e tranquillità che ci cura dal caos del lavoro. Inoltre, grazie alla sua composizione geometricamente equilibrata e i suoi colori solari, ci fa apprezzare la natura coltivata di uno spazio domestico. Basta questo dettaglio per capire quanto è importante tornare alla natura, impegnarsi nella crescita di una piantina per stare un po’ lontani dalle tecnologie informatiche che ci stanno consumando le energie migliori.

Il giardino dell’anima di James Hillman

Uno spunto interessante, per interpretare il dipinto di Mario Tozzi, ci viene da James Hillman, fondatore della psicologia archetipica. Hillman, come il suo maestro Carl Gustav Jung, considera fondamentali gli archetipi che operano, per cultura e tradizione, nella nostra mente profonda. Così, secondo il pensiero di Hillman, Il giardino di Lignorelles dipinto da Mario Tozzi, non è semplicemente una immagine che rimanda al luogo geografico in Borgogna. Rappresenta invece la realtà psichica stessa, l’archetipo, nella sua forma più pura. Il quadro quindi non va interpretato intellettualmente: va lasciato operare nella nostra mente. Questo concetto è oggi ripreso da molti studiosi della visione.

Il filosofo Alva Noë, commentando, e correggendo, le ricerche della neuroestetica scrive nel suo testo fondamentale:

Guardiamo e aspettiamo, sperando che avvenga la magia e che quegli oggetti ci colpiscano. Ci rifugiamo nelle parole delle didascalie affisse sui muri, ascoltiamo le audio guide. Ciò che non facciamo, invece, perché non possiamo farlo, non ci sentiamo abbastanza sicuri per farlo, e guardare e lasciarci coinvolgere, reagire liberamente all’opera.

L’Hortus conclusus dove l’anima si rigenera

Seguiamo allora i consigli di James Hillman che scriveva proprio del Giardino come Temenos (Il Recinto Sacro), che diventa lo spazio del “Fare Anima“. Non si tratta di un concetto teologico o spiritualmente new age. Invece, il giardino di Tozzi è la manifestazione visiva dell’archetipo dell’Hortus Conclusus (il giardino recintato) medievale. È uno spazio protetto dove la psiche può raccogliersi e sottrarsi alla dittatura dell’Io letterale e pragmatico. Altri lo chiamano mente condizionata, il deposito di tutte le nozioni da manuale di storia dell’arte che appesantiscono la nostra relazione con l’opera d’arte.

Nel giardino, Mario Tozzi ha dipinto una figura femminile vestita di bianco, forse la moglie. Secondo l’archetipo di Hillman, questa figura evoca proprio la nostra anima che viene protetta e rigenerata nel giardino, lo spazio naturale reso puro dalla semplificazione formale di Tozzi. Curare un giardino, coltivare personalmente i fiori, o contemplare un’opera d’arte che lo ritrae, riporta la nostra psiche in un terreno umido, stratificato, parzialmente selvaggio e profondamente sacro. È il luogo dove l’Invisibile mette le radici nella terra.

Arte e cultura

I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

Il giardino di Lignorelles (Nel giardino fiorito) di Mario Tozzi si trova nell’interessante Museo del Paesaggio di Verbania, in Piemonte. Arnaldo Tozzi, fratello di Mario, donò l’opera, insieme ad altri 18 dipinti, al museo nel 1996, dopo la grande mostra allestita a Pallanza nel centenario della nascita del pittore.

L’artista e la società. La storia dell’opera

Mario Tozzi nasce a Fossombrone presso Urbino nel 1895. Nel periodo di formazione, interrompe gli studi di chimica e si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna che termina nel 1915. Tozzi partecipa alla Prima Guerra Mondiale come volontario. Al termine del conflitto si stabilisce a Parigi insieme alla moglie. Inizia la sua fortunata carriera: espone nel 1920 al Salon des Independants, al Salon d’Automne e a quello delle Tuileries. Quando dipinge Il giardino di Lignorelles, intorno al 1920 inizia a soggiornare, durante i periodi estivi, nella casa della moglie, la parigina Marie-Thérèse, a Lignorelles, in Borgogna.

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Lo stile

Il giardino di Lignorelles (Nel giardino fiorito) di Mario Tozzi è un dipinto che risente fortemente delle ricerche della pittura francese precedente alle Avanguardie del Novecento. L’opera risale al 1920, anno in cui era già consolidata la tendenza al Ritorno all’ordine, diffusa in tutta Europa. L’arte torna alla figura, dopo le sperimentazioni delle Avanguardie, e in Italia trova in Valori plastici e nel Realismo magico di Massimo Bontempelli i suoi riferimenti teorici. Le esperienze pittoriche di Mario Tozzi troveranno una vetrina d’eccezione nelle mostre di Novecento curate da Margherita Sarfatti nel 1926 e nel 1929.

La tecnica

Il giardino di Lignorelles (Nel giardino fiorito) è un dipinto realizzato con impasto di colori a olio su tela. Le dimensioni sono 66 centimetri di altezza e 57 cm di larghezza.

Il colore e l’illuminazione

I colori sono chiari e solari: in basso dominano i bruni del terreno, nella zona centrale i verdi e in alto grigi freddi. La luce illumina a tratti omogenei tutta la superficie dipinta. Si notano infatti i raggi di sole che filtrano sul terreno dalle fronde, i petali colorati dei fiori e l’abito candido della giovane donna.

Lo spazio

Il giardino è visto dall’alto e si estende fin quasi il bordo superiore del dipinto. La scansione verso il fondo è quindi consegnata alle aiuole che si susseguono verso il limite dello spazio coltivato. La pittura di Tozzi, ha eliminato la prospettiva e la scena si ribalta sulla superficie citando la lezione postimpressionista di Paul Cézanne.

La composizione e l’inquadratura

La composizione de Il giardino di Lignorelles di Mario Tozzi è obliqua ed è affidata alle direttive dei mattoni che emergono dal terreno e limitano gli spazi coltivati. L’elemento che crea una forte stabilità visiva e compositiva è la figura della donna, verticale e solida. Proprio questa isolata verticalità riporta l’attenzione sul soggetto più importante del dipinto che si offre come il recupero dell’anima, l’elemento femminile, un archetipo legato alla terra, alla natura e alla sensibilità che va oltre il reale.

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Bibliografia

Marilena Pasquali (a cura di), Mario Tozzi (1895-1979). Catalogo della mostra (Verbania, 1995), Mazzotta, 1995, ISBN-10 8820211394 ISBN-13 978-8820211394

  • Alain de Botton, John Armstrong, L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013, ISBN-10:8823506360 ISBN-13:978-8823506367
  • James Hillman, Adriana Bottini (Traduttore), Il codice dell’anima. Carattere, vocazione, destino, Adelphi, 2009, ISBN-10 8845923630 ISBN-13 978-8845923630
  • James Hillman, Silvia Ronchey, L’ultima immagine, Rizzoli, 2023 ISBN-10 881717615X ISBN-13 978-8817176156
  • Carl Gustav Jung (Autore), Sonu Shamdasani (a cura di), Il Libro Rosso, (Liber Novus), Bollati Boringhieri, 2012, ISBN-10 8833923614 ISBN-13 978-8833923611
  • Carl Gustav Jung (Autore), Elena Schanzer (Traduttore), Antonio Vitolo (Traduttore), Gli archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, 1977, ISBN-10 8833902307 ISBN-13 978-8833902302
  • Alva Noë, Strani strumenti. L’arte e la natura umana, Einaudi, 2022

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 17 luglio 2026.

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  • Il giardino di Lignorelles (Nel giardino fiorito)

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Consulta la pagina dedicata al dipinto di Mario Tozzi, Il giardino di Lignorelles (Nel giardino fiorito), sul sito del Museo del Paesaggio di Verbania, dono del fratellodell’artista, Arnaldo Tozzi

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