Il sincretismo mediterraneo di Federico Campagna

Il sincretismo mediterraneo di Federico Campagna ci aiuta a osservare l’opera d’arte come una stratificazione di significati e simboli. di Marco Rabino

Le opere d’arte ci parlano ma la loro voce non tutti riescono a sentirla. Per questo ho creato la definizione di visione evocativa, un paradigma, che va oltre la superficie dipinta. Un invito all’osservazione, che ci permette di riattivare la magia, il trascendente, e riuscire a sentire la voce dell’opera d’arte. Nel corso della mia ricerca chiedo aiuto a importanti autori e pensatori del passato e del presente, che con le loro idee ci indicano percorsi nuovi e dimenticati. Federico Campagna è un giovane filosofo italiano che collabora con importanti istituzioni culturali europee. I suoi testi permettono di connfrontarsi con idee rifondanti il ruolo della filosofia e ridefiniscono la concezione di cultura e di conseguenza, di arte e architettura.

Il sincretismo mediterraneo di Federico Campagna

Il concetto che ci offre un interessante spunto a sostegno di una visione evocativa dell’arte è quella di “sincretismo mediterraneo“. Intanto, per Campagna il mediterraneo è un’area geografica ampia che va dal Portogallo all’India. La caratteristica che unisce, storicamente, con un tempo non lineare, questi luoghi è appunto un sincretismo dei fenomeni culturali. In un video di presentazione del suo libro intitolato Cultura profetica. Messaggi per i mondi a venire, Federico Campagna si esprime in questo modo: …il sincretismo, cioè il fatto che non riesci mai a mettere ferma una cosa in un punto. Un santo musulmano, contemporaneamente è lo stesso santo cristiano contemporaneamente è un profeta ebraico…(1) Un tempio pagano, nello spazio senza tempo del mediterraneo, diventa una chiesa cristiana e poi una moschea, stratificando significati senza che l’uno cancelli l’altro.

Questo concetto di sincretismo nasce dalla riflessione che le culture del Mediterraneo tendono a: “mischiare sempre tutto, l’idea che non esistono cose naturalmente separate, che la realtà è inconoscibile di per sé, non ha nome non ha barriere, noi diamo ad essa dei nomi delle barriere per necessità.” (1) Per completezza di esposizione segnalo il secondo elemento che secondo Campagna caratterizza il mediterraneo: “l’altro elemento di base sono le catastrofi cioè il fatto che essendo un’area di grande comunicazione, di grande movimento, ci sono stati grandi splendori e catastrofici declini…”.

Una geografia del possibile

Mi pare quindi di poter dire che per Federico Campagna il bacino del Mediterraneo è l’equivalente geografico e storico di uno spazio dell’anima. Uno spazio delimitato culturalmente, un giardino come scriveva James Hillman, nel quale l’anima trova il suo significato (James Hillman, Poetica della bellezza, 1999). Secondo il filosofo, il mediterraneo non è un mare geografico o un confine politico, ma è un generatore di cosmi e di immaginazione. Torna quindi la tradizione immaginale del pensiero di James Hillman. Si tratta quindi diuna “geografia del possibile” generata dalle diverse culture, pagane, cristiane, islamiche, gnostiche, che per millenni hanno convissuto ed eretto un sincretismo spirituale.

La magia, strumento del fare mondi immaginali

Quando una civiltà crolla la salvezza non avviene attraverso la tecnica o la politica letterale, ma grazie all’immaginazione radicale. I popoli mediterranei del passato disertano i mondi che muoiono emigrando nel simbolo, nel mito e nell’invisibile. Torna l’idea di una psicologia archetipica, e i miti si trasformano, trasmutano, nel crogiuolo del tempo. Il sincretismo diventa così lo strumento magico del reietto, del migrante e dell’eretico: mescolare i linguaggi e i culti per mantenere in vita l’infinito quando il mondo materiale si disintegra.

Che cosa portiamo a casa da questa concezione filosofica di Federico Campagna? Quale strada ci indica per attivare la visione evocativa di un’opera d’arte? Partiamo dall’idea di Campagna e consideriamo il sincretismo mediterraneo un’operazione magica e spirituale e non una semplice mescolanza di stili. Gli elementi di mondi diversi (storie, miti, divinità, filosofie) convivono per mantenere aperto il canale con l’Invisibile, il messaggio trascendente dell’opera d’arte. L’osservazione di un dipinto o di una scultura smette di essere una semplice “interpretazione estetica” e diventa un atto di attivazione cosmologica.

L’annullamento del tempo lineare

Come nel sincretismo mediterraneo, l’immagine artistica evoca un altromondo, nel quale il tempo si annulla, perché racchiude simultaneamente il passato, il presente e il mito. Quando osserviamo una scena dipinta da un grande maestro, sperimentiamo la vertigine di una memoria universale, e l’anima mundi riaffiora attraverso i simboli.

La contemplazione del mistero dell’arte: l’opera ci osserva

Abbandoniamo quindi la tirannia della tecnica moderna che ci costringe a interpretare la realtà con la misura e il calcolo per il solo utilizzo pratico del fenomeno. Invece, contempliamo l’opera d’arte consideranto il mistero che contiene. Già Alva Noë (Strange Tools: Art and Human Nature, 2015) , filosofo statunitense, ci ricorda che l’opera d’arte è uno strano strumento, superiore alla tecnologia del quotidiano, che ci permette di conoscere noi stessi. L’opera d’arte ci guarda, e si trasforma in una porta: non stiamo semplicemente decifrando un codice, ma siamo “evocati” ed accolti all’interno dello spazio sacro, aperto dall’artista nel momento sacro della visione evocativa dell’opera. Recuperiamo la sacralità del nostro incontro con l’opera d’arte. In questo modo riattiviamo tutto il suo potenziale comunicativo e magico.

L’alchimia culturale del sincretismo mediterraneo

Il sincretismo mediterraneo, descritto da Federico Campagna, considera frammenti culturali sparsi o “poveri“, li unisce, li nobilita e li trasforma in un veicolo per l’Assoluto.
Osserviamo quindi l’opera d’arte con un atteggiamento che ha come principio guida il legame tra alchimia, sincretismo ed evocazione. Monet creando il giardino di acqua e ninfee a Giverny, utilizza fango, acqua e piante esotiche da tutto il mondo (un sincretismo botanico) e li trasforma nel Giardino dell’Anima. L’opera d’arte visiva ci parla del trascendente proprio perché compie questa operzione alchemica: coagula la materia grezza (il colore, il marmo, la tela) e, attraverso la forza sincretica del simbolo condiviso culturalmente, la fa evaporare in pura risonanza spirituale. L’arte non “mostra” sulla sua superficie il trascendente, lo instanzia rendendolo temporaneamente visibile e abitabile nel qui e ora.

Per questo, quando ti trovi di fronte a un dipinto, a una installazione a una cattedrale, spegni lo smartphone, interrompi i contatti con il flusso dei social. Concentrati invece sulla materia e lascia che siano gli archetipi che già operano nella tua psiche a dialogare con l’opera e ad attivare il suo “portale” di significati. Entrerai in un ecosistema di simboli, il tuo sincretismo culturale e personale che ricomporrà la tua anima frazionata dalle lame del contemporaneo.

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Sito ufficiale di Federico Campagna

NOTE

1 – Incontro con / In conversation with Federico Campagna – Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Federico Campagna e Giulia Colletti, domenica 22 maggio 2022 ore 18.15 presso il Lingotto, Padiglione 1, Sala Rosa. VIDEO

Bibliografia

  • Gregory Bateson, Steps to an Ecology of Mind, 1972, (Verso un’ecologia della mente), Giuseppe Longo (Traduttore), Adelphi, 2000, Edizione 23°, ISBN-10 8845915352 ISBN-13 978-8845915352
  • Maurizio Calvesi (Autore), Mino Gabriele (Autore), Arte e alchimia, Giunti Editore, 1998, ISBN-10 8809762649 ISBN-13  978-8809762640
  • Federico Campagna, Magia e tecnica. La ricostruzione della realtà, Tlon, 2021, ISBN-10 8831498339 ISBN-13 978-8831498333
  • Federico Campagna, Cultura profetica. Messaggi per i mondi a venire, Tlon, 2023, ISBN-10 8831498916 ISBN-13 978-8831498913
  • Federico Campagna, Altrimondi. Lezioni dal passato per sopravvivere alla Storia, Maverick, 2026, ISBN 9788806267599
  • Andy Clark, David Chalmers, La teoria della Mente Estesa (The Extended Mind) (1998)
  • Henri Corbin, L’Imagination créatrice dans le soufisme d’Ibn’Arabî, 2e éd., Flammarion 1977; L’immaginazione creatrice nel misticismo sufi di Ibn ‘Arabi; L’immaginazione creatrice. Le radici del sufismo, 2005, Laterza.
  • Mircea Eliade, Immagini e simboli. Saggi sul simbolismo magico e religioso, Milano: Jaca Book, 1981; 2007
  • Pavel Florenskij, Le porte regali. Saggio sull’icona, Adelphi.
  • Pavel Florenskij, La prospettiva rovesciata, Adelphi.
  • ames Hillman, a cura di Francesco Donfrancesco, La politica della bellezza, Moretti & Vitali, Bergamo 1999; 2005
  • James Hillman, L’anima del mondo. Conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, 2000; 2004 ISBN 8817126063
  • Edmund Husserl, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, 1936
  • Carl Gustav Jung (Autore), Sonu Shamdasani (a cura di), Il Libro Rosso, (Liber Novus), Bollati Boringhieri, 2012, ISBN-10 8833923614 ISBN-13 978-8833923611
  • Alva Noë, Strange Tools: Art and Human Nature, 2015; Strani strumenti. L’arte e la natura umana, Einaudi, 2022
  • Aby Warburg, Sandro Botticellis “Geburt der Venus” und “Frühling” (La Nascita di Venere e la Primavera di Sandro Botticelli – 1893
  • Aby Warburg, Bilderatlas Mnemosyne (Atlante delle immagini Mnemosyne – 1924–1929

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