Il significato nascosto nei Murales sportivi lo svelano importanti pensatori, filosofi e psicoterapeuti che cercano l’anima nell’opera d’arte. di Marco Rabino
L’arte urbana organismo culturale
Dopo aver analizzato migliaia di opere d’arte sulle pagine di ADO, ho deciso di interessarmi all’arte urbana. I murales infatti non sono consacrati come opere d’arte museale, ma presentano una forza sociale che in alcuni casi è superiore a quella della Gioconda. Invece, considero i murales opere d’arte viva, perchè oggetto di pellegrinaggio di milioni di persone.
Sono così giunto a immaginare un murale cone un organismo culturale vitale che si nutre di passione umana e dialoga con la gente. I murales, soprattutto quelli sportivi, dedicati a grandi calciatori, sono oggetto di grandi passioni e quindi diventano l’esempio migliore da descrivere con le idee dello psicologo Alain de Botton. Vediamo quindi perchè i murales curano la nostra anima contemporanea.
La visione dell’arte come terapia di Alain de Botton
Alain de Botton è uno scrittore, filosofo e conduttore televisivo svizzero naturalizzato britannico. È nato a Zurigo il 20 dicembre 1969 e vive a Londra. Diffonde le sue idee organizzando molte conferenze e con libri che riscuotono grande successo. Ha raggiunto anche il popolo della rete grazie alla efficace divulgazione attraverso i suoi testi che applicano la filosofia ai problemi e alla vita di tutti i giorni.
Il testo che mi interessa maggiormente è intitolato Art as Therapy, del 2013, tradotto in italiano da Guanda con il titolo L’arte come terapia. Il messaggio principale di questo interessante volume è che la vsione consapevole di un’opera d’arte ci rivela la nostra anima e cura le ferite che portiamo dentro. Inoltre, ci aiuta a superare i problemi della quotidianità.
Capite bene che il messaggio di Alain de Botton esprime, in termini psicologici, un concetto già formulato in molte teorie della visione e dell’estetica, soprattutto nel corso del Novecento. Per approfondire questo argomento vi consiglio di leggere Art as therapy di Alain de Botton: i riferimenti nella tradizione, dove rintraccio alcune radici del pensiero di Alain de Botton. Per rimanere nel contesto della nostra cultura, vi ricordo anche il piccolo ma prezioso saggio di Vittorio Sgarbi, intitolato Dell’anima (Bompiani, 2004). Il critico nazionale teorizza che i veri artisti riescano a trasferire la loro anima nei loro capolavori, realizzando una grande opera alchemica.
Se vogliamo rimanere in Italia, ma con respiro internazionale, il recupero dell’anima, che possiamo estendere alla visione evocativa dell’opera d’arte, viene ormai raccomandato da molti filosofi e psicoterapeuti. Qualche nome: Massimo Cacciari, Umberto Galimberti, Paolo Crepet e perché no, in senso universale Stefano Mancuso. Raccomando anche personaggi che, oltre a scrivere, sono molto attivi sui social: Selene Calloni Williams e Igor Sibaldi. Per Selene Calloni Williams, l’artista è uno sciamano, che ci porta nei territori dello spirito attraverso la sua opera. Per Igor Sibaldi, l’arte non è un semplice intrattenimento estetico o un mestiere decorativo, ma rappresenta il massimo atto di libertà interiore e uno strumento fondamentale per influenzare e plasmare la realtà quotidiana.
I motivi dell’universalità dei murales sportivi
Quindi i murales sono, come sono convinto, grandi opere d’arte collettiva di questo secolo. Vediamo quali sono i motivi della loro universalità. Primo fra tutti è che si trovano all’esterno, nelle strade e nelle piazze. Questo li espone alla vista di tutti, quindi sono estremamente popolari. Poi, emanano una grande carica emotiva perchè sono dedicati a personaggi amati e odiati, ma comunque che non lasciano indifferenti. Sono contemporanei, difficilmente i murales sopravvivono per molti anni, tutti conoscono l’eroe calcistico rappresentato. Sono visibili gratuitamente e facilmente perché si trovano in spazi pubblici.
Si trovano spesso in zone popolari o addirittura degradate, perché sono una importante risorsa di riscatto sociale. I calciatori sono rappresentati con dimensioni monumentali, come un’opera d’arte non è mai stata nel passato. Offrono un linguaggio universale: tutti gli abitanti del mondo possono comprendere il soggetto del murale. Il personaggio è rappresentato con caratteristiche del mito, come un eroe classico.
Il murales è un’opera della tradizione
Questa caratteristica, che spesso non è così evidente, colloca i murales all’interno della tradizione figurativa occidentale, ormai diffusa a livello planetario. Inoltre proprio la retorica celebrativa, interpreta il calciatore come un “dio” (vedi i Murales di Maradona a Napoli) e ricorda la tradizione religiosa. Le folle che visitano i murales compiono quindi un vero e proprio pellegrinaggio sacro per omaggiare il loro calciatore preferito. I murales diventano un punto di interesse turistico e attirano milioni di folle spontanee, contribuendo anche all’economia di una città o di un quartiere. Spesso, un murale è frutto di un progetto condiviso tra abitanti del luogo, l’istituzione, lo sponsor privato, la società sportiva e l’artista che lo realizza. Si tratta di un unico esempio nella storia di creazione condivisa.
Visitare i Murales ci aiuta a capire la realtà del luogo
Consiglio, quindi, a tutti coloro che si recano nelle grandi città italiane e internazionali di visitare i murales, che sicuramente si trovano in spazi più o meno famosi di queste città. Infatti, non sono solo i Murales come quelli di Maradona che si trova nei quartieri spagnoli di Napoli, o lo stesso Maradona dipinto da Jorit sul grande palazzo di San Giovanni a Teduccio ad attirare l’attenzione di tantissime persone.
Possiamo trovare murales di un calciatore del passato oppure, opere come a Pisa dove si trova il murales di Keith Haring intitolato Tuttomondo. Questi murales ci offrono la possibilità di condividere interessi con altre persone. I messaggi che ci comunicano possono arricchire sicuramente la nostra vita. Inoltre nella loro dimensione sociale questi murales ci dicono molto dell’ambiente in cui si trovano, e della comunità che gli ha ispirati, che li ha adottati, oppure che ha commissionato direttamente la loro esecuzione.
Napoli, città dell’anima e del mistero

Il Murale di Maradona dei Quartieri Spagnoli
Il primo murale italiano che mi viene in mente, al quale ho già dedicato altri contenuti, è quello dedicato a Diego Armando Maradona e realizzato nel 1990, per celebrare il secondo scudetto del Napoli. A dipingerlo è stato un giovanissimo abitante dei Quartieri Spagnoli, Mario Filardi, del quale si parla sempre troppo poco. A mia memoria, è la prima grande opera dedicata in Italia a Maradona e anche la più famosa. Parto quindi da questa grande opera ammirata da molti, e mi chiedo: perché il Murale di Maradona dei Quartieri Spagnoli di Napoli è diventato la seconda attrazione turistica più visitata in Italia dopo il Colosseo di Roma?
Il luogo e l’opera: la prima ipotesi
Il Murales di Maradona dei Quartieri Spagnoli si trova sulla facciata laterale di un palazzo in Via Emanuele de Deo al n. 60. È stata la prima opera urbana dipinta in onore del calciatore argentino, tanto amato dai napoletani. Mario Filardi lo dipinse nel 1990. Salvatore Iodice compì un primo restauro nel 2016 e poi Francisco Bosoletti intervenne nuovamente nel 2017. I critici dell’arte riconoscono in questo dipinto lo stile bidimensionale tipico dei fumetti manga giapponesi degli anni Novanta del Novecento.
Il Murales si trova nel cuore di Napoli, il cuore magico e alchemico di una città da sempre calata nei misteri dell’anima. Partiamo da una strana coincidenza, anticamente, largo Maradona, dove si trova il Murales, era chiamato Largo degli Artisti. Uno spazio aperto tra un intricato dedalo di strette vie che separaano alti palazzi progettati al tempo della real casa borbonica. Napoli poi, ha una antica tradizione alchemica e magica, da secoli un crocevia di filosofia ermetica, scienze naturali e magia popolare, dove il confine tra visibile e invisibile è molto sottile.
La mappa della magia napoletana
Scienziato e filosofo Giovanni Battista Della Porta fonda a Napoli, nel 1560, l’Accademia dei Segreti (Academia Secretorum Naturae), una scuola di iniziazione e di ricerca sulla magia naturale. Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, nel Settecento ha ideato la celebre Cappella Sansevero, un tempio massonico ed esoterico che contiene simboli filosofici e ospita il mistero delle Macchine anatomiche. Ricordiamo Il Triangolo Esoterico: la congiunzione geometrica tra la Chiesa di San Domenico Maggiore, la Cappella Sansevero e la statua del Dio Nilo.
Questo triangolo racchiude cariche energetiche e storiche legate anche ai culti alessandrini e isiaci. Non dimentichiamo il culto delle anime pezzentelle, nel Cimitero delle Fontanelle, e i racconti legati ai pozzi antichi che testimoniano il legame che da sempre la città tiene vivo tra la Napoli di superficie e quella sotterranea. Se volete assorbire quest’atmosfera avanti a un’opera unica, raccoglietevi in silenzio di fronte al Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, de 1753, che si trova ora nel Museo Cappella Sansevero.
Largo Maradona è al centro della zona magica di Napoli
Largo Maradona incarna oggi proprio l’essenza della magia di Napoli. Come attraverso la grande opera alchemica, il piombo si trasforma simbolicamente in oro, così il degrado urbano si trasmuta nell’oro del misticismo collettivo e del turismo internazionale. Largo Maradona è oggi al centro di controversie tra pubblico e privato, ma rimane per tutti coloro che lo raggiungono, una zona franca, governata dalle leggi non scritte della fede e del mito.
La posizione strategicamente alchemica e magica del murale è stata trattata ampiamente in questo contenuto: La Geometria nascosta del Murale di Maradona ai Quartieri Spagnoli.
L’anima dei Quartieri Spagnoli e la cura per le nostre ferite esistenziali
Maradona è l’archetipo dell’ultimo che vince contro i giganti
Il Murales di Maradona dei Quartieri Spagnoli non è semplicemente una immagine di Maradona. È una icona degna di adorazione sportiva. Chi si reca ad ammirare il Murale dipinto da Mario Filardi non vuole vedere una immagine di Maradona, ma “quel” murale, che per la sua collocazione e la sua storia, è diventato una immagine venerata da folle di pellegrini. Maradona per la prima volta in questo murale è diventato un DIOS UMANO.
Perché questo murales ci commuove anche se non siamo tifosi? Perché qui tocchiamo con mano una condizione universale: il respiro del riscatto. Maradona qui non è l’atleta, è l’archetipo dell’ultimo che vince contro i giganti. È il santo laico di chi sa cosa significa lottare ogni giorno. Un ragazzino che sogna di diventare un campione può trarre ispirazione da questo monumento alla voglia di emergere. In questo angolo di Napoli, l’opera d’arte svolge la sua funzione più alta: quella terapeutica. Offre dignità alla fatica, trasforma la povertà in orgoglio.
La missione sociale del Murale di Maradona di Mario Filardi: l’identità di un quartiere
La natura sociale dell’opera la rende un organismo vivo, che accetta le ferite e le trasforma in una nuova forma di bellezza. Il murale ha guarito la ferita dell’invisibilità sociale dei Quartieri Spagnoli, attirando visitatori da tutto il mondo. Sono convinto che l’immagine di Maradona restituisce dignità e orgoglio a chi abita queste strade, dimostrando che l’arte è il miglior collante per l’identità di un popolo.
Il Murale di Maradona di San Giovanni a Teduccio di Jorit

A Napoli esistono decine di Murales dedicati al grande campione di calcio Diego Armando Maradona. Io consiglio di visitarli tutti, ma in particolare non trascurate quello realizzato dallo street artisti Jorit, autore di tantissime opere urbane riconoscibili grazie allo stile inconfondibile dell’artista. Jorit, a Napoli e dintorni, ha dedicato più opere a Maradona, io ne ricordo quattro. Il Murales di Maradona a San Giovanni a Teduccio di Jorit, oltre a essere un’opera importante perché è dedicata al mito calcistico, è un esempio del programma artistico dello street painter, che dichiara una forte sensibilità sociale. Le sue grandi opere raccolgono veramente la sua anima come spiega Vittorio Sgarbi nel suo piccolo testo. Ogni sua opera, ritrae un personaggio, famoso o una persona qualunque, la cui vita, il cui daimon come direbbero Henri Corbin e James Hillman, insegna qualcosa a tutti noi che osserviamo l’opera con una visione evocativa.
La gratitudine di Maradona
Per affrontare la visione evocativa, secondo la teoria di Alain de Botton, del Murale di Jorit, mi chiedo: perché Diego Maradona nel 2017 ha ringraziato personalmente lo street artist per avergli dedicato questo grande murale nel Bronx di Napoli?
Il luogo e l’opera il Bronx di Napoli
Una prima risporta alla domanda sta nel profilo del suo autore, lo street artist Jorit, di origine napoletana e olandese. Jorit crea e dipinge enormi ritratti di personaggi famosi, e gente comune, che si sono distinti pubblicamente e rappresentano, ognuno a modo loro, un grande valore sociale, culturale e di inclusività. In quello che è definito Bronx di Napoli, il volto colossale di Diego Armando Maradona non è solo un ritratto. Quest’opera è una presenza che domina il quartiere, una montagna di sguardi e rughe che sembra osservare l’intera città. Siamo lontani dai circuiti turistici tradizionali ma l’affluenza e l’interesse sono altissimi. Il murale è gigantesco, dipinto con una tecnica impeccabile, che gli esperti definiscono gigantismo iperrealista. L’immagine ci lascia a bocca aperta per il suo impatto.
Dettagli: le strisce della Human Tribe e il testo nascosto
Ma ecco la risposta alla domanda: le strisce rosse che solcano le guance di Maradona sono la firma poetica di Jorit, il simbolo della sua Human Tribe. Con quelle strisce, l’artista compie un rito di iniziazione magica e tribale: marchia Diego come parte della nostra stessa tribù. Non è più il campione irraggiungibile; è il fratello, il padre, il compagno di lotta. Maradona diventa un sacro laico, il Dio Umano, e un eroe della classicità greco-romana. Personalmente mi ricorda un bronzo di riace o un dio greco. L’anima dell’opera è già consacrata nel momento della sua progettazione da parte di Jorit. Un dettaglio poco conosciuto è la presenza, al di sotto della pittura, quindi nascosta, del testo legato al personaggio. È una pratica antichissima, apotropaica e magica, che aggiunge sacralità all’icona e la rende universale.

Perché il Murale di Maradona di San Giovanni di Jorit ci aiuta a credere in noi? Arte come appartenenza
Guardando questo gigante, si prova una strana forma di conforto. È come se quel volto ci dicesse che ogni ferita, ogni segno sul viso, è una medaglia di appartenenza all’umanità. È la sacralità di chi non si arrende. Jorit, secondo le teorie di Selene Calloni Williams, è uno sciamano, come tutti i grandi artisti. Lo street artist fa da tramite, l’opera si crea attraverso di lui e ci guarda, entra in noi, e se la osserviamo con una visione evocativa ci permette di ottenere il suo messaggio sociale, senza aver letto complicati testi di storia dell’arte.
La missione sociale del Maradona di San Giovanni
Il Murales di Maradona a San Giovanni a Teduccio di Jorit ha cambiato la percezione dello spazio. Ha dato ai ragazzi di San Giovanni un motivo per dire: “Io vengo dal quartiere di Maradona“. Qui l’arte non è un lusso per pochi, ma un bene di prima necessità. È un atto di resistenza contro il degrado. Jorit ci insegna che l’arte iperrealista serve a ricordarci che la realtà, per quanto dura, merita di essere guardata in faccia con dignità.
La sacralità di chi non si arrende
Varcare la soglia di questo murales, significa sentire la connessione tra la gloria del passato e la lotta del presente. Maradona qui è l’uomo-dio che ha scelto di restare tra gli ultimi. Vi è mai capitato di sentirvi piccoli e invisibili in mezzo alla folla o tra le mura della vostra città? Guardando questo gigante, si prova una strana forma di conforto. È come se quel volto ci dicesse che ogni ferita, ogni segno sul viso, è una medaglia di appartenenza all’umanità. È la sacralità di chi non si arrende.

La bellezza che si fa seme
Varcare la soglia della semplice ammirazione per l’opera di Jorit, significa accettare che la bellezza può essere un sacrificio. Maradona qui è come un seme che deve rompersi per permettere al quartiere di germogliare in qualcosa di nuovo. Vi è mai capitato di dover lasciare andare qualcosa di prezioso per permettere a voi stessi di cambiare? Forse il murales sarà distrutto, o rimosso come molti sperano. Infatti, i palazzi sono stati destinati all’abbattimento per fare posto a nuove abitazioni più confortevoli.
Esiste un mito, antico e classico. Riguarda Osiride e Orfeo. I loro corpi sono stati dilaniati e sparsi al suolo ma, in questo modo hanno fertilizzato il suolo dal quale è nata la vita.
Guardando questo gigante che attende il suo destino, proviamo un senso di gratitudine. Ci ricorda che non siamo soli nel cambiamento e che la vera utilità sociale dell’arte è quella di restare dentro di noi, come un’emozione indelebile, anche quando il supporto fisico non esiste più. La forza di Jorit ci insegna che l’arte è un atto d’amore che vince il tempo, non perché resta immobile, ma perché trasforma chi la guarda. La bellezza non è altrove, è qui, tra noi, se solo abbiamo il coraggio di guardarla.

Videografia
Igor Sibaldi – La vita è più influenzata dall’arte o dalle stelle? Festival della Bellezza, 2025 LINK
Bibliografia
- Alain de Botton, John Armstrong, Art as therapy, 2013; L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013, ISBN-10:8823506360 ISBN-13:978-8823506367
- Selene Calloni Williams, Diario di una sciamana. Il cammino segreto di una monaca guerriera, Piemme, 2025, ISBN-10 8855448196 ISBN-13 978-8855448192
- Henri Corbin, L’Imagination créatrice dans le soufisme d’Ibn’Arabî, 2e éd., Flammarion 1977; L’immaginazione creatrice nel misticismo sufi di Ibn ‘Arabi; L’immaginazione creatrice. Le radici del sufismo, 2005, Laterza
- Paolo Crepet, Riprendersi l’anima, HarperCollins, 2026, ISBN-13 979-1259855794
- Mircea Eliade, Immagini e simboli. Saggi sul simbolismo magico e religioso, Milano: Jaca Book, 1981; 2007
- James Hillman, a cura di Francesco Donfrancesco, La politica della bellezza, Moretti & Vitali, Bergamo 1999; 2005
- James Hillman, L’anima del mondo. Conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, 2000; 2004 ISBN 8817126063
- Vittorio Sgarbi, Dell’anima, Bompiani, 2004, ISBN-10 9788845211256 ISBN-13 978-8845211256
Maradona
- Diego Armando Maradona (Autore), A. Bracci (Traduttore), Io sono El Diego, Fandango Libri, 2010, ISBN-10 8860441579 ISBN-13 978-8860441577
- Boris Sollazzo (Autore), Roberto Recchioni (Artwork), Alessandro Di Battista (Presentazione), Luigi De Magistris, DiegoPolitik. Maradona, l’ultimo grande leader del ‘900, Bibliotheka Edizioni, 2023, ISBN-10 8869347885 ISBN-13 978-8869347887
- Paquito Catanzaro, Il Dio del pallone. Ascesa e caduta di Diego Armando Maradona nella letteratura, DFG Lab 2024, ISBN-13 979-1280642516
© 2017-2026 ADO – analisidellopera.it di Marco Rabino- Tutti i diritti riservati. Approfondisci
ASPETTA! Ti possono servire
Grazie per aver consultato ADO
Le immagini pubblicate su ADO sono state prodotte in proprio e quindi sono di proprietà dell’autore.





