Ritratto di Monna Lisa detto anche La Gioconda di Leonardo da Vinci

L’utilizzo della prospettiva aerea e dello sfumato sono le formule pittoriche che hanno reso famoso e leggendario questo dipinto di Leonardo da Vinci, contribuendo a creare il fascino misterioso della Gioconda.

Leonardo da Vinci, Ritratto di Monna Lisa (La Gioconda), 1503-1505 circa, olio su tavola di pioppo, cm 77 x 53. Parigi, Musée du Louvre

Un ritratto, quello della Gioconda, oggetto di culto fin da subito

Il Ritratto di Monna Lisa detto anche la Gioconda fu oggetto di numerose imitazioni antiche e altre più avanti, nel corso dei secoli. Si tratta di un olio su tavola che venne ridimensionata, segandola ai lati, per eliminare due colonne dipinte che chiudevano il paesaggio di fondo. Se si confronta la Monna Lisa con altri dipinti di Leonardo, emergono alcune differenze. Si possono prendere in considerazione la Ginevra Benci della National Gallery di Washington, la Belle Ferroniere del Louvre, e la Donna con l’ermellino del Museo Czartoryski di Cracovia. Nel Ritratto di Monna Lisa, non vi sono più riflessi della pittura fiamminga. La vera novità è l’utilizzo da parte di Leonardo Da Vinci della prospettiva aerea. L’incidenza della luce è descritta attraverso la formula dello sfumato. Prospettiva aerea e sfumato sono, quindi, le due novità che Leonardo introduce contemporaneamente in quest’opera leggendaria.

Lo sfumato di Leonardo sul viso della gioconda

Lo sfumato permette di amalgamare l’immagine della Gioconda con il paesaggio che si trova alle sue spalle. Si tratta di intervento di cancellazione di ogni contorno della figura che viene così a perdersi con lo spazio pittorico adiacente. Questo espediente è anche alla base dello sguardo enigmatico e del sorriso affascinante del Ritratto di Monna Lisa. Infatti, i bordi degli occhi e degli angoli della bocca non sono in evidenza. Questo non permette all’osservatore di identificare perfettamente la direzione dello sguardo. Inoltre, gli angoli nascosti della bocca non permettono di chiarire se Monna Lisa stia sorridendo o meno. La prospettiva aerea è apprezzabile in altre opere di Leonardo come ne La vergine delle rocce.

La prospettiva aerea e la Gioconda di Leonardo da Vinci

Questa tecnica messa fu in atto da Leonardo per descrivere un paesaggio in lontananza. Agendo sul colore e sulla sua qualità l’artista riesce a creare una rappresentazione delle montagne lontane molto realistica. Leonardo agisce sul tono del colore. In profondità le montagne e le colline, così, virano verso l’azzurro. Anche la luminosità diminuisce e il paesaggio si fa sbiadito e con pochi contrasti di chiaroscuro. La definizione delle superfici, poi, viene meno così come i contorni che si smarriscono nelle zone adiacenti. In primo piano i colori rimangono, infatti, caldi e tendenti al giallo. In secondo piano, quindi, marroni, evidenti nel terreno bruno intorno alla strada ocra. Mano a mano che si procede in profondità intervengono il violetto e l’azzurro mantenendo contrasti chiaroscurali per poi perderli all’orizzonte. Infatti, le montagne sul fondo si staccano pochissimo dal cielo e sembrano dello stesso colore.

Approfondimenti. Il furto della Gioconda di Leonardo Da Vinci

La Gioconda dipinta da Leonardo sparì dal Louvre il 21 agosto 1911. Immediatamente si attivarono i controlli ma del celebre quadro non vi fu più traccia. Gli inquirenti sospettarono personaggi illustri tra i quali il poeta francese Guglielmo Apollinaire e persino Pablo Picasso. L’artista fu infatti arrestato e interrogato ma subito rilasciato. Il posto lasciato vuoto della Gioconda rimase tale per due anni durante i quali la polizia continuò le ricerche.

Un furto patriottico

La Monna Lisa di Leonardo fu poi ritrovata a Firenze in una stanza d’albergo. Vincenzo Perugia venne riconosciuto come il responsabile del furto avvenuto il 21 agosto 1911 a Parigi presso il museo del Louvre. L’operaio italiano in quel periodo era impegnato infatti presso il museo parigino. Aveva montato personalmente la teca in vetro che proteggeva la Gioconda. Poi, dopo aver atteso la chiusura del museo aveva nascosto il dipinto sotto il cappotto ed era uscito dal Louvre. Per trasferire il dipinto in Italia utilizzò invece un doppio fondo nella valigia.

Le motivazioni che spinsero Vincenzo Perugia a rubare nei primi anni Novecento l’opera di Leonardo furono patriottici. L’operaio italiano pensava infatti che la Gioconda fosse stata sottratta da Napoleone all’Italia. In realtà il dipinto venne portato in Francia dallo stesso Leonardo. Alla morte dell’artista il re Francesco I ottenne la proprietà della Monnalisa e la destinò al museo del Louvre.

Il furto della Gioconda ottenne molta eco mediatica e venne rappresentato anche sulla copertina di un famoso magazine dell’epoca italiano “La domenica del corriere”. Achille Beltrame, l’illustratore delle copertine, rappresentò il furto rappresentando il dipinto più grande del reale per renderlo più evidente nell’illustrazione.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Leonardo, Ritratto di Monna Lisa (La Gioconda), sul sito del Musée du Louvre di Parigi.