Il pulcino e Bambina che gioca con il gatto di Emilio Longoni sono due dipinti identici che raccontano un poetico brano domestico.
di Marco Rabino
Emilio Longoni, Il pulcino, 1891, olio su tela, 23,5 x 29,5 cm. Tortona, Pinacoteca Divisionismo, Collezione n. inv. 0417
Visione Evocativa de Il pulcino e Bambina che gioca con il gatto di Emilio Longoni
Anch’io, come tanti di voi, ho desiderato nella mia infanzia un piccolo animaletto da tenere in casa. Anch’io, mi sono scontrato con il buon senso dei miei genitori, ma ho vinto le mie battaglie allevando girini, piccoli uccellini caduti dal nido, bruchi di farfalle, persino pulcini. Emilio Longoni, pittore sociale e divisionista, attento al mondo dell’adolescenza, nel tardo Ottocento ha dedicato molti dipinti alla vita quotidiana dei suoi umili contemporanei. Questo piccolo quadro, intitolato Il pulcino mi riporta all’infanzia e apprezzo ora la delicata poesia che esprime l’opera di Longoni.
La letteratura artistica più superficiale liquida questi due dipinti come “graziosi quadretti di bambini e gattini” ottocenteschi. I manuali standard di storia dell’arte, e le raccolte di immagini, rimangono ancorati alle formule stilistiche, e non concepiscono l’opera come un’occasione per riflettere sulla nostra esperienza di osservatori. Lasciamo quindi al loro destino le cronache artistiche dei social e tuffiamoci nella visione evocativa di queste due opere. Longoni, animo sensibile e artista raffinato, ha nascosto il suo messaggio proprio di fronte al nostro sguardo, tra i sottili filamenti della sua pittura Divisionista.

L’infanzia negata nelle opere di Emilio Longoni
Longoni dipinge una scena apparentemente felice: una bambina accudisce il suo animaletto domestico. In realtà costruisce un dispositivo ottica e psicologica di straordinaria precisione: riproduce l’interno di un modesto ambiente quotidiano, pone al centro una bambina minuta, che si sporge da una anonima sedia popolare e si appoggia a un tavolo di legno grezzo. Tende un piatto all’esserino fragile che riceve la sua cura, un pulcino in un caso, un gattino tigrato nell’altro. Sono entrambe visioni di infanzia.
L’opera d’arte è una porta verso il significato invisibile, che rimanda inevitabilmente alla nostra esperienza di osservatori. La bambina è sola con il piccolo animale. Possiamo anche pensare che sia avvezza a questa solitudine o Longoni l’abbia raffigurata in un momento in cui si sia volontariamente isolata. Longoni, era un attento osservatore delle dinamiche della classe povera milanese del tardo Ottocento. In queste due opere individua una piaga sociale e psicologica precisa: l’isolamento e la fatica precoce dell’infanzia negata. In altre opere il pittore ha esplicitamente fatto riferimento alla solitudine dei bambini come in Chiusi fuori di scuola. In altre ha rafffigurato i bambini al lavoro come in Piscinina.
Una infallibile composizione
La sapiente composizione dei due dipinti crea un “morsetto emotivo“, una zona ristretta nella quale il nostro sguardo si blocca. Il viso della bambina, appoggiato al braccio sinistro ripiegato, è al centro delle diagonali. Da qui, lo sguardo si sposta inesorabilmente verso destra in basso, lungo la diagonale, e trova il vero centro dell’opera: l’incontro tra la mano, il piatto e il gattino. Possiamo dire che Longoni ha creato una suspence visiva che si svela in due momenti. A prima vista è il ritratto di una bimba, in realtà è l’engramma, la traccia permanente nel sistema nervoso, scolpito nella nostra memoria, del rapporto tra uomo e natura. (Richard Semon, Die Mneme, 1904).
I colori della povertà ne Il pulcino e Bambina che gioca con il gatto di Emilio Longoni
Longoni ha creato una immagine poetica e dignitosa. Il pittore non urla una denuncia politica: i colori sono terrosi e grigi, più caldi al centro per scaldare il nostro sguardo e la figura della bimba con il vestito rosso. L’interno rimane però in ombra, la scena suggerisce una forte introspezione (Jung, Psychologische Typen, 1921), il sole e la felicità sono fuori e traspaiono solo dalla finestra.
Oggi la neuroestetica ci svela che i nostri neuroni specchio reagiscono alla rappresentazione attivando i nostri riflessi (Gallese, 2007). Osservando la scena ci ricordiamo della cura che portiamo al nostro animale domestico e il dipinto diventa una protesi assistenziale di contenimento emotivo. Il gesto di offrire il piatto sul tavolo grezzo per nutrire l’animale è una tregua esistenziale. Il gatto e il pulcino diventano soggetti emotivi e ci guariscono dalla solitudine.
Bibliografia
- Alain de Botton, John Armstrong, L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013, ISBN-10:8823506360 ISBN-13:978-8823506367
- Thomas Fuchs (Autore), Selene Mezzalira (Traduttore), Ecologia del cervello. La mente incarnata e l’ambiente, Astrolabio Ubaldini,2021, ISBN-10 8834018036 ISBN-13 978-8834018033
- Vittorio Gallese, Action recognition in the premotor cortex (1996, Brain)
- Vittorio Gallese, David Freedberg, Motion, emotion and empathy in esthetic experience (2007, Trends in Cognitive Sciences)
- Carl Gustav Jung, Psychologische Typen, 1921
- Richard Semon, Die Mneme, 1904
Emilio Longoni
- Angelo Ginex, Emilio Longoni. Catalogo ragionato, Editore: Motta Junior, 1995, EAN: 2570070759934
- G. Ginex, Emilio Longoni. 2 collezioni, Skira Collana: Arte moderna. Cataloghi, 2009, EAN: 9788857202440
Leggi La vita e tutte le opere di Emilio Longoni
Consulta la pagina dedicata al dipinto di Emilio Longoni, Il pulcino, sul sito della Pinacoteca Divisionismo di Tortona.
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