Ritratto di Elisabeth Bachofen-Echt di Gustav Klimt

Il Ritratto di Elisabeth Bachofen-Echt di Gustav Klimt è un dipinto che rivela l’attenzione del maestro verso l’arte giapponese.

Gustav Klimt, Ritratto di Elisabeth Bachofen-Echt, 1914 – 1916, olio su tela, 180 x 120 cm. Basilea, Collezione privata

Ritratto di Elisabeth Bachofen-Echt di Gustav Klimt

Gustav Klimt, Ritratto di Elisabeth Bachofen-Echt, 1914 – 1916, olio su tela, 180 x 128 cm. Basilea, Collezione privata

Ritratto di Elisabeth Bachofen-Echt di Gustav Klimt
Ritratto di Elisabeth Bachofen-Echt di Gustav Klimt

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Indice

Descrizione del Ritratto di Elisabeth Bachofen-Echt di Gustav Klimt

La protagonista del ritratto è in piedi, in posizione rigidamente frontale con le mani in basso, che stringono, sui fianchi, il tessuto dell’abito. La pelle del viso è di colore chiaro, quasi bianco. Solamente le guance sono tinte di rosa. Le sopracciglia folte e arcuate incorniciano gli occhi che mostrano uno sguardo sereno diretto verso l’osservatore. Inoltre le labbra sono atteggiate con un sorriso appena accennato. I capelli scuri sono acconciati a caschetto.

La donna indossa un abito realizzato con diversi strati di tessuto color azzurro, stretti in vita e in basso. Inoltre, un mantello dal colore coordinato ma più pesante cade dalle sue spalle, sulla schiena. Il tessuto è decorato con piccoli fiori bianchi e azzurri e un motivo a spirale. Infine, le gambe sono strette da calze azzurre come le scarpe dal tacco alto. Lo sfondo del ritratto non mostra particolari ambientali o architettonici ma un semplice piano verticale, che pare parete decorata con figure in miniatura.

Si intravedono, infatti, immagini di uomini, donne e soldati vestiti con abiti giapponesi. Si riconoscono un sovrano, dignitari e nobildonne. Anche sul pavimento, di color arancione chiaro, sono presenti motivi decorativi di tradizione nipponica, simboli e figure astratte. Inoltre sono presenti tappeti rossi affiancati da decorazioni simmetriche rispetto al centro del dipinto.

Interpretazioni e simbologia del Ritratto di Elisabeth Bachofen-Echt di Gustav Klimt

Il Ritratto di Elisabeth Bachofen-Echt è noto anche con i titoli di Bildnis Baronin Elisabeth Bachofen-Echt, Bildnis Elisabeth Lederer e Portrait of Elisabeth Lederer.

La protagonista di questo ritratto di Gustav Klimt è la baronessa Elisabeth Bachofen-Echt, nata Elisabeth Lederer. La giovane era la figlia di Serena e August Lederer, il principale mecenate di Klimt. Infatti, il pittore viennese realizzò quindici opere su commissione per la famiglia tra le quali appunto il ritratto della figlia. Tra tutti i dipinti della collezione Lederer quest’opera fu la più amata dai due coniugi.

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I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

Il Ritratto di Elisabeth Lederer di Gustav Klimt si trova a Basilea presso una Collezione privata.

L’artista e la società. La storia del Ritratto di Elisabeth Bachofen-Echt di Gustav Klimt

Gustav Klimt nacque nel 1862 e morì nel 1918, all’età di 56 anni. Il pittore di Vienna realizzò il Ritratto di Elisabeth Lederer nei primi anni del Novecento. Infatti, l’opera non è datata e gli storici ipotizzano che risalga agli anni 1914 – 1916, poco prima della sua morte. Al tempo, il pittore aveva raggiunto una notevole fama e poteva contare su un’ampio consenso tra collezionisti e committenti di ritratti, soprattutto di ricche aristocratiche viennesi. Sulla tela compare solamente la firma dell’artista, in basso a destra: GVSTAV / KLIMT.

Secondo le ricerche degli storici dell’arte, la giovane quando iniziò a posare per Klimt aveva circa 24 anni. Infatti l’artista impiegò due anni per realizzare l’opera e studiare ogni dettaglio della figura e dello sfondo.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

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Lo stile del Ritratto di Elisabeth Bachofen-Echt di Gustav Klimt

Gustav Klimt, negli ultimi anni di carriera artistica, preferì ritrarre le sue committenti in piedi per dare maggiore forza alla figura. Il pittore dipinse il volto della giovane con uno stile realistico e tratti fisionomici somiglianti. Gli abiti, invece, sono iperdecorati come negli altri ritratti realizzati dall’artista che crearono il modello della donna-gioiello. Inoltre, la composizione simmetrica e le forme sintetiche sono tratti che derivano dall’arte giapponese.

Gli storici definiscono con questo termine la tendenza a saturare di decorazioni gli abiti e il fondo del ritratto coperti da uno strato di color oro. I colori vivi delle decorazioni e l’oro dello sfondo trasformano la figura della protagonista, appunto, in un gioiello. Infine, le parti che compongono la figura della donna e dei personaggi giapponesi sono semplificate in direzione di forme geometriche. Soprattutto il corpo di Elisabeth è sintetizzato con forme triangolari stirate verso l’alto.

La tecnica

Gustav Klimt realizzò il Ritratto di Elisabeth Lederer con colori a olio applicati su una tela di 180 centimetri di altezza e 128 cm di larghezza.

Il colore e l’illuminazione

La composizione cromatica del ritratto di Gustav Klimt è caratterizzata dal contrasto tra complementari. In particolare, tra blu che domina nella parte superiore, figura e parete di fondo e arancione sul pavimento. All’interno delle due zone di colore poi le figure si evidenziano ripetendo il medesimo contrasto. Così, i personaggi giapponesi dipinti sul fondo sono colorati con colori caldi e chiari. Invece le decorazioni simmetriche a lato della protagonista, sul pavimento, sono di colore freddo e più scure. Questa scelta sottolinea la decoratività del dipinto ed esalta i motivi decorativi di ispirazione Art Nouveau.

La scena non rivela la rappresentazione di una illuminazione interna o esterna. Infatti non si individuano fonti luminose e ombre sul piano inferiore. Così, se si osservano i piedi della donna non si colgono ombre proiettate sul pavimento. Inoltre, il viso, che presenta lo stile più realistico, è privo di chiaroscuro, ma è definito da colori di diversa tonalità e da linee di contorno azzurre. La mancanca di una ricostruzione luminosa ambientale allontana l’opera dal realismo naturalistico e la avvicina ad una concezione astratto-decorativa.

Lo spazio

L’immagine dipinta di Elisabeth Bachofen-Echt si sovrappone alla parete di fondo come se fosse un ritaglio. Infatti, il mantello e le parti anatomiche sono definite chiaramente da contorni netti che non si sfumano con il resto dell’ambiente. Anche le figure dei personaggi giapponesi si stagliano nitide contro il blu della parete. Solamente il pavimento presenta una costruzione prospettica, visibile nelle linee di fuga dei tappeti che convergono in un punto del bordo superiore del dipinto, in corrispondenza della verticale centrale. Questa costruzione determina quindi un punto di vista molto elevato come se lo sguardo dell’osservatore si trovasse più in alto rispetto alla protagonista.

La composizione e l’inquadratura

L’opera di Klimt è di forma rettangolare. L’inquadratura verticale pone al centro della scena la figura intera di Elisabeth Bachofen-Echt circondata da un’ampia porzione di sfondo. Questa scelta permette alla protagonista di mostrarsi come soggetto principale del dipinto e isolarsi dal contesto espositivo.

L’immagine dell’aristocratica è evidentemente inserita all’interno di un triangolo compositivo che la contiene interamente. I lati inferiori della figura geometrica sono sottolineati già dalle linee di fuga dei tappeti, dipinti ai lati della giovane.

La struttura compositiva del ritratto è estremamente simmetrica rispetto alla verticale centrale. Questa articolazione si può valutare a partire dalla disposizione frontale del corpo di Elisabeth. Anche le figure dipinte sullo sfondo rispecchiano lo stesso schema e sono raggruppate specularmente. La rigida simmetria si ripete poi sul pavimento con la disposizione dei tappeti e dei motivi geometrici che formano due parentesi ai lati della figura.

La scelta di organizzare le figure con una simmetria speculare molto evidente rivela ancora una volta l’orientamento decorativo del ritratto. Inoltre, il triangolo compositivo slancia la figura verso l’alto e porta l’attenzione al viso di Elisabeth Lederer.

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Bibliografia

  • Eva Di Stefano, Gustav Klimt. L’oro della seduzione, Giunti Editore, Collana: Atlantissimi, 2017, EAN: 9788809850170

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 15 luglio 2022.

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Leggi La vita e tutte le opere di Gustav Klimt

Consulta la pagina dedicata a Gustav Klimt sul sito del della Österreichische Galerie Belvedere di Vienna.

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