Alain de Botton è uno scrittore e filosofo svizzero che propone di considerare la visione delle opere d’arte come una forma di terapia esistenziale.
di Marco Rabino
Nel corso della mia attività di analisi di grandi opere d’arte mi sono imbattuto in misteri, aneddoti e curiosità di vario tipo, che mi hanno spinto a scoprire i motivi di tanto successo di un dipinto. Per questo, quando ci troviamo di fronte a una grande opera d’arte domandiamoci perché è diventata così famosa e ammirata nel tempo, fino a trovare il suo posto all’interno d’un museo o di una chiesa. Per attivare la visione evocativa che ci permette di entrare nell’opera e trovare quei significati che aiutano la nostra vita, abbiamo bisogno di grandi studiosi, personalità della cultura, pensatori che come sciamani ci aiutano a cogliere i significati nascosti nelle opere d’arte.
Se cogliamo i suggerimenti del filosofo Alain de Botton, osserviamo un dipinto, una scultura o un’architettura con attenzione focalizzandoci su un particolare che ci attrae. Sicuramente il dettaglio rievoca un ricordo o una sensazione del nostro passato. Questo è il punto di accesso all’opera che la visione evocativa considera come una porta verso l’invisibile. Per Alain De Botton, l’opera d’arte è come un farmaco che contribuisce a curare le nostre ferite interiori.
Chi è Alain De Botton
Alain de Botton è uno scrittore e filosofo nato a Zurigo il 20 dicembre 1969 e residente a Londra. de Botton adotta un approccio fortemente mediatico ed è noto per le sue conferenze nelle quali dialoga con il suo pubblico sui problemi della contemporaneità. È, inoltre, famoso per i suoi libri che applicano la filosofia ai problemi e alla vita di tutti i giorni. Nel 2008 ha fondato a Londra The School of Life, un’organizzazione culturale che offre idee ed educazione emotiva per una vita serena.
“Un’opera d’arte, persino una foto di famiglia, si può considerare riuscita se dà risalto agli elementi preziosi ma difficili da preservare. Si potrebbe dire che un’opera d’arte è buona se cattura il cuore del significato mentre pessima se, pur ricordandoci inevitabilmente qualcosa, lascia scivolare via l’essenza.” (Alain de Botton, John Armstrong, L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013)1
Le idee di Alain De Botton
Intanto chiariamo il senso della definizione coniata dal filosofo svizzero. Nel saggio intitolato Art as Therapy (L’arte come terapia), Alain de Botton non si riferisce alla pratica dell’Arteterapia, sviluppata in ambito psicologico e terapeutico. Invece, la visione dell’opera d’arte diventa uno strumento pratico per compensare le nostre fragilità psicologiche ed emotive. L’attività, quindi, si sposta dalla pratica artistica, alla visione terapeutica. Di conseguenza, gli autori, avanzano forti critiche alla fruizione museale dell’opera d’arte, che fornisce solamente un approccio storico e privo di connessioni esistenziali. Il filosofo ha scritto il testo insieme allo storico dell’arte John Armstrong che ha fornito un corpo di opere e architetture utili ad applicare la teoria di Alain de Botton.
Le sette funzioni psicologiche curate dall’opera d’arte
Alain de Botton ha individuato sette funzioni psicologiche fondamentali, che possono essere supportate dalla visione terapeutica dell’opera d’arte. Memoria: l’opera d’arte rappresenta e conserva nel tempo le emozioni e le esperienze importanti che la mente umana tende a dimenticare o sbiadire. Speranza: l’autore recupera il concetto di bellezza e armonia che, insieme, ci proteggono dalla disperazione. Ci portano a concentrarci sul valore della positività anche nei momenti difficili. Dolore dignitoso: Alcune opere d’arte rappresentano la sofferenza umana o di altri esseri. Nobilitano quindi le nostre sofferenze e ci sollevano dal senso di isolamento. Il dolore fa parte della condizione umana, non è una vergogna e occorre affrontarlo, e concedersi i tempi per superarlo e non ricorrere immediatamente alla chimica farmaceutica.
Equilibrio: Molte opere d’arte ci attraggono perché contengono qualità di cui siamo carenti, aiutandoci a ritrovare una stabilità emotiva interiore. Autocomprensione: L’arte è uno specchio delle nostre esistenze. L’opera d’arte ci permette di decifrare, esprimere e riconoscere intuizioni profonde, sensazioni, pensieri inconsci, ricordi inespressi, che altrimenti non sapremmo verbalizzare. Crescita: L’arte espande i confini della nostra esperienza personale, sfidando i nostri pregiudizi e abituandoci ad accogliere ciò che ci è estraneo. Rivalutazione (o ri-sensibilizzazione): Di fronte all’opera d’arte superiamo l’indifferenza verso il quotidiano, verso l’Altro, verso la natura, verso le piante, gli animali, portandoci ad apprezzare il valore di ciò che è ordinario e trascurato.
L’estetica filosofica di Alain de Botton
In realtà, la teoria di Alain de Botton sulla funzione dell’arte non è propriamente una teoria estetica, almeno nel senso più tradizionale. Si tratta, invece, di un’applicazione pratico-terapeutica della fruizione consapevole dell’opera d’arte.
Dopo aver elencato le sette funzioni dell’arte, l’autore sviluppa una serie di interrogativi che rafforzano la sua teoria. Il filosofo si chiede: Qual è il senso dell’arte? Qual è l’arte buona? Prosegue poi con domande che riguardano il mercato dell’arte e le politiche espositive pubbliche e in campo educativo.
Di seguito propongo una mia scelta di opere che offrono spunti per mettere in pratica la pratica terapeutica di Alain de Botton. Espandono le opportunità di trovare un valido supporto nella visione consapevole dell’opera d’arte. Nel testo del filosofo svizzero trovi una grande scelta di opere che ricoprono l’intera storia dell’arte.
Il giardino di Lignorelles di Mario Tozzi
Se ci concentriamo con sufficiente attenzione su Il giardino di Lignorelles di Mario Tozzi, ci coglie un senso di pace e tranquillità che ci cura dal caos del lavoro. Inoltre, grazie alla sua composizione geometricamente equilibrata e i suoi colori solari, ci fa apprezzare la natura coltivata di uno spazio domestico. Questo concettosi trova, in chiave psicanalitica, nella teoria del “Giardino della psiche” di James Hillman.
Basta questo dettaglio per capire quanto è importante tornare alla natura, impegnarsi nella crescita di una piantina per stare un po’ lontani dalle tecnologie informatiche, che ci stanno consumando le energie migliori.
Approfondisci con l’analisi dell’opera: Il giardino di Lignorelles (Nel giardino fiorito) di Mario Tozzi
La Vergine Annunciata di Antonello da Messina
Una cura per la nostra anima
Secondo lo psicologo Alain de Botton, l’opera d’arte è una protesi psicologica che ci permette di sanare una nostra fragilità. Quindi chiediamoci: Qual è la ferita che l’Annunciata di Palermo cura nell’uomo contemporaneo? Secondo me, è l’ansia da superstimolazione e la perdita della nostra centralità. Il nostro Lebenswelt, il nostro mondo della vita, è giornalmente frammentato, la nostra intimità è violata dai social network e dalla rete. La Vergine chiede all’angelo di fermarsi, protegge il suo spazio intimo e privato con il gesto impercettibile della mano sollevata. Poiché l’Angelo non compare, e coincide con il nostro spazio di osservatori, l’invito è rivolto anche a noi che guardiamola scena.
Approfondisci con l’analisi dell’opera: Vergine annunciata di Antonello da Messina
Cristo morto sorretto da Maria e Giovanni di Giovanni Bellini
Le ferite che ci portiamo dentro possono anche essere nascoste o sopite. Secondo Alain de Botton, un dipinto o una scultura può contribuire a sanarle. Osserviamo quindi la Pietà di Giovanni Bellini per quel che rappresenta umanamente: esprime il dolore per la morte di una persona cara, e ci può aiutare a esorcizzare invece la “paura della perdita“. Oppure, in senso più ampio, l’angoscia da distacco.
Approfondisci con l’analisi dell’opera: Cristo morto sorretto da Maria e Giovanni di Giovanni Bellini
Il pulcino e la Bambina di Emilio Longoni

La protagonista di questo dipinto racconta la solitudine domestica e psicologica, il vuoto esistenziale di una giornata priva di spazio per il gioco. Come suggerisce Alain de Botton, anche i dipinti con scene quotidiane possono curare le nostre ferite, basta saper osservare.
Approfondisci con l’analisi dell’opera: Il pulcino e Bambina che gioca con il gatto di Emilio Longoni
La cura verso il più debole è la nostra salvezza
Penso che abbiamo avuto tutti il piacere di offrire nutrimento a una creatura più fragile di noi. La bambina di Longoni cessa di essere una vittima passiva del sistema sociale del suo tempo e si trasmuta in un soggetto etico attivo. L’amore spontaneo e la cura per gli animali diventano il farmaco che risana temporaneamente la fatica, e ci restituisce dignità e un frammento di grazia intrinseca al dolore quotidiano. La bambina è serena nella sua povertà. Il percorso conoscitivo, che abbiamo affrontato andando oltre l’immagine, ci ha portato oltre la tela (la soglia verso l’invisibile) e abbiamo fatto vivere ancora una volta un meraviglioso meccanismo esistenziale dipinto per noi da Emilio Longoni.
Les bains mystérieux di Giorgio De Chirico come terapia esistenziale

Abbiamo tutti ferite aperte che fanno soffrire la nostra mente, o la nostra anima se volete. L’idea che l’osservazione attenta e attiva dell’opera d’arte possa essere utilizzata come una forma di terapia, è sviluppata nella teoria dello psicologo Alain de Botton. Vediamo come il dipinto di Giorgio de Chirico può offrirci un valido supporto nei confronti dell’isolamento e dello spaesamento relazionale.
Prima o poi ci sentiamo tutti un pesce fuor d’acqua: l’isolamento
Almeno una volta nella nostra vita abbiamo sofferto a causa di una sensazione d’isolamento. Prendiamo a questo proposito il dettaglio che compare in alcune immagini della serie e nella fontana del Parco Sempione a Milano, ispirate al tema dei Bagnanti misteriosi. De Chirico ha adagiato sul prato un pesce, accanto alla vasca. Si tratta di un ritratto psicologico dell’artista che si sente letteralmente: “un pesce fuor d’acqua“. De Chirico si sente un intellettuale isolato e incompreso dall’ambiente conformistico del suo tempo. Il particolare del pesce, in quanto artistico, nobilita l’emarginazione che diventa così esclusività. Così, rimandiamo al mittente le occhiate di superiorità, siamo originali e ne andiamo orgogliosi.
Lo spaesamento di fronte alle convenzioni sociali
I nuotatori immersi nella piscina, contrapposti ai borghesi vestiti che li osservano, ci descrivono una situazione molto comune. Questo contrasto visivo riproduce una precisa memoria corporea dell’infanzia dell’artista: i bagnanti nudi e le persone vestite sulla spiaggia. Possiamo interpretarlo come la rappresentazione di una “sensazione di spaesamento o disagio“, e della distanza che separa la vulnerabilità biologica della nudità dal rigore sociale dei benpensanti. De Chirico esibisce direttamente il suo anticonformismo, così anche noi dobbiamo superare il disagio di sentirci spaesati se non siamo allineati alle convenzioni della comunità.
Facciamo un lungo respiro e stabilizziamo il nostro umore
Alain De Bottom propone l’opera d’arte come una cura e il farmaco in questo caso è la semisfera colorata inserita nelle scene e nella vasca. La palla evoca il gioco e l’infanzia dell’artista, ma anche la nostra. Siamo nuovamente bambini: utilizziamo i bei ricordi di gioco come uno stabilizzatore emotivo. La palla, inoltre, è geometricamente regolare, immobile e priva di gravità, perché galleggia. Ferma il tempo e sospende l’ansia del divenire, siamo qui e ora di fronte alle immagini di De Chirico.
Approfondisci con l’analisi dell’opera: Les bains mystérieux di Giorgio De Chirico
Bibliografia
- Byung-Chul Han, Der Geist der Hoffnung, 2024; Lo spirito della speranza
- Alain de Botton, John Armstrong, Art as therapy, 2013; L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013, ISBN-10:8823506360 ISBN-13:978-8823506367
- Hans-Georg Gadamer, Wahrheit und Methode, 1960; Verità e metodo, tr. it. di G. Vattimo, Bompiani, Milano 1983; Verità e metodo 2, tr. it di R. Dottori, Bompiani, Milano 1996
- James Hillman, Silvia Ronchey, L’ultima immagine, Rizzoli, 2023 ISBN-10 881717615X ISBN-13 978-8817176156
- Martin Heidegger, Der Ursprung des Kunstwerkes 1935-1936; G. Zaccaria (a cura di), I. De Gennaro (a cura di, Traduttore), Marinotti, 2000, ISBN-10 8882730115 ISBN-13 978-8882730116
- Iris Murdoch, The Sovereignty of Good; La sovranità del bene, 1970, Introd. e trad. a cura di Giuliana Di Biase, Collana Cultura dell’anma.Nuova Serie, Carabba, Lanciano, 2005 ISBN 978-88-88340-88-3
- Iris Murdoch, The Fire and the Sun, 1977; Il fuoco e il sole: perché Platone condannò gli artisti, SugarCo, 1981
- Martha Nussbaum, Cultivating Humanity: A Classical Defense of Reform in Liberal Education, 1997; trad. it: Coltivare l’umanità. I classici, il multiculturalismo, l’educazione contemporanea, Roma 2006
- Elaine Scarry, Sulla bellezza e sull’essere giusti, traduzione di Romano Salvatore, Milano, Il Saggiatore, 200, ISBN 88-428-0988-8
- Aby Warburg, Bilderatlas Mnemosyne (Atlante delle immagini Mnemosyne – 1924–1929
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