La spiritualità di Giovanni Segantini è una componente costante nelle sue opere che ritraggono paesaggi di montagna popolati da greggi e pastori.
Giovanni Segantini, Ave Maria a trasbordo, olio su tela,
Quando osserviamo un dipinto o una scultura, il più delle volte non consideriamo la motivazione spirituale che ha portato l’artista a realizzare la sua opera. Ma nel caso dei paesaggi di Giovanni Segantini, uno spirito sensibile coglie già a prima vista il richiamo a una spiritualità laica rappresentata dall’atmosfera cristallina e pura delle vette innevate. Segantini rifiuta i dogmi cattolici per celebrare un’unione profonda e arcaica tra l’essere vivente e l’universo montano nel contesto di un ordine cosmico supremo.
Segantini, il misticismo di una vita travagliata e solitaria
La vita di Giovanni Segantini fu tragica e avventurosa. La tragedia familiare inizia a sette anni con la morte prematura della madre per tubercolosi. Il piccolo Giovanni è così ospite della sorella a Milano, città grande e ostile, che le offre una condanna per vagabondaggio il 15 agosto del 1870, all’età di 12 anni. Ma a volte, i momenti difficili riservano delle possibilità di creascita. Giovanni entra così nel riformatorio Marchiondi e si avvicina al disegno, guidato da un sacerdote. A partire dal 1879 frequenta i corsi serali dell’Accademia di Brera del pittore realista e storico Giuseppe Bertini. Si avvicina quindi all’ambiente scapigliato. Conosce il mecenate e gallerista Vittore Grubicy che gli offre uno stipendio. Grazie a lui dal 1880 al 1886 dipinge i paesaggi rurali della Brianza dove si stabilisce con Bice e i figli. Dal 1886, inizia infine la parte matura della sua esperienza, con il trasferimento sulle Alpi alla ricerca del necessario isolamento creativo.
Il simbolismo mistico e pastorale dei paesaggi della Brianza

Una delle prime opere nelle quali si coglie un anelito spirituale, anche se non propriamente religioso, è Il coro di Sant’Antonio, esposto a Brera nel 1879 all’età di 21 anni. L’ambiente religioso è qui rivelato da una penombra mistica che crea un ambiente raccolto e invitante alla concentrazione in preghiera. La luce filtra dalla finestra che si trova in alto a sinistra che ricorda altre scene intensamente spirituali, come nel caso della notissima Vocazione di San Matteo di Caravaggio. La figura del chierichetto, voltata di schiena, aggiunge un ulteriore senso di raccoglimento e contribuisce a misurare la scena. L’interno del coro assume infine uno slancio verticale che richiama la spinta verso l’alto delle cattedrali gotiche, anelito esplicito verso la dimensione divina.

Del 1883 è Ave Maria a trasbordo, un’opera importante che ottiene la medaglia d’oro all’esposizione di Amsterdam. Ne realizza poi una seconda versione nel 1886-1888. Si tratta di una scena fortemente mistica, la preghiera dell’Angelus, nella quale si mescolano i temi della maternità, della natura umanizzata, del popolo delle campagne. L’atmosfera simbolista, calma e spirituale dello specchio d’acqua prelude alle visioni tese e cristalline delle montagne svizzere.
Le opere di questo periodo esprimono un simbolismo naturalistico o rurale, caratterizzato da una sincera tensione spirituale panteista. La realtà rurale e i temi religiosi si fondono per esprimere un’armonia universale tra uomo, animale e natura. In questa fase, la natura, le greggi, le stalle e le figure contadine superano la valenza realistica, e diventano allegorie di una religiosità laica, intima e legata ai cicli eterni della vita.
I temi principali della componente spirituale nella poetica delle prime opere di Giovanni Segantini
La Sacralizzazione del quotidiano

La “Sacralizzazione del quotidiano” si coglie nelle opere pastorali, che raffigurano greggi e pastori, spesso in associazione con chiese o strutture religiose. Segantini trasfigura la vita rurale di mandrie e greggi, in scene di profonda quiete e armonia, cariche di accenti spirituali. Opere come Ave Maria a trasbordo del 1882 o La benedizione delle pecore del 1884 interpretano il lavoro contadino come una preghiera naturale. L’opera rappresenta così un rito laico di comunione con il creato. Il gregge assume un valore liturgico, e rappresenta una comunità unita sotto la protezione spirituale.
Il Simbolismo del Lavoro
L’influenza del pittore francese Jean Francois Millet determina nelle rappresentazioni rurali di Segantini un “Simbolismo del Lavoro“. Segantini cerca la “poesia umana” nei gesti umili di pastori e contadine e nella loro vita semplice in armonia con la natura del posto. Le greggi e gli animali non sono solo bestiame, per produrre latte o carne, ma presenze sacre che condividono con l’uomo la fatica e la quiete. In particolare le pecore diventano simboli di purezza, rassegnazione e partecipazione della creazione al divino.
La Maternità come simbolo universale

In alcune opere di Segantini il tema della Maternità emerge come simbolo universale. Nei suoi primi lavori, il tema religioso si fonde con quello della maternità popolare come in Ave Maria a trasbordo. Anche nelle opere ambientate all’interno delle stalle come Nella stalla del 1882 e Le due madri del 1889 la vacca che allatta il vitello accanto alla madre umana rappresenta un inno alla continuità tra natura e umanità. Possiamo considerarlo spiritualmente un legame universale di vita.
La luce come simbolo del Panteismo naturale

La critica dell’arte descrive la componente spirituale di Segantini come un Panteismo laico che si esprime attraverso la luce. Infatti nei dipinti di Segantini, come in Tramonto a Pusiano del 1882, la natura non è mai ritratta in modo freddo: le montagne e i pascoli sono specchio dell’anima. Diventano luoghi in cui l’uomo si ricongiunge con l’assoluto. Questa spiritualità si riflette nella ricerca di una luce divina che illumina le scene, anticipando la tecnica divisionista. In sintesi, il simbolismo giovanile di Segantini non è ancora quello visionario dei lavori successivi, ma una forma di realismo trasfigurato dalla luce e dalla spiritualità, dove la campagna diventa un tempio e le greggi i fedeli di una religione naturale. Segantini diventa un sacerdote laico la cui arte è “mediatrice fra Dio e l’anima nostra“. La luce cristallina delle prime opere lombarde e svizzere diventa un elemento mistico che rivela la presenza del sacro in ogni dettaglio del creato, dalle montagne ai pascoli agli abitanti dei monti, umani e animali.
Il simbolismo onirico e letterario delle visioni di Savognino
Segantini, a maggio del 1886 si trasferisce con la famiglia a Savognino, un villaggio nei pressi dei Grigioni, in Svizzera. Con l’evolversi della sua pittura, il tema della maternità si trasforma in un simbolismo visionario, unito a una dimensione onirica e inquietante ispirata dal testo “Nirvana” di Luigi Illica. Anche in questo caso il pittore utilizza una luce simbolica, chiara e cristallina, che unita alle atmosfere algide raffredda e congela la scena. Rimane la componente spirituale ma con una interpretazione maggiormente intellettuale che implica una definizione morale del comportamento della cattiva maternità. Questo ciclo di dipinti raccoglie influenze estetizzanti, derivanti dalla cultura nordica del periodo ed esprime concetti più sofisticati e complessi.

Anche le opere con espliciti riferimenti religiosi di questi anni, primi anni Novanta dell’Ottocento, sono composte con maggiore eleganza intellettuale. Sono esempi di questa pittura: L’angelo della vita del 1894, Amore alla fonte della vita del 1896 e il più pagano La Dea dell’Amore del 1894-1897.
Il panteismo mistico delle ultime opere a Maloja di Giovanni Segantini
La spiritualità degli ultimi paesaggi di Giovanni Segantini si esprime attraverso le grandiosi visioni di paesaggi montani. Gli storici indicano questo anelito interiore come una forma di panteismo mistico e laico. Per Segantini infatti, la montagna non è solo un ambiente da popolare con presenze pastorali, ma la manifestazione tangibile del divino, di un divino non necessariamente cristiano. La montagna diventa così un tempio naturale dove gli elementi del paesaggio sono pervasi da un soffio vitale.
Il Trittico della Natura

L’ultima monumentale opera di Segantini, Il Trittico della Natura (o Trittico delle Alpi), rappresenta il compimento di questa visione dell’artista. La sua ultima fatica è considerata infatti il suo testamento spirituale. In questi paesaggi si possono identificare alcuni elementi che descrivono il risultato della sua ricerca spirituale e simbolista. La Natura viene identificata con una identità divina. La realtà fisica si sacralizza in una visione mistica, dove l’infinito si manifesta nella purezza delle vette innevate e nel silenzio cosmico.
La Ciclicità Universale
La Vita, La Natura, La Morte sono i titoli dei tre pannelli attraverso i quali Segantini interpreta l’esistenza umana come parte di un ordine cosmico superiore. Si determina quindi una Ciclicità Universale, l’alternarsi delle stagioni e il ciclo nascita-morte. Quindi, l’uomo che guida le mandrie e le greggi e gli animali sono parte del paesaggio con pari valore, sottomessi allo stesso destino naturale.

La luce come medium mistico e via per la conoscienza superiore diventa il tratto essenziale, conquistato anche attraverso la pennellata divisionista. La tecnica divisionista infatti, non è solo una scelta stilistica, ma un mezzo per “catturare la luce” e renderla vibrazione spirituale. La luce cristallina dell’alta quota diventa simbolo di elevazione dell’anima e di grazia divina che illumina il quotidiano.
Il Sublime Alpino
Infine, riprende decisamente importanza un aspetto romantico definito Sublime Alpino. Seguendo la tradizione del Romanticismo, sulle tracce di alcune atmosfere di Caspar David Friedrich, la montagna è interpretata come luogo di isolamento dal mondo e avvicinamento all’assoluto. Il senso di smarrimento davanti alla vastità delle cime, preceduto dal celebre Viandante davanti al mare di nebbia di Caspar David Friedrich, si trasforma in una fusione cosmica. Così il tempo individuale viene riassorbito dall’eternità.

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Bibliografia
- Annie-Paule Quinsac, Giovanni Segantini – Disegni, 1978, Compagnia del Disegno, EAN: 5000000284781
- Annie-Paule Quinsac, Segantini, Catalogo generale, 2 volumi, Electa, 1982, 1989, ISBN 9788843507313
- A. P. Quinsac, Giovanni Segantini. Luce e simbolo 1884-1899. Ediz. italiana e inglese, 2000; 1 maggio 2002, Skira, Arte moderna Cataloghi, EAN: 9788881188178
- Annie-Paule Quinsac, Segantini, 2002, Giunti, ISBN 88-09-02631-4
- Asta Scheib, Segantini, 3 maggio 2010, Brioschi, EAN: 9788895399430
- A. P. Quinsac, D. Segantini, Segantini. Il ritorno a Milano, 1 ottobre 2014, Skira, Arte moderna. Cataloghi, EAN: 9788857222127
- L. Giudici, Giovanni Segantini, Lettere e scritti sull’arte, 11 novembre 2014, Abscondita, Miniature, EAN: 9788884164810
- Segantini, 5 novembre 2014, Skira Collana: Skira Masters, Ediz. illustrata, EAN: 9788857225272
- Annie-Paule Quinsac (A cura di), Segantini. Petalo di rosa. Indagini e scoperte, 2015, Milano, Gallerie Maspes
- D. Magnetti, F. Timo, Giovanni Segantini e i pittori della montagna-Et les peinters de la montagne, 11 maggio 2017, Skira Ediz. a colori, EAN: 9788857235653
- Laura D’Agostino, Stefania Frezzotti, Luce d’autunno. «Alla stanga» di Giovanni Segantini, un restauro. Ediz. illustrata, Gangemi, EPUB con DRM, EAN: 9788849298222
- E. Pajer, E. Romanelli, Giovanni Segantini. Magia della luce, 30 marzo 2017, Marsilio Collana: Gli specchi, Con DVD video, EAN: 9788831726863
- Diana Segantini (a cura di), Gabriele Heidecker (Fotografo), Casa Segantini in Maloja. Ediz. italiana, inglese e tedesca, Skira; Illustrated – Multilingual, 2024, ISBN-10 8857252108 ISBN-13 978-8857252100
- Niccolò D’Agati, Giovanni Segantini, Dario Cimorelli Editore, 2025, ISBN-13: 979-1255611745
- Diana Segantini (Compilatore), Gabriella Belli (Autore), Giovanni Segantini: “Je veux voir mes montagnes”, Catalogo della mostra maggio 2026, Lienart, 2026, ISBN-10: 2359064924 ISBN-13: 978-2359064926
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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 11 maggio 2026.
Approfondisci la lettura consultando le schede delle altre opere di Giovanni Segantini intitolate:
- Giovane donna bionda
- Autoritratto a vent’anni
- Il coro di Sant’Antonio
- Il camoscio morto
- Tramonto a Pusiano
- Nella stalla
- Ave Maria a trasbordo
- Natura morta
- La benedizione delle pecore
- A messa prima
- Alla stanga
- Ritratto della signora Torelli
- Lavandaia alla fontana
- Pascoli di Primavera
- Cavallo al galoppo
- Vacca bruna all’abbeveratoio
- Il Ritratto di Vittore Grubicy
- Costume grigionese
- Ragazza che fa la calza
- Vacche aggiogate
- Petalo di rosa
- Il ritorno dal bosco
- Aratura
- Le due madri
- Il castigo delle lussuriose
- Donna che riposa sul prato
- Autoritratto di Giovanni Segantini realizzato nel 1893
- Al balcone
- L’angelo della vita
- Le cattive madri
- La Dea dell’Amore
- Ritratto della signora Gaetana Oriani Casiraghi
- Paesaggio sul Maloja (Ritorno al paese natio)
- Autoritratto del 1895
- Amore alla fonte della vita
- Ritratto di Carlo Rotta
- La raffigurazione della Primavera
- Trittico della Natura o Trittico dell’Engadina
- La Vita
- La Morte
- La Natura
Consulta la pagina dedicata all’opera di Giovanni Segantini, Trittico della Natura, sul sito del Museo Segantini di Saint-Moritz.
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