La benedizione delle pecore di Giovanni Segantini

La benedizione delle pecore di Giovanni Segantini è un’opera dipinta prima delle sperimentazioni divisioniste del maestro.

Giovanni Segantini, La benedizione delle pecore, 1884, olio su tela, 198 x 120. Saint Moritz, Museo Giovanni Segantini

Indice

Descrizione del dipinto La benedizione delle pecore di Giovanni Segantini

Un prete in abbigliamento da officiante è in piedi in cima ad una scalinata di forma curva. Tre chierichetti lo accompagnano. Due di loro sono alla sua destra e portano gli strumenti per la benedizione. Un altro, invece regge un pesante libro di fronte al sacerdote. In basso, dal primo piano e lungo la stradina che costeggia le case, avanza un gregge di pecore.

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Interpretazioni e simbologia de La benedizione delle pecore di Giovanni Segantini

Segantini raffigurò spesso, nei suoi dipinti, le pecore. Pecore al pascolo, come in Mezzogiorno sulle Alpi e in Ragazza che fa la calza. Dipinse anche greggi di pecore che percorrono le vie di un paese come in questo caso. Inoltre, un piccolo gregge di pecore è protagonista del dipinto Ave Maria al trasbordo. Questi docili animali furono grandi protagonisti della pittura Ottocentesca. Si ritrovano nelle opere delle scuole locali come nella scuola di Rivara in Piemonte.

Anche Giuseppe Pellizza da Volpedo le raffigurò in un suo celebre dipinto intitolato Lo specchio della vita esposto alla GAM di Torino. Segantini, in una lettera a Pellizza da Volpedo, del 5 maggio 1897, espresse la sua ammirazione per questi animali. Inoltre, confessò di non amare le pecore “bastarde” ma preferire quelle di razza pura perché più armoniche nelle proporzioni. Il maestro seguiva le greggi sugli alpeggi e studiava attentamente le forme dei suoi modelli.

I committenti, le collezioni e la storia espositiva

La famiglia del dottor Oskar Bernhard Family donò l’opera, nel 1950, al Museo Giovanni Segantini di Saint Moritz.

L’artista e la società. La storia dell’opera La benedizione delle pecore di Giovanni Segantini

Il dipinto fu realizzato nel 1884, durante il soggiorno di Segantini a Veduggio dal 1884 al 1885. L’impostazione compositiva e la scalinata ricorda quella dell’opera intitolata A messa prima.

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Lo stile di La benedizione delle pecore di Giovanni Segantini

Giovanni Segantini è considerato il principale esponente del Divisionismo italiano. La benedizione delle pecore è un’opera realizzata nel 1884 che non presenta ancora i caratteri della tecnica divisionista.

La tecnica

Il dipinto è un olio ad impasto su tela di 198 centimetri di altezza e 120 cm di larghezza.

Il colore e l’illuminazione

L’intero dipinto presenta un tono caldo tendente all’ocra. Infatti, la scalinata, le architetture, le pecore sulla destra e le figure umane sono colorate con unici toni di ocra e grigio. Anche il cielo è bruno, solamente più saturo e virato sul giallo verso il basso.

Le figure in cima alla scalinata, del sacerdote e dei chierichetti, sono in controluce, quindi, in forte contrasto contro il cielo maggiormente luminoso.

Lo spazio

Il dipinto rappresenta la scalinata di accesso ad una chiesa e lo spazio aperto limitato dalle case a destra. Inoltre, la profondità della scena va dal primo piano, dove si trovano alcune pecore, agli edifici di fondo. Gli edifici sulla destra creano poi una fuga prospettica che guida lo sguardo in profondità. Il punto di vista dell’osservatore si trova a livello della strada dove si trova il gregge. Il sacerdote e i suoi aiutanti si trovano così in alto e assumono una maggiore importanza monumentale.

La composizione e l’inquadratura

La benedizione delle pecore è un dipinto dal formato rettangolare sviluppato in altezza. L’inquadratura verticale esalta le figure dei religiosi che assumono una ascendenza spirituale. La metà superiore del dipinto è occupata dal cielo mentre la parte inferiore dalla scena si svolge nel centro abitato.

La composizione è strutturata sulla ripetizione di figure modulari di base. A sinistra, gli scalini si susseguono verso l’alto, a destra, invece, le pecore si sovrappongono fino al fondo. Anche le abitazioni sono realizzate grazie all’accostamento di moduli rettangolari che si riducono verso il centro, in profondità.

Segantini, in questo dipinto utilizzò un pattern estetico molto potente, quello della saturazione e replicazione modulare. Inoltre, l’ampia zona di cielo sgombro crea un forte contrasto con la zona inferiore densa di particolari.

Articolo correlato

Lo specchio della vita di Giuseppe Pellizza da Volpedo

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Bibliografia

  • Annie-Paule Quinsac, Giovanni Segantini – Disegni, 1978, Compagnia del Disegno, EAN: 5000000284781
  • A. P. Quinsac, Giovanni Segantini. Luce e simbolo 1884-1899. Ediz. italiana e inglese, 2000; 1 maggio 2002, Skira, Arte moderna Cataloghi, EAN: 9788881188178
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  • L. Giudici, Giovanni Segantini, Lettere e scritti sull’arte, 11 novembre 2014, Abscondita, Miniature, EAN: 9788884164810
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  • Annie-Paule Quinsac (A cura di), Segantini. Petalo di rosa. Indagini e scoperte, 2015, Milano, Gallerie Maspes
  • D. Magnetti, F. Timo, Giovanni Segantini e i pittori della montagna-Et les peinters de la montagne., 11 maggio 2017, Skira Ediz. a colori, EAN: 9788857235653
  • Laura D’Agostino, Stefania Frezzotti, Luce d’autunno. «Alla stanga» di Giovanni Segantini, un restauro. Ediz. illustrata, Gangemi, EPUB con DRM, EAN: 9788849298222
  • E. Pajer, E. Romanelli, Giovanni Segantini. Magia della luce, 30 marzo 2017, Marsilio Collana: Gli specchi, Con DVD video, EAN: 9788831726863

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 20 marzo 2021.

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