Il cavaliere, la morte e il diavolo di Albrecht Dürer

Il cavaliere, la morte e il diavolo di Albrecht Dürer è una incisione dal significato oscuro e allegorico nella quale compaiono sinistre presenze.

Albrecht Dürer, Il cavaliere, la morte e il diavolo, 1513, incisione a bulino su lastra di rame, 24 x 19 cm (15 x 10 cm). Berlino, Staatliche Museen

Descrizione dell’incisione Il cavaliere, la morte e il diavolo di Albrecht Dürer

Un cavaliere Cinquecentesco avanza sul suo cavallo verso sinistra. Dietro di lui si intravede la morte a cavallo di un ronzino, magro e sofferente. Infatti l’animale ha il collo rivolto verso terra, le orecchie abbassate e avanza stancamente. L’oscura presenza si rivolge verso il cavaliere che però sembra non vederla. A destra invece, in piedi dietro la groppa del cavallo compare il diavolo. Inoltre, tra le gambe dell’animale che procede al trotto corre un cane.

Il cavaliere

Il cavaliere ha un aspetto fiero e monta con il busto ben dritto e una postura che indica grande decisione e forza. Indossa poi una pesante armatura e l’elmo aperto che rivela il volto. Con la mano destra inoltre sostiene una lunga picca poggiata sulla spalla. Con la sinistra, invece regge le redini. Dal suo fianco sinistro pende una pesante spada. Il suo viso ha un aspetto di uomo maturo. Il cavallo è attrezzato con preziosi finimenti decorati.

La morte e il diavolo

La morte invece ha l’aspetto di un teschio con baffi e una lunga barba bianca scomposta. Dai suoi capelli escono serpenti che si avvolgono intorno al suo collo. Lo scheletro è coperto da una tunica sotto la quale si intravede l’assenza di un corpo. La morte porta con sé una clessidra e una corona appuntita. Il diavolo poi ha un aspetto mostruoso risultato dell’assemblaggio di parti di alcuni animali. Ha corna ricurve da ariete e un lungo arpione arcuato sulla testa. Sembra seguire a piedi il cavaliere portando una alabarda.

A sinistra, su un ceppo è posato un teschio, accanto alla tavoletta che riporta il monogramma di Dürer e la data di esecuzione dell’incisione. Inoltre compare una salamandra a destra. Infine dietro le figure fanno da sfondo alture con rami e radici. Invece, in lontananza, al centro, si nota una città costruita su un monte.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

Interpretazioni e simbologia de Il cavaliere, la morte e il diavolo di Albrecht Dürer

L’incisione rappresenta una allegoria che gli storici hanno interpretato in modo diverso. Secondo una lettura cristiana, il cavaliere rappresenta il crociato che procede sicuro e forte. La sua meta è Gerusalemme rappresentata dalla fortificazione lontana. Dio è con lui quindi non si cura della morte che indica con la clessidra il tempo che fugge. Il cavaliere non teme nemmeno il diavolo che lo incalza.

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Lo stile

Il tedesco Albrecht Dürer viaggiò molto. Poco più che ventenne compì il suo viaggio di formazione in Italia per approfondire la cultura Rinascimentale. Fu così a Venezia dove ammirò i dipinti di Giovanni Bellini. Passò poi per Milano dove operavano Leonardo e Bramante. La sua formazione è fiamminga e nei suoi dipinti come l’Adorazione dei Magi si coglie la presenza di molti dettagli minuziosamente rappresentati.

Albrecht Dürer però seppe assimilare la lezione degli italici utilizzando nelle sue opere una solida prospettiva e l’idealizzazione del paesaggio come in Bellini. Ne Il cavaliere, la morte e il diavolo la scena è concepita con gusto fiammingo. Infatti le figure sono ricche di particolari. L’armatura, i dettagli delle figure, la natura sono minuziosamente cesellati.

Inoltre la presenza di elementi visionari come la morte e il diavolo rappresentati con sembianze mostruose è tipica delle opere nordiche come quelle di Hieronymus Bosch. Anche Antonello da Messina, artista italico, seppe unire nei suoi dipinti lo stile fiammingo con la concezione prospettica e monumentale del primo Rinascimento.

Approfondimento. Geometria düreriana

di Gaetano Barbella

Questa celebre stampa di Albrecht Dürer ha stimolato diverse letture critiche e interpretative. Infatti come in altre sue opere, l’artista di Norimberga ha celato tra le figure simboli e segni alchemici che molti autori hanno cercato di interpretare. Gaetano Barbella ha scritto un saggio che svela alcuni di questi misteri e offre una lettura della Geometria düreriana.

Leggi il saggio di Gaetano Barbella dal titolo: Il mistero dell’animale peloso e la Geometria düreriana.

Approfondimento. Il cavaliere, arbitro della propria sorte

di Anna Maria Nosotti

Block sta tornando dalle Crociate, deluso e disilluso, e lungo una spiaggia deserta incontra una misteriosa creatura, che lo sfida ad una partita a scacchi. Il cavaliere accetta, pur sapendo che inevitabilmente perderà : il suo avversario, infatti, è la morte, dalla quale “nullu homo vivente pò skappare” (come ci ricorda San Francesco).

Questa è la scena più significativa del capolavoro del regista Ingmar Bergman “Il settimo sigillo”, quella che tutti ricordiamo per la sua straordinaria capacità evocativa.

E di cavalieri che incontrano la morte, e in più devono anche vincere le tentazioni del maligno, è piena l’arte figurativa, soprattutto nordica, come possiamo vedere anche in questa famosa opera di Dürer, rappresentativa del simbolismo tardogotico. Appare chiaro che il cavaliere assuma numerosi valori simbolici; per alcuni sembra quasi anticipare la fenomenologia, per altri ( si ricordi che l’opera fa parte di un trittico) rappresenta la virtù morale o la vita attiva.

L’immagine del cavaliere si rifà quasi certamente all’idea del Miles Christianus di Erasmo da Rotterdam, la cui armatura rappresenta la fede e la pietas e il cui incedere ricorda l’equilibrio, l’armonia, lo zelo, la giustizia.

La morte appare quasi come un doppio del cavaliere, che vuole spaventarlo mostrandogli una clessidra ( lo scorrere del tempo), mentre il diavolo , iconograficamente posto tra tradizione e fantasia, è il signore del Caos, che cerca di minare l’equilibrio del cavaliere stesso. La sua immagine ricorda gli aspetti animaleschi dell’uomo che possono portarlo verso la dannazione eterna, mentre l’alabarda che impugna viene brandita in modo minaccioso.

Sullo sfondo, una terra desolata, che prende spunto da Dante e arriva sino a T.S Eliot ; ma nonostante tutto il nostro cavaliere avanza imperterrito, perchè, come ogni uomo dell’umanesimo, sa che vincerà ogni male, in quanto “faber suae quisquae fortunae”.

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Bibliografia

  • Heinrich Wölfflin, Albrecht Dürer, 1987; 2015, Salerno Collana: Profili, EAN: 9788885026964
  • Maurizio Calvesi, La melanconia di Albrecht Durer, Einaudi, 1993, ISBN-10 ‎8806126865 ISBN-13 ‎978-8806126865
  • Louis Barmont, L’esoterismo di Albrecht Dürer. «La Melancolia», ‎Luni Editrice, 2013, ISBN-108874350279 ISBN-13 978-8874350278
  • Costantino Porcu (a cura di), Dürer, Rizzoli, Milano 2004
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  • Rodolfo Papa, Dürer, 8 febbraio 2017, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, EAN: 9788809991583
  • Chiara Casarin (a cura di), Albrecht Dürer. La collezione Remondini, Marsilio, Cataloghi, 1° ed. 2019, 978-88-297-0213-8

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 24 settembre 2021.

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