Il sabba delle streghe di Goya

Il sabba delle streghe di Goya è un noto dipinto del maestro spagnolo che fa parte di una serie di sei opere dedicata al tema della stregoneria.

Goya, Il sabba delle streghe, 1797–1798, olio su tela, 44 x 31 cm. Madrid, Museo Lázaro Galdiano

Indice

Descrizione del dipinto Il sabba delle streghe di Goya

Nel dipinto di Goya compare un grande caprone in posizione semi eretta. I suoi occhi sono grandi, gialli, acuti e inquietanti e tra le corna sono intrecciati ramoscelli di vite. Intorno all’animale poi siedono alcune donne seminude. Una di loro inoltre porge al caprone un bambino ben in carne mentre una più anziana offre invece lo scheletro di un infante. Sulla sinistra un’altra strega porta sulla spalla un bastone sul quale sono appesi piccoli corpi. Sulla scena sono disposti a terra cadaveri di altri bambini mentre sopra alle officianti vola uno stormo di pipistrelli. La notte infine è illuminata dalla luce che proviene dalla luna a forma di falce.

Interpretazioni e simbologia dell’opera Il sabba delle streghe di Goya

Il sabba delle streghe di Goya è anche conosciuto in italiano come Il grande caprone. In realtà il titolo originale è El Aquelarre, che si può tradurre come La congrega. L’opera insieme ad altre fa parte della serie di sei tele, dalle stesse dimensioni, intitolata Stregonerie. I dipinti della serie sono: Vuelo de Brujas (al Prado), El Conjuro (Inv.2004), El Aquelarre, La cocina de los brujos (Col. Particilar México), El hechizado por la fuerza (Gal. Nac. Londres) e El convidado de piedra. Il dipinto rappresenta quindi un rituale della congrega satanista.

Le figure che compaiono nel dipinto di Goya sono ispirate ad un tema tradizionale che gli intellettuali della sua epoca consideravano una moda culturale. Inoltre Goya e il duca di Osuna che commissionò le opere vollero probabilmente stigmatizzare certe forme di superstizione contrarie al loro spirito illuminista. Il caprone rappresenta una entità diabolica che sta officiando un rito di streghe. Il rito procede quindi con l’offerta di un bambino vivo dall’aspetto robusto. I cadaveri dei bambini sparsi a terra testimoniano i precedenti sacrifici.

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I Committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

Goya realizzò l’opera insieme a Las Brujas e altre quattro tele, per il palazzo ricreativo dei duchi di Osuna, Alameda de Osuna, la residenza di campagna dei committenti. Il dipinto decorava, insieme a quello delle streghe, l’ingresso della residenza prima della guerra d’indipendenza. A metà dell’Ottocento le opere furono trasferite nella biblioteca del palazzo.

Goya nel 1798 vendette il dipinto a Pedro de Alcántara Téllez-Girón y Pacheco, IX duca di Osuna, e a sua moglie, María Josefa de la Soledad. Il nipote del duca, Pedro de Alcántara Téllez-Girón y Beaufort-Spontin, XI duca di Osuna, acquisì quindi il dipinto per discendenza. L’opera passò poi al fratello Mariano Téllez-Girón y Beaufort-Spontin, XII duca di Osuna. La proprietà vendette Il sabba delle streghe nel 1896 con il resto della collezione Osuna.

La vendita si tenne a Madrid (Lotto 84). Rodrigo de Figueroa y Torres, I duca di Tovar risulta il proprietario nel 1928. Dopo il 1928 e prima del 1936 il dipinto passò a José Lázaro José, un finanziere, che inserì l’opera nelle sue collezioni. Alla sua morte il collezionista donò il dipinto allo Stato Spagnolo. Il sabba delle streghe (El aquelarre) si trova al museo Lázaro Galdiano di Madrid.

La storia dell’opera Il sabba delle streghe di Goya

Il dipinto risale al 1797-1798. Goya lo realizzò all’età di 51 anni. La data di consegna dell’opera è il 1798. Una fattura commerciale del 27 giugno testimonia infatti la fine dei lavori.

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Lo stile del dipinto Il sabba delle streghe di Goya

Goya fu un artista eclettico e difficilmente classificabile. Rimase però in bilico tra Razionalismo illuminista e Romanticismo. Il maestro spagnolo partì da tendenze neoclassiche. Le superò poi con rappresentazioni della quotidianità popolare aprendo la strada al Realismo. Inoltre dipingendo immagini fantastiche promosse analoghe tendenze del Romanticismo.

La tecnica

Il Grande Caprone è un dipinto di Francisco Goya di piccole dimensioni, 44 x 30 cm realizzato ad olio su tela.

Il colore e l’illuminazione

In primo piano, sulle figure dell’opera, i colori sono caldi e tendenti a tonalità gialle come l’abito molto evidente della donna di schiena. In secondo piano i colori dei personaggi si fanno più grigi e bruni. Il paesaggio e il cielo invece sono dipinti con colori freddi che si scuriscono nella parte alta del dipinto.

La falce di luna illumina il cielo scuro. La scena inoltre è rivelata da una luce fredda che giunge da sinistra.

Lo spazio

La scena è risolta interamente in primo piano dove si trovano le streghe riunite intorno al grande caprone. Il paesaggio quindi prende forma grazie alle quinte naturali rappresentate da diversi livelli di colline che si sovrappongono verso l’orizzonte. La profondità è poi costruita anche attraverso la prospettiva aerea e il cambiamento della qualità dei colori. In primo piano sono caldi, brillanti e contrastati. Progressivamente verso lo sfondo diventano freddi, grigi e perdono i contrasti di luminosità.

La composizione e l’inquadratura

La tela di Goya è di forma rettangolare a sviluppo verticale. L’inquadratura quindi valorizza la figura del caprone che è in posizione semi eretta. Le streghe poi si dispongono su due curve che si posizionano in alto e in basso intorno all’animale.

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Bibliografia

  • Goya, Mondadori Electa, 1993, EAN: 2560008199680
  • Maurizia Tazartes, Goya, Giunti Editore, Dossier d’art, 2016; 2017, EAN: 9788809991545
  • Dr. Rainer & Rose-Marie Hagen, TASCHEN ESPAÑA, 21 marzo 2003, ISBN: 382282688X, ISBN: 978-3822826881

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 14 ottobre 2020.

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Consulta la pagina dedicata al dipinto di Goya, Il grande caprone, sul sito del Museo Lázaro Galdiano di Madrid e sul sito del Ministero della Cultura di Spagna.

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