Il carro di fieno di Hieronymus Bosch

L’avidità umana è il soggetto di questo dipinto di Hieronymus Bosch. Il carro di fieno è il cumulo di risorse dal quale tutti, dagli esponenti del potere all’umile contadino, cercano di ottenere la propria parte.

Hieronymus Bosch, Il carro di fieno, 1500 circa, olio su tavola, 135 x 100 cm. Madrid, Museo del Prado

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Indice

Descrizione de Il carro di fieno di Hieronymus Bosch

In basso, a destra, vi sono anche alcuni religiosi che stanno riponendo la loro parte di fieno. Alcuni, però, sono disinteressati da questa corsa all’accaparramento. Una madre col bambino sembra isolata come anche la donna che si fa leggere il futuro da una indovina. Anche un uomo con la cornamusa sembra essere del tutto disinteressato. La coppia di innamorati, in vetta al carro, all’interno del cespuglio, non si preoccupa affatto di ciò che succede intorno. Vicino a loro sembrano presenti due simboli di lussuria il barbagianni e la giara. Il diavolo, però, attirato dalla loro lussuria, li spia da dietro il cespuglio. L’angelo con le ali di farfalla, a sinistra, sopra il carro, prega e alza gli occhi in alto verso Cristo che apre le braccia e osserva la scena senza intervenire.

Interpretazioni e simbologia de Il carro di fieno di Hieronymus Bosch

Il carro di fieno è la parte centrale di un trittico dipinto da Hieronymus Bosch. La fonte di ispirazione sembra essere un antico modo di dire fiammingo che recita: “il mondo è un carro di fieno dal quale ciascuno prende ciò che può”. Infatti, al centro del dipinto è raffigurato un grande cumulo di fieno. Il carro è condotto da demoni che rappresentano l’illusione e l’avidità.

Come spesso, nei dipinti di Hieronymus Bosch nel quadro si svolgono alcune scene che raccontano e descrivono le conseguenze dell’avidità umana. Uomini e donne lottano per assicurarsi la sopravvivenza, rappresentata dal fieno. Il Potere segue il carro, infatti, a sinistra il corteo è aperto dal Papa, l’imperatore e la nobiltà.

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Lo stile del dipinto Il carro di fieno di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch utilizzò, spesso, nei suoi celebri dipinti l’affollamento di figure umane per suggerire la molteplicità dei comportamenti. Favorita dal colore ad olio, l’amalgama della superficie pittorica è omogenea e uniforme. Infatti, i dettagli e le figure sono dipinti con grande attenzione. Il modellato dei corpi è funzionale alla composizione come i panneggi che vengono descritti in modo sintetico. Le fisionomie sono quasi espressioniste. Infatti i volti sono un catalogo di caratteri ed espressioni, a volte grottesche, che rendono molto vivaci i dipinti di Hieronymus Bosch. La tendenza a riempire di figure e dettagli tutta la superficie dell’immagine è definita “horror vacui“. Questa caratteristica fu tipica dell’arte nordica e si rivela in altri dipinti di Bosch come nel dipinto La nave dei pazzi.

La tecnica

Il carro di fieno di Hieronymus Bosch è un dipinto realizzato con legante grasso su una tavola di legno di 135 x 100 cm.

Il colore e l’illuminazione

La maggior parte del dipinto è di un colore giallo paglierino. Questo colore si trova nel cumulo di fieno, nella nuvola divina, nel terreno e, con varianti che tendono all’ocra, anche negli abiti dei personaggi. Per quantità, seguono una gamma di bruni. La composizione cromatica è punteggiata dai rossi  poco saturi di alcuni abiti. Altri abbigliamenti sono grigi e azzurri.

Il paesaggio è azzurro con viraggi in verde nella parte occupata dalla vegetazione. La parte centrale del trittico, Il carro di fieno, cromaticamente, è costruita con due fasce di toni, decisamente, diversi. Il primo piano, nel quale si svolge la scena, è caldo e tendente all’ocra. La parte alta, invece, è di colore azzurro – verde. Tale cromatismo si avvicina alla prospettiva aerea di Leonardo che indica l’azzurro tendente al grigio come il tono da utilizzare per le lontananze.

Lo spazio

Non vi sono architetture che possano costruire lo spazio con tecniche prospettiche. Sono le prospettive di grandezza e di sovrapposizione che creano la profondità e suggeriscono l’ampiezza della scena.

Considerando infatti la differenza di dimensioni tra i personaggi, si comprende come la scena avvenga in uno spazio relativamente poco profondo. Dal carro di fieno in poi, invece, la profondità aumenta di colpo fino a giungere all’orizzonte con la fuga delle montagne e del fiume che si perdono nella foschia.

L’affollamento di personaggi e il movimento che si viene a creare determina una maggiore densità  dello spazio. Ogni gruppo di persone funziona, infatti, come un centro nel quale lo spazio viene concentrato. L’intera scena si può, così, paragonare ad una superficie corrugata che una volta distesa rivela dimensioni maggiori.

La composizione e l’inquadratura

Il formato verticale del dipinto Il carro di fieno è suddiviso in fasce orizzontali sovrapposte. Dal basso, una zona obliqua con il terreno più scuro. Poi, il terreno libero color giallo paglierino. Quindi, il corteo con Il carro di fieno. Ancora, il paesaggio e, infine, la nuvola divina.

Il movimento apparente segue il corteo e va da sinistra a destra. La composizione, comunque, risulta centrale, grazie al cumulo di fieno che rappresenta una pesante massa ottica, dipinta al centro esatto del quadro. Anche il tracciato delle diagonali pone al centro del loro incrocio il soggetto dell’opera.

Approfondimento. L’artista “Unto dal diavolo”

di Anna Maria Nosotti

Nel 2015 il regista olandese Peter Von Huystee gira il documentario “Unto dal diavolo”, sulla vita e le opere di Hyeronimus Bosch. Un titolo oltremodo interessante, visto che affronta uno degli artisti più discussi e misteriosi di tutti i tempi. E di diavoli ne compaiono parecchi nei suoi quadri..

Qui ne incontriamo uno azzurro, con aspetto di insetto e ali di pavone (simbolo di vanità), che suona il suo naso come fosse un flauto. In effetti l’iconografia può apparire insolita: nella tradizione cristiana il demonio può avere fattezze umanoidi o vesti animalesche (serpente, gatto, caprone, pipistrello..), ma nel nord Europa già dal Medioevo veniva raffigurato spesso come una mosca. Infatti il nome Belzebù dovrebbe derivare da Baal Zebub, ossia “Signore delle mosche”.

Ci stupisce meno il fatto che stia suonando uno strumento, seppur derivato dal suo naso: infatti il rapporto tra il diavolo e la musica è vecchio come il mondo. Dalle antiche leggende mesopotamiche fino all’Heavy metal e a Marylin Manson, passando per Paganini e Jimi Hendrix, questo binomio resiste ancora oggi. E Bosch di demoni musicanti ne ha raffigurati parecchi : si pensi al Giardino delle delizie e alla celebre musica disegnata sulle natiche, forse di un dannato. Un vero e proprio inferno musicale.

Consulta anche le pagine: Arte e angeli

Vai alla Sezione: Temi e soggetti religiosi

Leggi gli altri contributi di Anna Maria Nosotti: Arte e femme fatale, Arte e teatro, La Divina Commedia nell’arte, Ritratti di Dante Alighieri, Il diavolo nell’arte

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Bibliografia

  • Stefan Fischer, Hieronymus Bosch. L’opera completa. Ediz. italiana, 1 gennaio 2014, Taschen, Collana: Extra large, EAN: 9783836552431
  • Marco Bussagli, Bosch, 26 ottobre 2016, Giunti Editore, Collana: Atlantissimi, EAN: 9788809828223
  • Marco Bussagli, Bosch, 2016, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, EAN: 9788809994300

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 10 agosto 2021.

Approfondisci la lettura consultando le schede delle altre opere di Hieronymus Bosch intitolate:

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Consulta la pagina dedicata al dipinto di Hieronymus Bosch, Il carro di fieno, sul sito del Museo del Prado di Madrid.

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