Le generazioni si incontrano nel Murale di Gigi Riva di Giorgio Casu, la visione evocativa svela la sua grande funzione sociale. di Marco Rabino
La visione evocativa dei Murales di grandi campioni del calcio
La visione evocativa di un’opera pop, un murale sportivo di grande visibilità, è una risorsa straordinaria per comunicare con coloro che non si interessano normalmente all’arte. Si tratta di un tipo di pubblico poco propenso alla contemplazione estetico-culturale. Inoltre, proprio la componente sportiva che attrae nel murale dedicato a un grande calciatore, fa di quest’opera un feticcio mediatico più vicino alla sensibilità delle tifoserie da stadio.
Eppure, proprio la grande visibilità che oggi offrono questi murales calcistici ha suscitato l’interesse di molti street artist noti al grande pubblico internazionale. Quindi, i murales che celebrano i grandi idoli del calcio internazionale, rientrano a pieno titolo nel campo dell’arte contemporanea. Non condividono la complessità delle ricerche estetico-concettuali ma il fatto che rappresentano e descrivono un ampio spettro di fenomeni sociali, li rende oggetto di riflessioni filosofiche. Inoltre, l’interesse delle amministrazioni locali e dei soggetti privati nel promuovere la realizzazione di murales sempre più monumentali, sancisce la loro importanza nel rispondere alle richieste della comunità.

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La capacità di restare fedeli a noi stessi
Il murale che ritrae il calciatore italiano Gigi Riva, realizzato dal pittore Giorgio Casu a Cagliari, rappresenta un perfetto esempio di opera sociale. Inaugurato domenica 22 ottobre 2023, alla presenza dei figli e delle autorità, ha ottenuto anche il plauso del presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella. Quest’opera rappresenta, infatti, i valori sportivi che proprio Gigi Riva ha sempre incarnato nella sua figura di calciatore. Il Murale di Gigi Riva ci interroga sulla nostra capacità di restare fedeli a noi stessi. Riva è “l’arte del No”, un supporto psicologico che ci aiuta a capire che la vera realizzazione non sta nell’accumulo, ma nella capacità di mettere radici profonde in ciò che amiamo. Riva, infatti, rimase sempre fedele alla sua squadra per tutta la vita, rifiutando offerte molto alte da parte delle società calcistiche del nord Italia.
Molti tifosi, arrivati intorno ai quarant’anni, ai cinquant’anni, si trovano a fare la stessa identica cosa ogni giorno. Si svegliano, si mettono sulle spalle il carico della famiglia, del lavoro, delle bollette, dei problemi che nessuno guarda. E continuano a correre, anche quando i muscoli fanno male e dentro c’è quel silenzio strano che non dicono mai a nessuno. Portano avanti il loro impegno familiare, o la propria esistenza, in modo dignitoso ed eroico. Questa è la grandezza del fare quotidiano, ed è in questo spazio esistenziale che James Hillman chiedeva agli amministratori pubblici di “fare anima”.
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La missione sociale del Murale di Gigi Riva: arte che unisce generazioni
L’utilità sociale di quest’opera in Sardegna è immensa, non solo per gli isolani di nascita. Riva non è percepito come un estraneo, ma come il più sardo dei sardi. Il murale diventa un luogo dove le generazioni si incontrano: i nonni raccontano ai nipoti non solo dello scudetto, ma dell’uomo che non li ha mai traditi e condividono il senso di appartenenza a un territorio. L’arte urbana qui non è decorazione, ma un collante che unisce più generazioni, restituendo ad esse orgoglio e un senso di centralità etica attraverso il volto del suo eroe più puro.
Le persone che osservano il murale vedono una superficie ancora intatta, ben dipinta e dai colori vividi. Così si sente l’individuo nei momenti di felicità, nel periodo della sua giovinezza, o almeno così dovrebbe essere. Presto, però, il murale inizierà a mostrare delle crepe. Sarà allora che potrà esprimere la sua piena potenzialità di dispositivo di guarigione dal malessere del tempo. Sarà ancora più bello e prezioso proprio perché il muro sarà vissuto dalla pioggia, dal sole, e mostrerà le sue ferite. Il Murale di Maradona di Mario Filardi dei Quartieri Spagnoli di Napoli è un simbolo internazionale proprio per la sua storia, non per la sua resa estetica. Per questo è diventato una teofania profana contemporanea e attira milioni di turisti che riconoscono la sua sacralità laica ma necessaria.
Le cicatrici esistenziali come le crepe del murale
Le cicatrici esistenziali dei tifosi che ammirano il murale di Gigi Riva sono rispecchiate nell’imperfezione del muro, solido, ma esposto alle intemperie. Nelle crepe, che già si intravedono, si può cogliere la stanchezza che i padri e le madri, i nonni, sentono la sera al ritorno a casa. Ma come il murale accoglie e valorizza le sue crepe, la stanchezza che ci assale non è un fallimento. È la prova che ci siamo stati, che abbiamo lottato, che stiamo tenendo in piedi qualcosa di grande, nella nostra piccola esistenza quotidiana.
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- Ecopsicologia di James Hillman
Bibliografia
- Alain de Botton, John Armstrong, Art as therapy, 2013; L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013, ISBN-10:8823506360 ISBN-13:978-8823506367
- Selene Calloni Williams, Diario di una sciamana. Il cammino segreto di una monaca guerriera, Piemme, 2025, ISBN-10 8855448196 ISBN-13 978-8855448192
- Henri Corbin, L’Imagination créatrice dans le soufisme d’Ibn’Arabî, 2e éd., Flammarion 1977; L’immaginazione creatrice nel misticismo sufi di Ibn ‘Arabi; L’immaginazione creatrice. Le radici del sufismo, 2005, Laterza
- Paolo Crepet, Riprendersi l’anima, HarperCollins, 2026, ISBN-13 979-1259855794
- Mircea Eliade, Immagini e simboli. Saggi sul simbolismo magico e religioso, Milano: Jaca Book, 1981; 2007
- James Hillman, a cura di Francesco Donfrancesco, La politica della bellezza, Moretti & Vitali, Bergamo 1999; 2005
- James Hillman, L’anima del mondo. Conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, 2000; 2004 ISBN 8817126063
- Vittorio Sgarbi, Dell’anima, Bompiani, 2004, ISBN-10 9788845211256 ISBN-13 978-8845211256
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