Autoritratto con tavolozza e pennelli di Rembrandt, la visione evocativa dello sguardo interiore che ci aiuta a compiere il secondo cammino. di Marco Rabino
Rembrandt Harmenszoon Van Rijn, Autoritratto con tavolozza e pennelli, 1960-1969 (1965), olio su tela, 114 x 95 cm. Londra, Kenwood House
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Le grandi opere d’arte sono potenti dispositivi per la cura delle nostre ferite interiori. Se le sappiamo vedere ci indicano la giusta via e ci permettono di affrontare le stagioni della nostra esistenza con maggiore consapevolezza, allontanando da noi l’ansia esistenziale. Gli artisti che sono diventati grandi vecchi, hanno utilizzato la loro pittura per curare l’ansia del tempo che passa e affrontare con pienezza e senza paure gli ostacoli della vita. Altri, invece, hanno condotto una vita di sofferenze, psichiche o fisiche, ma l’arte ha permesso loro di affrontarle.
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Della loro preziosa esperienza rimangono le opere d’arte che ci parlano, se sappiamo interrogarle. Sono dispositivi di salvezza e di cura, che attraverso la visione evocativa, ci trasmettono il sapere di questi maestri che hanno saputo vedere e hanno creato dei portali di verità e salvezza.

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Un Autoritratto alla fine della vita
Guardate questo volto dell’anziano nel dipinto di Rembrandt. È l’artista alla fine dei suoi giorni, negli anni tra il 1665 e il 1669, quando aveva circa 60 anni. Rembrandt era nato il 15 luglio 1606 a Leida, nei Paesi Bassi e morirà ad Amsterdam, il 4 ottobre 1669. Ormai l’artista non è più un uomo di successo, protagonista dell’età dell’oro della pittura olandese. La sua grande fama fu dovuta alla grande abilità di giovane ritrattista, conosciuto da tanti suoi colleghi dell’epoca che ne ammiravano i disegni e seguivano i suoi insegnamenti. La sua fama crebbe grazie ai potenti ritratti dei contemporanei e alle illustrazioni della Bibbia, di grande effetto pittorico e introspezione emotiva e psicologica. Proprio per questa capacità di comprendere l’animo umano, viene definito un grande profeta dell’umanità.
La grande fama di Rembrandt, però non era dovuta solamente alla sua propensione empatica. Il pittore olandese, conosceva a fondo l’iconografia religiosa che seppe manipolare secondo le sue esigenze espressive. Rembrandt aveva inoltre a disposizione i testi della tradizione ebraica che aveva modo di approfondire grazie alla frequentazione di intellettuali e rabbini di Amsterdam. Infatti, nel 1639 Rembrandt e la moglie Saskia si trasferirono nel quartiere ebraico, che ora è il museo Rembrandthuis, dove ritrasse molti degli abitanti trasformandoli in personaggi biblici.
La bancarotta e la lettura cabalistica
Purtroppo, la passione di Rembrandt per quadri e oggetti antichi, lo portò alla bancarotta nel 1656, all’età di 50 anni. Il dipinto ritrae il pittore negli anni della povertà, quando sopravviveva grazie alla intraprendenza della compagna Hendrickje e al figlio Titus. Nel dipinto intitolato Autoritratto con tavolozza e pennelli non si coglie più la fame di successo o di approvazione: c’è solo uno sguardo che ha smesso di guardare fuori per iniziare a guardare dentro.
L’opera si trova oggi al Kenwood House di Londra ed è un dipinto che nasconde profonde verità. Infatti, alcuni esperti dell’opera di Rembrandt hanno indicato i cerchi che si trovano sulla parete di fondo, come simboli cabalistici. Effettivamente il pittore fu a lungo in contatto con la comunità ebrea di Amsterdam e conobbe la Kabala ben presente nella cultura del luogo.
Leggi l’analisi dell’opera dell’Autoritratto con tavolozza e pennelli di Rembrandt.
Il daimon di Rembrandt che si manifesta nella sua povertà
Rembrandt è rivolto verso di noi, tiene nella mano sinistra tavolozza e pennelli, anche se una radiografia ha scoperto che in origine l’artista si era rappresentato nell’atto di dipingere. Lo sguardo è intenso, ma sembra assente, leggermente pensoso. Rembrandt pare ormai rivolto alla sua interiorità, non è alla ricerca di consenso e di amici potenti. Rembrandt ha visto, il suo daimon si è rivelato, il suo destino si è compiuto. La povertà è solo la condizione necessaria per ottenere la trasmutazione verso uno stato spirituale superiore, elevato, lontano dalla mondanità della società borghese del suo tempo.
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L’individuazione e il completamento dell’esistenza
Carl Gustav Jung lo ha spiegato chiaramente: la prima metà della vita serve a costruire l’ego e conquistare lo spazio. Ma la seconda metà ha un unico scopo: scendere nelle profondità della psiche per integrare le nostre ombre. Questo meccanismo permette il compimento della propria individuazione, cioè il meccanismo interiore che ci porta al compimento della nostra identità. L’individuazione ci porta alla consapevolezza, è la rubedo alchemica, l’ultima fase dell’opera, che ci conduce alla trasmutazione spirituale.
Da millenni, i maestri e i filosofi ci ricordano che l’opera d’arte è una porta verso l’invisibile. Questi grandi pensatori e ricercatori delle profondità umane hanno indagato le realtà invisibili, e metafisiche che l’umanità ha da sempre coltivato nei saperi antichi e iniziatici. Rembrandt guarda alla sua destra, che nella tradizione esoterica rappresenta la via solare, la ragione, l’azione cosciente, il futuro e la misericordia (Chesed nella Kabala). La sinistra è invece il passato. Rembrandt guarda in direzione di una profonda accettazione spirituale e consapevolezza del proprio destino. Ancora una volta una grande opera d’arte conferma che il suo scopo non è quello di decorare una parete, ma di medicare le ferite e darci il coraggio di invecchiare con dignità.
Bibliografia
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- Alain de Botton, John Armstrong, Art as therapy, 2013; L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013, ISBN-10:8823506360 ISBN-13:978-8823506367
- David Freedberg, G. Perini (Traduttore), Il potere delle immagini. Il mondo delle figure: reazioni e emozioni del pubblico, Einaudi, 2009, ISBN-10 8806200534 ISBN-13 978-8806200534
- James Hillman, Adriana Bottini (Traduttore), The Soul’s Code, 1997; Il codice dell’anima. Carattere, vocazione, destino, Adelphi, 2009, ISBN-10 8845923630 ISBN-13 978-8845923630
- Carl Gustav Jung Die Lebenswende, 1930 pubblicato sulla rivista svizzera Der Leuchtturm, e successivamente inserito nella raccolta di saggi Seelenprobleme der Gegenwart del 1931; Il problema dell’inconscio nella psicologia moderna trad. di Arrigo Vita e Giovanni Bollea, prefazione di Giovanni Jervis, Einaudi 1964
- Carl Gustav Jung, Erinnerungen, Träume, Gedanken von C. G. Jung, 1961; A. Jaffé (a cura di), G. Russo (Traduttore), Ricordi, sogni, riflessioni, Rizzoli, 1998, ISBN-10 881706033X ISBN-13 978-8817060332
Rembrandt
- Pascal Bonafoux, Rembrandt by Rembrandt: The Self-Portraits, Harry N. Abrams, 2019, ISBN-10 1419738062 ISBN-13 978-1419738067
- Mirjam Knotter, Gary Schwartz, Rembrandt Seen Through Jewish Eyes: The Artist’s Meaning to Jews from His Time to Ours, Routledge, 2023, ISBN-10 946372818X ISBN-13 978-9463728188. Questo volume monumentale esplora l’impatto della cultura ebraica, della mistica e della vicinanza della comunità sefardita sulla produzione tarda di Rembrandt.
- Franz Landsberger, The Jewish Publication Society, 1967
- Steven M. Nadler, Rembrandt’s Jews, 2003; Andrea Asioli (Traduttore), 2017, Gli ebrei di Rembrandt, EINAUDI, ISBN-13 978-8858426944. Un saggio fondamentale che analizza la vita di Rembrandt nel quartiere ebraico di Amsterdam. Nadler documenta la collaborazione di Rembrandt con il famoso rabbino, filosofo e cabalista Menasseh ben Israel. Rembrandt illustrò persino il libro messianico e mistico di Menasseh, intitolato Piedra Gloriosa (1655).
- Anna Seghers, L’ebreo e l’ebraismo nell’opera di Rembrandt, Giuntina, ISBN-10 8880573179 ISBN-13 : 978-8880573173
- Anna Seghers, Vincenzo Pinto (Traduttore), L’ebreo reincarnato: Rembrandt pittore dell’ebraismo, 2024,
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