Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio nasconde un significato esistenziale che ci svela la magia naturale seguita dal pittore. di Marco Rabino
Caravaggio, Ragazzo morso da un ramarro, ca 1594/1595, olio su tela, 66 x 49,5 cm. Londra, National Gallery
Descrizione di Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio
Un ragazzo sporge la mano per afferrare due ciliegie e viene morso da un animale nascosto nella frutta. Siamo di fronte a una scena di genere, dipinta da Caravaggio tra il 1595 e il 1596 e custodita alla National Gallery di Londra, oppure ad un manifesto di magia naturale? Il ragazzo indossa solamente un’ampia camicia bianca e sobbalza spaventato, il ramarro che lo ha morso rimane appeso al suo dito. La spalla destra scatta in avanti, la mano sinistra va in alto e il viso si contrae in una smorfia di dolore e disgusto. Questa è la scena che guardiamo. Ma se vogliamo invece vedere, il Ragazzo morso da un ramarro diventa uno specchio universale dell’esperienza umana. Attiviamo la visione evocativa e vediamo come si compie questo svelamento del dipinto di Caravaggio.
Interpretazione de il Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio
Qualche storico identifica questo giovane con uno dei tanti ragazzi effeminati che allietavano le feste a Palazzo Madama alla corte del cardinale Francesco Maria del Monte. La parrucca scura, la rosa tra i capelli, il rossetto e il belletto potrebbero farlo sospettare. Così le interpretazioni si moltiplicano nella direzione di un erotismo edonistico e di corte. A volte il ramarro diventa un pene, per altri invece è il dito che rappresenta il pene ferito e castrato. Cosa dire allora delle due ciliegie? Ecco che sono un simbolo sessuale esplicito. E così via, fino a scrivere che la bocca sdentata del ramarro simboleggi una vagina che punisce l’uomo troppo voglioso. Poi le interpretazioni sentimentali: la spalla nuda, la rosa tra i capelli che ci parla dell’amore e il gelsomino bianco che allude al desiderio.
Se vuoi approfondire la visione evocativa di altre opere d’arte vai alla sezione: Visione evocativa
Ma visto che le grandi opere d’arte non sono mai quello che sembrano, andiamo oltre la superficie dipinta e cerchiamo i significati nascosti nella scena. Caravaggio era un artista che coltivava saperi di magia naturale, come molti suoi colleghi di ogni tempo. Si dice fosse malinconico ed epilettico. Di sicuro soffriva di eccessi d’ira e non conteneva i suoi sentimenti che lo portarono a uccidere un rivale in un duello. Quindi la mia ipotesi è che Ragazzo morso da un ramarro rappresenta l’istante esatto in cui l’illusione crolla e inizia il risveglio della coscienza.
Il mondo misterico di Caravaggio
Non si tratta quindi di un incidente domestico o di una scena di genere vagamente erotica. Invece, l’immagine è la soglia che si apre sul vero contenuto. Però, per accedere al significato nascosto dobbiamo individuare il dettaglio che rappresenta l’ingresso al mondo misterico di Caravaggio. Un grande artista non si limita a dipingere una scena: nasconde diversi enigmi, forse non si rende neppure conto di quanto comunica. L’artista che sa vedere è un tramite, una specie di medium attraverso il quale si esprime un sentire collettivo, che complica e amplifica il significato del dipinto. Altri artisti invece sono sciamani che si recano nell’aldilà e riportano visioni immaginali.
Committenza de il Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio
Non si sa chi ha commissionato il dipinto, forse si tratta di uno studio realizzato dall’artista per iniziare a dipingere in proprio. Caravaggio dipinge il dolore prodotto da una punizione. Il ragazzo, evidentemente un giovane di corte, vive una vita troppo agiata e il fato lo punisce. Il suo angelo interiore lo riporta alla realtà per ricordargli che sta conducendo una vita troppo comoda, qualcuno direbbe viziosa. Il morso, così non è causa di un caso e della sfortuna ma rivela la presenza di una entità che ci guida nella vita di ogni giorno. Chi di noi non ha sperimentato questa sensazione? Caravaggio praticava la magia naturale, conosceva le pratiche esoteriche ed era sicuramente a contatto con praticanti alchimisti, visto che si interessava di fitoterapia.

La vita dell’artista
L’artista dipinge una prima versione su tela, forse prima del 1594 che si trova presso la Fondazione Longhi a Firenze. Caravaggio nasce a Milano il 29 settembre 1571, quindi inizia a lavorare a questo progetto intorno ai 23 anni e abita in casa di monsignor Pandolfo Pucci. L’opera definitiva è datata poco dopo e si trova alla National Gallery di Londra. Molto probabilmente è la sua opera prima, realizzata dopo il distacco dalla bottega del Cavalier D’Arpino per avviare la sua attività. In questo periodo, il giovane Caravaggio, si interessa delle espressioni del viso, che rappresentano quelli che al tempo si chiamavano affetti, moti d’animo. Caravaggio è molto interessato al carattere dei suoi modelli, indaga, studia i dipinti dei grandi del passato, crea emozioni.
Lo stile de il Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio
Lo stile non è ancora quello del Caravaggio maturo, del tenebrismo ricco di tensioni e magiche eresie. Lo stile è ancora manierista, la pelle morbida e vellutata, i panneggi ricchi e sensuali, il vaso è un capolavoro fiammingo di riflessi, la frutta e i fiori sono straordinariamente dettagliati. Frutti succosi e fiori sensuali, piaceri che solleticano l’io, piccolo e terreno, del ragazzo che continua a consumare i suoi piaceri. Ma ecco il trauma, il morso del ramarro che interrompe l’immobilità interiore lineare e addormentata. L’Invisibile, suscitato dal suo angelo interno ferma il sonno esistenziale del ragazzo. Il suo grido non è solo dolore, è uno shock della mente, condizionata dalle convenzioni di corte, che scopre di non avere il controllo su tutto.
Il colore
Il colore di Caravaggio è un colore drammatico, nel senso che l’artista vuole enfatizzare il carattere della persona attraverso la sua immagine teatrale. Infatti, non è un caso che molti storici e studiosi dell’opera di Caravaggio, hanno sottolineato questo aspetto. Molte delle sue opere nascono da un vero e proprio set teatrale, che l’artista allestiva su un palco rialzato nel suo studio, illuminato scenograficamente da lampadari colmi di candele e specchi riflettenti. Così, sono nate le sue illuminazioni direzionali, i fasci di luce che rivelano i corpi dai fondi tenebrosi. I colori sono terrosi, nello sfondo e nella natura, fiori e frutti.
Il rosa dell’incarnato, la pelle perfetta e satinata si esalta. La gradazione di bruni permette poi la perfetta resa dei volumi del corpo, dei panneggi e dei frutti. L’atmosfera del dipinto è calda, tranne il vaso con l’acqua che riflette una luce fredda. Nelle discipline esoteriche, il colore della terra, i bruni, rappresentano la madre, la madre terra, l’emozione. Invece l’azzurro, il colore del cielo, è maschile e rappresenta la mente che ragiona.
L’illuminazione
In Ragazzo morso da un ramarro, lo sfondo non è del tutto nero, la luce infatti illumina pallidamente la parete. Però gli effetti luminosi sono già indirizzati verso le parti più importanti del dipinto: la luce rivela le forme ma anche i significati nascosti dell’opera di Caravaggio. Vediamo cosa vuole farci vedere l’artista prima di ogni altro elemento della scena. Ovviamente la luce rivela il modellato e le forme, altrimenti non sarebbe possibile riconoscere le parti del corpo, la frutta e il vaso di vetro. Ma oltre a questa funzione descrittiva, ed è qui la grandezza di Caravaggio che lo fa amare profondamente da Vittorio Sgarbi, è presente una funzione simbolica, spirituale.
Caravaggio disegna il ragazzo in una posizione sgraziata. Si tratta davvero solo di una caricatura espressiva o vuole dirci altro. La spalla nuda, illuminata da una luce violenta diventa il punto focale dell’opera. Caravaggio colpisce la spalla destra del ragazzo, con una luce forte, la mette in primo piano e lascia il ramarro, che morde e ferisce, in penombra. Questa spalla nuda è la vulnerabilità dell’anima, il punto di contatto in cui lo spettatore viene “agganciato” emotivamente.
Un cortigiano tra agi e piaceri
Il morso, infatti, risveglia il cortigiano dal suo sopore quotidiano, mondano, e lo obbliga ad prendere atto di una violenta emozione. Il ragazzo si rende conto che esistono pericoli nella sua esistenza, nel suo mondo, e si nascondono tra gli agi e i piaceri. La sua anima prende vita e si rivela nella reazione emotiva improvvisa, non controllata che rompe la sua compostezza estetizzante e sensuale da maschera teatrale. Cade immediatamente lo scudo del personaggio (la maschera) e si rivela l’anima.
Caravaggio, come ho già sottolineato, praticava la magia naturale, probabilmente conosceva le pratiche alchemiche. Nel suo dipinto cattura il momento della trasmutazione: il piccolo Io mentale e superficiale, la nigredo, va in crisi e si sveglia l’anima, dall’albedo ha l’occasione di rivelare il proprio daimon (destino da accettare), e giungere alla rubedo finale. La verità alchemica si trova in primo piano, a destra, illuminata dal colore della luna.
Lo specchio dell’anima nella luce della caraffa
Il riflesso nella caraffa è lo specchio dell’anima. Con una tecnica magistrale, Caravaggio ha dipinto la stanza riflessa nella parte destra del vetro. Quasi un occhio, all’interno del quale la stanza si proietta sulla retina. Nel riflesso si intravede una finestra illuminata e il resto della stanza buia. Ma non è un semplice virtuosismo tecnico. Caravaggio ha dipinto un portale alchemico, è la soglia nascosta del dipinto che rivela il memento mori contro la vanità della vita di un giovane cortigiano.
Con questo dipinto Caravaggio ci dice: Memento te hominem esse (Ricordati che sei solo un uomo). Come Elia, di fronte al soffio di Dio, si copre il volto con il velo, noi lasciamo da parte le nozioni di storia dell’arte per l’intuizione pura. Vediamo con gli occhi dell’anima che il vaso riflette la nostra stessa stanza, la nostra stessa prigione mentale. Noi siamo dentro quel riflesso e il vetro diventa il nucleo spirituale che osserva l’intera scena.
Lo spazio
Il ragazzo si muove in uno spazio ristretto, indefinito incombente. Solo la parete fa da fondo alla posa teatrale del ragazzo, che proviamo ad immaginare in posa prima del morso. Siamo divisi da lui da un piano sul quale si trovano le ciliegie, i fiori e il vaso di vetro. Il giovane è compiaciuto della sua bellezza, si pone in una posa leziosa, la spalla scoperta, il fiore tra i capelli, è giovane e sembra che non gli possa accadere nulla.
Ecco invece che la vita lo sorprende: mentre compie il gesto sensuale e civettuolo di raccogliere delle ciliegie, il morso frantuma la sua perfezione. Il giovane scatta in una posa sgraziata, perde la sua eleganza: vediamo la verità emotiva nascosta dietro la posa teatrale. Il dolore lo rimette drammaticamente a contatto con la sua vulnerabilità, con la sua natura biologica, ed emerge la sua verità psicologica. All’interno delle ciliegie, gli scudi sociali, si nasconde un pericoloso ramarro che non riesce a vedere.
La composizione
La dimensione compositiva de il Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio sottolinea ulteriormente lo schema magico-esperienziale di questa grande opera d’arte. Siamo così portati all’interno di una visione evocativa che rivela non solo le linee di tensione ma anche il loro significato nel pensiero poetico di Caravaggio. Grazie alla posizione che assume il protagonista, il suo corpo si inscrive in un triangolo compositivo che ha il vertice in alto sul viso. La base è il piano del tavolo e il braccio, posto in orizzontale che ha il ramarro nella sua metà. Questa impalcatura geometrica descrive il passaggio dal caos materiale all’ordine dello spirito. Un altro triangolo compositivo, questa volta stabile perché contiene la natura, si trova in basso a destra: collega le ciliegie, la rosa e il rametto di biancospino in ombra.
La composizione nella tradizione esoterica
Nella tradizione geometrica sacra, il triangolo ascendente simboleggia il fuoco. Rappresenta la spinta evolutiva e la materia che aspira allo spirito, la trasmutazione di un individuo verso la realizzazione spirituale. La base del triangolo poggia stabilmente sul tavolo (la realtà terrena e i piaceri sensibili), mentre il vertice culmina nella testa del giovane, la sua mente che viene colpita dall’evento. La tradizionale stabilità compositiva del triangolo, come nelle Madonne di Raffaello, viene però rotta dall’evento. Il corpo ruotato e scomposto del ragazzo rappresenta la rottura dell’equilibrio apparente dell’io mentale. La stabilità della vita del cortigiano (il triangolo) è rotta da un evento esterno e terreno (il ramarro).
La forma ellittica, quasi circolare del vaso, simboleggiano negli antichi saperi il Tutto, l’Universo, l’Anima mundi e l’inconscio primordiale. L’acqua che contiene è l’elemento della trasmutazione e del riflesso nel quale si intravede la forma quadrangolare di una finestra. Troviamo così il quadrato inscritto nel cerchio (la quadratura del cerchio), cioè l’incontro tra la dimensione divina/infinita (il cerchio) e quella umana/terrena (il quadrato della finestra). Riferimento all’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci.
La diagonale del fascio luminoso
La linea diagonale determinata dalla luce che proviene da sinistra è la vera direttrice dinamica del dipinto. Colpisce e rivela la spalla scoperta del ragazzo e si spezza sui fiori e sulla natura morta a destra. Le diagonali nelle geometrie sacre indicano il movimento, il mutamento energetico e l’intervento del Fato. Il fascio di luce non riesce a illuminare lo sfondo, ma taglia il corpo come una spada energetica. Possiamo interpretare questa direttrice come l’asse della consapevolezza che squarcia il buio dell’ignoranza. Come abbiamo visto prima, il punto di massima luce si ha sulla spalla nuda, mentre il punto di massima ombra è la zona del ramarro. Sono i due poli che rivelano la trasmutazione in atto.
Infine torniamo sulle mani, che si trovano nel triangolo principale e rompono la stabilità. La mano sinistra del ragazzo è contratta nella stessa posizione di una “zampa animale“, e riprende la forma stessa delle zampe del ramarro. Caravaggio ha progettato questo rispecchiamento geometrico e formale, mano del ragazzo e zampa del ramarro, per indicarci che l’aggressore e l’aggredito sono profondamente collegati. Il dolore, provocato dal morso del ramarro, non è un evento esterno che colpisce il protagonista, ma è una proiezione simbolica che risveglia la coscienza addormentata del giovane.
Conclusioni: una istantanea del risveglio dell’anima.
L’opera di Caravaggio ci svela che non possiamo accedere alla dimensione invisibile dell’esistenza senza un trauma. La chiamata si manifesta anche con qualcosa che morde le nostre false certezze. La visione evocativa de il Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio, ritrae il momento esatto in cui l’Io condizionato della mente viene ferito affinché l’Io grande, la psiche possa rivelarsi. Consideriamo che a volte le ferite sono un dono, e ci sbattono in faccia le nostre finzioni, come ci rivela la grande forza visiva e l’energia che emanano dal dipinto di Caravaggio che ci trascina dentro quel dolore fecondo.
Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.

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Consulta la pagina dedicata all’opera di Caravaggio, Ragazzo morso da un ramarro, sul sito del National Gallery di Londra e la prima versione sul sito della Fondazione Longhi di Bologna.
Bibliografia
- Ferdinando Bologna, L’incredulità del Caravaggio e l’esperienza delle “cose naturali”, Torino, Bollati Boringhieri, 1992, ISBN 8833916669.
- Christoph Luitpold Frommel, Caravaggio und sein Modelle, in Castrum peregrini, vol. 96, 1971, pp. 21-26.
- Gianni Papi, Caravaggio, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, 2016; 2017, EAN: 9788809994270
- Vittorio Sgarbi, Il punto di vista del cavallo. Caravaggio, 2014
- Vittorio Sgarbi, Dall’ombra alla luce. Da Caravaggio a Tiepolo, 2016
- M. C. Terzaghi, Caravaggio Napoli. Catalogo della mostra (Roma, 12 aprile-14 luglio 2019), 2019, M. C. Terzaghi Editore: Mondadori Electa, EAN: 9788891824004
La visione evocativa
- Alessio Atzeni, I segreti nascosti nelle opere d’arte, DIARKOS, 2023, ISBN-10 8836162959 ISBN-13 978-8836162956
- Charles Bouleau, La geometria segreta dei pittori (1963)
- Maurizio Calvesi (Autore), Mino Gabriele (Autore), Arte e alchimia, Giunti Editore, 1998, ISBN-10 8809762649 ISBN-13 978-8809762640
- Alain de Botton, John Armstrong, Art as therapy, 2013; L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013, ISBN-10:8823506360 ISBN-13:978-8823506367
- Vittorio Sgarbi, Dell’anima, Bompiani, 2004, ISBN-10 9788845211256 ISBN-13 978-8845211256
Consulta qui la Bibliografia completa della visione evocativa di un’opera d’arte
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