L’opera d’arte è una porta che apre verso il trascendente

L’opera d’arte è una porta che apre verso il trascendente e ci permette di attivare una profonda energia psichica ed esistenziale. di Marco Rabino

In copertina: Yayoi Kusama, Le stanze dell’infinito

L’opera d’arte è una porta, la soglia che separa il visibile dall’invisibile e possiamo attraversarla attivando quella che io chiamo la visione evocativa. Tutte le civiltà del passato lo sapevano e la utilizzavano per conoscere la realtà, per guarirsi e per riappropriarsi della dimensione nascosta e vivere una vita migliore.

La società materialistica ha trasformato l’opera d’arte in oggetto, mercificandola, esponendola all’interno di spazi neutri e privi di anima. Camminiamo all’interno dei musei senza una vera meta, ubbidienti alle indicazioni che ci guidano nel percorso da seguire. Leggiamo i cartellini che liquidano le opere d’arte con nozioni storiche o attributive, che rimandano a loro volta a conoscenze da manuale standard. Nozioni utili ma che dobbiamo dimenticare se vogliamo davvero utilizzare il potenziale di una pittura o di una scultura.

Opera di Madge Gill
Opera della pittrice medium Madge Gill

Le cattive immagini

La visione evocativa ci aiuta a disattivare il potere negativo che sembra avvolgere la nostra realtà e offrire a noi uno sguardo verso la verità, aprirci gli occhi, insegnarci a vedere, essere liberi. Oggi saper vedere l’opera d’arte è ancora più necessario perché siamo in un periodo estremamente materialistico ed tecnocratico, nel quale la verità è quella dettata dal potere e dal denaro. Il potere, attraverso le sue tante personificazioni, ci vuole silenziare e addomesticare con lusinghe dei social che veicolano immagini morte e menzognere. Sono vere e proprie immagini demoniache, corrosive della psiche, che ci consegnano alla schiavitù dei signori della rete. Il loro potere ci conquista subliminalmente attraverso lo scrolling compulsivo di immagini che agisce già sui nostri figli. (Jamse Hillman, L’ultima immagine).

Le ferite del contemporaneo si curano con le vere opere d’arte

L’unico antidoto è quello di saper vedere l’opera d’arte attraverso la visione evocativa, possedere gli strumenti per comprendere le immagini buone da quelle cattive. La necessità di guarire dalle ferite del contemporaneo, si può valutare nel grande successo che hanno le mostre di massa. La gente, istintivamente ha bisogno di tornare alle immagini di qualità, alle immagini che costituiscono una porta verso il bene, verso la verità, verso la salvezza.

Ma non tutti possediamo gli strumenti per decodificare l’opera d’arte e varcare la soglia. Cominciamo con analizzare un’opera per comprenderla a un primo livello. Dobbiamo però attraversarla e vedere oltre il visibile, per ottenere la salvezza dello sguardo, che ci permette di ottenere un reale beneficio osservando un dipinto, una scultura o una installazione.

Anselm Kiefer, Nigredo, 1984, olio, acrilico, emulsione, gommalacca e paglia applicata su fotografie e intagli di xilografia montati su tela, 330,2 × 555 cm. Philadelphia, Philadelphia Museum of Art, INV: 1985-5-1
Anselm Kiefer, Nigredo, 1984, olio, acrilico, emulsione, gommalacca e paglia applicata su fotografie e intagli di xilografia montati su tela, 330,2 × 555 cm. Philadelphia, Philadelphia Museum of Art, INV: 1985-5-1

Dal passato al presente

Già gli antichi la pensavano in questo modo. L’opera di un grande artista, non è semplicemente un oggetto da contemplare con sguardo estetico, ma un dispositivo che ci permette di accedere ad altre dimensioni. Questa concezione la troviamo nella teologia mistica, nella filosofia neoplatonica, nell’esoterismo, e recentemente, nella psicologia del profondo. I saperi alchemici affondano le loro radici nelle civiltà della Mesopotamia. La Cabala ebraica risale alla tradizione egizia ed è profondamente praticata ancor oggi. Il potere evocativo delle immagini era ben presente ai primi artisti che hanno ricoperto l’interno delle piramidi di rituali per raggiungere l’ultraterreno.

Tante tradizioni, di antichi saperi, quelli magici, magico-religiosi e filosofici, hanno dato molta importanza al potere terapeutico e psichico di un manufatto artistico. La forza di un dipinto o di una scultura sono state sentite anche da filosofi contemporanei che hanno indagato questo potere, senza però poterlo spiegare in termini razionali. Jung, noto psicanalista, ha sperimentato per tutta la vita la dimensione alchemica nel suo potere simbolico. Ha lasciato un testo alchemico, il Libro rosso, che ha compilato in gran segreto ed è stato pubblicato solo anni dopo la sua morte. In questo testo, l’attività immaginativa è determinante per operare nella dimensione immateriale e le immagini sono il risultato più evidente di questa attività.

La filosofia neoplatonica di Marsilio Ficino

Protagonista assoluto del neoplatonismo rinascimentale è il filosofo Marsilio Ficino (1433–1499), un autore molto amato anche da pensatori contemporanei come James Hillman. Traduttore di Platone e del Corpus Hermeticum su richiesta di Cosimo de’ Medici, Ficino teorizzò che l’arte visiva e la musica fossero strumenti terapeutici e magici capaci di canalizzare le energie spirituali del cosmo (Anima Mundi). L’opera d’arte è quindi concepita come una porta cosmica. Quando guardiamo un’opera d’arte la nostra anima entra in contatto con specifiche geometrie e immagini sacre e si sintonizza con l’ordine divino.

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Il Rinascimento esoterico

Grandi pensatori e uomini di cultura, ma anche scienziati come Newton praticavano in segreto l’alchimia. Proprio per Newton era diventata una vera ossessione, come lo fu per il Parmigianino che per seguire le pratiche alchemiche si ridusse in miseria. L’arte del Rinascimento è talmente densa di esoterismo che basta analizzare un dipinto del Botticelli per scrivere un trattato di magia bianca. La magia per molti anni fu un elemento scontato per gli artisti a partire dai grandi del periodo rinascimentale, Leonardo e Michelangelo. Le Madonne di Raffaello, nell’Ottocento, furono talmente impattanti che si credette nell’ispirazione divina della Vergine.

Il surrealismo dei Rosa-Croce

I Rosacroce, nati dalla tradizione seicentesca dei Rosa-Croce, incentrati sulla trasformazione spirituale dell’individuo, ispirano interamente la pittura Surrealista. Secondo le teorie di questa corrente esoterica, l’opera d’arte è così importante da meritare la fondazione del Salon de la Rose+Croix da parte di Joséphin Péladan. Dal 1892 a Parigi, si tiene annualmente presso la Galerie Durand-Ruel, per sei edizioni, fino al 1897.

I movimenti spirituali di fine Ottocento

Sul finire dell’Ottocento, il materialismo che ha reso sterile l’anima della gente, spinge alcune menti illuminate a recuperare la spiritualità. Le persone, soprattutto delle classi borghesi, si sentono abbandonate dal divino, hanno perso l’anima. Non riescono a ottenere alcun beneficio dalle religioni istituzionali che, a causa della loro secolarizzazione sono ormai lontane da un’autentica dimensione interiore. Così la Teosofia di Helena Blavatsky o l’Antroposofia di Rudolf Steiner puntano sull’esperienza spirituale interiore e lo sviluppo di facoltà superiori latenti nell’uomo. Mettono insieme il cristianesimo mistico, le filosofie orientali e la filosofia greca (neoplatonismo) per recuperare la dimensione metafisica attraverso un sincretismo universale.

Evoluzione di Piet Mondrian
Evoluzione di Piet Mondrian

Grandi artisti del tempo si accorgono immediatamente del potenziale di queste ricerche. Mondrian, Hilma af Klint, Paul Klee, Wassily Kandinsky, Johannes Itten, e altri astrattisti si avvicinano alla Teosofia ed elaborano le loro poetiche creative in chiave spirituale (Neoplasticismo). Per questi artisti, i dipinti astratti sono porte che si aprono sulle vie della trasformazione spirituale, lasciate a beneficio di noi posteri.

Le chiavi per aprire la porta della realtà immateriale

Gli antichi maestri hanno offerto agli artisti le “chiavi” filosofiche per trasformare la materia delle loro opere in portale spirituale. Alcuni artisti si avvicinano alle pratiche esoteriche, su commissione delle autorità del loro tempo. Le loro opere offrono un’esperienza di evoluzione personale partendo dal materiale grezzo che si trasmuta nell’opera finita. Alcuni artisti contemporanei hanno recuperato queste antiche pratiche e hanno raggiunto un grande successo di pubblico: Anselm Kiefer, Joseph Beuys, Yves Klein, Damien Hirst, Ali Banisadr, Leonora Carrington, gli italiani Claudio Parmiggiani, Pinot Gallizio, Gino De Dominicis e Amalia Del Ponte. Ma sono tanti, che dichiaratamente o con riserbo iniziatico, hanno affrontato la ricerca che porta alla conoscenza della propria anima.

Hilma af Klint, Les Galeries nationales du Grand Palais, Parigi, 2026
Hilma af Klint, Les Galeries nationales du Grand Palais, Parigi, 2026

L’opera è pronta ad aiutarci e attende di essere attivata

Le opere ci attendono. I musei sono pieni di grandi opere, che si offrono al nostro sguardo per essere attivate e diventare strumenti di risonanza psicologica ed esistenziale. Sono talmente disponibili e facili da attivare che ci sembra incredibile che siano sopravvissute al tempo e alle guerre. Eppure sono giunte fino a noi dal passato e sono cariche di energia, assorbita anche da coloro che le hanno possedute e amate. Per questo dipinti come la Gioconda sono avvolti da misteri ed emanano una forza che attiva esperienze al limite della psicosi come ha raccontato la psicanalista Graziella Magherini nel suo bel testo intitolato La sindrome di Stendhal.

Negli ultimi anni anche le neuroscienze, soprattutto la seconda ondata a partire dagli anni duemila, hanno tentato di spiegare l’esperienza estetica come fenomeni biochimici cerebrali. Immediatamente sono insorti molti filosofi, ricercatori in ambito cognitivo e psichiatrico che hanno ricordato che noi non siamo solo cervello. Indubbiamente siamo molto di più, forse siamo una mente estesa come afferma Andy Clark, forse siamo anima come scrive Vittorio Sgarbi. Di certo non siamo solo espressi nella componente fisica e le opere d’arte sono li a ricordarcelo e se le interroghiamo con la visione evocativa ne avremo la certezza.

Bibliografia

  • Alessio Atzeni, I segreti nascosti nelle opere d’arte, DIARKOS, 2023, ISBN-10 8836162959 ISBN-13 978-8836162956
  • Gregory Bateson, Steps to an Ecology of Mind, 1972, (Verso un’ecologia della mente), Giuseppe Longo (Traduttore), Adelphi, 2000, Edizione 23°, ISBN-10 8845915352 ISBN-13 978-8845915352
  • Annie Besant, C. W. Leadbeater, Thought Forms (Tulpa), Le forme pensiero, 1901; Anima Edizioni, 2005, ISBN-10 8889137258 ISBN-13 978-8889137253
  • H.P. Blavatsky, The Secret Doctrine, the synthesis of Science, Religion and Philosophy, 1888; La Dottrina Segreta, R. De Grandis (a cura di), B. Grossmann (a cura di), F. Di Lodovico (a cura di), Edizioni Teosofiche Italiane, 2013, ISBN-10 8888858083 ISBN-13 978-8888858081
  • Massimo Cacciari, Van Gogh. Per un autoritratto, Morcelliana, Brescia, 2025, ISBN-10 8837240341 ISBN-13 978-8837240349
  • Maurizio Calvesi (Autore), Mino Gabriele (Autore), Arte e alchimia, Giunti Editore, 1998, ISBN-10 8809762649 ISBN-13  978-8809762640
  • Andy Clark, David Chalmers, La teoria della Mente Estesa (The Extended Mind) (1998)
  • Alain de Botton, John Armstrong, Art as therapy, 2013; L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013, ISBN-10:8823506360 ISBN-13:978-8823506367
  • Mircea Eliade, Immagini e simboli. Saggi sul simbolismo magico e religioso, Milano: Jaca Book, 1981; 2007
  • Thomas Fuchs (Autore), Selene Mezzalira (Traduttore), Ecologia del cervello. La mente incarnata e l’ambiente, Astrolabio Ubaldini, 2021, ISBN-10 8834018036 ISBN-13 978-8834018033
  • James Hillman, Silvia Ronchey, L’ultima immagine, Rizzoli, 2023 ISBN-10 881717615X ISBN-13 978-8817176156
  • Carl Gustav Jung (Autore), Sonu Shamdasani (a cura di), Il Libro Rosso, (Liber Novus), Bollati Boringhieri, 2012, ISBN-10 8833923614 ISBN-13 978-8833923611
  • Vasily Kandinsky, Lo spirituale nell’arte, 1911/1912
  • Anselm Kiefer (Autore) Roberta Zuppet (Traduttore), Paesaggi celesti: Interviste sulla vita e sull’arte, Il Saggiatore, Collana, 2022, EAN: 9788842826293
  • Alva Noë, Strange Tools: Art and Human Nature, 2015; Strani strumenti. L’arte e la natura umana, Einaudi, 2022
  • Francesco Parisi (a cura di), Arte e magia. Il fascino dell’esoterismo in Europa. Catalogo della mostra (Rovigo, 28 settembre 2018-27 gennaio 2019), Silvana, 2018, ISBN-10 8836640338 ISBN-13 978-8836640331
  • Vittorio Sgarbi, Dell’anima, Bompiani, 2004, ISBN-10 9788845211256 ISBN-13 978-8845211256

Consulta qui la Bibliografia completa della visione evocativa di un’opera d’arte

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