Hilma af Klint, la pittrice teosofa, nel suo testamento ha richiesto che le sue opere spirituali non fossero esposte prima di vent’anni dalla sua morte.
Hilma af Klint, Untitled #1, 1915, olio e oro su tela, collezione privata
Se senti che le tue esperienze estetiche, tra mostre e musei, hanno perso il fascino della scoperta, avvicinati agli artisti del passato che hanno sperimentato una visione profonda e ultraterrena. La visione del mondo di Hilma af Klint è intrinsecamente legata all’idea che l’arte non debba rappresentare il visibile, ma fungere da strumento di conoscenza per esplorare le leggi occulte della natura e dell’evoluzione umana. Le sue opere sono state riscoperte da poco ma rivelano una sensibilità straordinaria e una vita condotta a cercare un varco oltre la soglia della realtà visibile.
La vita di Hilma af Klint

Hilma af Klint (1862–1944) è stata una pittrice svedese oggi celebrata come una delle più precoci e radicali pioniere dell’arte astratta, sebbene il suo contributo sia rimasto ignoto al grande pubblico per decenni. Le prime opere astratte risalgono infatti al 1906, quattro anni prima dell’acquarello astratto di Vasilij Kandinskij, del 1910 e intitolato Primo acquerello astratto. Bisogna però aggiungere che le opere astratte della af Klint non derivano da una programmatica adesione all’astrattismo come evoluzione del linguaggio artistico. L’artista, infatti, era autrice di paesaggi accademici che rappresentavano la sua attività ufficiale. Invece, le opere astratte di Hilma af Klint furono dettate da esigenze spirituali, in seguito alla sua relazione con il mondo sovrasensibile e medianico. Questa radice della sua “opera segreta” la tenne quindi lontana dalla verifica della critica d’arte ufficiale.
Tra pittura accademica e la segreta pittura spirituale di Hilma af Klint la pittrice teosofa chiaroveggente

Nata in una famiglia di ufficiali di marina a Stoccolma, Hilma studiò presso l’Accademia Reale di Belle Arti (1882–1887), dove si diplomò con lode. Per gran parte della sua vita mantenne una doppia attività artistica: pubblicamente era una stimata pittrice di paesaggi e ritratti accademici, che rappresentavano la sua principale fonte di reddito; privatamente, invece, conduceva una ricerca artistica d’avanguardia basata su visioni spirituali ed esoteriche.
L’astrattismo segreto e sovrasensibile di Hilma af Klint

L’astrattismo di Hilma af Klint non è quindi frutto dell’adesione ai movimenti d’Avanguardia dei primi anni del Novecento. Infatti la pittrice fu spinta da personali esigenze spirituali. Hilma af Klint credeva nell’esistenza di una dimensione spirituale presente nel quotidiano. La sua pittura astratta era la rappresentazione materiale di questa realtà che la pittrice sperimentava attraverso la sua attività di medium. Per questo la sua pittura, si può inserire nel contesto dell’Arte Medianica.
Lo spiritualismo e il gruppo “I Cinque”
Profondamente colpita dalla morte della sorella nel 1880, Hilma si avvicinò allo spiritualismo e alla Teosofia, unendosi alla Società Teosofica nel 1889. Nel 1896 formò con altre quattro donne il gruppo “I Cinque” (De Fem), con l’obiettivo di contattare dimensioni superiori attraverso sedute spiritiche e pratiche di disegno automatico, anticipando di decenni le tecniche dei surrealisti. Durante queste sessioni, la pittrice affermò di aver ricevuto dai “Maestri Elevati” (Höga Mästare) il compito di trasporre visivamente piani di coscienza invisibili.

Una caratteristica ricorrente che si riscontra nella vita di coloro che hanno praticato l’arte medianica è la morte tragica e dolorosa di congiunti. Hilma af Klint, si avvicinò allo spiritismo dopo il 1880, in seguito alla morte della sorella. In seguito, nel 1889 si unì alla Società Teosofica fondata il 17 novembre 1875 a New York (presso la Mott Memorial Hall) da Helena Petrovna Blavatsky, dal colonnello Henry Steel Olcott e da William Quan Judge. Gravi episodi di lutto furono la causa della scelta spiritistica di altri artisti medianici tra i quali Madge Gill (1882–1961) che iniziò a dipingere guidata da uno spirito guida nel 1920. La Gill aveva perso un figlio a causa dell’influenza spagnola del 1918, aveva partorito una bambina nata morta, e si trovò ad un passo dall’esaurimento nervoso.
Le Pitture per il Tempio di Hilma af Klint la pittrice teosofa

Tra il 1906 e il 1915, Hilma realizzò la sua opera più monumentale: Le Pitture per il Tempio, un ciclo di 193 dipinti concepiti per essere ospitati in un tempio a forma di spirale. Tra queste spicca la serie I dieci più grandi (1907), tele di dimensioni enormi che mappano le fasi della vita umana dalla nascita alla vecchiaia attraverso colori pastello, forme organiche e simboli geometrici. La sua arte astratta, nata già nel 1906, precede cronologicamente le prime opere non figurative di Wassily Kandinsky e Piet Mondrian.
Una diversa componente che unisce gli artisti medianici è quella della “missione superiore e universale“. Amaliel, lo spirito guida di Hilma af Klint le chiese di realizzare un ciclo pittorico dalle dimensioni monumentali con lo scopo di rappresentare gli aspetti metafisici dell’universo. La af Klint, tra il 1906 e il 1915 realizzò ben 193 opere che chiese nel suo testamento di rivelare solo 20 anni dopo la sua morte. Augustin Lesage (1876–1954), artista medianico meno noto, nel 1911, ricevette la consegna di dipingere da spiriti egizi e altre entità, nella profondità della miniera. Fleury-Joseph Crépin (1875–1948) ricevette invece il compito di realizzare trecento dipinti per mettere fine alla Seconda Guerra Mondiale. Crépin terminò il ciclo l’8 maggio 1945.

Il lascito e la riscoperta
Consapevole che i suoi contemporanei non avrebbero compreso il significato mistico della sua opera, Hilma af Klint lasciò in eredità oltre 1.200 dipinti e 26.000 pagine di note, disponendo nei suoi taccuini che i lavori astratti non fossero esposti prima di vent’anni dalla sua morte. Le sue opere rimasero nascoste fino al 1986, quando furono presentate in una mostra a Los Angeles intitolata The Spiritual in Art: Abstract Painting 1890–1985. La sua consacrazione definitiva è avvenuta in tempi recenti, culminando con la retrospettiva del 2018 al Guggenheim Museum di New York, l’esposizione più visitata nella storia dell’istituzione.
Nell’estate del 2026, Parigi ci offre un grande esempio di arte viva che parla direttamente all’esigenza di spiritualità che da tempo il popolo delle mostre chiede a gran voce. Al Grand Palais di Parigi una grande monografica su Hilma af Klint ci introduce alle visioni ultraterrene dell’artista, prima astrattista ispirata dai suoi spiriti guida. La patria dell’Illuminismo, del materialismo minerale e capitalista fa un passo indietro e risponde così alle richieste di sacralità della comunità artistica. La città oscura, polo del triangolo magico nero, si candida a capitale dello spirito nella primavera del 2026.
Hilma af Klint e la Teosofia
I legami di Hilma af Klint con la teosofia sono profondi e strutturali: per l’artista svedese, la dottrina teosofica non fu solo un interesse intellettuale, ma il motore stesso della sua produzione astratta, che lei considerava una trascrizione visiva di messaggi spirituali. Hilma af Klint era una convinta teosofa. Il suo percorso iniziò con lo spiritualismo e lo spiritismo, pratiche all’epoca molto comuni per chi cercava di indagare realtà superiori oltre la percezione dei sensi. Per l’artista svedese, la pittura non era un fine estetico, ma uno strumento per la “sacralizzazione degli spazi” e per comunicare contenuti provenienti da dimensioni invisibili.
La fondazione gruppo esoterico De Fem (I Cinque)
Hilma af Klint si unì alla sezione svedese della Società Teosofica nel 1889, lo stesso anno in cui fu fondata la loggia nazionale e poco dopo la pubblicazione de La Dottrina Segreta di Helena P. Blavatsky. La sua ricerca spirituale si intensificò dopo la morte della sorella nel 1880, portandola a frequentare sedute spiritiche e a formare, nel 1896, il gruppo esoterico De Fem (I Cinque) insieme ad altre quattro donne. Attraverso pratiche di scrittura e disegno automatico, il gruppo dichiarava di comunicare con entità disincarnate note come “Maestri Elevati” (tra cui Amaliel, Ananda e Gregor).
Le “Pitture per il Tempio” e la missione teosofica

Nel 1906, Hilma affermò di aver ricevuto dal maestro Amaliel l’incarico di realizzare un ciclo pittorico monumentale per illustrare gli aspetti metafisici dell’universo: nacquero così le Pitture per il Tempio (1906-1915), una serie di 193 opere che spaziano da forme organiche a geometrie pure.
La simbologia cromatica delle Pitture per il tempio
Nelle sue opere, il colore segue una grammatica teosofica precisa: il giallo rappresenta il principio maschile e la mente, mentre il blu simboleggia il principio femminile e la spiritualità. Il verde è spesso usato come sintesi tra i due, indicando l’armonia della natura.
Evoluzione e Dualità
Molte serie (come Il Cigno o L’Evoluzione) esplorano il concetto teosofico del superamento della dualità (materia/spirito, luce/tenebre) per raggiungere l’unità originaria. Questo è uno dei principi fondamentali della Teosofia che promuove l’evoluzione personale dall’io dello stadio materiale etereo al sè astrale.
Geometria Sacra
L’uso ricorrente di spirali nelle opere della serie delle Pitture per il Tempio, simboleggia il percorso ascensionale dell’anima verso gradi superiori di coscienza. Invece, le stelle a sei punte e i triangoli sovrapposti richiamano l’emblema stesso della Società Teosofica. La stella a sei punte di colore rosso, giallo e azzurro, si ritrova nell’opera teosofica di Piet Mondrian intitolata Evoluzione, del 1910-1911.
Il rapporto tra Hilma af Klint e Rudolf Steiner
Un momento di svolta fu l’incontro con Rudolf Steiner nel 1908. All’epoca ancora influente leader teosofico prima della scissione antroposofica. Steiner ebbe modo di vedere le opere di Hilma ma ne criticò il metodo medianico “passivo“, considerando l’attività spiritistica della veggente. Steiner sosteneva, infatti, che l’artista dovesse essere un tramite consapevole e non un mero strumento dei messaggi spirituali.
Sebbene Hilma nutrisse grande stima per Steiner e abbia visitato ripetutamente il Goetheanum in Svizzera, il leader spirituale non sembrò comprendere appieno il valore e il genio della sua opera. Questa incomprensione da parte di Steiner, che all’epoca era una figura di riferimento centrale nel movimento teosofico e antroposofico, causò una profonda crisi e una pausa creativa di quattro anni, dopo la quale il suo stile evolse verso forme più geometriche e controllate, integrando anche l’iconografia cristiana esoterica. In tarda età si avvicinò al Comunismo, secondo alcuni autori, ammirata dalla figura del capo di stato sovietico Iosif Stalin.
Oceano 5 (Ocean 5) di Piet Mondrian
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Bibliografia
- Hilma af Klint, Hilma af Klint : painting for the future, New York : Guggenheim Museum Publications, 2018. – Pubblicato in occasione della mostra tenuta New York nel 2018-2019. – ISBN 9780892075430
- Julia Voss, Hilma af Klint – Die Menschheit in Erstaunen versetzen : Biographie, Frankfurt am Main, S. Fischer, 2020. – ISBN 978-3-10-397367-9
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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 17 maggio 2026
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