Realismo eroico

Il Realismo eroico è la definizione riservata all’arte realizzata nella prima metà del Novecento per propagandare le idee dei Regimi totalitari.

Pagina aggiornata il: 5 giugno 2021. Torna a visitarci e troverai nuovi contenuti.

La produzione artistica realizzata durante i regimi totalitari della prima metà del Novecento in Europa viene definita Realismo eroico. I funzionari di regime utilizzarono infatti l’arte per propagandare le azioni  in campo di politica interna ed estera.

Contesto geografico

Il Realismo eroico ha interessato il Regime fascista in Italia ma soprattutto il Regime Nazista in Germania e il Regime comunista in Unione Sovietica. In tale ambito politico culturale l’arte di regime prende anche il nome di Realismo socialista.

Lo stile del Realismo eroico

Il termine Realismo fa riferimento allo stile delle raffigurazioni pittoriche e scultoree che furono necessariamente figurative. Tale scelta si spiega con la necessità di fornire immagini riconoscibili ad ogni livello culturale della nazione. Inoltre le grafiche, i dipinti e le sculture dovevano fornire simboli ideali e icone propagandistiche utili ad aumentare il consenso politico. Poiché solitamente tale arte si sviluppò e si diffuse in contesti reazionari, le opere delle Avanguardie storiche, di ambito più progressista, vennero bandite. In Germania, Adolf Hitler, il capo supremo del Regime Nazista, dichiarò tali opere Arte degenetata ordinandone il sequestro o la distruzione.

L’aggettivo eroico invece che tali opere avevano il compito di creare valori ideali e morali rispetto alla fedeltà al regime di tutte le componenti sociali.

Il Realismo eroico in Unione Sovietica

In Unione Sovietica, Lenin e i capi del Regime utilizzarono l’arte per propagandare le idee della Rivoluzione e consolidare il consenso del popolo. Il ruolo delle immagini, nei territori sotto il controllo comunista, fu determinante a causa dell’alto tasso di analfabetismo tra la popolazione. Inoltre anche in questo caso le opere d’arte astratta o prive di contenuti figurativi vennero considerate inadeguate. Così movimenti come il Costruttivismo diventarono sospettati di propaganda contraria al Regime.

Vista l’avversione dell’establishment nei confronti dell’aristocrazia e della borghesia anche movimenti europei come il Cubismo furono banditi perché gli artisti avevano rifiutato la figura tradizionale in quanto obsoleta. Anche Stalin comprese l’importanza della comunicazione di propaganda e ordinò la realizzazione, la stampa e l’affissione di manifesti urbani a scopo educativo. Queste campagne di comunicazione fornirono indicazioni programmatiche su abitudini igieniche ed esistenziali ma suggerivano anche forme di consenso.

Il Realismo socialista nacque intorno al 1934 in seguito all’esplicita richiesta dei vertici del Regime. L’eroe per eccellenza del Regime comunista fu il lavoratore al quale furono dedicate molte opere d’arte e monumenti.

Realismo socialista

Per approfondire l’arte di stato realizzata nell’Unione Sovietica a partire dagli anni Trenta del Novecento, consulta anche la pagina: Realismo socialista

Il Realismo eroico nella Germania nazista

In seguito all’affermazione di Adolf Hitler in Germania nel 1933 il clima culturale e artistico cambiò come tutta la società sottoposta alla repressione nazista. Le opere d’arte prodotte da artisti esponenti delle Avanguardie o da sperimentazioni derivate da esse diventarono fuori legge e condannate come arte degenerata. Il regime impose così l’adozione di modelli classici più adatti ad evocare le grandezze degli Imperi del passato.

Diversamente dall’Unione Sovietica nella quale l’eroe era il lavoratore, l’eroe del Regime nazista fu l’individuo ariano. L’eroe nazista era portatore di valori quali il dovere nei confronti della comunità nazionale, la devozione all’ideologia nazista e il sacrificio bellico anche tramite una morte eroica.

I teorici del Nazismo erano profondamente anti-materialisti quindi piuttosto che la poetica del Realismo artistico gli artisti si rivolsero alle forme del Classicismo. Le opere rappresentavano l’individuo ariano maschile o femminile interpretandolo come un superuomo dalla fisionomia idealizzata e perfetta. Per questo soprattutto la figura maschile era nuda e in pose adatte a valorizzare la muscolatura atletica. In altri casi invece le immagini celebravano la serenità della vita dei campi.

Le opere più rappresentative del Regime nazista furono grandi sculture che esaltavano la perfezione e dell’individuo ariano.

Arno Breker

Arno Breker fu lo scultore preferito da Adolf Hitler del quale realizzò un famoso busto dai tratti idealizzati. Breker fu autore inoltre di grandi e importanti monumenti che però non esistono più. Infatti le truppe degli alleati angloamericani in seguito all’occupazione del territorio del Reich distrussero il novanta per cento dei monumenti.

Josef Thorak

Josef Thorak fu un altro scultore che realizzò opere di promozione nazista. In occasione dell’Esposizione di Parigi del 1937 la scultura di Thorak intitolata Kameradschaft (“Cameratismo“) ed esposta all’esterno del padiglione tedesco. La statua raffigurava due figure maschili nude affiancate in segno di solidarietà e cameratismo razziale.

Arte e Nazismo in Germania

Per approfondire l’Arte nella Germania nazista con link alle opere principali, consulta la pagina: Arte e Nazismo in Germania

Il realismo eroico nell’Italia fascista

Nel periodo in cui il Regime fascista fu attivo in Italia, dal 1922 al 1945, la cultura e l’arte furono condizionate da diverse spinte sociali e di governo. Intanto occorre considerare che diversamente dal fenomeno del Nazionalsocialismo tedesco in Italia esistevano diversi centri di potere. Accanto ai vertici del Regime fascista era ancora attiva la monarchia. Inoltre la Chiesa aveva sicuramente una grande influenza sui cittadini come l’apparato burocratico messo in piedi dalla famiglia reale dei Savoia.

In Italia, in seguito all’affermazione del fascismo molti artisti provenienti da esperienze d’avanguardia come il Futurismo si riconvertirono alla figura. Infatti anche nel caso italiano il Benito Mussolini fece immediatamente ricorso all’arte di propaganda.

Le opere e i manifesti urbani celebravano il bravo compagno e la brava compagna in qualità di eroi nazionali. I cittadini italiani erano quindi invitati a servire fedelmente e senza riserve la Madre Patria con il loro lavoro, nei campi e nelle città e in guerra.

I giovani furono invitati combattere inizialmente nelle guerre di conquista e in seguito a fianco dell’esercito nazista di Adolf Hitler. Le madri invece erano incoraggiate a generare numerosi figli, anche sostenute da aiuti di stato, per incrementare le fila del futuro esercito di soldati e di lavoratori.

I manifesti urbani furono la principale fonte di propaganda durante le molte campagne in sostegno del Regime fascista. Da ricordare L’oro alla patria, un progetto di raccolta di tutti i beni in oro, comprese le fedi nuziali, per finanziare le operazioni del Regime. Con l’avanzare della guerra si diffusero anche manifesti che imponevano ai cittadini l’osservanza di regole sempre più restrittive.

Arte e fascismo in Italia

Per approfondire l’arte dell’Europa nel periodo tra le due Guerre Mondiali, consulta anche la pagina: Arte e fascismo in Italia

Le opere

L’operaio e la kolchoziana di Vera Mukhina

L'operaio e la kolchoziana di Vera Mukhina
L’operaio e la kolchoziana di Vera Mukhina

Vera Mukhina, L’operaio e la kolchoziana (Рабо́чий и колхо́зница), 1937, acciaio inossidabile, 24,50 m. Mosca, Centro Panrusso delle Esposizioni

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Busto di Adolf Hitler di Arno Breker

Busto di Adolf Hitler di Arno Breker
Busto di Adolf Hitler di Arno Breker

Arno Breker, Busto di Adolf Hitler, 1938, bronzo

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Berufung (Vocazione) di Arno Breker

Berufung (Vocazione) di Arno Breker
Berufung (Vocazione) di Arno Breker

Arno Breker, Berufung (Vocazione), 1940-41. Nörvenich, Germany, Museum Arno Breker

Cameratismo di Josef Thorak

Cameratismo di Josef Thorak
Cameratismo di Josef Thorak

Josef Thorak, Kameradschaft (Cameratismo), 1937, bronzo. Padiglione Tedesco alla Fiera internazionale del 1937

Marcia su Roma di Giacomo Balla

Marcia su Roma di Giacomo Balla
Marcia su Roma di Giacomo Balla

Giacomo BallaMarcia su Roma (retro), 1932 e il 1935, olio su tela, Torino, Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli

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Il busto di Benito Mussolini di Adolfo Wildt

Il busto di Benito Mussolini di Adolfo Wildt
Il busto di Benito Mussolini di Adolfo Wildt

Adolfo Wildt, Il busto di Benito Mussolini, 1923/post 1925-ante 1931, fusione in bronzo, 135 x 57.5 x 90.5 cm. Milano, Galleria d’Arte moderna

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Approfondimenti

Il Realismo socialista

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Arte e fascismo in Italia

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Arte nella Germania nazista

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Gli artisti-soldato italiani della Seconda Guerra Mondiale

Gli artisti soldato

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Arte e olocausto durante la Seconda Guerra Mondiale

Arte e olocausto

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