Il Fronte nuovo delle arti

Il Fronte nuovo delle arti fu una realtà artistica italiana di grande importanza che raggruppò molti artisti sul finire della Seconda Guerra Mondiale.

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Immagine di copertina: Renato Guttuso, Contadini al lavoro, 1951, olio su tela, cm 120, 8 x 133. Genova, Galleria d’Arte Moderna

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Il Fronte Nuovo delle Arti nacque da una serie di esperienze diffuse in Italia e fu sostanzialmente ispirato dall’artista Renato Guttuso. Parallelamente, negli anni di attività del Fronte, si formarono altre realtà artistiche italiane orientate nella stessa direzione politico-militante.

Le esperienze italiane dell’arte del secondo dopoguerra riproposero i linguaggi delle Avanguardie storiche, Cubismo e Espressionismo, come nel caso di Renato Guttuso e Gino Severini. Queste componenti vennero segnalate in occasione dei Premi Bergamo del 1939-1942.

La storia del Fronte nuovo delle arti

Il comune denominatore delle realtà artistiche italiane che anticiparono il Fronte fu l’adozione di un linguaggio post-cubista.

Il Fronte Nuovo delle Arti fu una realtà artistica frammentata a causa della natura stessa della sua aggregazione. Gli artisti che vi aderirono infatti non manifestavano un medesimo codice estetico ma li univa la componente generazionale e l’appartenenza politica. Inoltre erano uniti dalla necessità di raccontare il reale con un nuovo codice linguistico. Il Fronte Nuovo delle Arti fu quindi un aggregatore di esperienze difformi ma unite dal contesto storico che è quello del secondo dopoguerra, cioè gli anni Quaranta del Novecento. Il Fronte Nuovo delle Arti, storicamente, si può inserire nella cornice del Post-cubismo internazionale.

Le premesse storiche

Il Cubismo realista

Il pittore Egidio Bonfante, nel 1945, riunì alcuni artisti definendoli post-cubisti italiani e diede il nome al movimento di Cubismo realista. Parteciparono alla chiamata Giuseppe Ajmone, Bruno Cassinari, Renato Guttuso, Ennio Morlotti, Peverelli, Giovanni Testori e Emilio Vedova. L’esperienza del gruppo è documentata nel testo scritto da Egidio Bonfante e Juti Ravenna intitolato Arte Cubista, Edizioni Ateneo, Venezia.

Oltre Guernica e la rivista Numero Pittura

Il numero 2, marzo 1946, edita già con il titolo di Numero (1944-1946), diede rilevanza alla mostra organizzata a Milano dal titolo Oltre Guernica. Su questo secondo numero comparve anche il Manifesto del realismo di pittori e scultori, firmato nel febbraio del 1946, dagli artisti Ajmone, Bergolli, Bonfante, Gianni Dova, Morlotti, Paganin, Peverelli, Tavernari, Giovanni Testori e Emilio Vedova. Nel testo programmatico furono rifiutate le esperienze figurative utilizzate dal Naturalismo all’Espressionismo. Inoltre gli artisti presero le distanze dal Concretismo. Invece gli artisti si dichiararono continuatori della seconda esperienza di Corrente, datata nei primi anni Quaranta del Novecento. Nel 1947 la rivista prese infine il titolo di Numero Pittura (1946-1948). Nel maggio 1946 nacque anche la rivista dalle stesse tendenze intitolata “Il 45”.

Secessione Artistica Italiana

L’esperienza definita poi Fronte Nuovo delle Arti prese forma, dopo alcuni incontri tra gli artisti, nel settembre e ottobre del 1946. Renato Birolli, Ennio Morlotti, Armando Pizzinato, Giuseppe Santomaso, Emilio Vedova e Alberto Viani, insieme a critici tra i quali Giuseppe Marchiori si riunirono a Venezia. Gli artisti si confrontarono con il fine di portare in Italia alcune esperienze artistiche europee e superare le posizioni di Novecento che aveva dominato negli anni Venti. Birolli e Vedova portarono con loro l’esperienza di Corrente risalente agli anni Trenta.

1946. Il 1º ottobre 1946 Giuseppe Marchiori pubblicò a Venezia il manifesto della Secessione Artistica Italiana.

La mostra a Roma alla Galleria del Secolo

Nel dicembre del 1946 si tenne una mostra a Roma, alla Galleria del Secolo, dal titolo Corpora, Fazzini, Guttuso, Monachesi, Turcato. Gli artisti erano riuniti nel Fronte Nuovo delle Arti tranne Monachesi e nell’occasione presentarono un Manifesto del neo-cubismo che comparve nel catalogo della mostra. Gli artisti si dichiararono provenienti da esperienze differenti e isolate ma uniti nell’esigenza di rappresentare la realtà con un nuovo linguaggio.

Il loro punto di partenza furono le ricerche partite dal pittore francese Paul Cézanne, sviluppate dai Fauves ed elaborate in forma compiuta nel Cubismo. Ad essere di esempio fu soprattutto il secondo-postcubismo di Guernica. Gli storici indicano questo linguaggio come classico nella tradizione dell’arte moderna per via dei suoi prevalenti aspetti di ricerca formale e linguistica.

Si può quindi parlare di una linea analitica e razionale di ricerca. Diversamente altre esperienze come l’Espressionismo enfatizzarono la componente espressiva ed emotiva. I giovani artisti inoltre scrissero nel loro manifesto di voler mantenere del cubismo la componente di educazione, disciplina e coscienza formale. Rifiutavano però l’astrazione a favore della figurazione che permetteva di rappresentare la realtà sociale.

Il Fronte Nuovo delle Arti nelle prime sedi italiane

Inizialmente quindi la discussione dalla quale prese vita il Fronte Nuovo delle Arti fu condotta in varie sedi in Italia.

A Venezia l’esperienza era condotta dal critico d’arte Giuseppe Marchiori che fondò in primo luogo la Secessione Artistica Italiana confluita nel Fronte Nuovo delle Arti. Il critico inoltre era favorevole all’apertura verso altre componenti regionali.

1946. Nel novembre del 1946 gli artisti Birolli, Cassinari, Guttuso, Morlotti, Pizzinato, Santomaso, Vedova, Leoncillo e Viani, si unirono così ufficialmente sotto il nome “Nuova Secessione Artistica Italiana – Fronte Nuovo delle Arti”. Negli ultimi mesi del 1946 gli artisti cominciarono così a preparare la mostra del gennaio 1947.

A Milano era attivo il critico dell’arte Stefano Cairola che collaborava con Giuseppe Marchiori e dagli artisti Birolli e Morlotti.

A Roma il promotore carismatico era il pittore Renato Guttuso che proveniva da una intensa attività artistica clandestina antifascista e antinazista. Proprio il carattere forte e dominante di Guttuso porterà alcuni elementi di problematicità nella storia del Fronte composto da diverse formazioni. Rispetto alla composizione dei membri del gruppo, fu ancora determinante il parere di Renato Guttuso. L’artista infatti presentò la mozione di dare una specificità generazionale al movimento adottando la definizione nazionale di Fronte Nuovo delle Arti.

Gli artisti Renato Birolli, Bruno Cassinari, Renato Guttuso, Leoncillo, Carlo Levi, Ennio Morlotti, Armando Pizzinato, Giuseppe Santomaso, Emilio Vedova e Alberto Viani sottoscrissero il manifesto.

L’allargamento del Fronte

In seguito Guttuso per sottolineare la vocazione nazionale dello schieramento propose l’allargamento a nuovi membri tra i quali Mafai e Santo Marino. Si aggiunsero Antonio Corpora e Pericle Fazzini. Inoltre i responsabili di Milano allargarono il gruppo con Giovanni Paganin e alcuni altri.

maggio 1947. Nel maggio del 1947, agli artisti del Fronte Nuovo delle Arti, su proposta dei Guttuso, si aggiunsero altri membri. Mattia Moreni di Torino fece parte del Fronte dal giugno-luglio Sempre nel 1947 Treccani, il fondatore di Corrente, da Milano. Da Roma invece aderirono Afro, Corrado Cagli, Consagra e Mirko.

giugno-luglio 1947. Gli artisti del Fronte Nuovo delle Arti, nel giugno-luglio 1947 esposero alla Galleria della Spiga di Milano. Il catalogo fu introdotto dal critico Giuseppe Marchiori fondatore di Secessione Artistica Italiana. Parteciparono tutti gli artisti firmatari del Manifesto tranne Levi e Bruno Cassinari che si ritirarono. Esposero anche Corpora, Pericle Fazzini, Nino Franchina, e Giulio Turcato tutti su proposta di Guttuso. Giulio Carlo Argan, Guttuso, Lucchese, Corrado Maltese, Moravia, De Micheli, Bettini, Venturi e Valsecchi presentarono gli artisti.

La Biennale Internazionale di Venezia del 1948

1948. Nel 1948 gli organizzatori della Biennale di Venezia dedicò due sale al gruppo del Fronte Nuovo delle Arti. Esposero le loro opere i pittori Guttuso, Birolli, Corpora, Santomaso, Pizzinato, Morlotti, Vedova e Turcato. Parteciparono anche gli scultori Leoncillo, Nino Franchina e Viani. Come già indicato nella progettualità del manifesto del 1946 ogni artista portò una propria formula artistica. Guttuso elaborò un personale post-cubismo narrativo dai temi sociali. Anche Birolli presentò opere narrative dalle forme postcubiste però più canoniche.

Corpora e Santomaso invece parteciparono con opere dai toni più lirici. I dipinti di Pizzinato sono definiti poi lirismo frenetico. Morlotti propose figure totemiche. I due artisti con tendenze più astratte furono Giulio Turcato ed Emilio Vedova. Leoncillo espose sculture narrative di sintesi postcubista. Nino Franchina invece propose sculture dai toni arcaici e infine Viani opere organiche e plastiche.

Le altre mostre del 1948

1948. Gli artisti del Fronte parteciparono nel 1948 a diversi eventi artistici. A Firenze il gruppo Arte d’oggi organizzò la Rassegna di pittura e scultura italo-francese in marzo alla Galleria Firenze.

A Roma, in marzo-maggio, gli artisti furono presenti alla Rassegna Nazionale di Arti Figurative delle Quadriennali di Roma.

In estate si tenne il Premio Forte dei Marmi e il Fronte espose nell’ambito della rassegna delle avanguardie italiane.

A Bologna il Fronte fu presente a ottobre-novembre alla Prima Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea. L’evento di Bologna è considerato il punto più alto della vita del Fronte che si mostrò alla stessa altezza e qualità delle realtà internazionali.

In occasione dell’ultima giornata della mostra di Bologna gli artisti del Fronte affrontarono una discussione sul futuro del gruppo rispetto alla questione astrattismo vs realismo. Renato Guttuso si schierò con decisione a favore del realismo favorito anche dalla parte politica del PCI.

Le mostre del 1949 del Fronte Nuovo delle Arti

1949. Gli artisti del Fronte nel 1949 continuarono a presenziare nelle più importanti manifestazioni artistiche in Italia e nel mondo. A Milano, a gennaio furono presso la Galleria di Pittura con la mostra intitolata Mostra di pittura italiana moderna. Al Museum of Modern Art di New York gli artisti esposero nel contesto della mostra Twentieth Century Italian Art. In questa occasione i curatori Soby e Barr definirono la realtà postcubista come l’esperienza più autentica e importante del secondo dopoguerra in Italia.

La pressione politica del Partito Comunista Italiano sul Fronte Nuovo delle Arti

Nel panorama politico italiano, negli anni immediatamente seguenti alla fine della seconda guerra mondiale, il Partito Comunista Italiano, PCI, entrò in crisi. Il leader del partito, Palmiro Togliatti, che era in contatto con il partito in Unione Sovietica espresse le proprie indicazioni rispetto al ruolo dell’artista e dell’intellettuale. Visto che il Fronte era profondamente percorso da una ideologia di sinistra le indicazioni di Togliatti furono determinanti per la sua evoluzione. Togliatti rifiutò decisamente l’astrattismo a favore di un’arte dai contenuti esclusivamente sociali e politici.

Togliatti così espresse le sue indicazioni in occasione della Prima Mostra Nazionale di Arte Contemporanea di Bologna. Il leader politico scrisse un articolo di forte critica negativa sul periodico culturale comunista Rinascita firmando il pezzo con lo pseudonimo Roderigo di Castiglia. Guttuso rispose a nome degli artisti del Fronte dichiarando la necessità di aprirsi alle esperienze internazionali per offrire una maggiore visibilità alla lotta operaia.

Si determinò così una crisi nel Fronte in seguito alle questioni avanzate dalla componente politica che sosteneva e promuoveva in Italia un’arte di propaganda sociale. Inoltre alcuni artisti avanzarono questioni estetiche che erano state fino ad allora estranee all’ideologia puramente sociale del gruppo. Così prima Pizzinato e poi Renato Guttuso si dichiararono contrari all’astrattismo e abbandonarono il Fronte.

La fine del Fronte Nuovo delle Arti

1950. Il Fronte Nuovo delle Arti si sciolse ufficialmente il 3 marzo 1950 a Venezia. La compattezza del gruppo si ruppe affrontando la questione dell’impegno sociale dell’artista. Alcuni artisti come Renato Guttuso sostenevano che ogni atto esistenziale ha una valenza politica. Quindi il fare artistico non può essere un atto individuale. Altri invece rivendicavano la libertà dell’arte rispetto alla vita politica e sociale.

Gli artisti del Fronte Nuovo delle Arti parteciparono alla Biennale d’Arte Internazionale di Venezia del 1950 schierati in due gruppi. Un gruppo si fece rappresentante del Partito Comunista Italiano, PCI, con opere realiste. L’altro gruppo invece espose opere astratte per rivendicare la libertà dell’intellettuale rispetto alle scelte ideologiche della politica.

All’interno di questa componente nascerà il Gruppo degli Otto nel 1952 che operò fino al 1954. Il critico Lionello Venturi fu il teorico del gruppo composto da Afro Basaldella, Renato Birolli, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato, Emilio Vedova.

La finalità del Fronte Nuovo delle Arti

Il fine degli organizzatori e soprattutto di Renato Guttuso era quello di creare una unione di tutte le forze contrarie al Novecentismo nato negli anni Venti. A tale scopo l’artista avanzò le linee guida dell’ideologia del Fronte Nuovo delle Arti. Intanto occorreva lasciare da parte ogni questione estetica, considerata una velleità individualista. Invece era fortemente caldeggiata l’azione collettiva guidata da una coscienza storica. Il Fronte infatti utilizzò come elemento aggregatore la condivisione generazionale proprio per sottolineare la distanza dall’esperienza di Novecento.

Gli artisti del Fronte Nuovo delle Arti

Tra gli artisti che aderirono al Fronte vi furono Birolli, Corpora, Fazzini, Nino Franchina, Renato Guttuso, Monachesi, Morlotti, Armando Pizzinato, Santomaso, Turcato, Emilio Vedova, Viani.

Lo stile del Fronte Nuovo delle Arti

Considerando il Fronte Nuovo delle Arti come un movimento nato nell’ambito del Post-cubismo si data quindi la sua affermazione a metà degli anni Quaranta del Novecento. Le esperienze che portarono alla sua affermazione risalgono quindi agli anni Trenta del Novecento. Geograficamente si possono indicare città come Roma, Milano e Venezia.

Post-cubismo a Roma

A Roma si possono considerare esperienze post-cubiste le ricerche di Mazzacurati e Corrado Cagli della metà degli anni Trenta del Novecento. Gino Severini, a metà degli anni Quaranta del Novecento, sperimentò il cubismo di Braque. Sempre a Roma operava anche Renato Guttuso del quale si ricorda la Crocifissione del 1940-1941.

Post-cubismo a Milano

A Milano si possono considerare post-cubiste le esperienze di alcuni artisti del gruppo Corrente, nato nell’ambito della rivista fondata da Ernesto Treccani. Nel gruppo erano presenti infatti Morlotti e Cesare Peverelli.

Post-cubismo a Venezia

Tra la fine degli Anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta operavano a Venezia Deluigi e Arturo Martini.

Le opere

La Liberazione di Venezia di Armando Pizzinato

Liberazione di Venezia di Armando Pizzinato
Liberazione di Venezia di Armando Pizzinato

Armando Pizzinato, Liberazione di Venezia, 1952, olio su tela, misure?. Roma, Collezione CGIL Direzione Nazionale

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Morte di un partigiano di Emilio Vedova

Morte di un partigiano di Emilio Vedova
Morte di un partigiano

Emilio Vedova, Morte di un partigiano, 1945, tecnica mista su carta intelata, 25 x 35 cm. Venezia, Fondazione Emilio e Annabianca Vedova

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Link esterni

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Emilio Vedova, Morte di un partigiano, sul sito della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova di Venezia.

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