La Resurrezione di Piero della Francesca ci rivela il sottile codice politico elaborato dall’artista nascosto all’interno delle sue opere.
di Marco Rabino
Piero della Francesca, Resurrezione, 1458-1474, intonaco, pittura a secco, 225 x 200 cm. Sansepolcro, Museo Civico
Oggi ci sentiamo tutti frammentati e stanchi: i media assorbono le nostre energie e l’esperienza del continuo scrolling ci anestetizza. Rispondiamo a messaggi di amici e di colleghi. Siamo inseriti all’interno di decine di chat e per ogni gruppo siamo una persona diversa. Ogni volta che ricevo una notifica, corro a leggere il messaggio per non lasciare in sospeso una richiesta di lavoro.
Finché mi sono accorto che potevo anche farne a meno: giornalmente dedico un po’ della mia giornata alle meditazioni su un capolavoro artistico. È una pratica che consiglio a tutti, ti fermi, osservi un’opera che risuona dentro di te, spegni lo smartphone e lascia parlare l’opera. Secondo Silvia Ronchey, somma bizantinista, Piero della Francesca è stato il più grande testimone visivo della fine di un mondo. Sono convinto che come me, anche voi, siete alla ricerca figure di illuminati che possono aiutarci ad affrontare il nostro tempo così complesso. Ecco, Piero ci parla attraverso la sua opera e con la sua visione teologica ci aiuta a prenderci il nostro tempo, e ad entrare in una dimensione intima e protetta dalla superstimolazione della rete. Contribuisci a far vivere nuovamente un capolavoro come la Resurrezione di Piero della Francesca.
Piero sottile intellettuale del Rinascimento
Piero non è stato un artista confinato nella sua torre d’avorio della ricerca formale geometrica e matematica. Piero è stato, invece, un intellettuale militante che ha saputo interpretare le complicate reti politiche del suo tempo. Ha utilizzato la griglia geometrica nelle sue composizioni e precise scelte iconografiche, elaborando un sofisticato codice cifrato per veicolare messaggi politici e teologici.
La visione evocativa di un dipinto o di un’opera d’arte in genere ci permette di creare una narrazione ed entrare all’interno del contenuto nascosto dell’immagine. Purtroppo le visite frettolose e superficiali ai musei non permettono un’esperienza del genere: non abbiamo un tempo infinito da dedicare a decine, a volte centinaia di opere. Così il visitatore contemporaneo è spinto dalla segnaletica interna a seguire un percorso preconfezionato. Le informazioni di sala offrono informazioni storiche o anedottiche e voilà, il contesto è quello di un manuale standard di storia dell’arte. Piero della Francesca progettava tempi sospesi. Le scene dei suoi dipinti ci chiedono di fermarci e varcare la soglia della superficie dipinta per entrare nel messaggio nascosto e far vivere l’opera.
Entriamo nell’opera per sperimentare una visione evocativa
Evitiamo quindi la banalizzazione di una lettura frettolosa della didascalia e delle tavole descrittive. Quando siamo di fronte alla Resurrezione, siamo distratti da altri visitatori, dalla stanchezza, dai nostri accompagnatori. Ricordiamo probabilmente la lezione del professore d’arte del liceo e cerchiamo qualche informazione sulla rete per rispolverare la nostra memoria. Spegnere la mente ci aiuta a entrare in contatto con questo dipinto e per iniziare vaghiamo con lo sguardo nella scena e concentriamoci su un particolare che ci colpisce.
Probabilmente richiama una nostra esperienza emotiva o un ricordo importante. Questo è l’accesso al significato della Resurrezione di Piero. Intanto, può esserci utile sapere quali significati iconografici racchiude la scena. Gli studiosi inglesi, negli anni, soprattutto a partire dalla metà del XIX secolo, hanno interpretato il dipinto basandosi sulle ricerche di studiosi di iconologia. Aby Warburg è l’ideatore dell’engramma: posizioni, figure e configurazioni che si ripetono costantemente nella storia dell’opera d’arte figurativa.
La descrizione della Resurrezione di Piero della Francesca
Per entrare nell’opera osserviamo con uno sguardo empirico la scena: Piero ha dipinto Cristo al centro nell’atto di uscire dal sarcofago. Possiamo vedere il suo piede sinistro appoggiato al bordo mentre con la mano destra solleva il vessillo crociato. Gesù è coperto da un telo funebre di colore rosa. Un’aureola dorata, quasi un numbo bizantino, che incorona la sua testa. Il sangue sgorga ancora dalle sue ferite alle mani e al costato. Il suo sguardo è puntato in avanti, Cristo osserva oltre lo spazio dell’opera. In basso, quattro soldati dormono accasciati al suolo, ai piedi del sarcofago. Uno di loro, il primo a sinistra, non dorme ma si copre gli occhi per proteggersi dalla luce improvvisa che emana dalla figura di Gesù risorto. Lo sfondo è rappresentato da un paesaggio collinare con alberi spogli a sinistra e coperti di foglie a destra. Infine il cielo è popolato da nubi appiattite a disco.
L’interpretazione della Resurrezione di Piero della Francesca
Come ogni altro dipinto di Piero della Francesca, anche la Resurrezione è un’opera densa di significati e per svelarli non si può ricorrerere alla sola iconografia cristiana. Intanto, consideriamo che ogni elemento che Piero ha inserito nella scena è caricato di un valore teologico e allegorico ben preciso. Ci aiutano a comprendere il pensiero di Piero della Francesca le ricerche di alcuni dei più grandi storici dell’arte, iconologi e intellettuali del Novecento. Roberto Longhi, ha rivoluzionato l’interpretazione teologica del Cristo di Piero. A Longhi, la figura di Cristo ricorda un essere terreno, legato alla presenza rurale della Val Tiberina. Lo storico infatti colse nella fisionomia di Gesù dei tratti rurali, grezzi, legati alla stagionalità della natura che si coglie nella divisione del paesaggio, spoglio a sinistra e verdeggiante a destra.
Edgar Wind, importante esponente della scuola iconologica di Aby Warburg, rintraccia nella postura monumentale di Cristo il concetto di Triumphus Christi (il Trionfo di Cristo). Nel contesto del neoplatonismo rinascimentale Piero ha progettato la fusione deliberata tra l’eroismo della statuaria classica greco-romana dell’atleta e il dogma teologico della vittoria sulla morte.
La figura eroica di Cristo: tra teologia e classicismo
Cristo sorge solenne e concreto dal sarcofago. Non è una figura eterea o incorporea, ma un corpo scultoreo e monumentale, che fonde la teologia cristiana con la cultura classica. I muscoli del corpo sono ben descritti ma non esageratamente enfatizzati: in Piero tutto è misura a partire dalla composizione geometrica, che rivela un preciso messaggio teologico. Il panneggio è definito nei volumi, con pieghe chiaroscurate e tangibili. La posizione di Cristo richiama inoltre quella di un eroe vittorioso. Gesù poggia il piede sinistro sul bordo del sarcofago e si alza per tornare sulla terra. Questa posizione ricorda quella di un eroe classico che ha vinto la sua battaglia più importante. Cristo solleva lo stendardo crociato, il divino orifiamma, che simboleggia il definitivo trionfo sulla morte e sul demonio.
Cristo come un sole nascente per l’umanità
La scena della Resurrezione di Sansepolcro è ambientata alle prime luci dell’alba. Nella tradizione patristica, il sorgere del sole è la metafora perfetta di Cristo (Sol Iustitiae) che dissipa le tenebre del peccato e della morte. Piero ha deciso di colorare il telo funebre che copre il corpo di Cristo con un colore rosa lucente, che evoca la luce rosea dell’aurora ma anche la porpora regale (il colore rosso dell’imperatore romano). Questa scelta cromatica, evidentemente simbolica, esprime la regalità assoluta di Cristo e la sua sovranità spirituale su tutta la Terra.
Il sarcofago è un altare: il mistero eucaristico della messa
Il sarcofago presenta una prospettiva dal basso. Se lo guardi con attenzione diventa un altare monumentale che sorregge il piede sinistro di Gesù risorto. Il corpo di Cristo si offre nuovamente per la salvezza umana e si propone come il mistero eucaristico della messa. Inoltre, secondo alcuni, la scansione degli elementi verticali, a partire da sinistra, alberi spogli, asta del vessillo di Cristo, alberi verdeggianti, documenta il potere di Gesù di ridare la vita.
Il paganesimo cieco non si accorge della Resurrezione di Cristo
I soldati romani che dormono in basso rappresentano l’umanità non credente e pagana che non si accorge dell’evento miracoloso. Al contrario, in alto, Cristo ha gli occhi ben aperti, guarda fisso in avanti. Il suo sguardo rappresenta la Veglia divina, la consapevolezza eterna e il giudizio che scruta la storia umana. Noi possiamo anche vivere con lo sguardo voltato e privo di attenzione spirituale ma il divino ci osserva con attenzione.
La speranza di salvezza per l’umanità
Per molti interpreti del dipinto di Piero, l’immagine del secondo soldato romano a partire da sinistra è un autoritratto dell’artista. Anche lui, come il resto dell’umanità dorme. Però, la sua testa poggia sull’esile asta del vessillo sorretto da Cristo: anche Piero spera nella salvezza appoggiandosi al sostegno di Gesù.
L’umanesimo tragico di Massimo Cacciari
Il filosofo italiano Massimo Cacciari rifiuta l’interpretazione della Resurrezione come un’immagine rassicurante di vittoria sulla morte e di salvezza. Propone invece il concetto di “umanesimo tragico” ben rappresentato dalla Resurrezione di Piero. Lo sguardo di Cristo non è consolatorio: come già aveva scritto Roberto Longhi, è un occhio sbarrato e severo che osserva il dramma della storia umana. Secondo Cacciari, Cristo risorge portando ancora in sé tutto il peso e il disincanto della Croce. È uno sguardo fisso sul nulla della morte, ma che rimane in “sovrumana pazienza“. Cristo attende che l’umanità (simboleggiata dai soldati immersi nel sonno dell’incoscienza) sia finalmente capace di accogliere il divino (capax Dei). Per approfondire il pensiero di Massimo Cacciari, leggi il suo saggio intitolato Le tre icone (Adelphi, 2007).
L’artista e la società. La storia della Resurrezione di Piero della Francesca
La Resurrezione di Piero della Francesca ha impegnato gli esperti e gli storici dell’arte di ogni epoca. Come tutte le opere di Piero, l’enigmaticità della scena ha spinto gli intellettuali a indagare la storia e i simboli di questo capolavoro del Quattrocento. Secondo gli storici esperti della vita del maestro, Piero realizzò la Resurrezione mentre lavorava ad Arezzo agli affreschi delle Storie della Vera Croce, che si possono ammirare nella Basilica di San Francesco. Il dipinto era destinato all’interno del Palazzo della Residenza dei Conservatori di Sansepolcro, sede del governo della città.
Proprio il nome di Sansepolcro si riferisce alle reliquie del Santo Sepolcro portate da due pellegrini nel X secolo nel piccolo borgo. L’affresco, dipinto nel palazzo del governo, fungeva da vero e proprio “stemma vivente” e protettore politico della comunità.
La nuova Gerusalemme
Sansepolcro in quegli anni è candidata presso il papato come sede vescovile e per sostenere la richiesta viene elaborato il mito di “nuova Gerusalemme“. La Resurrezione di Piero è quindi parte del programma politico che mira a suscitare un forte senso civico nella comunità del borgo. Proprio il vessillo crociato fa riferimento al primo regno di Gerusalemme e alla raccolta delle sue leggi, conosciute anche come lettere dal Santo Sepolcro.
Sempre Silvia Ronchey, nel suo libro dedicato a Piero, descrive il forte impegno politico del maestro, in contatto con il cardinale greco Giovanni Bessarione, importante umanista e instancabile promotore dell’unione tra la Chiesa d’Oriente e d’Occidente. Piero, attraverso le sue opere diffondeva una politica segreta, tra le corti italiane, con l’intento di unire le forze per riconquistare Costantinopoli.
Leggi anche:
- Resurrezione di Piero della Francesca – La geometria sacra
- La fenomenologia alchemica della trasmutazione de la Resurrezione di Piero della Francesca
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Bibliografia
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Su Piero della Francesca
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- Roberto Longhi, Piero della Francesca, 1927; Abscondita, 2024, ISBN-13 979-1254721339
- Silvia Ronchey, L’enigma di Piero. L’Oriente bizantino e i disegni segreti del Rinascimento, BUR, Milano 2006
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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 16 luglio 2026.
Approfondisci la lettura consultando le schede delle altre opere di Piero della Francesca intitolate:
Leggi La vita e tutte le opere di Piero della Francesca
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