Flagellazione di Piero della Francesca

Nella Flagellazione di Piero della Francesca sono rappresentati Cristo alla colonna e tre personaggi che conversano sulla destra.

Piero della FrancescaFlagellazione, dopo il 1459, tempera su tavola, 67,5 × 91 cm. Urbino, Galleria nazionale delle Marche

Descrizione della Flagellazione di Piero della Francesca

All’interno di una architettura rigorosamente prospettica un soldato flagella Cristo al cospetto di Pilato. A destra invece si trovano tre uomini che stanno conversando. Sono vestiti con abiti eleganti e sicuramente fanno parte della corte di Federico da Montefeltro. Dietro la figura di Pilato si vede una scala molto chiara che sale al di sopra della loggia. Sulla base si legge una scritta in latino “Opus Petri de Burgo S[an]c[t]i Sepulcri”, (“Opera di Pietro da Borgo San Sepolcro”).

Interpretazioni e simbologia della Flagellazione di Piero della Francesca

La Flagellazione di Piero della Francesca, nel tempo stimolò diverse interpretazioni, a prima vista il dipinto pare un’opera religiosa ma i tre personaggi che compaiono a destra suggeriscono un’ulteriore interpretazione. Padre Ubaldo Tosi, lasciò una testimonianza in un inventario del 1744 che si trova presso la Biblioteca Universitaria di Urbino. In questa descrizione il padre si soffermò sulle figure di destra riconoscendo in esse i duchi urbinati Federico da Montefeltro con il fratellastro Oddantonio e il figlio Guidubaldo. L’arcivescovo Marelli aveva già considerato la stessa interpretazione nel ‘Resoconto della visita’ del 1725 – 1731, conservato presso la Curia Arcivescovile di Urbino.

L’interpretazione del dipinto nel tempo ha posto molti problemi. Gli studiosi, in seguito, riconobbero infatti che il dipinto racchiudeva un mistero interpretativo che ad oggi non è ancora stato del tutto svelato. Di certo vi era che il ragazzo centrale in abito rosso fosse il Duca Oddantonio I da Montefeltro, morto prima che Piero realizzasse il dipinto. Il fratellastro del duca di Urbino morì in seguito alla congiura del 1444 che fece la fortuna di Federico.

A sinistra si svolge la scena della Flagellazione al cospetto di Ponzio Pilato. Secondo un’altra ipotesi il personaggio di spalle che indossa un turbante rappresenta i musulmani che minacciavano la Chiesa Cattolica al tempo. Nel dipinto vi sono molte citazioni classiche: colonne, capitelli corinzi e la statua dell’Imperatore di colore dorato in alto.

Le decorazioni che si possono vedere sulle architetture richiamano quelle realmente presenti sulle pareti del Palazzo Ducale di Urbino.

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I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

La Flagellazione di Piero della Francesca si trova a Urbino esposta presso la Galleria nazionale delle Marche. L’opera dipinta da Piero della Francesca si trovava inizialmente all’interno della cattedrale di Urbino. Il dipinto giunse nella Galleria Nazionale delle Marche nel 1915.

L’artista e la società. La storia dell’opera Flagellazione di Piero della Francesca

La Flagellazione di Piero della Francesca risale agli anni dopo il 1459. Gli storici considerano, unanimemente, l’opera come una tra le più importanti e misteriose della storia dell’arte. Infatti non si conosce con certezza la committenza, la collocazione in origine e il motivo per il quale fu dipinta. La paternità dell’opera è certa grazie all’iscrizione che compare sul dipinto. Infatti a sinistra, sul gradino del basamento che innalza il seggio di Ponzio Pilato si legge: Opus Petri de Burgo S[an]c[t]i Sepulcri.

Piero Della Francesca nacque vicino ad Arezzo. Era figlio di un ricco commerciante e di una nobile. Iniziò a studiare pittura a Borgo San Sepolcro. Lavorò nella sua zona di nascita, a Firenze, Rimini, Roma, Perugia e Urbino. Pietro della Francesca contribuì a rinnovare la pittura italiana con i suoi studi matematici. L’artista infatti applicò i suoi studi prospettici per costruire gli spazi architettonici nei suoi dipinti. Piero della Francesca fu anche autore di un trattato sulla prospettiva.

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La tecnica

La Flagellazione è un dipinto realizzato a tempera su una tavola in legno di 67,5 centimetri di altezza e 91 cm di larghezza.

Il colore e l’illuminazione

Nei suoi dipinti Piero della Francesca usò colori chiari e una illuminazione diffusa. Infatti l’artista non dipinse atmosfere drammatiche e corpi segnati da chiaroscuro evidente. L’illuminazione che Piero della Francesca ha riprodotto nell’opera è stata definita luce zenitale. Si tratta infatti di una costante nelle opere dell’artista nelle quali la luce illumina la scena dall’alto. Zenit è un termine che si usa nel contesto dell’astronomia osservativa. Il suo uso quotidiano indica la posizione del sole esattamente sopra la testa dell’osservatore che si trova in piedi e disposto su una retta verticale, ortogonale rispetto alla linea di orizzonte.

Lo spazio

Nel dipinto prevalgono le architetture ordinate e razionali di ispirazione classica. Solo sullo sfondo a destra si intravede un brano di paesaggio con il cielo e la chioma di un albero. Le linee di fuga convergono verso un punto prossimo al pavimento, a destra del flagellatore, all’altezza del suo bacino, e la sensazione è quella di osservare la scena dal basso. In questo modo i personaggi paiono disposti al di sopra di un palcoscenico e assumono una valenza monumentale. Le due linee di fuga delle fasce bianche del pavimento che racchiudono la piastrellatura marrone, creano un angolo di circa novanta gradi.

La prospettiva di grandezza rende chiara la distanza dal primo piano allo sfondo. Il pavimento inoltre è decorato con grandi rettangoli geometrici. Queste decorazioni funzionano così da griglia prospettica che aiuta a percepire la profondità dello spazio rappresentato.

La geometria della scena è costruita seguendo le indicazioni che si trovano nel testo di Leon Battista Alberti. Inoltre, secondo gli studi di alcuni storici riproduce il contesto urbano della città di Urbino, in Umbria, Italia, come si presentava nel Quattrocento. La prospettiva geometrica è quindi precisa e crea un ambiente razionalmente misurabile per l’occhio dell’osservatore. Quindi la descrizione prospettica, insieme alla riproduzione precisa della luce che proviene dall’alto, mette in evidenza anche le decorazioni sulle architetture.

La composizione e l’inquadratura

Il dipinto è di forma rettangolare con sviluppo della scena in orizzontale. L’inquadratura permette quindi con espedienti compositivi tradizionali di rappresentare un’ampia porzione di ambiente.

Il dipinto è diviso in due parti apparentemente orizzontali separate da una colonna. A sinistra si svolge la Flagellazione e a destra la conversazione dei tre uomini. La Flagellazione occupa una parte più ampia della metà sinistra, quindi, i personaggi di destra sono confinati all’interno di uno spazio limitato. Anche la decorazione geometrica di colore chiaro che segna la pavimentazione, sottolinea la partizione verticale della scena.

Nel dipinto prevalgono linee di costruzione orizzontali e soprattutto verticali mentre le due oblique sono confinate al suolo. L’ambiente crea così una griglia ortogonale sulla quale sono disposte le masse architettoniche.

Cristo alla colonna di Antonello da Messina

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Bibliografia

  • Piero della Francesca. La Madonna del Parto. Restauro e iconografia, Marsilio, 1993, EAN: 2560028731471, ISBN:8831758276
  • Bernard Berenson, Piero della Francesca o dell’arte non eloquente, 11 novembre 2014, Abscondita, Collana: Miniature, EAN: 9788884164711
  • Marco Bussagli, Piero della Francesca, 8 febbraio 2017, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, EAN: 9788809994256

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 21 gennaio 2022.

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Consulta la pagina dedicata al dipinto di Piero della Francesca, Flagellazione, sul sito della Galleria Nazionale delle Marche.