Nefertari e la dea Hathor

Nefertari e la dea Hathor è una pittura murale presente all’interno della tomba della regina che si trova a Luxor nella valle delle Regine, in Egitto.

Nefertari e la dea Hathor, 1250 a.C. ca., pittura murale. Luxor, Valle delle Regine, tomba della regina Nefertari

Indice

Descrizione della pittura murale Nefertari e la dea Hathor

Nefertari è in piedi sulla sinistra coperta da un leggero abito bianco sotto il quale traspare il contorno del suo corpo. Un lungo nastro rosso stringe la sua vita e scende verso il basso. Sul capo la regina porta un elaborato copricapo a forma di avvoltoio. La dea Hathor procede verso destra e accompagna per mano la regina. Hathor veste un abito aderente confezionato con un tessuto decorato dal colore rosso. Le sue spalle sono nude e intorno al collo porta l’Usekh, un collare spesso e ampio in oro smaltato come quello della regina. Sul capo si nota poi un paio di corna sottili con al centro un disco solare e una decorazione a forma di serpente. La dea stringe con la destra un’asta chiamata Uas.

Interpretazioni e simbologia del dipinto Nefertari e la dea Hathor

Il dipinto parietale si trova all’interno della tomba della regina Nefertari moglie di Ramses II, che si trova nella valle delle regine in Egitto. Il ciclo pittorico raffigura infatti il viaggio che compie Nefertari dopo la sua morte, accompagnata da alcune divinità. Si trasformerà così nella mummia di Osiride che in una scena è sorretta dalle dee Iside e Neith. La regina era anche chiamata “Nefertari Meritmut” cioè “Bella Compagna, Amata da Mut”, una dea madre originariamente raffigurata come un avvoltoio. Probabilmente il copricapo a forma di questo uccello fa riferimento al suo appellativo.

Nefertari compie quindi il cammino indicato dal “Libro dei morti” accompagnata dalla dea Hathor. Questa divinità fu tre le più importanti dell’antica civiltà egizia. Hator, il cui significato è casa di Horus, fu la dea della gioia, dell’amore, della maternità e della bellezza. Hathor inoltre era considerata la madre di ogni faraone e quindi era in qualche modo una divinità che univa il popolo al suo sovrano. Il suo appellativo era Signora dell’Occidente, luogo nel quale si trovava l’aldilà. Per questo era considerata la “Signora dei morti” poichè accompagnava le loro anime nel trapasso.

Alla dea era associata la figura di una vacca. Per questo nell’immagine nella quale accompagna Nefertari la dea in forma umana è raffigurata con due sottili corna sagomate. Tra di esse compare il disco solare accompagnato dall’ureo, una decorazione a forma di testa di serpente. Hathor porta nella mano destra l’Uas uno scettro che accompagna quasi tutte le divinità.

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Lo stile del dipinto Nefertari e la dea Hathor

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La tecnica

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La composizione e l’inquadratura

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Bibliografia

  • La statua di Ramesse II, Museo Egizio di Torino
  • Natale Barca, Sovrani predinastici egizi, Ananke, Collana: Seshat, 2005, 9788873251330
  • Giovanna Magi, Luxor, Karnak, la valle dei Re, Bonechi Collana: Arte e storia, 2014, EAN: 9788847605015

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