La tomba di Nefertari

La tomba di Nefertari fu scoperta dall’egittologo italiano Ernesto Schiaparelli nel 1904 nella Valle delle Regine a Luxor in Egitto.

La tomba di Nefertari, 1250 a.C. ca., pittura murale. Luxor, Valle delle Regine, tomba della regina Nefertari

Indice

Descrizione della tomba di Nefertari

All’interno della tomba della regina Nefertari si trova un ciclo pittorico ricco e rimasto sufficientemente integro. Sulle pareti della tomba infatti è rappresentato il viaggio di Nefertari nell’aldilà in seguito alla sua morte. La regina si presenta al cospetto di diverse divinità che la prendono per mano e la conducono al termine del suo viaggio. Nefertari infine si trasforma nella mummia di Osiride sostenuta dalle dee Iside e Neith.

La tomba di Nefertari è considerata dagli storici la più sontuosa tra quelle ritrovate ad oggi riservate ad una regina d’Egitto. Le sue pareti infatti sono completamente affrescate. La decorazione dipinta copre gran parte delle pareti interne. Inoltre quella della seconda scala discendente è in rilievo.

I soggetti dei dipinti

I soggetti e le scene illustrano alcuni passaggi del Libro dei morti che raccoglie i precetti per i passaggio delle anime oltre la morte. Nefertari nelle diverse scene è raffigurata durante il suo viaggio oltre la vita.

La dea Maat si trova sull’architrave e con le ali dispiegate protegge il cartiglio di Nefertari. Lo stesso cartiglio si ritrova ai due lati delle scale sovrastato dal disco solare e da due piume. Ai lati si trovano due serpenti urei che riportano le corone dell’Alto e Basso Egitto.

Pitture murali della Tomba di Nefertari
Pitture murali della Tomba di Nefertari

Nell’anticamera superiore si trovano le immagini della dea Neith e della dea Selkis che accompagnano presso le altre divinità.

La regina Nefertari in viaggio

La Regina Nefertari al momento della sua rinascita appare come un uccello dal volto umano. È l’immagine del ba della regina, l’equivalente della sua anima. La figura è appoggiata al tetto della tomba reale e sta per unirsi in cielo con Ra, il dio Sole. Si coglie inoltre il simbolo di Atum che rappresenta il dio creatore. Atum è raffigurato tra due leoni. Sulla scena compare anche un airone cinerino, simbolo della resurrezione. Si vede anche la mummia osiriaca di Nefertari sul letto funebre. Iside e Nefti con le sembianze di un falco vegliano su Nefertari. Completano la scena la porta della necropoli e l’occhio udjat.

La regina in una diversa scena siede in un chiosco sopra ad un trono dorato e gioca a senet, un gioco molto vicino agli scacchi.

Nefertari compare poi sulle pareti del locale annesso laterale superiore forse destinato al deposito delle offerte alimentari. La Regina offre stoffe preziose a Ptah e chiede a Thot di concederle gli strumenti da scriba.

La Regina invece nella parete di fondo compie offerte di animali e incenso a Osiride e a Atum assiso in trono. Di fronte a lei poi si dispiega un paesaggio nel quale pascolano un toro e sette vacche celesti accompagnate dai quattro timoni del cielo. Questo elemento richiama il capitolo 148 del Libro dei morti che fa riferimento alla fornitura di cibo eterno per il defunto.

Interpretazioni e simbologia della tomba di Nefertari

Nefertari fu anche chiamata anche “Nefertari Meritmut” che si può tradurre come “Bella Compagna, Amata da Mut“. Mut era infatti la dea madre inizialmente raffigurata come un avvoltoio.

La regina Nefertari
La regina Nefertari

La regina egizia nacque a Panopoli nel 1295 a.C. e morì a Abu Simbel nel febbraio 1255 a.C. intorno ai 40 anni. Fu la “grande sposa reale” di Ramses II, faraone della XIX dinastia al quale diede almeno sei dei numerosi figli. In vita Nefertari ebbe un gran potere anche se non regnò direttamente. Infatti tenne corrispondenza diretta con molti altri sovrani. La regina era anche in grado di scrivere ed era notevole la sua istruzione. La sua fama si riflette nella maestosità della sua tomba decorata in modo raffinato. Inoltre Ramses II le dedicò il “tempio minore” che si trova nel complesso monumentale di Abu Simbel.  I sudditi amavano molto la potente regina Nefertari che fu divinizzata quando era ancora in vita.

Il ciclo di dipinti

La tomba di Osiride ad Abido è dipinta negli annessi laterali insieme ad altri dei che portano la croce di ankh. Lo spirito della regina si trova invece sulle pareti della sala del sarcofago. Lo spirito di Nefertari dopo aver abbandonato il corpo inizia il suo viaggio nel mondo dei morti. Qui incontra diverse divinità come Osiride, Anubi, Thot, Selkis e Hathor.

Nelle immagini dei dipinti, Nefertari recita le formule per tradizione sono destinate ai guardiani del primo e del secondo cancello e a quelli dei successivi. Al termine del viaggio la regina si trova infine al cospetto della dea Hator, del dio Anubi e di Iside. Nefertari si tramuta così nel dio dei morti Osiride e raggiunge l’immortalità.

I dipinti sulle pareti delle scale di collegamento presentano la dea Iside inginocchiata per due volte all’ingresso della sala del sarcofago. Questa posizione indica protezione ed è rappresentata dal segno shenu che significa oro. La dea proteggeva probabilmente l’ingente tesoro contenuto nella sala. In un altro dipinto Nefertari compie offerte ad Hathor e a Nefti. Il dio Anubi dalle sembianze di coccodrillo osserva la scena e siede con lo scettro.

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La tomba della regina Nefertari si trova in Egitto, nella Valle delle Regine. Invece gli oggetti rinvenuti al suo interno sono conservati presso il Museo Egizio di Torino.

La storia della tomba di Nefertari

L’archeologo italiano Ernesto Schiaparelli nel 1904 scoprì la tomba di Nefertari nella Valle delle Regine, in Egitto. Schiaparelli inviò poi al Museo Egizio di Torino tutti gli oggetti contenuti nella tomba. Insieme ai manufatti che arredavano la tomba l’archeologo spedì anche due gambe mummificate che aveva trovato all’interno di un sarcofago spezzato. Il sarcofaco in granito rosa riportava inciso il nome di Nefertari. Il corpo della regina però non si trovò. La tomba era infatti stata violata secoli prima dai tombaroli che rubarono il ricco corredo funebre. All’interno del sarcofago rimanevano solo due sandali in fibra intrecciata.

Il Restauro di Adriano Luzi della tomba di Nefertari

Le autorità chiusero la tomba al pubblico negli anni Cinquanta del Novecento a causa di infiltrazioni d’acqua e dei danni alle pitture. Nel 1986 grazie poi all’intervento del Getty Conservation Institute e dell’Egyptian Antiquities Organisation i restauratori intervennero per sanare le pareti. Un restauratore italiano, Adriano Luzi, intervenne quindi nel 1988 con un restauro che si concluse nel 1992. Il restauro interessò una superficie di 529 metri quadrati. Nel 2003 le autorità egiziane decisero di chiudere al pubblico l’ambiente per evitare ulteriori danni provocati dal passaggio dei visitatori.

Il mistero delle gambe mummificate

Nel 2016 un gruppo di ricercatori italiani dell’Università di Torino, svizzeri, inglesi e australiani coordinati dell’Università britannica di York pubblicò un articolo sulla rivista scientifica “Plus One” (“Public Library of Science“). Gli studiosi avevano eseguito analisi chimiche, antropologiche, genetiche e la datazione al Carbonio-14 sulle gambe mummificate.

L’indagine iniziò nel 2014 con la consegna da parte degli esperti del Museo Egizio di Torino di molti reperti. Tra i vari oggetti vi erano anche alcune viscere conservate nei vasi canopi e i calzari trovati all’interno del sarcofago. Secondo tali ricerche le gambe sono probabilmente quelle della famosa regina. Infatti 14 indicatori su 16 ne hanno confermato l’identità. Purtroppo non è stato possibile eseguire l’esame del DNA perché i resti biologici sono troppo deteriorati. Diversamente i tecnici avrebbero potuto confrontare il patrimonio genetico dei tessuti delle gambe con quello delle mummie dei figli della coppia reale.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.

Lo stile delle pitture della tomba di Nefertari

La preziosità della tomba di Nefertari deriva dalla sua somiglianza con le tombe dei faraoni che si trovano nella Valle dei Re. Infatti è più ricca di ambienti e di decorazioni rispetto alle tombe delle altre regine dotate di solito di una sola camera funeraria.

La tomba di Nefertari è costituita da vari ambienti. Sono presenti scale d’ingresso, un’anticamera con un piccolo ambiente laterale e scale che portano in basso. Si trova quindi la sala del sarcofago con due ambienti annessi, una nicchia e una piccola cella. Gli ambienti inferiori si raggiungono attraverso una scala di raccordo che scende in modo irregolare. Questa scelta fu forse motivata dalla presenza della vicina tomba della madre di Ramses.

Le pareti della tomba sono ricoperte da colori vivaci prodotti con pigmenti preziosi. Si colgono infatti toni di verde, blu egiziano, rosso, ocra gialla, bianco e nero. Il soffitto della sala principale è azzurro punteggiato di stelle gialle, come nella maggior parte dei sepolcri egizi.

La struttura della tomba di Nefertari

L’anticamera si raggiunge grazie ad una scala discendente. Un vestibolo laterale affianca poi l’anticamera mentre uno scivolo centrale permise di calare il sarcofago verso la sala principale detta anche Sala d’oro. Il soffitto di questo spazio è retto da quattro pilastri decorati. Tre piccoli ambienti inoltre affiancano la sala principale al fine di custodire all’interno della tomba gli arredi sacri e i visceri posti all’interno dei vasi canopi.

Il sarcofago si trovava al centro della stanza, circondato da quattro pilastri decorati. Sono presenti le immagini di Osiride e Nefertari, di Horus-sacerdote con la pelle di leopardo, Nefertari insieme ad Iside. La dea, abbracciata da Hathor, porge alla regina l’ankh, la croce della vita. Su di un pilastro, definito ged, è presente il simbolo della colonna vertebrale di Osiride che indica anche la resurrezione.

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Bibliografia

  • La statua di Ramesse II, Museo Egizio di Torino
  • Natale Barca, Sovrani predinastici egizi, Ananke, Collana: Seshat, 2005, 9788873251330
  • Giovanna Magi, Luxor, Karnak, la valle dei Re, Bonechi Collana: Arte e storia, 2014, EAN: 9788847605015

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