Monelli di strada di Filippo Palizzi. Bulletti dell’Ottocento che inseguono un asinello per le strade di campagna

Nel dipinto Monelli di strada di Filippo Palizzi, conservato a Palazzo Pitti, a Firenze, una scena paesana ritrae alcuni ragazzini che inseguono un asinello terrorizzato lungo le vie di una campagna napoletana.

Filippo Palizzi, Monelli di strada, 1872, olio su tela. Firenze, Palazzo Pitti

Monelli di strada dipinti con spirito bonario e non con l’intento di illustrare criticamente la povertà

Il dipinto Monelli di strada è chiaramente un dipinto che appartiene al genere paesano. Questo tipo di immagini erano caratteristiche dell’Ottocento italiano ed europeo. Nel 1872 in Italia siamo ancora in un clima provinciale rispetto a quello francese. Infatti, nel 1874 si terrà a Parigi la prima mostra impressionista.  Medardo Rosso fu uno scultore impressionista molto attento alla rappresentazione di bambini. Monelli di strada di Filippo Palizzi appartiene ad un tipo di raffigurazione molto bonaria e borghese. Non fa parte della pittura di matrice realista nella quale la raffigurazione del popolo viene investita di critica sociale. Questo tipo di dipinti rappresentano la vita del popolo attraverso scenette di genere rassicuranti e, a volte, bucoliche.

Monelli di strada di Filippo Palizzi, i giochi di ragazzini in una strada di campagna

La scena rappresentata in Monelli di strada è, probabilmente, quella che più rappresenta la condizione della gioventù italiana dell’Ottocento. Infatti un gruppo di bambini corre dietro ad un asinello cercando di spaventarlo. Uno di loro, il più piccino, rimane indietro e osserva con ammirazione i bulletti più grandi di lui. Non si tratta, però, di una vera scena di bullismo. Infatti quello che sembra essere il capetto, tra di loro, non se la sta prendendo con un altro ragazzino. Piuttosto a farne le spese è l’asinello che corre cercando di salvarsi dal gruppetto di forsennati. In realtà, potrebbe anche essere che l’asinello si stia divertendo ad essere inseguito dai suoi coetanei. Un cagnolino nero abbaia e asseconda la corsa dei ragazzini. Nella foga uno di loro, a piedi nudi, cade a terra.

I monelli di campagnia si divertono in mezzo ai ruderi dell’Italia ottocentesca

La composizione è quasi di un formato quadrato. L’asinello, è perfettamente al centro geometrico e psicologico della composizione. Tanto al centro da sembrare quasi lui il protagonista della scenetta. L’artista ha raffigurato Infatti l’animale con grande partecipazione emotiva. La direzione ottica lungo la quale corre la direttrice è la sinistra verso destra in avanti. Infatti su di essa si muove il gruppetto di ragazzi che insegue l’asinello. Lo spazio non è definito da architetture sebbene sullo sfondo vi sia una costruzione di campagna diroccata. È sicuramente costruita in prospettiva ma il verde selvatico ha praticamente annullato le linee prospettiche.

Una luce Serena e bucolica illumina la scena dei monelli di strada

La scena è illuminata dalla luce solare che arriva da sinistra. L’asinello è colpito direttamente e il suo manto dorato si illumina con la luce pomeridiana che produce lunghe ombre. Una leggera polvere si alza dietro al gruppo di ragazzi e offusca la vista del ragazzino fermo dietro di loro. La composizione è di tipo fotografico, il soggetto è al centro si sta spostando rapidamente verso destra. É una scena quindi molto dinamica che ci fa partecipare al movimento convulso dei ragazzini. I colori sono brillanti molto verdi le foglie dei cespugli. Arrossate e sanguigne, invece, le pelli dei ragazzini eccitati dalla corsa.

Filippo Palizzi un luminista precursore dei Macchiaioli

Filippo Palizzi è nato a Vasto Il 16 giugno 1818. Sua madre era nata nello stesso paese ed era una donna molto colta e dedita alla musica. Il padre di Filippo Palizzi era di origine siciliana nato a Lanciano. Anche il padre era appassionato di belle lettere, arte, avvocato di professione e l’insegnante. La famiglia si trasferì da Lanciano a Vasto nel 1815. Filippo Pallizzi fu allievo del grande artista napoletano Giacinto Gigante. Nonostante sua fosse una pittura di genere fu un innovatore della pittura napoletana. Alcuni autori lo indicano come ispiratore della pittura macchiaiola e in particolare di Francesco Saverio Altamura.

Consulta la pagina dedicata all’opera I monelli di strada di Filippo Palizzi sul sito di Palazzo Pitti a Firenze.