La prova di Mosè di Giorgione

La prova di Mosè di Giorgione degli Uffizi, un tempo era attribuita a Bellini ma è probabilmente una collaborazione con altri maestri.

GiorgioneLa prova di Mosè, 1502-1503 circa o 1505, olio su tavola, cm 89 X 72. Firenze, Galleria degli Uffizi

Descrizione de La prova di Mosè di Giorgione

Su di un trono rialzato, che ricorda quello della Sacra Allegoria di Bellini, si trova il faraone. Il trono si sviluppa sul primo piano ed è costruito su di un basamento rettangolare. Sopra questo basamento è disposta una base decorata con un fregio classico. Un tappeto rosso è disteso su gran parte della struttura. In centro, sopra alla pedana del trono si trova Mosè bambino che si sporge verso i tizzoni ardenti. Lo sfondo è realizzato nella parte superiore del dipinto. Si tratta di un paesaggio naturale e occupa gran parte dell’opera. Sulla sinistra, si vedono dei grandi alberi che anticipano un folto bosco. Sulla destra si apre poi un paesaggio immerso nella luce. Al centro in profondità si intravede inoltre una fortificazione illuminata dal sole. Sullo sfondo si distendono delle montagne sovrapposte che sfumano verso l’orizzonte. Il cielo infine è bianco e ingombro di nubi trasparenti.

La prova di Mosè di Giorgione rappresenta l’episodio biblico di Mosè bambino al quale viene presentato il carbone ardente.

Il dipinto entrò agli Uffizi con un’altra tavola, Il giudizio di Salomone.

La prova di Mosè venne attribuita a Giorgione solamente nel 1871 in modo concorde. Inizialmente il dipinto era considerato un’opera di Giovanni Bellini. Non sembra però che l’intera tavola sia stata dipinta da Giorgione. Infatti a lui viene attribuito con certezza solo il gruppo centrale, mentre le altre figure probabilmente sono di altre mani. Tuttavia l’impostazione generale della tavola è sicuramente del maestro veneto.

Analisi

Il dipinto non presenta grandi effetti chiaroscurali e il volume non è nettamente definito. Giorgione, nel dipinto come negli altri suoi lavori, definisce le figure e gli spazi utilizzando tonalità di colore contrastanti. Il tonalismo dei veneziani è qui utilizzato per creare spazi e profondità.

Il colore della composizione è molto caldo. È presente la prospettiva aerea che ricorda, soprattutto nello sfondo, i lavori di Leonardo da Vinci. In primo piano nelle figure prevalgono colori caldi, gialli e rossi. Sullo sfondo i verdi molto scuri e bruni diventano poi azzurrini in profondità. Le montagne dello sfondo sono grigio-azzurre e sembrano così ispirarsi a quelle dei paesaggi leonardeschi. La luce è avvolgente e direzionale, proveniente da sinistra. Illumina il paesaggio nella porzione superiore di destra. Le figure sono inondate dalla luce calda e si crea un leggero chiaroscuro verso destra.

La composizione luminosa del dipinto parte dal primo piano, caldo e illuminato. Prosegue, così, nel paesaggio ombroso, verso la fortificazione del piano medio. Termina con il cielo chiaro e lattiginoso quasi bianco ottico.

La composizione è rettangolare e, in primo piano, su di una fascia orizzontale si distribuiscono le figure dei protagonisti. Il paesaggio occupa una zona quasi perfettamente quadrata e si può apprezzare come immagine a se.

La lettura dell’immagine procede da sinistra a destra. Il centro ottico inoltre è l’insieme circolare delle figure che fa centro al bambino tratto verso i tizzoni. Questo movimento circolare è sottolineato dalla curva della base del trono.

Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia di Agnolo Bronzino

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Bibliografia

  • Augusto Gentili, Giorgione, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, 2017, EAN: 9788809992016

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 11 gennaio 2020.

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Consulta la pagina dedicata al dipinto di Giorgione, La prova di Mosè sul sito della Galleria degli Uffizi di Firenze.